Idromele (Raccolta)

 
           Idromele

L’IDROMELE è "semplicemente" acqua e miele fermentato. Inizieremo questo viaggio dal Mito e dalle Origini per riscoprire una bevanda che migliaia di anni fa accompagnava i popoli nomadi nei momenti più sacri ed intimi ,ma anche nelle feste dopo vittorie o importanti eventi.

ORIGINI E MITO

L’IDROMELE oltre il nome latino, (per noi sarebbe più chiaro idromiele) ha un corrispondente poetico-runico che è MEDU, nome simile all’antica bevanda delle popolazioni indiane nell’epoca Vedica. MEDU racchiude le rune MAN, EH, DAG, URI .(uomo, cavallo, giorno nel punto più alto, uro forza primitiva) ed il significato poetico è "Magia del potere della trasformazione primordiale".
Tra le bevande (Sacre) è la più Sacra, il dono degli Dei per eccellenza; la sua origine celeste deriva dal polline dei fiori , dal lavoro dell’ape ,simbolo sacro della trasformazione e della poesia, dall’Acqua di una fonte, simbolo della linfa vitale della Madre Terra.
Certamente in passato, più che alla poesia-simbologia , la valenza sacra dell’IDROMELE era data dal potere para-estatico che secondo gli antichi testi permetteva di uscire dal normale livello di percezione per passare ad una condizione inebriante-estatica.
Numerosi i racconti ed i miti su questa bevanda Sacra. Odino per ottenerla si trasformava in serpente e poi in aquila; in altre leggende è Thor a sottrarre ai giganti la mitica bevanda.
Nei Rgveda (VIII,48,3) diventa il SOMA Medhu:" Abbiamo bevuto il Soma e siamo diventati immortali"; il potere trasformatore di questa bevanda ,che rende simile agli Dei , è il motivo conduttore di una serie di leggende dell’area nordica.
Nel Mito è ritenuta la bevanda degli Dei che dona l’immortalità ed è concessa agli uomini ma gli stessi DEI, per ottenerla, devono faticare ed ingegnarsi per sottrarla alle forze primordiali, radici costanti dell’IDROMELE.
Odino l’astuto (in alcuni casi è Thor il violento) sottrae il MET (idromele) ai giganti forando la montagna e trasformandosi prima in serpente e poi in aquila, seducendo la figlia del gigante che ne era la custode .
Nell’EDDA (Hàvamàl,strofe 104-110 e Edda Snorri,83-85) gli Asi e i Vani, eterni nemici, concludono un patto e sputano nel magico calderone creando con la loro saliva l’uomo Kevasir. Due nani uccidono Kevasir e mescolano il suo sangue con il miele; così facendo ottengono il MET la bevanda che dona la saggezza e trasforma chi la beve in scaldo (poeta) .
L’importanza della saliva come dono e derivazione divina che diventa strumento di trasformazione-attivazione. Lo si vede anche nella leggenda, dove il Cinghiale Sacro attiva con la sua bava il contenuto del calderone, per ottenere la bevanda Sacra.
In passato conoscere i segreti della fermentazione era sinonimo di potere e di magia; l’utilizzo della saliva per creare un ambiente acido adatto alla fermentazione è uno dei segreti celati nelle varie leggende. L’utilizzo del Mito per la ricerca o la conferma di alcune Verità, in molti casi, è ancora attuale .

USO RITUALE E SOCIALE

L’origine celeste dell’IDROMELE deriva dalla sua composizione: i fiori con il polline, le api ed il volo, il miele trasformato , l’acqua di Fonte Sacra. Questi componenti uniti permettono di elevare il "MEDU" al di sopra di vino e birra che hanno origini più terrestri.
Usato come offerta agli Dei nei banchetti rituali, nuziali e funebri, è adeguato per accedere alle varie direzioni cosmiche dei mondi paralleli, qualità derivata dai numerosi nomi che ne determinano le caratteristiche.
Le origini antiche della bevanda sono confermate dal ritrovamento in un vaso di una sedimentazione di una bevanda fermentata ,cui era stato aggiunto del miele, questa tomba, situata ad Egtved, risaliva all’età del bronzo.
Nell’area Celtico-germanica l’uso rituale dell’IDROMELE era conosciuto dall’antichità ma è accertato che il suo significato religioso sia giunto nei territori slavo-illirici per venire poi assimilato dai Greci e dei Pannoni che adoravano Dioniso (Dualos).Le tribù dell’Illiria nelle loro feste facevano largo uso dell’IDROMELE mischiato alla birra per raggiungere stati di ebbrezza in onore della loro divinità Dualos.
Da noi in Terra Celtica l’uso sacrale dell’IDROMELE avveniva nelle quattro feste celtiche : SAMAIN (1 Novembre),IMBOLC ( 1 Febbraio),BELTAINE (1 Maggio),LUGNASAD (1 Agosto) e nelle feste primordiali solstizi ed equinozi .
Il potere aggregante ed il significato mistico della bevanda è confermato dall’importanza del ruolo sociale delle feste.
Il valore dell’individuo ,come unico irripetibile, e l’importanza della parola data erano alla base del Patto; di volta in volta stipulato con la tribù con gli Dei o con altri individui, per questo alla festa massima ricorrenza sociale spirituale era d’obbligo la presenza e la riconferma sacrale del Patto che avveniva con la bevanda mistica l’IDROMELE.

L’ACQUA
Il primo componente. La Fonte Sacra. La dinamizzazione

La scelta dell’acqua, per realizzare una Bevanda Sacra o semplicemente un vino d’IDROMELE, è fondamentale perché ne determina la buona riuscita finale.
La composizione chimica dell’acqua è importante, non usare acque con presenze di cloro o correttivi, ma determinante è l’attività elettromagnetica. L’acqua richiesta è l’acqua di fonte meglio se presa da una Fonte Sacra Celtica. L’acqua di una Fonte Sacra ha un’elevata vitalità elettromagnetica da risultare in molti casi miracolosa. Per individuare sul territorio delle Fonti Sacre ci si affida: alla storia, alla tradizione religiosa, ad un centro di bio-architettura o alla nostra sensibilità.Generalmente nei pressi di abbazie e vecchie chiese, quasi tutte collocate su antichi siti Celtici,
possiamo trovare una piccola fonte. Per un controllo dell’acqua è sufficiente raccoglierne una bottiglia fotografare se possibile la sorgente e contattare noi o un centro di bio-architettura, così facendo sarà possibile mappare e segnalare le Sorgenti Sacre. Anche sorgenti in montagna sono ottime per la preparazione dell’acqua di base.
E’ possibile usare un’acqua di base non particolarmente carica e dinamizzarla aggiungendo nove (numero sacro ai Celti) gocce d’acqua di Fonte Sacra. Il processo è semplice; un acqua con elevate proprietà vibratorie può anche con poche gocce far vibrare ad una frequenza più elevata dell’acqua con caratteristiche più modeste.
Questa tecnica, studiata scientificamente, permette di usare acque più modeste, sempre di fonte, trasformandole in Acque Sacre (con elevate qualità elettromagnetiche)a volte difficilmente reperibili.
Anticamente si lasciavano delle offerte in prossimità delle Fonti per ricordare il dono prezioso dell’acqua offertoci da Madre Terra, non necessariamente oggi dobbiamo lasciare pane od offerte ma un pensiero sarà gradito (per chi crede o vede) alle Energie sottili sempre presenti .

IL MIELE
Il secondo componente. Provenienza e lavorazioni. Varietà.

La provenienza è importantissima: il miele deve provenire dal proprio territorio, prodotto e preparato in modo naturale senza subire riscaldamenti o manipolazioni che potrebbero far perdere le proprietà anche curative.
Limpido, torbido o cristallizzato, sono caratteristiche che non alterano le qualità. Un nostro consiglio per chi non lo produce personalmente è quello di procurarlo da apicoltori che ne garantiscano la produzione naturale.
Alcune varietà di miele come ACACIA, TIGLIO e mieli chiari in genere, sono più adatti per ottenere lo "spumantino", un IDROMELE dal gusto delicato, frizzante, con numerose bollicine.Levarietà,scure,ambrateMILLEFIORI,CASTAGNO,MELATA(secrezione zuccherino-resinosa, prodotta da alcuni afidi, trasformata in miele) sono più adatte all’invecchiamento e, con aggiunta di erbe, per produrre IDROMELE RITUALE.
E’ possibile usare del miele con ancora cera api morte e residui del favo; tutto ciò non altera il processo di fermentazione ma può causare difficoltà nella lavorazione e può produrre un’alterazione al sapore finale.
Anticamente tutto il favo veniva gettato nell’acqua riscaldata con pietre roventi per avere una temperatura adatta alla fermentazione, venivano poi aggiunte cortecce e foglie per il tannino e la base acida naturalmente, secondo la leggenda, bava di cinghiale (o"meglio" della saliva) erano il tocco finale per realizzare l’IDROMELE ARCAICO. Sicuramente era più importante l’azione inebriante che non il sapore della bevanda.

RICETTE E VARIANTI PER PREPARARE L’IDROMIELE
RICETTA 1

Ingredienti per una damigianetta da 5 litri:

1 Kg di miele qualitativamente buono;
4 litri d’acqua, meglio se di fonte. Altrimenti minerale naturale.
3 grammi di lievito per dolci o per vino;
1 foglia di noce oppure, in alternativa, qualcuna di salvia.

Diluite il miele nell’acqua e fate cuocere per un paio d’ore insieme alla foglia di noce

(chi vuole può aggiungerci anche un bicchiere di succo di mela),

di tanto in tanto eliminate la schiuma che si forma in superficie.
Filtrate con un panno dopo aver lasciato raffreddare il tutto, versate nella damigiana o nel bottiglione.

Se avete la damigiana è meglio, il legno dona un sentore particolare alla bevanda.
Dimenticavo!: Lasciate vuoto 1/5 della damigiana per la fermentazione.
Stemperate in poca acqua il lievito e poi aggiungete tutto alla soluzione, agitate e rimestate per bene.
Sistemate quindi un tappo per fermentazione oppure della garza assicurata con un elastico.

Agitate ogni giorno 3/4 volte al giorno per la prima settimana.
Il locale che conterrà la damigiana deve essere buio e asciutto,

possibilmente con temperatura non superiore a 20 gradi.
Dopo tre mesi travasate il composto in un secchio pulito e lavate accuratamente la
damigiana, poi travasate di nuovo il tutto al suo interno.

Se il colore è troppo torbido filtrate con un panno,

qualora avesse fermentato poco aggiungete un altro grammo di lievito.

RICETTA 2

Ingredienti
2 & gr & cannella (cortecccia), &
1/2 gr & chiodi di garofano &
400 & gr & miele & del migliore
350 & gr & alcol a 90 &
1 & l & acqua &
1 & & scorza di limone & solo la parte gialla

Preparazione

Lasciate macerare in un vaso ben chiuso la cannella, il garofano ed il limone nell’alcol per 10 giorni. Trascorso questo periodo filtrate. Mescolate il miele con l’acqua e fate bollire fino a ridurre a meta’ il volume della soluzione, lasciate intiepidire e versatela sul macinato. Quando si raffredda imbottigliate chiudendo con ceralacca e sughero. Allorche’ avvicinerete il liquore alla bocca vi parra’ d’avvertire le labbra di Venere posarsi su di voi.

Usatelo come un energetico ricostituente.

web.tiscali.it/apicolturalazio/idromiele.htm

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                Ricetta IDROMELE 
Per i giovani distillatori ecco un’altra ricetta, questa volta più interessante del limoncello e del mandarincello. Oggi vi darò la ricetta dell’ IDROMELE, ricetta che il gran libro segreto dei liquori d’erbe definisce come curativo e soprattutto afrodisiaco (il che dovrebbe essere confermatomi dagli amici a cui l’ho regalato).

Gli ingredienti sono: 3,5 dl di Alcool a 90-95-97° (come lo trovate); 400 g di miele, meglio se dolce tipo acacia o millefiori, l’importante è che sia un buon miele; 2 g di corteccia di cannella (circa 1 stecca); 0,5 g di chiodi di garofano e la scorza di un limone (valgono le raccomandazioni già date nella ricetta del limoncello).

Lasciate macerare nell’alcool la scorza del limone (senza il bianco), la cannella e i chiodi di garofano per 10 giorni agitando il barattolo ogni tanto.

Mescolate il miele con un litro di acqua e fate bollire fino a ridurre di metà il volume della soluzione, fate raffreddare il tutto.

Filtrate il macerato e unitelo all’acqua e miele, infine imbottigliate.

La ricetta finisce con: “quando avvicinerete il liquore alle labbra vi parrà di avvertire il bacio di Venere posarsi su di voi, usatelo come un energico ricostituente”.

Io non direi che sia il nettare degli dei, ma è buono e particolare, provare per credere!

albero.splinder.com/post/15471538/Ricetta+IDROMELE

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                         Idromele la pozione

Stampa | Altre ricette di questa categoria L’idromele é una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del miele con acqua.
Le proporzioni, per l’idromele a base di acqua, sono circa 5 litri per ogni chilo di miele.
La dose di miele può essere innalzata (1,5-3 kg) a seconda della gradazione alcolica o della dolcezza che si vuole ottenere.
La fermentazione deve avvenire in locale non freddo, in un recipiente (anche di vetro), chiuso con un telo di cotone.
Il fruttato della bevanda può essere variato aggiungendo aromi in immersione (cannella, chiodi di garofano).
La fermentazione é piuttosto lenta (2/3mesi), richiede vari travasi per levare le impurità.

www.taccuinistorici.it/ita/ricette/antica/afrodisiaci-bevande/Idromele-la-pozi…
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               Idromele

 
Durata 1 ora circa

Ingredienti: 500 gr. di miele; 1 litro d’acqua; 2 bicchieri di acquavite naturale.

Procedimento: mettete il miele e l’acqua in una pentola e accendete il fuoco, fate bollire il composto sino a che non si sarà ridotto alla metà della quantità iniziale. Portatelo via dal fuoco e fatelo raffreddare; poi aggiungete l’acquavite, mescolate il tutto ed imbottigliate. L’idromele ottenuto si conserva benissimo per anni, anzi, migliorerà invecchiando.

Il vero IDROMELE non si ottiene aggiungendo alcolici al miele, come l’acquavite.
Al contrario si fa fermentare una miscela di miele ed acqua per almeno due mesi seguendo uno scrupoloso processo. Questo non è vero idromele, ma qualcosa di completamente diverso. Si può affermare per esempio che per fare il vino è sufficiente aggiungere dell’alcol al succo d’uva analcolico? Quello che si otterrebbe è una specie di vodka all’uva. Di dicuro non il vino!

                     
                          Idromele
L’idromele (/idro’mɛle/, dal greco ὕδωρ, hýdor "acqua" e μέλι, méli "miele") è forse il fermentato più antico del mondo e nell’antichità era noto come "la bevanda degli dei".

Non si hanno notizie certe sul periodo in cui l’uomo imparò a produrre l’idromele, ma si suppone che l’origine sia antichissima, vista anche la semplicità di preparazione.

Lo si trova prodotto quasi ovunque si trovino le api.

Indice

 
1 Idromele nella cultura antica
2 Ricetta tradizionale
2.1 Strumenti e ingredienti
2.2 Preparazione
3 Altra ricetta in uso
3.1 Ingredienti
3.2 Procedimento
4 Voci correlate
5 Collegamenti esterni

Idromele nella cultura antica

Conosciamo un idromele dell’antico Egitto, uno dell’Inghilterra celtica, l’idromele della scandinavia vichinga, quello degli antichi slavi, e probabilmente ne esistono e ne sono esistiti molti prodotti anche in altri luoghi.

L’idromele aveva una grande importanza nella cultura norrena precristiana; nella letteratura e nella mitologia viene rappresentata come la bevanda dei re, la preferita del dio Odino e di altre creature sovrumane (come la mitica fiera Ofiulco). La tradizione vuole che due nani uccidano il vate Kvasir e dal suo sangue ricavino l’idromele, capace di dare sapienza e poesia.

Era tradizione che le coppie appena sposate bevessero idromele durante il periodo di una luna dopo il matrimonio per ottenere un figlio maschio. Da lì sembra provenire la tradizione della "Luna di miele".

Una bottiglia ed un bicchiere di idromele.
Ricetta tradizionale   

La ricetta base richiede semplicemente miele, acqua e lievito, ma vi sono innumerevoli varianti, ciascuna con il proprio nome: braggot (miele e malto) melomel (miele e frutta), metheglin (miele e spezie).

Strumenti e ingredienti

 
Bottiglione da 5 litri circa in vetro.
Tappo con gorgogliatore.
2 kg di miele.
3 litri di acqua minerale.
Lievito
(opzionale) 2 sorbe

Può andar bene anche il lievito di birra ma per raggiungere un maggior grado alcolico è necessario utilizzare lieviti da vinificazione.

Preparazione 
Sciogliere il miele nell’acqua calda, fino a formare un liquido uniforme. È opportuno mantenere la miscela ad 80-90 °C per qualche minuto in modo da inattivare i lieviti selvaggi. Lasciare raffreddare e versare la miscela dentro il bottiglione. Attivare il lievito diluendolo in acqua tiepida e versarlo dentro la bottiglia. Se si decide di utilizzare le sorbe questo è il momento di aggiungerle intere; servono a rilasciare acido malico, che conferisce freschezza. Tappare il bottiglione e mettere l’acqua nel gorgogliatore. Lasciare 4 settimane a gorgogliare.

Dopo 4 settimane di fermentazione imbottigliare in bottiglie di vetro scuro, ermetiche , e mettere in cantina fresca. Per evitare scoppi, è consigliato provvedere alla sfiatatura delle bottiglie di tanto in tanto. Dopo circa 3-4 mesi sarà appena pronto per il consumo, ancora molto dolce e "acerbo" ma già gradevole. Da quel momento, ogni mese passato in cantina ad invecchiare non farà altro che migliorarne il sapore, rendendolo più secco e più alcolico.

Altra ricetta in uso
Ingredienti

 
450 gr di ottimo miele
350 gr di alcool a 95°
1 litro di acqua
1 stecca di cannella
1 scorzetta di limone (solo la parte gialla)
12 g di chiodi di garofano.

Procedimento

Mettete la cannella, la scorzetta di limone e i chiodi di garofano in un vaso di vetro ben sigillato con l’alcool per 10 giorni. Trascorsi i 10 giorni, scaldate il miele con l’acqua e lasciate sobbollire a fuoco basso fino a quando il volume si sarà ridotto di metà circa. Lasciate raffreddare e versate nella bottiglia con l’alcool. Chiudete ermeticamente e aspettate un paio di mesi prima di consumare.

Collegamenti esterni
it.wikipedia.org/wiki/Idromele

 

Bhagavad Gita (4 parte)

 
CAPITOLO XIV – I Tre Guna
Il Signore Beato disse:
1. "Ti esporrò di nuovo la saggezza suprema che trascende ogni conoscenza. Con tale saggezza, al termine di questa vita, tutti i saggi hanno ottenuto la perfezione finale.
2. "Realizzando questa saggezza, stabiliti nel Mio Essere, i saggi non rinascono nemmeno all’inizio di un nuovo ciclo di creazione, né sono turbati al tempo della dissoluzione universale.
3. "La Grande Prakriti (Mahat-Brahma) è il Mio grembo, nel quale deposito il seme (della Mia Intelligenza): questa è la causa della nascita di tutti gli esseri.
4. "Figlio di Kunti! Di tutte le forme – prodotte da qualsiasi tipo di grembo – la Grande Prakriti è la matrice (Madre) originaria ed Io sono il Padre che fornisce il seme.
5. "O Eroe dal Braccio Possente! I guna che nascono da Prakriti – sattva, rajas e tamas – imprigionano saldamente nel corpo l’Incarnato Imperituro.
6. "O Senza-peccato! Dei tre guna, l’immacolato sattva dà illuminazione e salute. Tuttavia lega l’uomo con l’attaccamento alla felicità e l’attaccamento alla conoscenza.
7. "Sappi, Figlio di Kunti, che l’attivante rajas è permeato di passione e fa nascere il desiderio e l’attaccamento; esso lega saldamente l’anima incarnata mediante l’attaccamento alle azioni.
8. "O Bharata! Sappi che il tamas nasce dall’ignoranza, illudendo tutti gli esseri incarnati. Esso li incatena con il fraintendimento, l’indolenza ed il sonno.
9. "Il sattva fa attaccare alla felicità; il rajas all’attività; mentre il tamas, eclissando il potere della discriminazione, fa attaccare al fraintendimento.
10. "A volte predomina il sattva sopraffacendo il rajas e il tamas. A volte prevale il rajas, non il sattva o il tamas; mentre a volte il tamas oscura il sattva e il rajas.
11. "Si può sapere che predomina il sattva quando la luce della saggezza risplende attraverso tutte le porte dei sensi del corpo.
12. "La predominanza del rajas causa cupidigia, attività, bisogno di agire, agitazione e desiderio.
13. "Il tamas come guna dominante produce oscurità, indolenza, trascuratezza nei doveri e illusione.
14. "L’uomo che muore con le qualità sattviche predominanti raggiunge le regioni immacolate in cui dimorano i conoscitori del Supremo.
15. "Se al momento della morte prevale il rajas, l’individuo rinasce tra quelli attaccati all’attività. Chi muore permeato dal tamas entra nei grembi di coloro che sono profondamente immersi nell’illusione.
16. "(I saggi) dicono che il frutto delle azioni sattviche è armonia e purezza. Il frutto delle azioni rajasiche è il dolore. Il frutto delle azioni tamasiche è l’ignoranza.
17. "Dal sattva nasce la saggezza; dal rajas la cupidigia; dal tamas la negligenza, l’illusione e l’ignoranza.
18. "Coloro che sono stabiliti nel sattva vanno in alto; i rajasici dimorano nel mezzo; mentre i tamasici, che sono immersi nel guna più basso, scendono giù.
19. "Quando il veggente non percepisce (nella creazione) alcun agente eccetto i tre guna, e conosce Quello che è superiore ai guna, entra nel Mio Essere.
20. "Avendo trasceso le tre qualità della Natura che sono la causa dell’incarnazione fisica – un uomo è liberato dalle sofferenze di nascita, vecchiaia, dolore e morte; e ottiene l’immortalità".
Arjuna disse:
21. "O Signore, quali segni contraddistinguono colui che ha trasceso le tre qualità? Qual è il suo comportamento? Come fa ad andare oltre i tre guna?".
Il Signore Beato disse:
22. "O Pandava! Colui che non aborrisce la presenza dei guna – (e dei loro effetti): illuminazione, attività e ignoranza – né deplora la loro assenza;
23. "Che rimane indifferente e non turbato dalle tre qualità – realizzando che esse soltanto operano nella creazione; con la mente che non oscilla, ma sempre centrata nel Sé;
24. "Uguale nel piacere e nel dolore, nella lode e nel biasimo – ben saldo nella sua natura divina; guardando con occhio equanime un pezzo di terra, una pietra e l’oro; uguale nella sua attitudine verso (persone ed esperienze) piacevoli e spiacevoli; fermo di mente;
25. "Uguale nell’onore e nel disonore; trattando allo stesso modo l’amico e il nemico; abbandonata ogni illusione di essere la persona che agisce – questi è colui che ha trasceso le tre qualità!
26. "Chi Mi serve con ferma devozione trascende i guna ed è qualificato a diventare Brahman.
27. "Poiché Io sono la base dell’Infinito, Immortale e Immutabile; e dell’eterno Dharma e della Beatitudine Assoluta".
Qui finisce il quattordicesimo capitolo chiamato "Guna-traya-vibhaga-yoga"
"Lo Yoga della Distinzione fra i tre Guna"
 
CAPITOLO XV – Purushottama – L’Essere Supremo
Il Signore Beato disse:
1. "Essi (i saggi) parlano di un eterno albero ashvattha, con le radici in alto e i rami in basso, le cui foglie sono i Veda Chi conosce quest’albero della vita è un conoscitore dei Veda.
2. "I suoi rami, nutriti dai guna, si estendono in alto e in basso; i suoi germogli sono gli oggetti dei sensi; e sotto, nel mondo degli uomini, estende le radici che forzano l’uomo alle azioni.
3 – 4. "Le persone comuni non possono percepire la vera natura di quest’Albero, il suo principio, la sua fine e i suoi modi di continuità. I saggi dopo aver reciso l’Ashvattha saldamente radicato con la potente ascia del non attaccamento, pensando "lo prendo rifugio nel Primevo Purusha dal quale sono stati emanati gli eterni processi della creazione" – cercano la Mèta Suprema. E raggiuntala, non fanno più ritorno all’esistenza fenomenica.
5. "Senza brama di onore; libero dall’illusione e dal malevolo attaccamento; con i desideri banditi completamente; liberato dalle coppie di opposti, come piacere e dolore; sempre stabilito nel Sé, il saggio non più ingannato raggiunge lo stato immutabile.
6. "Laddove non splende il sole né la luna né il fuoco, quella è la Mia Dimora Suprema. Dopo averla raggiunta, gli uomini non rinascono mai più.
7. "Una parte eterna di Me Stesso, manifestata come anima vivente (jiva) nel mondo degli esseri, attira a sé i sei sensi – inclusa la mente che dimorano in Prakriti.
8. "Quando il Signore (come jiva) assume un corpo, porta con sé la mente e i sensi. Quando lascia quel corpo, li prende e se ne va, come il vento porta via i profumi dalle loro sedi (nei fiori).
9. "Governando la mente e i sensi dell’udito, della vista, del tatto, del gusto e dell’odorato, Egli gode del mondo dei sensi.
10. "Le persone immerse nell’illusione non Lo percepiscono mentre Egli rimane o diparte o fa esperienza del mondo dei guna. Ma Lo vedono quelli che hanno l’occhio della saggezza aperto.
11. "Gli yogi che si sforzano di ottenere la liberazione Lo vedono esistere in loro; ma le persone indisciplinate e non purificate non riescono a percepirLo, anche quando si sforzano di farlo.
12. "Sappi che la radiosità della luce del sole – che illumina il mondo intero – della luce che proviene dalla luna e della luce del fuoco, è la Mia.
13. "Permeando la terra con la Mia energia vitale (ojas), Io sostengo tutti gli esseri; e diventando la linfa lunare (soma), nutro tutte le forme vegetali.
14. "Diventato (il potente fuoco) Vaishvanara, sono presente nel corpo delle creature viventi; e, agendo attraverso il prana e l’apana, digerisco il cibo ingerito in quattro modi.
15. "Io dimoro nel cuore di tutti gli esseri. Da Me viene la memoria e la conoscenza, come pure la loro perdita. In verità Io sono Quello che dev’essere conosciuto attraverso i Veda, invero, Io sono il Conoscitore dei Veda e l’Autore del Vedanta.
16. "Nel cosmo vi sono due Esseri (Purusha), il perituro e l’imperituro. Tutte le creature costituiscono il perituro, mentre il Kutastha è l’Imperituro.
17. "Vi è però un altro, il Supremo Purusha, chiamato Spirito Supremo (Paramatma) – l’Eterno Signore che permea e sostiene i tre mondi.
18. "Io (il Signore) sono oltre il perituro (Prakriti) e sono anche superiore all’Imperituro (Kutastha). Per questo nei mondi e nei Veda (nella percezione intuitiva delle anime liberate) sono glorificato col nome di Purushottama, l’Essere Supremo.
19. "Discendente di Bharata! Colui che, liberato dall’illusione, Mi conosce come lo Spirito Supremo, conosce tutto. Egli Mi adora con tutto il suo essere.
20. "Così, o Senza-Peccato, ti ho impartito questa profondissima saggezza. Realizzandola, l’uomo diventa un saggio, uno che ha adempiuto con successo tutti i suoi doveri e tuttavia continua ad agire".
Qui finisce il quindicesimo capitolo chiamato "Purushottama-yoga"
"Lo Yoga del Supremo Purusha"
 
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CAPITOLO XVI – Il Divino e il Demoniaco
Il Signore Beato disse:
1. "Assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nell’acquisizione della saggezza e nella pratica yoga, carità, controllo dei sensi, compiere riti sacri (yajna), studio delle sacre scritture, austerità, rettitudine;
2. "Non violenza, verità, assenza di collera, rinuncia interiore, pace, avversione alla calunnia, compassione verso tutte le creature, assenza di cupidigia, gentilezza, modestia, tranquillità;
3. "Radiosità di carattere, clemenza, pazienza, purezza, mancanza di odio e assenza di orgoglio – queste qualità, o Bharata, sono la ricchezza di chi ha inclinazioni divine.
4. "O Partha, il vanitoso orgoglio, l’arroganza, l’eccessiva stima di sé, la collera, come pure l’asprezza e l’ignoranza, contraddistinguono l’uomo nato con una natura demoniaca (asurica).
5. "Le qualità divine donano la liberazione; le qualità demoniache portano alla schiavitù. Non temere, o Pandava! Tu sei dotato di caratteristiche divine.
6. "In questo mondo vi sono due tipi di uomini: il divino e il demoniaco. Ti ho già descritto ampiamente quali sono le qualità divine. Ascolta ora, o Partha, quali sono quelle demoniache.
7. "Le persone di natura demoniaca non conoscono il giusto sentiero dell’azione o quando astenersi dall’azione. Esse mancano di purezza, di verità e di buona condotta.
8. "Dicono: "Il mondo non ha un fondamento morale né una verità permanente, né un Dio o Signore. Tutte le cose traggono origine dalla mutua unione, causata dal desiderio lussurioso. Che altro?".
9. "Coi loro piccoli intelletti, questi esseri rovinati s’attaccano alle loro erronee convinzioni e commettono molte atrocità. Essi sono nemici del mondo, propensi alla sua distruzione. 10. "Dediti a insaziabili desideri, pieni d’ipocrisia, orgoglio e arroganza, nutrendo idee malvagie a causa dell’illusione, tutte le loro azioni sono impuramente motivate.
11. "Credendo che l’appagamento dei desideri lussuriosi del corpo sia lo scopo supremo della vita, sicuri che questo mondo sia ‘tutto’, questi uomini sono immersi fino al momento della morte nelle cure e nelle preoccupazioni terrene.
12. "Legati da centinaia di catene di speranze ed aspettative egoistiche, schiavi del desiderio e della collera, si sforzano di procurarsi i godimenti fisici accumulando ricchezze in maniera disonesta.
13. ""Oggi ho ottenuto questo, e presto appagherò un altro desiderio. Questa è la mia attuale ricchezza, ma in futuro molto di più sarà mio".
14. ""Ho ucciso questo nemico, e presto ne ucciderò anche altri. Sono un signore tra gli uomini; godo di tanti possessi; ho successo, sono potente e felice".
15. ""Sono ricco e di nobile famiglia. Chi altri può essere paragonato a me? Offrirò doni con ostentazione e farò sacrifici formali; sarò felice". Così parlano, fuorviati dall’ignoranza.
16. "Nutrendo pensieri confusi, presi nella rete dell’illusione, bramando solo la gratificazione dei piaceri dei sensi, essi sprofondano in un orribile inferno.
17. "Pieni d’arroganza, ostinati, inebriati dall’orgoglio della ricchezza, essi compiono ipocritamente sacrifici che sono tali solo di nome, senza seguire le ingiunzioni delle sacre scritture.
18. "Essendo pieni d’egoismo, di violenza, d’arroganza, di lussuria, e inclini all’ira – questi uomini malvagi disprezzano Me, che dimoro in loro e in tutti gli altri.
19. "Questi crudeli perpetratori del male che non sanno che odiare, i peggiori tra gli uomini, Io li getto ripetutamente nei grembi demoniaci del mondo delle rinascite.
20. "Entrando in grembi di asura, illusi nascita dopo nascita, non riuscendo ad ottenerMi, essi discendono in abissi sempre più profondi.
21. "Tre sono le porte dell’inferno che portano alla distruzione del bene dell’anima: lussuria, collera e cupidigia. Perciò, l’uomo deve abbandonare queste tre.
22. "Figlio di Kunti! Allontanandosi dalle tre porte del regno delle tenebre, l’uomo agisce per il bene della propria anima e quindi raggiunge la Mèta Suprema.
23. "Chi ignora i comandamenti delle sacre scritture e agisce seguendo i propri folli desideri, non ottiene la felicità né la perfezione né la Mèta Suprema.
24. "Prendi dunque le sacre scritture come guida per determinare ciò che dev’essere fatto e ciò che dev’essere evitato. Con la comprensione intuitiva degli insegnamenti esposti nei testi sacri, sii felice di compiere il tuo dovere qui (nel mondo)".
Qui finisce il sedicesimo capitolo chiamato "Daivasura-sampad-vibhaga-yoga"
"Lo Yoga della Distinzione fra le Qualità Divine e quelle Demoniache"
 
* * *
 
CAPITOLO XVII – I Tre Tipi di Fede
Arjuna disse:
1. "Qual è, o Krìshna, lo stato di coloro che ignorano i comandamenti delle sacre scritture, ma compiono i sacrifici pieni di fede?. Sono di natura sattvca, rajasica o tamasica?".
Il Signore Beato disse:
2. "La fede insita nella natura degli esseri incarnati è triplice: sattvica, rajasica e tamasica. Ascolta ciò che ti dico.
3. "La fede di ciascuno è conforme alla propria natura innata, o Bharata. L’uomo è fatto dalla sua fede; com’è la sua fede, così invero egli è.
4. "Gli uomini sattvici rendono omaggio ai deva, i rajasici agli yaksha e ai rakshasa, e i tamasici ai preta e alla moltitudine di bhuta.
5 – 6. "Sappi che gli uomini che praticano terribili austerità non autorizzate dalle sacre scritture sono di natura asurica. Pieni d’ipocrisia ed egoismo – dominati dalla lussuria, dall’attaccamento e dalla follia violenta del potere – torturano in maniera insensata gli elementi del corpo e inoltre offendono Me, che sono Colui che vi dimora dentro.
7. "Ciascuno dei tre tipi di uomini ama uno dei tre tipi di cibo. Anche i sacrifici, le austerità e l’offerta di doni hanno una triplice natura. Ascolta adesso quali sono le loro distinzioni.
8. "I cibi che aumentano la vitalità, l’energia, la forza, la salute, la gioia e il buon appetito, e che sono dolci, soffici, sostanziosi e piacevoli, sono amati dalle persone pure (sattviche).
9. "I cibi amari, acidi, salati, eccessivamente caldi, piccanti, – aspri e che producono bruciore, sono preferiti dagli uomini rajasici; essi producono dolore, malessere e malattie.
10. "I cibi che non hanno alcun valore nutritivo, che sono insipidi, putridi, stantii, cucinati in precedenza, fatti di avanzi e impuri, sono graditi alle persone tamasiche.
11. "Lo yajna (sacrificio o dovere) offerto dagli uomini che non desiderano il frutto dell’azione, e fatto secondo le ingiunzioni delle sacre scritture, solo per amore della giustizia, è sattvico.
12. "O Migliore dei Bharata! Lo yajna fatto per amore della ricompensa e in uno spirito di vana- ostentazione è di natura rajasica.
13. "Lo yajna fatto senza alcun rispetto delle ingiunzioni delle sacre scritture, senza offerte di cibo e doni di apprezzamento, senza preghiere o canti sacri, e senza devozione (a Dio) – è tamasico.
14. "L’adorazione degli dèi, dei due-volte-nati, dei guru e dei saggi; la purezza, la rettitudine, la castità e la non violenza sono considerate le austerità del corpo.
15. "Lo studio regolare delle sacre scritture (la comunione interiore con il proprio Sé), e il proferire parole che non causano risentimento, ma che sono vere, piacevoli e benefiche – sono considerati austerità della parola.
16. "La serenità di mente, la dolcezza, il silenzio, l’autocontrollo e la purezza di carattere costituiscono le austerità della mente.
17. "Questa triplice austerità, praticata dagli uomini perseveranti che hanno una grande fede e non desiderano il frutto delle azioni, è considerata di natura sattvica.
18. "Le austerità sono considerate rajasiche, instabili e transitorie, quando sono praticate con ostentazione e per ottenere il rispetto, l’onore e la venerazione degli uomini.
19. "Le austerità tamasiche sono quelle che si basano sull’ignoranza o su una folle concezione, o che sono praticate per torturare se stessi o per fare del male agli altri.
20. "Il dono sattvico è quello che si fa per amore della giustizia, senza aspettarsi nulla in cambio; e donato nel momento e nel posto giusto ad una persona che ne è degna.
21. "Il dono offerto con riluttanza o nella speranza di ricevere qualcosa in cambio o di guadagnare del merito, è considerato rajasico.
22. "Il dono tamasico è quello dato nel momento e nel posto sbagliato, ad una persona che non ne è degna, senza rispetto o con disprezzo.
23. "’Aum Tat Sat’ sono state tramandate come le tre parole che designano Brahman (Dio). Da questo potere furono creati all’inizio i brahmana (i conoscitori di Brahman), i Veda e i riti sacrificali (yajna).
24. "Per questo tutti gli atti dei devoti di Brahman – sacrifici, offerte di doni e austerità, fatti secondo le ingiunzioni delle sacre scritture – cominciano sempre con il canto di "Aum".
25. "Coloro che cercano la liberazione compiono i diversi atti di sacrificio, offrono doni e fanno austerità mentre si concentrano su "Tat", senza alcun desiderio per il risultato.
26. "La parola "Sat" indica la Realtà Suprema (oltre la creazione) e il Bene (che da Essa emana in tutta la creazione). La parola "Sat" si riferisce anche alle più alte forme di azione spirituale.
27. "Lo stato di stabilità nei più alti riti sacrificali, nell’autodisciplina e nelle offerte devozionali viene chiamato "Sat" (comunione con Dio, la Coscienza Cosmica trascendente). Invero la stessa azione spirituale connessa a "Tat" (realizzazione di Dio immanente nella creazione) è ugualmente chiamata "Sat".
28. "O Partha! Ogni sacrificio, offerta di doni o austerità che venga praticato senza fede (o devozione) è chiamato "asat". Esso non ha alcun valore né qui né nell’aldilà".
Qui finisce il diciassettesimo capitolo chiamato "Shraddha-traya-vibhaga-yoga"
"Lo Yoga della Distinzione fra i tre Tipi di Fede"
 
CAPITOLO XVIII – La Liberazione attraverso La Rinuncia
Arjuna disse:
1. "O Hrishikesha! Guerriero dal Braccio Possente! Uccisore del demone Keshi! Desidero conoscere il vero significato di sannyasa (rinuncia) ed anche di tyaga (abbandono), e qual è la loro differenza".
Il Signore Beato disse:
2. "I saggi chiamano ‘sannyasa’ la rinuncia a tutte le azioni fatte con desiderio. I saggi dicono che ‘tyaga’ è la rinuncia ai frutti delle azioni.
3. "Alcuni filosofi dicono che bisogna rinunciare a tutte le azioni perché piene di male. Altri dichiarano che gli atti di sacrificio (yajna), di filantropia (dana, offerte di doni) e di autodisciplina (tapas) non devono essere abbandonati.
4. "Ascolta dunque da Me, o Migliore dei Bharata, la verità finale sulla rinuncia. Infatti, Tigre tra gli Uomini, è stato detto che la rinuncia è di tre tipi.
5. "Invero le azioni implicite nello yajna, nel dana e nel tapas devono essere compiute, e non devono essere abbandonate; poiché il sacro rito del fuoco, la filantropia e l’autodisciplina santificano il saggio.
6. "Ma anche queste azioni, o Partha, devono essere fatte abbandonando l’attacamento (ad esse) e il desiderio per i (loro) frutti. Questa è la Mia certa e suprema convinzione.
7. "La rinuncia all’azione prescritta non è giustificabile. La rinuncia a tale azione, fatta a causa dell’illusione, è considerata tamasica.
8. "Chi rinuncia all’azione realmente difficile per timore della sofferenza e dei problemi che potrebbe avere il corpo, compie una rinuncia ‘rajasica’; e non può ricevere il frutto di tale rinuncia (cioè, la salvezza).
9. "O Arjuna, quando l’azione prescritta viene fatta soltanto perché dev’essere fatta, abbandonando l’attaccamento ad essa e al suo frutto, questa rinuncia è considerata sattvica.
10. "Il rinunciante pervaso dal sattva, con l’intelletto calmo, libero dai dubbi, non aborrisce l’azione spiacevole né è felice di compiere quella piacevole.
11. "Per un essere identificato con il corpo è veramente impossibile abbandonare completamente le azioni, ma chi rinuncia al frutto delle azioni è chiamato tyagi (rinunciante).
12. "Il triplice frutto dell’azione – buono, cattivo e misto – si presenta ai non rinuncianti dopo la loro morte, ma mai ai rinuncianti.
13. "O Eroe dal Braccio Possente! Apprendi da Me quali sono le cinque cause che servono a compiere ogni azione, e che sono state esposte nella suprema saggezza (il Sankhya) in cui termina ogni azione.
14. "Il corpo umano; lo pseudo-agente; le molteplici facoltà dei sensi (la mente, l’intelligenza, i cinque strumenti d’azione e i cinque strumenti di conoscenza); le loro varie funzioni di diversa natura; e in ultimo, come quinta, la divinità che vi presiede.
15. "Queste cinque sono le cause di tutte le azioni -siano giuste o sbagliate – che un uomo compie attraverso il corpo, la parola e la mente.
16. "Stando così le cose, l’uomo di mente perversa che a causa dell’intelletto non purificato considera il suo Sé Assoluto come l’autore delle azioni, non vede (la Verità).
17. "Chi è andato oltre l’ossessione dell’egoismo ed ha un’intelligenza non offuscata (dall’idea di bene è male), anche se uccide queste persone (pronte per la battaglia di Kurukshetra), non uccide; né rimane legato (dall’atto di uccidere).
18. "Il conoscitore, la conoscenza e il conosciuto costituiscono le tre cause dell’azione. L’agente, lo strumento e l’attività sono la triplice base dell’azione.
19. "Conoscenza, azione ed agente sono descritti nella filosofia Sankhya di tre tipi soltanto, secondo la distinzione dei tre guna. Ti prego d’ascoltare attentamente riguardo ad essi.
20. "Sappi che quella conoscenza mediante la quale l’unico Spirito indistruttibile viene percepito in tutti gli esseri, indiviso nel diviso, è sattvica.
21. "Quella conoscenza che invece percepisce nel mondo degli esseri molteplici entità di diversa natura, distinte l’una dall’altra, sappi che è rajasica.
22. "Mentre la conoscenza che si concentra su un singolo effetto (il corpo) come fosse la totalità, irragionevole, non conforme ai principi della verità, banale e futile, è considerata tamasica.
23. "L’azione divinamente prescritta, che viene compiuta in uno stato di completo non attaccamento, senza attrazione o avversione, e senza desiderarne i frutti, è chiamata Sattvica.
24. "L’azione ispirata dalla brama per la soddisfazione dei desideri, o fatta con fini egoistici e con molto sforzo, e considerata rajasica.
25. "L’azione tamasica è quella che si fa sotto il dominio dell’illusione, senza tener conto delle proprie capacità, senza valutarne le conseguenze – perdita di salute, d’influenza e di ricchezza – e facendo violenza agli altri.
26. "Il soggetto-agente che è libero dall’attaccamento, senza egoismo, dotato di coraggio ed entusiasmo, che rimane impassibile nel successo o nell’insuccesso, è chiamato sattvico.
27. "Lo strumento d’azione, o agente, che è pieno d’attaccamento, pieno di desiderio per i frutti dell’azione, pieno di cupidigia, impurità e propensità alla violenza, che diventa facilmente giubilante o depresso, è chiamato rajasico.
28. "Il soggetto-agente che è instabile nel corpo e nella mente, volgare, arrogante, senza scrupoli, malevolo, pigro, che si scoraggia facilmente e rimanda tutto a dopo, è detto tamasico.
29. "O Dhananjaya, ora ti spiegherò in maniera esauriente e particolareggiata la triplice distinzione dell’intelletto (buddhi) e della risoluta forza d’animo (dhriti), in conformità ai guna. Ti prego d’ascoltare.
30. "O Partha, è sattvico l’intelletto che conosce perfettamente la via dell’azione piena di desideri e la via della rinuncia, ciò che si deve e non si deve fare, e (le cause che creano) paura e impavidità, schiavitù e liberazione.
31. "O Partha, è rajasico l’intelletto per mezzo del quale si percepisce in maniera tremendamente distorta il dharma (giustizia) e l’adharma (ingiustizia), l’azione che si deve fare e quella che non si deve fare.
32. "O Partha, è tamasico l’intelletto che, avvolto nelle tenebre, considera l’adharma come dharma e vede tutte le cose in maniera perversa.
33. "La risoluta costanza mediante la quale uno regola le funzioni della mente, del prana e dei sensi – controllandone l’oscillazione attraverso la pratica yoga – quella risoluta forza d’animo, o Partha, è sattvica
34. "O Partha, la risoluta pazienza interiore che fa sì che uno regoli la propria mente al dharma (dovere religioso), al desiderio e alle ricchezze – mentre ne brama i frutti, a causa dell’attaccamento – è chiamata dhritirajasica.
35. "Mentre è chiamata dhriti- tamasica (risoluzione interiore al male) quella per cui uno stupido non rinuncia all’eccessivo sonno, alla paura, al dolore, alla disperazione e all’arrogante presunzione.
36. "Ed ora – Toro dei Bharata – ascolta quali sono i tre tipi di felicità. La felicità trascendente che si ottiene con la concentrazione ripetuta della mente e nella quale si realizza l’estinzione di ogni dolore!
37. "La felicità che nasce dalla chiara discriminazione percettiva della realizzazione del Sé, è chiamata sattvica. In principio sembra veleno, ma alla fine è come nettare.
38. "La felicità che nasce dall’unione dei sensi con la materia è chiamata rajasica In principio sembra nettare, ma alla fine è come veleno.
39. "Quella vaga felicità che ha origine e termina nell’autoillusione, che scaturisce dal sonno eccessivo, dalla pigrizia e dall’errata comprensione, è chiamata tamasica.
40. "Non esiste essere sulla terra, o anche tra le divinità dei cieli astrali, che sia libero dai tre guna che nascono da Prakriti.
41. "O Terrore dei Nemici! I doveri dei brahmini, degli kshatriya, dei vaishya e anche dei sudra, sono assegnati a seconda dei guna manifestati dalla loro natura.
42. "Controllo della mente, controllo dei sensi, autodisciplina, purezza, clemenza, rettitudine, conoscenza, realizzazione del Sé e fede nell’aldilà costituiscono i doveri dei brahmini, nascendo dalla loro stessa natura.
43. "Prodezza, splendore, risoluta fermezza, abilità, non sfuggire alla battaglia, generosità e attitudine al comando sono i doveri naturali degli kshatriya.
44. "L’agricoltura, l’allevamento e il commercio sono i doveri naturali dei vaishya. Gli atti di servizio agli altri costituiscono i doveri naturali dei sudra.
45. "Ogni uomo devoto al proprio dovere raggiunge la più alta perfezione. Ascolta adesso come, dedicandosi al suo dovere innato, egli ottiene il successo.
46. "L’uomo ottiene la perfezione adorando, con le predisposizioni karmiche che gli sono naturali, Colui dal quale emanano tutti gli esseri e dal quale è pervaso l’intero universo.
47. "È meglio adempiere il proprio dharma anche se senza merito (e in maniera imperfetta), che fare bene il dharma di un altro. Chi compie il dovere prescritto dalla propria natura innata non commette peccato.
48. "Figlio di Kunti! Uno non deve abbandonare il dovere per il quale è nato, anche se ha qualche imperfezione; perché tutto ciò che si fa è avvolto dall’imperfezione, come il fuoco dal fumo.
49. "Colui che mantiene l’intelletto sempre distaccato dai legami e dalle passioni terrene, che è riuscito a ritrovare la sua anima ed è senza desiderio, ottiene la perfezione suprema: lo stato di realizzazione libero dalle azioni che si ottiene con la rinuncia.
50. "Ascolta in breve da Me – Figlio di Kunti – in che modo colui che ottiene questa perfezione realizza Brahman, il fine supremo della saggezza.
51. "Assorto nel puro intelletto, dominando il corpo e i sensi con risoluta pazienza, rinunciando (per quanto possibile) al suono e alle altre trappole dei sensi, abbandonando l’attaccamento e l’avversione;
52. "Vivendo in un luogo solitario, mangiando poco, controllando il corpo, la parola e la mente; continuamente assorto nella meditazione divina e nello yoga che unisce all’anima; in possesso di sereno distacco;
53. "Tranquillo, avendo abbandonato il senso dell’ego, il potere, l’orgoglio, la lussuria, la collera, i possessi e la coscienza di ‘me e mio’ – questi è qualificato a diventare uno con Brahman.
54. "Divenuto assorto in Brahman – sereno, senza lamentarsi né desiderare, vedendo la stessa cosa in tutti gli esseri – egli consegue la devozione suprema per Me.
55. "Con la devozione suprema egli realizza Me e la Mia natura: che cosa e chi sono Io. Dopo aver conosciuto queste verità, egli entra rapidamente in Me.
56. "Compiendo sempre fedelmente tutti i propri doveri, prendendo rifugio in Me, con la Mia grazia il devoto perviene allo stato eterno e immutabile.
57. "DedicandoMi mentalmente tutte le azioni, considerandoMì la Mèta Suprema, ricorrendo alla pratica del buddhi-yoga (unione mediante la saggezza discriminativa), assorbi continuamente il tuo cuore in Me.
58. "Con il cuore fermamente assorto in Me, e con la Mia grazia, supererai tutti gli ostacoli. Se invece, preso dal tuo ego, non Mi ascolterai, andrai incontro alla distruzione.
59. "Se, facendoti prendere dall’ego, pensassi: "Non combatterò", vana sarebbe la tua decisione! Perché Prakriti, la tua natura innata, ti costringerebbe a combattere.
60. "Figlio di Kunti! Legato dal karma, innato nella tua natura, saresti costretto a fare tuo malgrado ciò che a causa dell’illusione non vorresti fare.
61. "O Arjuna, il Signore dimora nei cuori di tutte le creature e mediante la Sua illusione cosmica (maya) costringe tutti gli esseri a ruotare come fossero montati su una macchina.
62. "Prendi rifugio in Lui con tutto l’ardore del tuo cuore, o Bharata. Con la Sua grazia otterrai la pace suprema e l’eterna dimora.
63. "Così ti ho rivelato la saggezza più segreta di tutti i segreti. Dopo averla ponderata a fondo, agisci come desideri.
64. "Ascolta ancora la Mia parola ~ la più segreta di tutte. Poiché ti amo intensamente, ti dirò quel che è bene per te.
65. "Assorbi la tua mente in Me, diventa Mio devoto, offri (sacrifica) a Me tutte le cose, inchinati a Me. Tu Mi sei molto caro, perciò in verità ti prometto che verrai a Me!
66. Abbandonando tutti gli altri dharma (doveri), prendi rifugio solo in Me. lo ti libererò da tutti i peccati (derivati dal mancato compimento di quei doveri minori). Non dolerti!
67. "Non dire mai queste verità a chi è privo d’auto-controllo o di devozione, né a chi non rende alcun servizio o non desidera ascoltare, né a chi parla male di Me.
68. "Chiunque impartirà ai Miei devoti la suprema conoscenza segreta, con la massima devozione a Me, verrà senza dubbio a Me.
69. "Nessuno tra gli uomini Mi rende un servizio più prezioso di costui; né in tutto il mondo vi sarà alcuno a Me più caro.
70. "Chi studia e conosce (percepisce intuitivamente) questo sacro dialogo tra noi, Mi adorerà con il sacrificio (yajna) della saggezza. Questa è la Mia sacra parola.
71. "Ed anche l’uomo pieno di fede e senza malizia che ascolterà semplicemente questo sacro dialogo, anche lui, liberato (dal karma terreno), dimorerà nei mondi beati dei virtuosi.
72. "O Partha, hai ascoltato questa saggezza con il cuore concentrato? O Dhananjaya, è stata distrutta l’ignoranza nata dalla tua illusione?".
Arjuna disse:
73. "La mia illusione è stata distrutta! O Achyuta! Attraverso la Tua grazia ho riguadagnato la memoria (della mia anima). Sono fermamente stabilito (nella conoscenza). La mia incertezza è svanita. Agirò secondo la Tua parola".
Sanjaya disse:
74. Così – con i peli del corpo dritti per l’immensa gioia – ho ascoltato questo meraviglioso dialogo tra Vasudeva e la grande anima di Partha.
75. Per grazia di Vyasa mi è stato rivelato questo supremo e segretissimo Yoga, manifestato direttamente alla mia coscienza dallo stesso Krishna, il Signore dello Yoga!
76. O Re (Dhritarashtra). Ricordando, ricordando di continuo lo straordinario e sacro dialogo tra Keshava e Arjuna, rabbrividisco continuamente di gioia.
77. Ricordando incessantemente l’infinita manifestazione di Hari, grande – o Re è la mia meraviglia, e la mia gioia si rinnova continuamente.
Sanjaya concluse:
78. Questa è la mia fede: ovunque sia manifesto Krishna, il Signore dello Yoga, ed ovunque sia presente Partha (un sincero devoto, come Arjuna), l’abile arciere dell’autocontrollo, là si trovano anche prosperità, vittoria, conseguimento dei poteri (spirituali) e l’infallibile legge dell’autodisciplina (che conduce alla liberazione).
Qui finisce il diciottesimo capitolo chiamato "Moksha-sannyasa-yoga"
"Lo Yoga della Liberazione attraverso la Rinuncia"
 

Bhagavad Gita (3parte)

 
 
CAPITOLO IX – La Scienza e il Mistero Regale
Il Signore Beato disse:
1. "A te, che non fai critiche vane, adesso rivelerò il mistero sublime (la natura immanente e trascendente dello Spirito). Possedendo la realizzazione intuitiva di questa saggezza, sarai liberato dal male.
2. "Questa realizzazione intuitiva è la scienza suprema, il segreto regale, il purificatore incomparabile, l’essenza del dharma (il giusto dovere dell’uomo); è la percezione diretta della verità – l’illuminazione imperitura – che si ottiene con vie (dello yoga) molto facili da praticare.
3. "O Terrore dei Nemici, gli uomini che non hanno fede in questo dharma (perché non sono devoti alle pratiche yoga) non Mi realizzano. Essi percorrono ripetutamente l’oscuro sentiero pieno di morte del samsara (il ciclo delle rinascite).
4. "Io – il Non Manifesto – pervado l’intero universo. Tutte le creature risiedono in Me, ma Io non sono in esse.
5. "Guarda il Mio mistero divino, in cui tutti gli esseri apparentemente non sono in Me, né il Mio Sé dimora in loro; eppure Io soltanto sono il loro Creatore e Sostenitore!
6. "Come l’aria (vayu) si muove liberamente nell’infinità dello spazio (akasha) ed ha il suo essere nello spazio (pur essendo differente da esso), allo stesso modo tutte le creature hanno il loro essere in Me (ma non sono Me).
7. "Al termine di un ciclo (kalpa), o Figlio di Kunti, tutti gli esseri ritornano allo stato non manifesto della Mia Natura Cosmica (Prakriti). All’inizio del ciclo seguente Io li proietto di nuovo fuori.
8. "Ridando vita a Prakriti, Mia stessa emanazione, Io proietto ripetutamente la moltitudine delle creature, tutte soggette alle leggi finite della Natura.
9. "Queste attività non Mi legano, o Dhananjaya, perché Io ne rimango al di sopra, distaccato e indifferente.
10. "Soltanto la Mia presenza vivificante fa sì che Madre Natura generi l’universo animato e inanimato. A causa Mia (attraverso Prakriti i mondi girano in cicli alterni (di creazione e dissoluzione).
11. "L’ignorante, dimentico della Mia natura trascendente di Gran Signore di tutti gli esseri, disconosce anche la Mia presenza nella forma umana.
12. "Privi di intuizione, coi loro desideri; pensieri e azioni completamente vani, questi uomini possiedono la natura illusa dei demoni e degli esseri malvagi.
13. "Mentre i mahatrna (le grandi anime), che nella loro natura esprimono le qualità divine, Mi offrono la devozione esclusiva delle loro menti, conoscendoMi come la Fonte Imperitura di tutti gli esseri.
14. "Costantemente assorti in Me, inchinandosi con devozione, essi Mi adorano e glorificano sempre il Mio Nome, fermi e risoluti nella loro aspirazione suprema.
15. "Altri ancora, celebrando il sacrificio della conoscenza (jnana-yajna), adorano Me – il Signore dal corpo cosmico – in diversi modi, prima come il Molteplice e poi come l’Uno.
16. "Io sono il rito, il sacrificio, l’offerta agli antenati, l’erba medicinale, il canto sacro (mantra), il burro sacrificale, il fuoco sacro e l’oblazione.
17. "Di questo mondo Io sono il Padre, la Madre, l’Avo, il Sostenitore, il Purificatore, il solo Oggetto di conoscenza, il Suono Cosmico Aum e anche la tradizione vedica (il Rig, Sama e Yajur-Veda).
18. "Io sono la Mèta Finale, il Sostenitore, il Signore, il Testimone, la Dimora, il Rifugio e l’unico Amico. Io sono l’Origine, la Dissoluzione, il Fondamento, la Miniera Cosmica e il Seme Indistruttibile.
19. "Io do il calore del sole, o Arjuna, e mando o trattengo la pioggia. Io sono l’Immortalità e anche la Morte. Io sono l’Essere (Sat) e il Non-Essere (Asat).
20. "I conoscitori dei tre Veda, purificandosi dal peccato con il rito del Soma, Mi adorano attraverso lo yajna (sacrificio) e così realizzano il loro desiderio di entrare in cielo. Là, nel regno sacro delle divinità astrali, i devoti godono i sottili piaceri celesti.
21. "Dopo essersi deliziati nelle gloriose regioni superiori, quando il loro buon karma ha termine, questi esseri ritornano sulla terra. Pur conformandosi alle ingiunzioni delle sacre scritture, desiderando i piaceri (le ricompense celesti), essi vanno e vengono (tra cielo e terra).
22. "Agli uomini che meditano su di Me come il loro stesso Sé, sempre uniti a Me con un’adorazione incessante, Io do tutto ciò di cui. hanno bisogno e rendo permanenti i loro guadagni.
23. "O Figlio di Kunti, anche i devoti di altri dèi che offrono loro sacrifici con fede, in effetti adorano soltanto Me, anche se non nella maniera giusta.
24. "Invero Io sono il solo Signore che gode di tutti i sacrifici. Ma siccome (gli adoratori delle Mie forme inferiori) non Mi percepiscono nella Mia vera natura, essi ritornano (in questo mondo).
25. "I devoti delle divinità astrali vanno ad esse; coloro che venerano gli antenati vanno ai mani. Agli spiriti della natura vanno coloro che li cercano; e i Miei devoti vengono a Me.
26. "La reverente offerta di una foglia, un fiore, un frutto o dell’acqua, fattaMi con cuore puro, è un atto di devozione ben accetto ai Miei occhi.
27. "O Figlio di Kunti, dedica tutte le tue azioni – sia che mangi o celebri riti spirituali, che offra doni o pratichi l’autodisciplina – come offerte a Me.
28. "Così nessuna azione potrà incatenarti con i risultati buoni o cattivi del karma. Con il tuo Sé saldamente ancorato in Me, mediante lo yoga e la rinuncia, otterrai la libertà e verrai a Me.
29. "Io sono imparziale verso tutti gli esseri. Nessuno Mi è odioso, nessuno caro. Ma quelli che Mi offrono l’amore dei loro cuori sono in Me, come Io sono in loro.
30. "Anche un grande peccatore che rifugge tutto il resto per adorare soltanto Me può essere annoverato tra i buoni, perché ha deciso rettamente.
31. "Diventerà rapidamente virtuoso e otterrà la pace eterna. O Figlio di Kunti, di’ a tutti con certezza che il Mio devoto non perisce mai!
32. "Prendendo rifugio in Me, tutti gli esseri possono conseguire la Realizzazione Suprema – anche se di nascita peccaminosa, donne, vaishya o sudra.
33. "Quanto più facilmente, dunque, posso essere realizzato dai santi brahmini (conoscitori di Dio o Brahman) e dai devoti rajarishi (saggi reali)! Essendo entrato in questo mondo impermanente e senza felicità, adora soltanto Me (Spirito).
34. "Fissa la tua mente su di Me, sii Mio devoto, inchinati a Me con reverenza in un’adorazione incessante. Unito così a Me, che sono la tua Mèta Suprema, tu sarai Mio".
Qui finisce il nono capitolo chiamato "Rajavidya-rajaguhya-yoga"
"Lo Yoga della Scienza Regale e del Mistero Regale".
* * *
CAPITOLO X – Le Manifestazioni Divine
Il Signore Beato disse:
1. "O Eroe dal Braccio Possente, ascolta ancora una volta la Mia parola suprema. Per il tuo sommo bene, parlerò di nuovo a te che ascolti con gioia.
2. "Né la moltitudine degli angeli né i grandi saggi conoscono la Mia natura non generata, perché anche deva e rishi (sono esseri creati, e dunque) hanno origine in Me.
3. "Ma l’uomo che realizza che Io sono senza nascita e senza inizio, il Gran Signore della creazione, conquista l’illusione e perviene allo stato senza peccato anche mentre vive in un corpo mortale.
4 – 5. "Discriminazione, saggezza, mancanza d’illusione, tolleranza, verità, controllo dei sensi, pace di mente, gioia, dolore, nascita, morte, paura, coraggio, non violenza, equanimità, serenità, autodisciplina, carità, fama e infamia – tutti questi diversi stati scaturiscono soltanto da Me, come modificazioni della Mia natura.
6. "I sette grandi Rishi, i quattro Antichi e i (quattordici) Manu sono pure modificazioni della Mia natura, nati dal Mio pensiero e dotati di poteri (creativi) come i Miei. Da questi progenitori derivano tutte le creature viventi sulla terra.
7. "Chi con lo yoga realizza la verità delle Mie molteplici manifestazioni, e il potere creativo e distruttivo del Mio yoga divino, è saldamente unito a Me. Questo è al di là di ogni dubbio.
8. "Io sono la Sorgente di ogni cosa; da Me scaturisce tutta la creazione. Con questa realizzazione, il saggio Mi adora pieno di reverenza.
9. "Coi pensieri rivolti totalmente a Me, con le loro vite abbandonate a Me, illuminandosi l’un l’altro, glorificandoMi sempre, i Miei devoti sono soddisfatti e gioiosi.
10. "A coloro che sono sempre attaccati a Me e che Mi adorano con amore, Io trasmetto la saggezza discriminativa (buddhi yoga) per mezzo della quale Mi realizzano totalmente.
11. "Per pura compassione Io – il Divino che risiede nei cuori – accendo in loro la luce radiosa della saggezza che bandisce l’oscurità nata dall’ignoranza".
Arjuna disse:
12 – 13. "Tu sei lo Spirito Supremo, la Dimora Suprema, la Purezza Suprema! Tutti i grandi saggi, il divino veggente Narada, come pure Asita, Devala~ e Vyasa Ti hanno descritto come l’Eterno Purusha che splende di luce propria, la Divinità Originaria, Senza Nascita ed Onnipresente! Ed ora Tu Stesso me lo dici!
14. "O Keshava! Considero verità eterna tutto quello che mi hai rivelato. Invero, mio Signore, né i deva (dèi) né i danava (titani) conoscono gli infiniti modi delle Tue manifestazioni.
15. "O Divino Purusha, Origine degli esseri, Signore di tutte le creature, Dio degli dèi, Sostenitore del mondo in verità Tu soltanto conosci Te Stesso mediante Te Stesso.
16. "Ti prego perciò di espormi senza riserve i Tuoi poteri e attributi divini, per mezzo dei quali la Tua Onnipresenza sostiene tutti i mondi.
17. "O Grande Yogi! Come dovrò meditare per conoscerTi veramente? In quali aspetti e forme, Beato Signore, devo concepirTi?
18. "O Janardana! Parlami ancora estesamente dei Tuoi poteri yoga e delle Tue manifestazioni; perche’ non sono mai pago d’ascoltare le Tue parole d’ambrosia!".
Il Signore Beato disse:
19. "O Migliore dei Principi! Adesso ti parlerò delle Mie manifestazioni fenomeniche – ma solo delle principali, perché non vi è fine alla Mia varietà.
20. "O Conquistatore del sonno! Io sono il Sé nel cuore di tutte le creature. Io sono l’Origine, l’Esistenza e la Fine di tutti gli esseri.
21. "Degli Aditya (dodici esseri risplendenti), Io sono Vishnu; degli astri luminosi, Io sono il sole raggiante; dei Marut (divinità del vento), sono Marici; dei corpi celesti, sono la luna.
22. "Tra i Veda, Io sono il Sama Veda tra gli dèi, sono Vasava (Indra); tra i sensi, sono la mente (manas); negli esseri viventi, sono l’intelligenza.
23. "Dei Rudra (undici esseri radiosi), Io sono (il loro capo) Shankara (Shiva); tra gli Yaksha e i Rakshasa (esseri semi divini), sono Kubera (il Signore delle ricchezze); dei Vasu (Otto esseri vitalizzanti), Io sono Pavalta (il dio del fuoco, il potere purificante); delle montagne, sono il monte Meru.
24. "E dei sacerdoti – o Figlio di Pritha – sappi che Io sono il loro capo, Brihaspati. Tra i generali, Io sono Skanda; delle distese d’acqua, sono l’oceano.
25. "Tra i maharishi (grandi saggi), Io sono Bhrigu; tra le parole, sono il monosillabo ‘Aum’; tra gli yajna (cerimonie sacre), sono il japa-yajna (il canto estatico silenzioso); delle cose inamovibili, sono l’Himalaya.
26. "Tra tutti gli alberi, sono l’Ashvattha; tra i devarishi (veggenti divini) sono Narada. Tra i Gandharva (semidèi) sono Citraratha; e tra i siddha (esseri perfetti liberati) sono il muni (santo) Kapila.
27. "Tra i cavalli, sappi che sono Uchchaihshrava, nato dal nettare; tra gli elefanti (sono) Airavata, l’elefante bianco di Indra; e tra gli uomini, l’imperatore.
28. "Delle armi, sono il fulmine; dei bovini, sono Kamadhuk (la mucca celeste che soddisfa tutti i desideri). Io sono Kandarpa (il dio dell’amore, la personificazione della coscienza creativa), la causa delle nascite; e tra i serpenti sono Vasuki.
29. "Tra i serpenti Naga, sono Ananta (l’eterno); fra le creature delle acque, sono Varuna (dio dell’oceano); tra gli antenati (pitri), sono Aryama; fra tutti coloro che controllano, Io sono Yama.
30. "Tra i daitya (demoni e giganti), sono Prahlada; fra i misuratori, Io sono il Tempo. Tra gli animali, sono il re delle bestie (il leone); e tra gli uccelli sono Garuda (‘signore dei cieli’, il veicolo di Vishnu).
31. "Tra i purificatori, Io sono il vento; fra i guerrieri armati sono Rama; tra gli esseri acquatici, sono Makara (il veicolo del dio dell’oceano, lo squalo); tra i fiumi, Io sono Jahnavi (il Gange).
32. "Di tutte le manifestazioni – o Arjuna – Io sono il principio, il mezzo ed anche la fine. Di tutti i rami della conoscenza, Io sono la saggezza del Sé. Per gli oratori, sono la logica discriminativa (vada).
33. "Delle lettere, sono la lettera A; e dei composti grammaticali, sono il dvandva (quello che congiunge). Io sono il Tempo eterno e immutabile; sono il Creatore Onnipresente (che dispensa i frutti delle azioni), la cui faccia è rivolta in ogni direzione.
34. "Io sono la Morte che tutto divora; e la Nascita, l’origine di tutto ciò che sarà. Tra le qualità femminili (di Prakriti) sono la gloria, la prosperità (o bellezza, Sri), il potere illuminante della parola, la memoria, l’intelligenza, il potere dell’intuizione e la costanza della pazienza divina.
35. "Degli inni (del Sama Veda), Io sono il Brihat-Sama; dei metri poetici, sono il Gayatri; dei mesi, sono Margasirsha (novembre-dicembre); delle stagioni, sono Kusumakara, quella dei fiori (la primavera).
36. "Io sono il gioco d’azzardo dei fraudolenti; sono lo splendore del radioso. Sono la vittoria e il potere di fare lo sforzo; Io sono il Sattva dei buoni (sattvici).
37. "Dei Vrishni, Io sono Vasudeva (Krishna); fra i Pandava, sono Dhananjaya (Arjuna). Tra i muni (santi), sono Vyasa; fra i saggi sono il savio Ushanas.
38. "Io sono lo scettro dei sovrani e l’arte politica di chi cerca la vittoria. Sono anche il silenzio delle cose segrete e la saggezza dei sapienti.
39. "Inoltre – Arjuna – sono qualunque cosa costituisca il seme riproduttivo di tutti gli esseri. Non vi è nulla, mobile o immobile, che possa esistere senza di Me.
40. "O Parantapa, le manifestazioni dei Miei divini attributi (vibhuti) sono illimitate. La Mia breve esposizione è solo un semplice accenno ai Miei poteri infiniti.
41. "Sappi che qualunque essere operi miracoli, possieda vera prosperità e sia dotato di grande valore, è la manifestazione di una particella del Mio splendore.
42. "Ma a che ti può servire – o Arjuna – la conoscenza di tutti questi particolari? (Sappi semplicemente che) Io, l’Immutabile ed Eterno, sostengo e permeo l’intero universo con un solo frammento del Mio Essere".
Qui finisce il decimo capitolo chiamato "Vibhuti-yoga"
"Lo Yoga delle Manifestazioni Divine"
 
CAPITOLO XI – La Visione della Forma Universale
Arjuna disse:
1. "Pieno di compassione, Tu mi hai rivelato la saggezza segreta del vero Sé, bandendo così la mia illusione.
2. "Tu – (Krishna) Occhi di Loto – mi hai parlato estesamente dell’origine e della dissoluzione di tutti gli esseri, e della Tua eterna sovranità.
3. "Così invero Ti sei proclamato a me, o Signore Supremo! Tuttavia desidero ardentemente vederTi nella Tua Forma Divina (Ishvarica), o Purushottama.
4. "O Maestro, Signore degli Yogi! Se mi ritieni capace di vederLo, mostrami il Tuo Sé Infinito". Il Signore Beato disse.
5. "Guarda, o Partha, le Mie forme divine, a centinaia, a migliaia – di svariati colori e d’ogni genere!
6. "Guarda gli Aditya, i Vasu, i Rudra, i gemelli Ashvin, i Marut e molte altre cose meravigliose mai viste prima!
7. "O Conquistatore del Sonno! Guarda ora riuniti nel Mio Corpo Cosmico tutti i mondi, tutto ciò che si muove o è immobile, e qualunque altra cosa desideri vedere.
8. "Ma tu non puoi vederMi con occhi mortali. Perciò ti concedo la vista divina. Guarda il potere supremo del Mio yoga!".
Sanjaya disse (a re Dhritarashtra):
9. Con queste parole Hari, l’eccelso Signore dello Yoga, mostrò ad Arjuna la Sua Completa Manifestazione, la Forma Cosmica di Ishvara.
10- 11. (Arjuna vide) la multiforme e meravigliosa Presenza della Divinità – infinita nelle forme, splendente in ogni direzione dello spazio, onnipotenza onnipervadente, adorna d’innumerevoli abiti, ghirlande e ornamenti celesti, con in pugno armi divine, fragrante di ogni amabile essenza, con occhi e bocche dappertutto!
12. Se un migliaio di soli apparissero simultaneamente nel cielo, fiocamente la loro luce potrebbe rassomigliare allo splendore di quel potente Essere!
13. Dimorando nella forma infinita del Dio degli dèi, Arjuna vide l’intero universo con tutte le sue variegate manifestazioni.
14. Allora Dhananjaya, pieno di stupore e con i peli ritti, con le mani giunte (in segno di preghiera) e inchinando con reverenza la testa davanti al Signore, così Gli si rivolse: Arjuna disse:
15. "Amato Signore, Adorato dagli dèi! Vedo il Tuo corpo che sostiene tutti gli esseri incarnati, i grandi veggenti e gli innumerevoli angeli-santi divini. Dimorando nel profondo della caverna misteriosa, l’ardente desiderio della natura serpentina, pur feroce e sottile, ora è domato, dimentico del suo gioco mortale. E il Signore Brahma, dio degli dèi, siede al sicuro sul fiore di loto.
16. "Gran Signore dei mondi dal Corpo Cosmico, oh, io Ti vedo dappertutto all’infinito, con innumerevoli braccia, petti, bocche ed occhi! Tuttavia rimango all’oscuro della Tua nascita, del Tuo regno e della Tua presenza qui.
17. "O Dirompente Fiamma Risplendente, o Raggio Accecante! Oggi divampa il Tuo potere concentrato: il Tuo Nome si diffonde ovunque fin nei più remoti recessi abissali. Ornato di una corona di stelle e impugnando lo scettro del potere sovrano, Tu fai girare il disco roteante dell’evoluzione, o Ardente Febo!
18."Tu sei l’Imperituro Brahman, l’Essere Supremo, il Rifugio Cosmico, il Tema della Saggezza, il vero Guardiano dell’Eterno Dharma Tu sei per me l’Antico Purusha!
19. "O Tu senza principio, senza mezzo e senza fine, vedo le Tue infinite braccia al lavoro; i Tuoi occhi onnipresenti fatti di soli e lune e cieli stellati; dalla Tua bocca fuoriescono fiamme vibranti, mentre pronunci Aum, il Tuo Nome Cosmico. Il Tuo innato splendore protegge dal danno e scalda la distante creazione.
20. "O Anima Suprema, lo spazio tra la terra e la casa degli dèi, tutte le direzioni e ogni zolla di terra, tutte le alte dimore e le sfere che le circondano sono da Te pervase, vicino e lontano. E i tre mondi impauriti adorano la Tua forma temibile e meravigliosa.
21. "In Te entrano moltitudini di dèi. Con le mani giunte, timorosi, alcuni pregano per prendere rifugio in Te. Con splendidi inni di ‘pace’, i grandi rishi e i siddha (che hanno attraversato con successo il sentiero spirituale) adorano Te e solo Te!
22. "Gli undici astri del cielo (Rudra); i dodici soli luminosi (Aditya); gli otto Antichi (Vasu), grande lustro delle stelle; i rispettati eremiti (Vishva-deva); le divinità protettrici (Sadhya), agenti dei signori cosmici; i forti principi gemelli (Ashvin), dal valore ben noto; i quarantanove venti (Marut), che legano intimamente l’atomo; gli antichi spiriti tutelari (Ushmapa); moltitudini di Yaksha (spiriti-folletti), semidèi (Gandharva) e demoni (Asura); i Perfetti (Siddha) nel sentiero spirituale, contemplano con meraviglia il Tuo eccelso valore!
23. "Vedo Te – dalle braccia possenti – con innumerevoli bocche e occhi stellati, con infinite mani e gambe adorne di piedi di loto. L’immensa voragine della Tua bocca, con i denti del giorno del giudizio, si spalanca ad ingoiare i mondi intorno che si dissolvono, e lascia in me un puro e gioioso timore reverenziale. Vedendo la Tua immensità tutti i mondi rimangono esterrefatti, ed anch’ io!
24. "Vedendo le profondità dell’immenso vuoto piene di Te, la Tua bocca spalancata e i diversi colori del Tuo fiammeggiante corpo luminoso, sono in cuor mio terrorizzato – o Vishnu – e non trovo né coraggio né pace.
25. "Nelle Tue bocche vedo denti feroci e le fiamme distruttrici del tempo che mi minacciano. Non riconosco le quattro direzioni. Mostrami compassione! Da solo non trovo pace. O Custode Cosmico, Signore degli dèi, Ti prego d’ascoltare le mie umili parole.
26. "I figli dei sensi dominati dall’orgoglio principesco, insieme all’ego, alle abitudini karmiche e ai piaceri materiali, sono in attesa di scagliarsi sui nostri saggi capi; eppure essi guidano la corsa della morte, per cadere e svanire per sempre nella Tua bocca vorace adorna di crudeli denti sgraziati.
27. "Il vincitore e il vinto (il giusto e l’ingiusto, entrambi Tuoi figli) reclamano ancora il Tuo amore; eppure tutti un giorno baceranno la polvere e dormiranno sul suolo comune della terra. Si vedono le teste maciullate di alcuni incastrate fra i Tuoi denti avidi.
28. "Come le onde impetuose dei ruscelli desiderano farsi strada in mezzo a una moltitudine di ondine e scorrere verso L’oceano, così gli eroici rivoli della vita vanno a scontrarsi in una lotta furibonda nella bocca schiumeggiante del Tuo mare di fuoco, dove le scintille della vita danzano in Te.
29. "Come i moscerini incantati dal gioco della bellezza si precipitano guizzanti e incuranti nella fiamma, così i fuochi illusori della passione pretendono di splendere come la Tua luce divina, spronando i mortali a rispondere al richiamo della morte.
30."Dalla Tua bocca fiammeggiante guizzano lingue saettanti che leccano il sangue caldo di forti e deboli. Tu, Dio Goloso, divori con fame infinita. O Vishnu, Tu distruggi i mondi con raggi di fuoco onnipervadenti.
31. "Sii benevolo, o Principio degli dèi! Io desidero veramente conoscere chi sei – Signore Primevo, Forma Terrificante e nello stesso tempo infinitamente buona. Dimmi qual è la Tua volontà sovrana, perché ancora non la conosco". Il Signore Beato disse:
32. "In guisa di Destino Infinito, Io vengo come l’avaro Tempo per cogliere e accogliere nelle Mie ardenti fauci i deboli timorosi, e tutti gli esseri mortali stanchi del mutamento della morte, e con il nettare della Mia vita prepararli ad affrontare impavidi nuove lotte superliori. Anche se tu non uccidessi i tuoi malvagi nemici, un giorno questi guerrieri schierati in battaglia cadranno sicuramente nelle fauci della Mia giustizia.
33 ."Sorgi, svegliati! Sorgi, svegliati! Colpisci a morte i tuoi nemici, fa, prigioniera la carne e cogli la gloria della vittoria partecipando al gioco della battaglia. Goditi la ricchezza del Re della pace, e del regno dei cieli! Ben conosco gli avvenimenti che ha in serbo il mistico futuro; e invero ti dico che molto tempo fa Io ho ucciso i tuoi nemici e questi guerrieri, molto prima che la tua mano-agente potesse sapere (che avrei fatto approdare i tuoi nemici alle buie rive della morte).
34. "Tu sei il Mio strumento; ed è così che attuo i Miei piani nell’universo, servendomi di diversi strumenti. Io ho già ucciso e ancora ucciderò le schiere dei sensi (Drona, Bhishma, Jayadratha, Karna e altri potenti guerrieri), sia tramite te che attraverso i Miei soldati del passato e del futuro!".
Sanjaya disse (a Re Dhritarashtra):
35. Dopo avere ascoltato le parole di Keshava, tremante e intimorito, con le mani giunte in segno di preghiera, Arjuna s’inchinò ancora una volta umilmente e con voce tremula si rivolse a Krishna:
Arjuna disse:
36. "A ragione, Hrishikesha, i mondi sono fieri e felici di cantare la Tua gloria! I demoni, terrorizzati, cercano salvezza fuggendo in tutte le direzioni; mentre le moltitudini dei siddha (esseri perfetti) s’inchinano per adorarTi.
37. "E perché non dovrebbero adorarTi, Spirito Infinito? Poiché Tu sei più grande di Brahma, il Creatore, che è scaturito da Te. O Essere Infinito, Dio degli dèi, Rifugio dell’universo, Tu sei l’Imperituro: il Manifesto, il Non Manifesto e Quello oltre (il Mistero Supremo)!
38. "Tu sei il Dio Primevo, l’Antico Purusha! Tu sei il Rifugio Supremo dei mondi, il Conoscitore e il Conosciuto, la Mèta Suprema! La Tua onnipresenza splende nell’universo – o Tu dalla Forma Illimitata!
39. "O Fluida Vita delle Correnti Cosmiche (Vayu), o Re della Morte (Yama), o Dio del Fuoco (Agni), o Sovrano del Mare e de! Cielo (Varuna), o Signore della Notte (la Luna), o Padre Divino dall’innumerevole progenie (Prajapati), o Grande Antenato di tutti! A Te lode, lode senza fine! A Te rivolgo migliaia di volte i miei saluti!
40. "O Potenza Infinita, o Invincibile Onnipresenza Onnisciente, o Tutto! Io m’inchino a Te davanti e di dietro, m’inchino a Te a sinistra e a destra, m’inchino a Te sopra e sotto, m’inchino a Te che mi avvolgi e mi compenetri dappertutto!
41 – 42. "Inconsapevole della Tua gloria cosmica e considerandoTi come un compagno familiare, spesso mi sono rivolto a Te chiamandoti con audacia ‘Krishna’, ‘Yadava’ e ‘Amico’. Per tutte queste parole, sia dette con incuranza o con affetto, e per qualunque irriverenza possa aver mostrato nei Tuoi confronti – Signore Incrollabile! – durante lo scherzo o a pranzo, mentre camminavamo, sedevamo o riposavamo, da solo con Te o in compagnia di altri – per tutte queste mancanze involontarie, o Incommensurabile, io chiedo perdono.
43. "Tu sei il Padre di tutto, di ciò che si muove e di ciò che non si muove. Nessun altro che Te è degno di essere adorato, o Guru Sublime! Non esiste un altro uguale a Te nei tre mondi. Chi Ti può superare, Signore dalla potenza incomparabile?
44. "Perciò, Signore Adorabile, mi getto ai Tuoi piedi implorando il Tuo perdono. O Signore, perdonami come un padre suo figlio, come un amico un caro amico, come un amante la sua amata!
45. "Colmo di gioia per aver contemplato una visione mai vista prima, la mia mente non è però libera dalla paura. Sii misericordioso con me, o Signore degli dèi, Rifugio dei mondi! Mostrami soltanto la Tua forma divina (del benevolo Vishnu).
46. "Desidero vederTi come prima, come Vishnu con quattro braccia, cinto di corona e con in mano la mazza e il disco. MostraTi di nuovo a me in quella forma, Tu che hai migliaia di braccia e assumi la forma dell’universo"!
Il Signore Beato disse:
47."Pieno di grazia ho esercitato il Mio potere yoga per rivelare a te, Arjuna, la Mia suprema forma originaria, la Mia infinita e radiosa forma universale, che nessun altro ha mai visto prima.
48."Nessun essere mortale – eccetto te, o Grande Eroe dei Kuru – è in grado di contemplare la Mia forma universale. Questa visione non si può ottenere con i sacrifici o la carità né facendo rituali o rigorose austerità né con lo studio dei Veda.
49."Non devi aver timore né essere turbato, vedendo il Mio aspetto terribile. Rimuovendo ogni paura e col cuore colmo di gioia, guarda ancora una volta la Mia forma a te familiare".
Sanjaya disse (a Re Dhritarashtra):
50.Dopo aver parlato così, Vasudeva, il Signore dell’universo, riassunse la forma di Krishna. Riapparendo ad Arjuna in quella forma di grazia, la Grande Anima consolò il Suo devoto intimorito.
Arjuna disse:
51. "O Tu che esaudisci tutti i desideri (Janardana)! Guardando di nuovo la Tua dolce forma umana, la mia mente si acquieta e sento di essere tornato alla mia vera natura".
Il Signore Beato disse:
52. "É davvero molto difficile contemplare la Mia Visione Universale, come tu l’hai vista! Perfino gli dei desiderano continuamente vedere quella Forma.
53. "Essa non viene svelata né attraverso le austerità né con lo studio delle sacre scritture né elargendo doni nè facendo adorazioni e sacrifici formali.
54. "O Terrore dei sensi-nemici! Soltanto con l’indivisa devozione (facendo convergere, mediante lo yoga, tutti i pensieri in un’unica percezione divina) Io posso essere contemplato nella Forma Cosmica in cui Mi hai visto e conosciuto in realtà e infine abbracciato nell’Unità!
55. "O Arjuna, chi agisce soltanto per Me, chi fa di Me la sua mèta suprema, chi s’abbandona con amore a Me, non è attaccato (ai Miei illusori mondi di sogno) e non nutre inimicizia verso alcuno (vedendo Me in tutto) questi entra nel Mio essere!".
Qui finisce l’undicesimo capitolo chiamato "Vishvarupa-darshana-yoga"
"Lo Yoga della visione della Forma Universale"’
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CAPITOLO XII – Bhakti Yoga
Arjuna disse:
1. "Fra quei devoti che Ti adorano con costante fermezza e quelli che adorano l’Imperituro, il Non Manifesto quali sono maggiormente versati nello yoga?".
Il Signore Beato disse:
2. "Coloro che fissando le loro menti su di Me, Mi adorano stando sempre uniti a Me con devozione suprema, sono a Mio parere i perfetti conoscitori dello yoga.
3. "Ma quelli che adorano l’Imperituro, l’Indescrivibile, il Non Manifesto, l’Onnipresente, l’Inconcepibile, l’Immutabile, l’Eterno;
4. "Che hanno soggiogato tutti i sensi, che sono sempre in possesso di equanimità e si dedicano al benessere di tutti gli esseri – invero anch’essi ottengono Me.
5. "Coloro che si prefiggono per mèta il Non Manifesto aumentano le difficoltà; perché per gli esseri incarnati arduo è il sentiero che porta all’Assoluto.
6 – 7. "Ma quelli che Mi adorano, abbandonando a Me tutte le attività (pensandoMi come l’unico Autore delle azioni), contemplandoMi con uno yoga totale ed esclusivo – rimanendo assorti in Me – invero, Figlio di Pritha, per questi che hanno la coscienza fissa in Me Io divento ben presto il Salvatore che li tira fuori dall’oceano delle nascite mortali.
8. "Immergi la tua mente soltanto in Me, concentra su di Me la tua percezione discriminativa, e al di là di ogni dubbio dimorerai eternamente in Me.
9. "O Dhananjaya, se non fossi capace di tenere ferma la tua mente su di Me, cerca allora di raggiungerMi con la pratica costante dello yoga.
10. "Se però non fossi capace di praticare yoga con continuità, dedicati con diligenza a compiere azioni pensando a Me. Anche impegnandoti nelle attività per amor Mio otterrai il supremo successo divino.
11. "Se non riuscissi a fare neppure questo, allora, rimanendo attaccato a Me come tuo Rifugio, rinuncia ai frutti di tutte le azioni mentre continui a sforzarti di ottenere l’autocontrollo.
12. "Invero la saggezza (nata dalla pratica yoga) è superiore alla pratica (meccanica) dello yoga; la meditazione è più desiderabile del possesso della conoscenza (teorica); la rinuncia ai frutti delle azioni è meglio (degli stati iniziali) della meditazione. la rinuncia ai frutti delle azioni è seguita immediatamente dalla pace.
13 – 14. "Chi è libero dall’odio verso tutte le creature ed è amichevole e compassionevole verso tutti; chi è privo della coscienza di "Io e mio" e di possessività; chi è equanime nella sofferenza e nella gioia; paziente e misericordioso, sempre contento; chi pratica regolarmente yoga, sforzandosi costantemente di conoscere il Sé e unirsi allo Spirito; chi è in possesso di ferma determinazione, con la mente e la discriminazione abbandonate a Me questi è Mio devoto, e Mi è caro.
15. "L’individuo che non crea disturbo nel mondo e che non può essere disturbato dal mondo, che è libero da esultanza, gelosia, paura e ansietà – anche questi Mi è caro.
16. "Chi è libero dai desideri mondani, chi è puro (nel corpo e nella mente), chi è sempre pronto (ad agire), chi rimane indifferente e non turbato dalle circostanze, chi ha rinunciato a tutte le imprese piacevoli (iniziate dall’ego) – questi è Mio devoto, e Mi è caro.
17. "Chi non sente né gioia né avversione verso le cose tristi e piacevoli (della vita), chi è libero da dolori e desideri, chi ha bandito (la coscienza relativa di) bene e male, e chi è intensamente devoto – questi Mi è caro.
18 – 19. "Chi è ugualmente tranquillo davanti ad amici e nemici, (ricevendo) adorazione e insulti, e durante le esperienze di caldo e freddo e di piacere e sofferenza; chi ha rinunciato all’attaccamento, considerando allo stesso modo lode e biasimo; chi è tranquillo e contento con qualunque cosa, non attaccato alla vita di casa, ed ha una natura calma e piena di devozione – questi Mi è caro.
20. "Ma quelli che perseguono con fede (shraddha) questa religione (dharma) immortale, come ho detto prima, colmi di devozione e supremamente assorti in Me – questi devoti Mi sono estremamente cari".
Qui finisce il dodicesimo capitolo chiamato "Bhakti-yoga"
"Lo Yoga della Devozione."
 
* * *
 
CAPITOLO XIII – Il Campo e il Conoscitore del Campo
Arjuna disse:
"O Keshava, desidero sapere di Prakriti (l’intelligente Madre Natura) e di Purusha (Dio Padre trascendente); dello kshetra (il ‘campo’ del corpo) e dello kshetrajna (l’anima o conoscitore del ‘campo’); della conoscenza e di Quello che dev’essere conosciuto".
Il Signore Beato disse:
1. "Figlio di Kunti, coloro che conoscono la verità chiamano il corpo kshetra (il ‘campo’ in cui si semina e si raccoglie buono e cattivo karma); allo stesso modo chiamano kshetrajna (anima) ciò che conosce il campo.
2. "O Discendente di Bharata, sappi anche che Io sono lo Kshetrajna (Colui che percepisce) in tutti gli kshetra (i corpi emanati dal principio cosmico creativo e dalla Natura). Per Me la comprensione di kshetra e kshetrajna costituisce la vera saggezza.
3. "Ora ti dirò in breve dello kshetra, dei suoi attributi, del suo principio di causa ed effetto, delle sue influenze che causano modificazioni, ed anche chi è Lui (lo Kshetrajna) e qual è la natura dei Suoi poteri.
4. "(Queste verità) sono state chiaramente celebrate dai Rishi in molti modi; in vari canti nei Veda e nelle convincenti analisi piene di logica degli aforismi su Brabman (i ‘Brahma Sutra).
5. "Brevemente descritto, lo kshetra e le sue modificazioni sono composte dal Non Manifesto (Mula-Prakriti, la Natura indifferenziata), dai cinque elementi cosmici, dai dieci sensi e dalla mente, dall’intelligenza (buddhi), dall’egoismo, dai cinque oggetti dei sensi;
6. "Da desiderio, odio, piacere e dolore; dall’aggregazione (il corpo, che è una combinazione di forze diverse), dalla coscienza e dalla persistenza.
7. "(Il saggio è contraddistinto da) umiltà, mancanza d’ipocrisia, non violenza, clemenza, rettitudine, servizio al guru, purezza di mente e corpo, fermezza e auto-controllo;
8. "Indifferenza verso gli oggetti dei sensi, assenza di egoismo, comprensione delle sofferenze e dei mali (impliciti nella vita mortale): nascita, malattia, vecchiaia e morte;
9. "Non attaccamento, non identificazione del Sé con cose come figli, moglie e casa; costante equanimità in tutte le circostanze desiderabili e indesiderabili;
10. "Incrollabile devozione a Me mediante lo yoga della non-separazione; vivere in luoghi solitari, evitare la compagnia delle persone mondane;
11. "Perseveranza nella conoscenza del Sé e percezione intuitiva dello scopo di ogni sapere. Tutte queste qualità costituiscono la saggezza; (le qualità) ad esse opposte costituiscono l’ignoranza.
12. "Ti dirò di Quello che dev’essere conosciuto, perché tale conoscenza dà l’immortalità. Ascolta del Brahman Supremo senza principio – Colui che non è chiamato né esistente (sat) né inesistente (asat).
13. "Egli è presente nel mondo, avvolgendo tutto le Sue mani e i Suoi piedi sono dappertutto; i Suoi occhi e le Sue orecchie sono da tutte le parti, le Sue bocche e le Sue teste sono ovunque;
14. "Splendente in tutte le funzioni dei sensi e tuttavia trascendente i sensi; non attaccato alla creazione e tuttavia il Sostegno di tutto; libero dai guna (le tre qualità della Natura) e tuttavia Colui che ne gode.
15. "Egli è dentro e fuori tutto ciò che esiste, l’animato e l’inanimato; Egli è nel contempo vicino e lontano; impercettibile a causa della Sua sottigliezza.
16. "Egli – l’Uno Indivisibile – appare come innumerevoli esseri. Egli sostiene e distrugge le loro forme, e poi le crea di nuovo.
17. "Luce di tutte le Luci, al di là dell’oscurità; Conoscenza stessa, Quello che dev’essere conosciuto, la Mèta di ogni sapere, Egli dimora nei cuori di tutti.
18. "Ho descritto brevemente il Campo, la natura della saggezza e l’Oggetto della saggezza. Conoscendo queste cose, il Mio devoto entra nel Mio essere.
19. "Sappi che Purusha e Prakriti sono entrambi senza principio; sappi anche che tutte le modificazioni e le qualità (guna) nascono da Prakriti.
20. "Della creazione del corpo e degli strumenti (i sensi), Prakriti è la causa. Dell’esperienza di gioia e dolore, il Purusha è la causa.
21. "Il Purusha coinvolto da Prakriti fa esperienza dei guna nati dalla Natura. L’attaccamento alle tre qualità di Prakrìti causa l’incarnazione dell’anima in buoni e cattivi grembi.
22. "Il Supremo Purusha, trascendente ed esistente nel corpo, è lo Spettatore distaccato, Colui che dà il consenso e che ne gode, il Sostenitore, il Gran Signore ed anche il Sé Supremo.
23. "Qualunque sia il suo modo di vita, chi realizza in tal modo il Purusha e la triplice natura di Prakriti non sarà più soggetto alla rinascita.
24. "Per vedere il Sé nel sé (l’ego purificato) mediante il sé (la mente illuminata), alcuni seguono il sentiero della meditazione, altri il sentiero della conoscenza e altri ancora il sentiero dell’azione disinteressata.
25. "Altri ancora, ignoranti delle tre vie principali, ascoltano le istruzioni del guru. Seguendo il sentiero dell’adorazione, considerando gli antichi insegnamenti come il Supremo Rifugio, anche questi ottengono l’immortalità.
26. "O Migliore dei Bharata! Sappi che tutto ciò che esiste – ogni essere, ogni oggetto, la creazione animata e inanimata – nasce dall’unione di Kshetra e Kshetrajna (Natura e Spirito).
27. "Vede realmente chi percepisce il Signore Supremo presente ugualmente in tutte le creature, l’Imperituro nel transitorio.
28. "Chi è consapevole dell’onnipresenza di Dio non ferisce il Sé con il sé. Quest’uomo raggiunge la Mèta Suprema.
29. "Percepisce la verità chi vede che tutte le azioni sono fatte interamente da Prakriti soltanto e non dal Sé, che non agisce.
30. "Quando un uomo vede che tutti gli esseri separati esistono nell’Uno, che Si è espanso nei molti, allora si fonde con Brahman.
31. "O Figlio di Kunti! Siccome il Sé Supremo e Immutabile è senza principio e senza attributi (guna), non compie azioni e non ne viene influenzato, anche quando dimora nel corpo.
32. "Come l’etere onnipervadente, per la sua essenza sottile, è al di là di ogni contaminazione – similmente il Sé, pur presente ovunque nel corpo, è sempre immacolato.
33. "O Bharata! Come il sole illumina da solo il mondo intero, così il Signore del Campo (Dio e il Suo riflesso, l’anima) illumina il campo intero (la Natura e la ‘piccola natura’ del corpo).
34. "Entrano nel Supremo coloro che percepiscono con l’occhio della saggezza la distinzione tra Kshetra e Kshetrajna, e anche coloro che conoscono il metodo per liberare gli esseri da Prakriti.
Qui finisce il tredicesimo capitolo chiamato "Kshetra-kshtrajna-vibhaga-yoga"
"Lo Yoga delta Distinzione fra il Campo e il Conoscitore del Campo"
 

Bhagavad Gita (2 parte)

 
 
CAPITOLO VI – Lo Yoga della Meditazione
Il Signore Beato disse:
1. "Vero rinunciante e vero yogi è chi compie le azioni spirituali (karma) e quelle che costituiscono il suo sacro dovere (karyam) senza desiderarne i frutti – non colui che non compie la cerimonia del fuoco (il sacrificio) né chi abbandona l’azione.
2. "Comprendi, o Pandava, che ciò che (nelle sacre scritture) viene chiamata rinuncia non è altro che lo yoga; perché chi non ha rinunciato alla motivazione egoistica (sankalpa) non può essere uno yogi.
3. "Per il muni che desidera ascendere, l’azione meditativa (karma) che porta all’unione divina (yoga) è detta la ‘sua via’. Quando ha raggiunto la perfezione nello yoga, l’inazione è detta la ‘sua via’.
4. "Chi ha vinto l’attaccamento agli oggetti dei sensi e alle azioni, chi è libero dalle fantasticherie istigate dall’ego – di costui si dice che ha realizzato la salda unione dell’anima con lo Spirito.
5. "Un uomo deve innalzare il sé (ego) con il sé; e non degradare il sé. Invero il sé è suo amico, e il sé è su nemico.
6. "Per colui il cui sé (ego) è stato conquistato dal Sé (l’anima), il Sé è l’amico del sé. Ma verso il sé che non è sotto controllo, il Sé si comporta in maniera ostile, come un nemico.
7. "Il saggio tranquillo e vittorioso sul sé (ego) è sempre pienamente stabilito nel Supremo Sé, sia che incontri caldo o freddo, piacere o dolore, lode o biasimo.
8. "Lo yogi beatamente assorto nella verità e nella realizzazione del Sé è indissolubilmente unito (allo Spirito). Imperturbabile, conquistatore dei suoi sensi, egli guarda con occhio equanime una zolla di terra, una pietra e l’oro.
9. "È uno yogi eccelso chi guarda con mente equanime tutti gli uomini: benefattori, amici, nemici, stranieri, mediatori, esseri odiosi, parenti, peccatori e santi.
10. "Libero dalle speranze dei desideri e dalle brame possesso, con il cuore e la mente controllati dall’anima (per mezzo della concentrazione yoga), ritirandosi da solo in un posto tranquillo, lo yogi deve cercare costantemente di unirsi all’anima.
11. "Il seggio dello yogi dev’essere fermo (non vacillante), posto in un luogo pulito, né troppo alto né troppo basso, e ricoperto prima d’erba kusha, poi da una pelle (di tigre o di daino) e infine da una stoffa.
12. "Seduto su questo seggio, concentrando la mente su un punto, e controllando le attività della facoltà immaginativa (citta, il potere di creare immagini mentali) e i sensi, che egli pratichi lo yoga per la purificazione del sé.
13. "Tenendo la schiena, il collo e la testa fermamente dritti e immobili, lo yogi concentri i suoi occhi sul punto d’origine del naso (tra le due sopracciglia); che egli non guardi intorno in varie direzioni.
14. "Sereno e impavido, fermo nel voto di brahmacharya (castità e autodisciplina), con la mente controllata e i pensieri rivolti a Me, lo yogi deve sedere meditando su di Me come Mèta Suprema.
15. "Lo yogi padrone di sé, la cui mente è totalmente sotto controllo, dedicandosi alla continua unione meditativa con lo Spirito, ottiene la pace del Mio essere: la liberazione (nirvana) finale.
16. "O Arjuna, la persona golosa e quella che mangia troppo poco, la persona che abitualmente dorme troppo e quella che dorme troppo poco nessuna di queste ottiene successo nello yoga.
17. "Colui che mangia, riposa, lavora, dorme e rimane sveglio con la giusta moderazione, scoprirà che lo yoga è il distruttore della sofferenza.
18. "Quando il citta (sentimento) è completamente sotto controllo e dimora serenamente nel Sé, si dice che lo yogi – libero dall’attaccamento ai desideri – è unito a Dio.
19. "Nel caso dello yogi che ha conquistato il suo citta (simpatie e antipatie emozionali) con la pratica della meditazione sul Sé, si può usare la similitudine di una fiammella di luce non tremolante posta in un luogo senza vento.
20. "Lo stato di completa tranquillità del citta (la mente emotiva), ottenuto con la meditazione yoga, in cui il sé (ego) si percepisce come Sé (anima) ed è appagato (stabilito) nel Sé;
21. "Lo stato in cui l’incommensurabile beatitudine che trascende i sensi viene percepita dall’intelligenza intuitiva risvegliata, e in cui lo yogi si stabilisce per non esserne più rimosso;
22. "Quello stato che, una volta realizzato, lo yogi considera come il tesoro più prezioso di tutti; e stabilito nel quale, egli è immune anche al più forte dolore;
23. "Quello stato libero da dolore è chiamato yoga. Perciò la pratica dello yoga dev’essere intrapresa con determinazione e con cuore impavido.
24. "Abbandonando senza riserva tutti i desideri nati dai sankalpa (pensieri+immaginazione) e controllando totalmente – solo con la mente – gli organi e i poteri dei sensi, e il loro contatto con gli oggetti materiali onnipresenti;
25. "Con la discriminazione intuitiva piena di pazienza, con la mente assorta nell’anima, liberando la mente da tutti i pensieri, lo yogi otterrà gradualmente la tranquillità.
26. "Ogni volta che per qualsiasi ragione la mente instabile e agitata esce fuori strada, che lo yogi la ritiri dalle distrazioni e la riporti sotto l’esclusivo controllo del Sé.
27. "Lo yogi che ha calmato del tutto la mente – che ha controllato le passioni liberandole da ogni impurità ed è diventato uno con lo Spirito – invero ha realizzato la beatitudine suprema.
28. "Liberato da tutte le impurità, impegnando senza tregua la mente nella pratica dello yoga, lo yogi ottiene facilmente la beatitudine dell’essere assorbito nello Spirito.
29. "Con l’anima unita allo Spirito dallo yoga, con visione equanime verso tutti gli esseri, lo yogi vede il suo Sé (unito allo Spirito) in tutte le creature e tutte le creature nello Spirito.
30. "Chi Mi percepisce ovunque e vede tutte le cose in Me non Mi perde mai di vista, né Io perdo mai di vista lui.
31. "Rimane per sempre in Me lo yogi che, ancorato nell’unità divina qualunque sia il suo modo di vita, Mi realizza presente in tutti gli esseri.
32. "O Arjuna, lo yogi migliore è colui che, sia nel dolore che nel piacere, sente per gli altri esattamente ciò che sente per se stesso".
Arjuna disse:
33. "O Madhusudana, a causa della mia agitazione non vedo l’effetto permanente e durevole dello yoga dell’equanimità che mi hai insegnato.
34. "Invero la mente è agitata, turbolenta, possente e ostinata! O Krishna, io considero la mente difficile da controllare come il vento!".
Il signore Beato disse:
35. "Eroe dal Braccio Possente! Senza dubbio la mente è agitata e difficile da controllare; ma con la pratica (dello yoga) e il non-attaccamento può essere controllata.
36. "Questo è il Mio credo: lo yoga è difficile da realizzare per l’uomo che non sa controllarsi; ma chi è controllato e fa lo sforzo con i metodi giusti, riuscirà a realizzarlo".
Arjunà disse:
37. "Che cosa accade, o Krishna, a chi non riesce nello yoga – a chi ha cercato devotamente di meditare, ma non è riuscito a controllarsi perché la sua mente s’è smarrita durante la pratica yoga?
38. "Forse lo yogi perisce come una nuvola lacerata se non trova la via a Brahman – non trovando rifugio in Lui e rimanendo immerso nell’illusione, uscito fuori strada da entrambe le vie (quella dell’unione Divina e delle giuste attività)?
39. "Rimuovi per sempre tutti i miei dubbi, Krishna, perché nessuno tranne Te può dissipare le mie incertezze".
Il Signore Beato disse:
40. "Arjuna, figlio Mio, per chi fa buone azioni non vi e mai distruzione. Sia in questo mondo che nell’aldilà, egli non cade in una brutta condizione!
41. "Avendo guadagnato l’ingresso al mondo dei giusti, uno yogi decaduto vi rimane per innumerevoli anni; quindi rinasce (sulla terra) in una casa pura e prospera.
42. "Oppure può reincarnarsi in una famiglia di yogi illuminati; ma una tale nascita è veramente difficile da ottenere in questo mondo!
43. "Là riacquista la discriminazione yoga ottenuta nell’esistenza precedente e si sforza ancora più strenuamente per il successo spirituale.
44. "Il potere della precedente pratica yoga è sufficiente a spingere lo yogi avanti sul sentiero. Un sincero studente della stessa teoria yoga è più avanzato di chi segue i riti esterni delle sacre scritture.
45. "Seguendo con diligenza la sua via, guadagnando la perfezione con gli sforzi di molte nascite, lo yogi viene purificato dal peccato e infine entra nella Beatitudine Suprema.
46. "Lo yogi è considerato più grande degli asceti che disciplinano il corpo; più grande anche di coloro che seguono il sentiero della saggezza (jnana yoga) e il sentiero dell’azione (karma yoga). Perciò sii uno yogi, o Arjuna!
47. "E di tutti gli yogi, colui che con devozione è assorto in Me, con l’anima immersa in Me, questi considero il più equilibrato".
Qui finisce il sesto capitolo chiamato "Dhyana Yoga" "Lo Yoga della Meditazione"
 
* * *
 
CAPITOLO VII – Conoscenza e Realizzazione
Il Signore Beato disse:
1. "Ascolta, Partha, come assorbendo la tua mente in Me, prendendo rifugio in Me e seguendo il sentiero dello yoga – tu Mi realizzerai al di là di ogni dubbio, completamente (conoscendoMi con tutti i Miei poteri e attributi).
2. "Ti parlerò senza omissioni sia della conoscenza teorica che della saggezza che si può avere solo con la realizzazione intuitiva e, conoscendo la quale, nulla in questo mondo ti rimarrà da conoscere.
3. "Tra migliaia di uomini, forse uno si sforza d’ottenere la perfezione spirituale; e tra i benedetti ricercatori che si sforzano assiduamente di raggiungerMi, forse uno Mi percepisce come sono.
4. "La Mia prakriti (natura manifesta) ha un’ottuplice divisione: terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente sensoriale (manas), intelligenza (buddhi) ed egoismo (ahamkara).
5. "Questa è la Mia natura inferiore (apara prakriti). Comprendi però – o Eroe dal Braccio Possente – che la Mia natura superiore (para Prakriti) è il jiva, il principio dell’autocoscienza e della vita che sostiene il cosmo.
6. "Sappi che le Mie due nature, la pura e l’impura prakriti, costituiscono la matrice di tutti gli esseri. Io sono l’origine e la dissoluzione dell’intero universo.
7. "O Dhananjaya, non v’è nulla superiore a Me o al di là di Me. Tutte le cose (creature e oggetti) sono legate a Me come le perle di una collana al loro filo.
8. "O Figlio di Kunti, Io sono la fluidità nelle acque; sono la luce nel sole e nella luna; sono l’Aum (pranava) nei Veda; il suono nell’etere e la virilità negli uomini.
9. "Io sono la dolce fragranza che emana dalla terra; sono la luminosità nel fuoco. Sono la vita in tutte le creature e l’autodisciplina negli asceti.
10. "Sappi, o Partha, che Io sono l’eterno seme di tutte le creature! Io sono l’intelletto dell’intelligente e lo splendore degli esseri vitali.
11. "Tra i possenti, o Migliore dei Bharata, sono il potere libero dal desiderio e dall’attaccamento. Negli uomini, sono il desiderio che è in armonia con il dharma (giustizia).
12. "Sappi che tutte le manifestazioni di sattva (bene), rajas (attività) e tamas (male) emanano da Me. Ma nonostante siano in Me, Io non sono in esse.
13. "Ingannate dai tre guna della Natura, le persone del mondo non percepiscono Me, che sono immutabile e al di là di tutte le qualità.
14. "È davvero difficile andare oltre l’influenza della Mia divina illusione cosmica, permeata dai tre guna. Solo quelli che prendono rifugio in Me (l’Ipnotizzatore Cosmico) diventano liberi dal potere dell’illusione.
15. "I più bassi tra gli uomini, i malfattori, gli sciocchi illusi, la cui discriminazione è stata rapita da maya (illusione), seguono il sentiero degli esseri demoniaci, non riuscendo a prendere rifugio in Me.
16. "O Arjuna, quattro tipi di uomini virtuosi Mi adorano, cioè: gli afflitti, coloro che cercano la saggezza, coloro che bramano la prosperità qui e nell’aldilà, e i saggi.
17. "Primo tra questi è il saggio, sempre fermo e costante nella sua devozione. Infatti Io sono estremamente caro al saggio, ed egli è estremamente caro a Me.
18. "Tutti questi (quattro tipi di) uomini sono nobili, ma considero il saggio come il Mio Stesso Sé. Perché con mente ferma egli è stabilito solo in Me come sua mèta suprema.
19. "Dopo molte incarnazioni, un saggio Mi raggiunge, realizzando che ‘tutto è Vasudeva’ (il Signore onnipervadente)! È difficile trovare una grande anima così illuminata.
20. "Guidati dalle proprie inclinazioni, con la discriminazione rubata da questo o quel desiderio, seguendo questo o quel rito, gli uomini cercano le divinità minori.
21. "Qualunque sia la forma (Dio-incarnato, un santo o una divinità) che un devoto si sforza d’adorare con fede, sono Io che rendo ferma la sua devozione.
22. "Assorto in quella devozione, impegnato ad adorare quella forma, il devoto ottiene i frutti dei suoi desideri. Ma in verità quelle realizzazioni sono concesse soltanto da Me.
23. "Gli uomini di poca conoscenza (che adorano divinità inferiori) ricevono risultati limitati. I devoti degli dèi vanno agli dèi; i Miei devoti vengono a Me.
24. "Non comprendendo il Mio stato supremo, la Mia natura immutabile e indescrivibile, gli uomini privi di saggezza pensano che Io, il Non Manifesto, assuma una manifestazione (come un mortale che prende una forma).
25. "Apparentemente eclissato dalla Mia yoga-maya (l’illusione nata dalle tre qualità presenti in Natura), non sono visto dagli uomini. Il mondo illuso e confuso non conosce Me, che sono Senza Nascita e Imperituro.
26. "O Arjuna, Io conosco tutte le creature del passato, del presente e del futuro; ma nessuno conosce Me.
27. "O Discendente di Bharata, al momento della nascita tutte le creature sono immerse nell’ignoranza illusoria (moha) dall’ingannevole apparenza delle coppie di opposti, che scaturiscono da desiderio e avversione.
28. "Ma gli uomini virtuosi, con i peccati rimossi, e non più soggetti alle illusioni delle coppie di opposti, Mi adorano con ferma determinazione.
29. "Coloro che cercano la liberazione dalla vecchiaia e dalla morte prendendo rifugio in Me conoscono Brahman (l’Assoluto), tutta la realtà dell’Adhyatma (l’anima) e tutti i segreti del karma.
30. "Coloro che Mi percepiscono nell’adhibhuta (il fisico), nell’adhidaiva (l’astrale) e nell’adhiyajna (lo spirituale) con il cuore unito all’anima, continueranno a percepirMi anche al momento della morte".
Qui finisce il settimo capitolo chiamato "Jnana-vijnana-yoga"
"Lo Yoga della Conoscenza e della Realizzazione"
 
* * *
CAPITOLO VIII – L’Assoluto Imperituro
Arjuna disse:
1. "O Purushottama! Ti prego di dirmi che cos’è Brahman (lo Spirito). Cos’è l’adhyatma (la coscienza creativa kutastha che sta alla base di tutte le manifestazioni e che esiste come le anime di tutti gli esseri dell’universo)? E cos’è il karma (le azioni cosmiche e meditative che nascono da Aum)? Cos’è l’adhibhuta (la coscienza immanente nelle creature e nell’universo fisico)? E cos’è l’adhidaiva (la coscienza manifestata nei corpi astrali e nell’universo astrale)?
2. "O Madhusudana! Che cos’è l’adhiyajna (lo Spirito Supremo che crea e conosce), e in che modo l’adhiyajna è presente (come anima) nel corpo? E come, al momento della morte, Tu devi essere conosciuto dall’auto-disciplinato?".
Il Signore Beato rispose:
3. "Lo Spirito Supremo e Imperituro è Brahman. La Sua manifestazione indifferenziata (come Kutastha Chaitanya e come anima individuale) è chiamata adhyatma. L’Aum (Vibrazione Cosmica o Visarga) che causa la nascita, la crescita e la dissoluzione di tutti gli esseri e delle loro varie nature, è chiamato karma (azione cosmica).
4. "O Migliore degli Incarnati! L’adhibhuta è la base dell’esistenza fisica; ì’adhidaiva è la base dell’esistenza astrale; ed Io, lo Spirito dentro il corpo e il cosmo, sono l’Adhiyajna (la Causa Prima, il Grande Sacrificatore, il Creatore e Conoscitore di tutto).
5. "Entra infine nel Mio Essere chi, al momento del trapasso, quando abbandona il corpo, pensa soltanto a Me. Questo è vero a’ di là di ogni dubbio.
6. "Figlio di Kunti! Il pensiero con il quale un morente lascia il corpo determina – per la sua lunga persistenza in esso – il suo prossimo stato d’esistenza.
7. "Perciò ricordaMi sempre e impegnati nella battaglia dell’attività! Abbandona a Me la tua mente e il tuo intelletto! Così verrai senza dubbio a Me.
8. "O Partha! Raggiunge il Supremo Signore Risplendente la persona la cui mente, resa stabile dalla pratica yoga, è fermamente concentrata sul pensiero di Lui.
9 – 10 "Al momento della morte uno yogi raggiunge il Supremo Signore Risplendente se, grazie al potere dello yoga, fa passare con amore la sua forza vitale fra le sopracciglia (la sede dell’occhio spirituale) e fissa con fermezza la sua mente sull’Essere che splende come il sole, oltre le illusioni delle tenebre – l’Uno la cui forma è inimmaginabile, più sottile dell’atomo più sottile, il Sostegno di tutto, il Grande Sovrano, eterno ed onnisciente.
11. "Ti dirò in breve qual è il metodo per ottenere Quello che i veggenti vedici chiamano l’Imperituro, Quello che è realizzato dai rinuncianti liberi da attaccamenti, Quello desiderando il quale essi conducono una vita di autodisciplina.
12 – 13. "Chi chiude le nove aperture del corpo, chi raccoglie la mente nel centro del cuore, chi concentra tutta la forza vitale nel cervello – chi è in tal modo impegnato nella pratica costante dello yoga, stabilendosi in Aum, il Verbo Santo di Brahman, e ricordando Me (lo Spirito) al momento della sua uscita finale dal corpo, raggiunge la Mèta Suprema.
14. "O Partha! Mi raggiunge facilmente lo yogi che con aspirazione sincera Mi ricorda costantemente tutti i giorni, con la mente focalizzata soltanto su di Me.
15. "Dopo avere realizzato Me (Spirito), i Miei nobili devoti raggiungono la perfezione suprema; essi non sono più soggetti ad ulteriori rinascite in questa dimora di dolore e transitorietà.
16. "Gli yogi non ancora liberi dal mondo tornano di nuovo (nel mondo) perfino dall’alta sfera di Brahma (dall’unione con Dio in samadhi). Ma entrando in Me, o Arjuna, non vi è più rinascita.
17. "Sono veri conoscitori del ‘giorno’ e della ‘notte’ coloro che comprendono il Giorno di Brahma, che dura mille cicli (yuga), e la Notte di Brahma, che dura pure mille cicli.
18. "All’alba del Giorno di Brahma tutta la creazione, rinata, emerge dallo stato di non manifestazione; al calare della Notte di Brahma tutta la creazione sprofonda nel sonno della non manifestazione.
19. "O Partha, la stessa moltitudine di uomini rinasce di continuo senza poter far nulla. La loro serie di incarnazioni cessa all’arrivo della Notte, e poi riappare al sorgere del Giorno.
20. "Ma trascendente questo stato di non manifestazione (dell’essere fenomenico) esiste il vero Non Manifesto, l’Immutabile, l’Assoluto, che non è toccato dai cicli della dissoluzione cosmica.
21. "Questo Assoluto Non Manifesto e Imperituro è stato chiamato la Mèta Suprema. Quelli che realizzano il Mio stato supremo non sono più soggetti alla rinascita.
22. "O Partha, l’Essere Supremo Non Manifesto è raggiungibile con una devozione sincera e totale. Lui solo, l’Onnipresente, è la Dimora di tutte le creature.
23. "Adesso, o Bharata, ti parlerò del sentiero attraversando il quale, al momento della morte, gli yogi ottengono la libertà; e anche del sentiero in cui vi è rinascita.
24. "Il fuoco, la luce, il giorno, la quindicina ascendente del mese lunare, i sei mesi in cui il corso del sole è al nord – seguendo questo sentiero al momento della morte, i conoscitori di Dio (Brahman) vanno a Dio.
25. "Il fumo, la notte, la quindicina discendente del mese lunare, i sei mesi in cui il corso del sole è al sud – chi segue questo sentiero ottiene solo la luce lunare e poi torna sulla terra.
26. "Queste due vie per uscire dal mondo sono considerate eterne. La via della luce porta alla liberazione, la via delle tenebre alla rinascita.
27. "Nessuno yogi che conosce le due vie cade mai nell’illusione (di seguire la via delle tenebre). Perciò, o Arjuna, mantieniti sempre fermo e costante nello yoga.
28. "Chi conosce la verità sulle due vie ottiene un merito infinitamente superiore a quello derivato dallo studio delle sacre scritture, dai sacrifici, dalle austerità e dall’offerta di doni. Quello yogi raggiunge la sua Origine Suprema".
Qui finisce l’ottavo capitolo chiamato "Akshara-brahma-yoga"
"Lo Yoga dell’Assoluto Imperituro"
 

Bhagavad Gita (Testo Sacro)

 

Induismo

Induismo

Bhagavad Gita

Il Canto del Beato

Indice Selezionabile:

Introduzione alla "Bhagavad Gita"

Significato dei Nomi usati nella Bhagavad Gita

CAPITOLO I – Il Dolore di Arjuna

CAPITOLO II – Sankhya Yoga

CAPITOLO III – Karma Yoga

CAPITOLO IV – Jnana Yoga

CAPITOLO V – Lo Yoga della Rinuncia

CAPITOLO VI – Lo Yoga della Meditazione

CAPITOLO VII – Conoscenza e Realizzazione

CAPITOLO VIII – L’Assoluto Imperituro

CAPITOLO IX – La Scienza e il Mistero Regale

CAPITOLO X – Le Manifestazioni Divine

CAPITOLO XI – La Visione della Forma Universale

CAPITOLO XII – Bhakti Yoga

CAPITOLO XIII – Il Campo e il Conoscitore del Campo

CAPITOLO XIV – I Tre Guna

CAPITOLO XV – Purushottama – L’Essere Supremo

CAPITOLO XVI – Il Divino e il Demoniaco

CAPITOLO XVII – I Tre Tipi di Fede

CAPITOLO XVIII – La Liberazione attraverso La Rinuncia

INTRODUZIONE ALLA "BHAGAVAD GITA"

di Guido Da Todi

Il "Canto del Beato" rappresenta – senza ombra di dubbio – uno dei testi più sacri e sbalorditivi dell’intera umanità storica. Intanto, perchè esso offre non già un’indicazione di Dio, ma la Sua visione completa, a chi sappia abbandonarsi completamente ai fremiti di rivelazione che vengono, ivi, esposti.

Codesta, è una distinzione che è necessario approfondire. Ogni religione, evidentemente, scaturisce dalle più alte necessità spirituali dell’uomo. Ognuna d’esse – a prescindere dalla latitudine in cui nasce – indica Dio; e lo fa, cercandoLo oltre il vasto mondo della forma, mentre Lo considera – in un certo senso – avulso da questa.
La Bhagavad Gita – capovolgendo i termini del rapporto – mostra Dio, strettamente identificato con la natura universale, e colma, così, ogni vuoto tra l’uomo e Lui.

Il Poema sacro è uno dei capitoli della Mahabharata, e ci riporta l’insegnamento, il Vangelo di Sri Krishna. È stato composto 300 anni circa avanti la nascita di Cristo; tuttavia, gli avvenimenti storici con i quali si confronta si situano in epoca più antica; la grande guerra descritta dalla Bhagavad Gita avvenne in una data che la critica moderna fissa a 1.000 anni prima di Cristo.

Tuttavia, forse, non importa molto cercare dei riferimenti realmente accaduti, in rapporto al senso che pervade il simbolismo del Testo. È comune abitudine considerare ogni sutra dell’Opera come una corrispondenza della vita di tutti gli individui.

La Bhagavad rappresenta indiscutibilmente una totale immersione nei concetti e nei principi del "karma yoga": ossia, lo yoga dell’azione. La guerra di cui tratta (il campo di Kurukshetra) s’identifica con il forte impatto che l’animo di ognuno di noi risente, quando s’immerge nel livello reincarnativo quotidiano.

Non esiste un solo versetto che non possa e debba essere applicato a ciascuna delle contingenze che incontriamo nella vita.

Nel Vangelo hindù vengono bilanciati e fusi i due poli della ricerca soggettiva umana: il monismo e il dualismo. Krishna – uno dei più amati Avatar dell’India – appare il protagonista della compiuta lezione di vita che – lungo l’intero arco dell’Opera – egli soffonde ad Arjuna, il suo discepolo.

Tuttavia, è abitudine acquisita dallo spiritualismo storico d’ogni tempo, identificare l’Incarnazione divina con il più prezioso vertice di coscienza di qualunque essere, che si avvicini allo studio e alla lettura dei Sutra di cui parliamo.

Krishna, il protagonista della Bhagavad Gita, l’Incarnazione medesima di Dio è identificabile con il nostro "Io" più profondo ed immortale, che si rivolge alla propria ombra – la personalita’ – immersa nelle fumose volute dei livelli incarnativi.

Va, ancora, sostenuto che la sintesi vivente dell’intero insegnamento che Krishna propone al suo discepolo s’identifica in un totale colpo di scure che s’abbatte su qualsiasi valore superfluo, che appesantisce e anchilosa la coscienza relativa di quest’ultimo: assetato di verità e liberta’.

Sepolta nel medesimo seno di quel sovrumano edificio al Pensiero Puro ed al più astratto spiritualismo, che sono i Veda, l’Opera di cui trattiamo ne costituisce – per certi versi – una natura anomala; pur rappresentandone, forse, la sostanza più mistica e la sintesi vivente e definita. I mille e mille versi cantati dei Veda, qui, si collegano in una nota sfolgorante finale, in cui il Verbo Medesimo della Vita Universale, si fa Logos e si propone come Nucleo e Coscienza Cosmica d’ogni cosa relativa.

Che importa – quando Vita e Forma sono totalmente trascese – privilegiare un qualsivoglia angolo della manifestazione eterna, e desiderare manifestarsi come ragion pura, oppure come amore? Che importa insistere su migliori ed ancora migliori espressioni aristocratiche dell’Essere, se – di già – "l’assoluto è manifesto, dai tempi dei tempi"?

Come il nostro organismo fisico è composto da miliardi di vite infinitesimali – le cellule – cosi’ ogni individuo è onda di un Infinito Mare Universale, della cui ampia Coscienza è parte intrinseca e vitale. Questa Coscienza parla nella Bhagavad Gita, ed attrae nel suo vortice di infuocato amore il proprio minore riflesso esistenziale: Arjuna.

"Il vero yoghi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità, l’anima realizzata Mi vede ovunque."

"Lo yoghi, sapendo che Io e l’Anima Suprema, situata in tutte le creature, siamo Uno, Mi adora e dimora sempre in Me."

Oltre, quindi, a rivelare il "supremo segreto", sepolto sotto la coltre degli irriducibili veli di maya, Krishna – la Vita Universale, fatta Verbo – indica ad Arjuna, nei 18 capitoli della Bhagavad Gita, le tecniche mistiche per liberarsi definitivamente dal vincolo delle reincarnazioni.

Sta di fatto che molti tra coloro che giungono sulle incantevoli sponde del sacro Testo vengono benedetti dalla rivelazione che tal episodio della loro vita fa proprio parte di quell’azione incessante che l’Anima delle cose rivolge agli infiniti aspetti del suo cosmico organismo, per riassorbirli a Sè.

Chi è predestinato riconosce, senza ombra di dubbi, la Voce del Silenzio, nel suo cuore, mentre promana dai sutra del Vangelo Hindù.

È nell’intensa speranza che tutti voi possiate ritrovarvi in Seno al Padre Originario, mentre v’inebrierete con la musica dell’insegnamento di Krishna – proprio come lo scrivente ha terminato il suo lunghissimo viaggio reincarnativo, ritrovando le radici da cui era nato, e dissolvendosi in esse – che vi si augura si’ immensa gioia e beatitudine!

* * *

Significato dei Nomi usati nella Bhagavad Gita

Per designare Sri Krishna:

Achyuta: Immutabile; Immacolato. Bhagavan: Beato Signore.
Deva: Dio; Signore. Govinda: Capo Mandriano, che governa e controlla le ‘mucche’ dei sensi.
Hari: Colui che ruba i cuori
Hrishikesha: Signore dei sensi.
Janardana: Colui che esaudisce tutti i desideri e le preghiere dell’uomo. Datore di Salvezza.
Keshava: Uccisore del demone Keshi; Distruttore del male.
Madhava: Dio della Fortuna.
Vishnu, di cui Krishna è un’incarnazione, è lo sposo di Lakshmi, la dea della bellezza, della prosperità e della fortuna.
Madhusudana: Uccisore del demone Madhu; Uccisore dell’ignoranza.
Mahatma: Grande Anima.
Prabhu: Signore o Maestro.
Prajapati: Padre Divino degli innumerevoli esseri.
Purushottama: Spirito o Essere Supremo. La Suprema Persona
Varshneya: Discendente della dinastia dei Vrishni.
Vasudeva: Signore dell’Universo. Discendente di Vasudeva.
Vishnu: Dio Onnipotente, Colui che sostiene il mondo. La seconda Persona della Trinità Indù.
Yadava: Discendente di Yadu.
Yogeshwara: Signore dello Yoga.

Per designare Arjuna:

Bharata: Discendente di Re Bharata.
Dhananjaya: Conquistatore di ricchezza.
Gudakesha: Conquistatore del sonno.
Kaunteya: Figlio di Kunti.
Mahabaho: Eroe dal Braccio Possente.
Pandava: Figlio di Pandu.
Parantapa: Terrore dei nemici. Uccisore dei nemici.
Partha: Figlio di Pritha (altro nome di Kunti, la madre di Arjuna).

* * *

CAPITOLO I – Il Dolore di Arjuna

Il re cieco Dhritarashtra (la mente cieca) disse o chiese a Sanjaya (l’introspezione imparziale):

1. "Che cosa fecero i miei figli, le cattive, seducenti tendenze mentali e dei sensi, opposti alle pure tendenze mentali discriminative, radunatisi sulla sacra pianura del campo di battaglia della Vita (dharmakshetra) desiderosi di darsi battaglia psicologica e morale".

Sanjaya disse:

2. Allora Re Duryodhana, dopo aver visto le armate dei Pandava schierate in ordine di battaglia, si rifugiò dal suo precettore Drona, e così gli parlò:

3. "O Maestro, guarda il grande esercito dei figli di Pandu, schierato in ordine di battaglia dal figlio di Drupada, tuo discepolo di grande talento.

4. "In esso vi sono potenti eroi, grandi arcieri abili in battaglia come Bhima e Arjuna; i guerrieri veterani Yuyiidhana, Virata e Drupada;

5. "I potenti Dhristaketu, Cekitana e il re di Kashi; il fiore degli uomini, Purujit; e Kuntibhoja e Shaibya;

6. "Il forte Yudhamanyu e il prode Uttamauja; il figlio di Subhadra e i figli di Draupadi – tutti signori di grandi carri.

7. "Ascolta anche, o Fiore dei Brahmini due-volte-nati, chi sono i generali del nostro esercito che si distinguono tra noi; te li nominerò per tua conoscenza.

8. "Tu stesso e Bhishma, Karna e Kripa – i vittoriosi nelle battaglie. Aswatthama, Vikarna, il figlio di Somadatta, e Jayadratha sono tutti dalla nostra parte.

9. "E numerosi altri guerrieri, anche loro ben esperti nelle battaglie e muniti di diversi tipi di armi, sono qui presenti, pronti a sacrificare le loro vite per me.

10. "Le nostre forze protette da Bhishma sono difficili da contare, mentre il loro esercito, difeso da Bhima, è facile da contare".

Duryodhana (Re Desiderio Materiale) disse al suo precettore Drona (Abitudine Passata):

11. "Perciò tutti voi, rimanendo nei vostri rispettivi posti nei reparti dell’esercito, proteggete Bhishma".

12. Allora Bhishma, il Grande Avo, il più forte e il più anziano dei Kaurava, allo scopo di rincuorare Duryodhana suonò la sua conchiglia ruggendo forte come un leone.

13. Seguendo Bhishma, dal lato dei Kaurava ora suonarono conchiglie, grancasse, tamburi, corni e trombe, e il rumore fu tremendo.

14. Poi anche Madhava (Krishna) e il Pandava (Arjuna), stando sul loro grande carro tirato da cavalli bianchi, suonarono splendidamente le loro conchiglie celestiali.

15. Hrishikesha (Krishna) suonò il suo Panchajanya; Dhananjaya (Arjuna) il suo Devadatta; e Vrikodara (Bhima), dalle imprese terrificanti, suonò la sua grande conchiia Paundra.

16. Re Yudhisthira, il figlio di Kunti, suonò la sua conchiglia chiamata Anantavijaya. Nakula e Sahadeva suonarono rispettivamente le loro Sughosha e Manipushpaka.

17. Il re di Kashi, eccellente arciere; il grande guerriero Sikhandi; Dhristadyumna, Virata e l’invincibile Satyaki,

18. Drupada, i figli di Draupadi, e il potente figlio di Subhadra, tutti insieme – o Signore della Terra – fecero risuonare le loro conchiglie.

19. E quei suoni emanati dalle attività astrali dei centri di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, uditi dal devoto in meditazione, scoraggiarono i desideri mentali e materiali legati al corpo (il clan di Dhritarashtra).

20. Vedendo il clan di Dhritarashtra pronto a dare inizio alla battaglia, il Pandava – la cui bandiera ha per emblema la scimmia – sollevò l’arco e rivolse queste parole a Hrishikesha:

Arjuna disse con reverenza:

21 – 22. "O Immutabile Krishna, ti prego di portare il mio carro fra i due eserciti, affinché possa vedere coloro che sono pronti a darsi battaglia! Alla vigilia della guerra, fammi vedere con chi devo combattere.

23. "Desidero vedere tutti quelli che si sono radunati in questo campo (di Kurukshetra) pronti a combattere, schierati dalla parte del malvagio figlio di Dhritarashtra (Durvodhana)".

Sanjaya disse:

24 – 25. O Discendente di Bharata, comandato così da Gudakesha, Hrishikesha condusse il migliore dei carri in un punto tra i due eserciti, di fronte a Bhishma, Drona e a tutti i regnanti della terra, e poi disse: "Guarda, o Partha, tutti i Kaurava radunati insieme".

26. Partha (Arjuna) vide là radunati in entrambi gli eserciti nonni, padri, suoceri, zii, fratelli e cugini, figli e nipoti, compagni, maestri e altri amici ancora.

27. Vedendo tutti quei parenti schierati in fila, il Figlio di Kunti fu preso da profonda compassione e così parlò tristemente:

Arjuna disse:

28. "Vedendo, o Krishna, questi miei parenti radunati qui desiderosi di combattere, le mie membra vengono meno e la mia bocca è secca.

29. "Tremo tutto e mi si rizzano i capelli. Il sacro arco Gandiva mi scivola dalla mano e la mia pelle brucia.

30. "Né riesco a rimanere in piedi. La mia mente erra di qua e di là, o Keshava, e vedo cattivi presagi.

31. "Né, o Krishna, percepisco alcun effetto salutare nell’uccidere i miei parenti in battaglia. Io non desidero né il trionfo né il regno, e neppure i piaceri dei sensi.

32 – 34. "A che ci serve il dominio, a che ci serve la felicità o perfino continuare a vivere, o Govinda? Gli stessi cari per amore dei quali desideriamo l’impero, la gioia e il piacere, sono qui schierati in battaglia, pronti ad abbandonare vita e ricchezze: precettori, padri, figli, nonni, zii, suoceri, nipoti, cognati e altri parenti.

35. "O Madhusudana, anche se questi guerrieri dovessero uccidermi, io non potrei mai desiderare di ucciderli, neanche se facendolo ottenessi il dominio sui tre mondi. E quanto meno potrei farlo per amore della terra!

36. "Invero quale felicità potremmo ottenere, o Janardana, uccidendo i figli di Dhritarashtra? L’uccisione di questi uomini malvagi ci getterebbe soltanto nelle grinfie del peccato.

37. "Perciò non siamo legittimati a uccidere i nostri parenti, i figli di Dhritarashtra. O Madhava, come potremmo ottenere la felicità uccidendo i nostri parenti?

38 – 39. "Sebbene costoro, con l’intelligenza offuscata dall’avidità, non vedano calamità nella rovina delle famiglie e non vedano il male nell’ostilità contro gli amici, perché – o Janardana – noi, che percepiamo distintamente il male dovuto alla distruzione delle famiglie, non dovremmo cercare di evitare questo peccato? 40. "Con la distruzione della famiglia, periscono gli antichissimi riti religiosi familiari. Quando viene distrutta la religione che ci sostiene, allora il peccato sopraffà l’intera famiglia.

41."O Krishna, per mancanza di religione (adharma) le donne della famiglia diventano cattive. E quando – o Varshneya – le donne sono corrotte, l’adulterio si diffonde tra le caste.

42. "L’adulterazione del sangue della famiglia manderà all’inferno i distruttori del clan, insieme alla famiglia stessa. E soccomberanno anche gli spiriti dei loro antenati, privati delle offerte di acqua e dolci di riso.

43. "Con le malefatte dei distruttori della famiglia, che producono la confusione delle caste, vengono distrutti gli antichissimi riti religiosi (dharma) di casta e di stirpe.

44. "E noi abbiamo appreso, o Janardana, che gli uomini privi di riti religiosi familiari vengono certamente condannati a dimorare all’inferno.

45. "Spinti dall’avidità del piacere di possedere un regno, siamo pronti ad uccidere i nostri parenti – un’azione che ci coinvolgerà in una grande iniquità.

46. "Se i figli di Dhritarashtra, con le armi in mano, mi uccidessero nella battaglia mentre io rimango disarmato e senza opporre resistenza, questo mi sarebbe più gradito e benefico".

Sanjaya disse:

47. Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, con la mente angosciata dal dolore, gettando l’arco e le frecce, Arjuna sedette sul sedile del suo carro".

Qui finisce il primo capitolo chiamato "Arjuna vishada-Yoga" "Lo yoga del dolore di Arjuna"

* * *

CAPITOLO II – Sankhya Yoga

Sanjaya disse:

1. Madhusudana rivolse queste parole a colui che aveva gli occhi offuscati dalle lacrime ed era stato sopraffatto dalla pietà e dal dolore.

Il Signore Beato disse:

2. "In un tale momento, da dove ti viene – o Arjuna questo scoramento indegno di un ariano, ignobile e contrario all’ottenimento del cielo?

3. "Figlio di Pritha, non abbandonarti a questa debolezza, che non ti s’addice. O Terrore dei Nemici, abbandona questa meschina debolezza d’animo! Sorgi!".

Arjuna disse:

4. "O Distruttore dei Nemici, o Madhusudana, come posso combattere questa guerra scagliando frecce contro Bhishma e Drona, che sono degni di adorazione!

5. "Per me sarebbe perfino meglio vivere mendicando piuttosto che uccidere i miei venerandi maestri! Uccidendoli, anche in questa stessa esistenza terrena tutte le mie gioiose esperienze di ricchezze e piaceri dei sensi sarebbero macchiate dal sangue delle cattive vibrazioni.

6. "Difficilmente posso dire che cosa sarebbe meglio, che essi ci vincessero o che noi li conquistassimo. Di fronte a noi ci sono gli stessi figli di Dhritarashtra, uccidendo i quali non dovremmo più desiderare vivere.

7. "Con la mia natura interiore offuscata dalla debolezza della simpatia e della pietà, e con la mente confusa circa il dovere, T’imploro di dirmi qual è per me la via migliore da seguire. Io sono Tuo discepolo. Istruiscimi, perché ho preso rifugio in Te.

8. "Io non vedo nulla che possa rimuovere l’angoscia interiore che colpisce i miei sensi, neppure se ricevessi un regno prosperoso e senza pari sulla terra e diventassi signore e maestro delle divinità astrali".

Sanjaya disse a Dhritarashtra:

9. Dopo avere così parlato a Hrishikesha, Gudakesha-Parantapa (Arjuna) disse a Govinda (Krishna): "Io non combatterò", e rimase in silenzio.

10. O Bharata! A colui che si lamentava tra i due eserciti, il Signore dei Sensi (Krishna) parlò, sorridendo, in questo modo:

Il Signore Beato disse:

11. "Hai pianto per coloro che non sono degni del tuo dolore! Tuttavia hai pronunciato parole d’amore. I veri saggi però non s’affliggono né per i vivi né per i morti.

12. "Non è che Io non sia mai stato incarnato prima, né tu né questi altri principi! Né mai in futuro qualcuno di noi cesserà di esistere.

13. "Come l’anima incarnata nel corpo passa attraverso l’infanzia, la gioventù e la vecchiaia, allo stesso modo passa in un altro corpo. I saggi non sono turbati da questo.

14. "Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, piacere e dolore, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e una fine, e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o Discendente di Bharata.

15. "Fiore tra gli Uomini, colui che non può essere turbato da queste cose, chi rimane calmo ed equanie nel dolore e nel piacere, lui solo è degno d’ottenere l’immortalità.

16. "Dell’irreale non vi è esistenza. Dei reale non vi è non esistenza. Gli uomini pieni di saggezza conoscono la verità ultima sulla realtà.

17. "L’Uno che pervade tutte le cose è imperituro. Nessuno ha il potere di distruggere lo Spirito Immutabile.

18. "Il Sé che dimora dentro, eternamente immutabile, indeperibile e illimitato, considera questi abiti corporei come aventi un termine. Perciò combatti, o Discendente di Bharata.

19. "Chi considera il Sé come l’uccisore, e chi pensa che Esso possa venire ucciso, nessuno di questi conosce la verità. Perché il Sé non uccide né può essere ucciso.

20. "Questo Sé non è mai nato né perisce. Né essendo venuto in esistenza cesserà mai di essere. Esso è senza nascita, eterno, immutabile, sempre se stesso. E non viene ucciso con l’uccisione del corpo.

21. "Come potrebbe – o Partha – colui che conosce il Se come imperituro, eternamente permanente, senza nascita e immutabile, pensare che Esso possa uccidere qualcuno o causare la distruzione di un altro?

22. "Come un individuo getta degli abiti logori per indossare nuovi vestiti, così l’anima incarnata abbandona le dimore corporee rovinate per entrare in altre nuove.

23. "L’anima non può essere ferita dalle armi; non può essere bruciata dal fuoco; non può essere bagnata dall’acqua; non può essere seccata dal vento.

24. "L’anima non può essere tagliata né bruciata, né bagnata né seccata. L’anima é immortale, onnipervadente, sempre calma e immutabile, eternamente la stessa.

25. "L’anima è inconcepibile, non manifesta e immutabile. Perciò, conoscendola come tale, non devi affliggerti.

26. "Ma anche se pensassi che l’anima nasce e muore incessantemente, anche in questo caso – o Eroe dal Braccio Possente – non dovresti affliggerti.

27. "Perché ciò che nasce deve morire e ciò che muore deve nascere di nuovo. Allora perché affliggersi per qualcosa che è inevitabile?

28. "L’inizio di tutte le creature non è manifestato, solo la parte di mezzo è manifestata, e la fine è di nuovo non percettibile. Che motivo c’è di dolersi per questo?

29. "Alcuni guardano l’anima pieni di stupore. Altri la descrivono come meravigliosa. Altri ancora ne sentono parlare come di un’entità meravigliosa. E vi sono altri che dopo avere ascoltato tutto dell’anima, non la comprendono affatto.

30. "O Bharata, l’Uno che dimora nei corpi di tutti gli esseri è sempre indistruttibile. Perciò non devi dolerti per nessuna creatura.

31. "Anche dal punto di vista del tuo dharma (il giusto dovere), non devi esitare internamente, perché per uno kshatriya non c’è nulla di più fausto che una giusta battaglia (per difendere gli interessi dei suoi compagni e gli ideali della vita).

32. "Figlio di Pritha, beati e fortunati sono gli kshatriya (guerrieri) chiamati a combattere in una giusta battaglia che viene senza averla provocata, e che apre loro la porta del cielo.

33. "Ma nel caso rifiutassi d’impegnarti in questa giusta battaglia, abbandonando il tuo dharma (dovere) e il tuo onore specifico, faresti peccato.

34. "Gli uomini parlerebbero sempre della tua disonorevole azione. E per I’uomo d’onore, il disonore è davvero peggiore della morte.

35. "I grandi guerrieri penserebbero che ti sei ritirato dalla battaglia per paura. Così coloro che ti tenevano in grande considerazione ti stimerebbero da poco.

36. "Inoltre i tuoi nemici criticherebbero la tua attitudine indolente e proferirebbero contro di te parole insolenti. Cosa potrebbe esserci di più penoso?

37. "Se morirai (combattendo i tuoi nemici), guadagnerai il cielo; se vincerai, godrai la gloria terrena. Perciò, Figlio di Kunti, alzati, deciso a combattere!

38. "Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, affronta la battaglia della vita. Così non commetterai peccato.

39. "Ti ho spiegato la saggezza fondamentale del Sankhya. Adesso ascolta la saggezza dello Yoga, possedendo la quale – o Partha spezzerai le catene del karma.

40. "In questo sentiero d’azione (yoga) non c’è la perdita dello sforzo incompleto per la realizzazione, né si creano effetti contrari. Anche una minuscola parte di questo dharma (religione) protegge uno dalla grande paura (di essere prigioniero della ruota di nascita e morte).

41. "O Discendente di Kuru! In questo (karma yoga) vi è solo una risoluzione interiore unica e concentrata; mentre le argomentazioni della mente indecisa sono senza fine e variamente ramificate.

42 – 44. "O Partha, coloro che sono caparbiamente attaccati al potere e alle delizie dei sensi, e la cui intelligenza discriminativa è fuorviata dalle fiorite parole delle persone spiritualmente ignoranti, non possono conseguire l’equilibrio mentale della meditazione e dunque non possono ottenere l’unione con Dio nel samadhi (estasi). Sostenendo che non vi è altro che trovare diletto negli aforismi laudatori dei Veda, con la loro natura tormentata dalle inclinazioni terrene, considerando i piaceri celesti (del mondo astrale) la loro mèta suprema, compiendo numerosi riti sacrificali specifici per ottenere il potere terreno e i piaceri dei sensi – queste persone vanno invece incontro a nuove nascite, come conseguenza delle loro azioni (istigate dai desideri).

45. "I Veda parlano delle tre qualità universali o guna. O Arjuna, liberati dalle tre qualità e dalle coppie di opposti. Sempre bilanciato e libero dal pensiero di ricevere e mantenere, stabilisciti nel Sé.

46. "Per colui che conosce Brahman (lo Spirito) tutti i Veda (le sacre scritture) non gli sono di maggiore utilità di quanto non lo sia una riserva d’acqua quando c’è un’alluvione.

47. "Tu hai diritto soltanto all’azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d’essere attaccato all’inattività.

48. "O Dhananjaya, rimanendo immerso nello yoga (unione con lo Spirito attraverso la meditazione), compi tutte le azioni abbandonando l’attaccamento (ai loro frutti). Rimani indifferente al successo e al fallimento (mentre agisci). L’equanimità mentale (riguardo il successo e il fallimento) è chiamata yoga.

49. "Tutte le azioni (fatte con desiderio) sono di molto inferiori a quelle fatte sotto la guida della saggezza; perciò – o Dhananjaya – prendi rifugio nella saggezza che ti guida sempre. Miserabili sono coloro che compiono le azioni solo per i loro frutti.

50. "Chi è unito alla saggezza cosmica va oltre gli effetti di virtù e vizio, anche in questa stessa vita. Dedicati dunque all’arte dell’unione divina o yoga. Lo yoga è l’arte della giusta azione. 51. "Coloro che hanno controllato le loro menti vengono assorbiti nella saggezza infinita; e non hanno più interesse ai frutti delle azioni. Liberati dal ciclo delle rinascite, raggiungono lo stato al di là del male, che è la causa del dolore.

52. "Quando il tuo intelletto andrà oltre l’oscurità dell’illusione, allora realizzerai lo stato d’indifferenza riguardo le cose udite in passato e le cose da udire in futuro.

53. "Quando il tuo intelletto, agitato dalla varietà di opinioni differenti, rimarrà immoto, fermamente ancorato nell’estasi della beatitudine dell’anima, allora otterrai l’unione finale (yoga)".

Arjuna disse:

54. "Quali sono, o Keshava, le caratteristiche dell’uomo saldamente stabilito nella saggezza e immerso nel samadhi? Come si comporta l’uomo di saggezza stabile quando parla, siede o cammina?".

Il Signore Beato disse:

55. "O Partha, quando un uomo abbandona completamente tutti i desideri della mente, del tutto soddisfatto nel Sé soltanto dal Sé, allora viene considerato stabilito nella saggezza.

56. "Colui la cui mente non è turbata dall’ansietà durante il dolore né dall’attaccamento alla felicità; che è libero – da affetti mondani, paure e collera – è davvero un muni che ha una saggezza stabile.

57. "Colui che in tutte le circostanze è senza attaccamento – non felicemente eccitato quando riceve il bene né disturbato quando sperimenta il male – ha una saggezza saldamente stabilita.

58. "Quando lo yogi può ritirare completamente i sensi dai loro oggetti di percezione, come la tartaruga ritira i suoi arti, allora la sua saggezza è saldamente stabilita.

59. "L’uomo che s’astiene fisicamente dagli oggetti dei sensi vede che per un po’ questi si ritraggono, lasciandosi dietro solo il desiderio. Ma colui che contempla il Supremo è liberato anche dal desiderio.

60. "O Figlio di Kunti, gli avidi ed eccitabili sensi afferrano violentemente anche la coscienza di un saggio che lotta per la liberazione.

61. "Chi unisce il suo spirito a Me, avendo soggiogato tutti i sensi, rimane concentrato su di Me come il Supremamente Desiderabile. La saggezza intuitiva diventa ferma e stabile, in colui che ha i sensi sotto controllo.

62. "Pensare agli oggetti dei sensi causa attaccamento ad essi. Dall’attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio scaturisce la collera.

63. "Dalla collera nasce l’illusione; l’illusione genera perdita di memoria (del Sé). Dalla distruzione della memoria deriva la rovina della facoltà discriminativa. Dalla rovina della discriminazione segue l’annientamento (della vita spirituale).

64. "L’uomo autocontrollato, muovendosi in mezzo agli oggetti materiali con i sensi soggiogati, privo d’attrazione e repulsione, perviene ad una imperturbabile calma interiore.

65. "Nella beatitudine dell’anima scompare ogni dolore. E l’intelletto di chi è calmo diventa presto saldamente stabilito nel Sé.

66. "Chi è disunito (perché non stabilito nel Sé) non ha saggezza né meditazione. Per chi non medita non vi è tranquillità. E a chi è senza pace com’è (possibile) la felicità?

67. "Come una nave sulle acque viene portata fuori rotta da una tempesta di vento, così la discriminazione umana è allontanata dalla via che intende seguire quando la mente soccombe alle tempeste dei sensi vagabondi.

68. "Mahabaho! La saggezza è saldamente stabilita in quell’uomo i cui sensi sono completamente controllati riguardo gli oggetti.

69. "Ciò che è notte (di sonno) per tutte le creature è veglia (luminosa) per l’uomo d’autocontrollo. Ciò che è veglia per tutti gli esseri è notte (un momento di sonno) per il muni che percepisce il Sé.

70. "Come l’oceano calmo e traboccante non viene cambiato dalle acque che vi affluiscono – è pieno di pace chi assorbe dentro tutti i desideri, non chi è avido di desideri.

71. "La persona che, avendo rinunciato a tutti i desideri, vive senza brame e non s’identifica con l’ego mortale, e il suo senso di ‘mio’ realizza la pace.

72. "Questo, o Partha, è lo stato di chi è ‘stabilito in Brahman’. Chi vi entra non cade più nell’illusione. Anche se uno vi si stabilisce nel momento stesso della transizione (dal fisico all’astrale), ottiene lo stato finale di comunione con lo Spirito".

Qui finisce il secondo capitolo chiamato "Sankhya (*) Yoga" "Lo Yoga del Sankhya"

*Il Sankhya è un sistema filosofico indiano che sostiene che l’uomo cerca Dio per il bisogno di vincere e distruggere il dolore.

* * *

CAPITOLO III – Karma Yoga

Arjuna disse:

1. "O Janardana, se Tu consideri la conoscenza superiore all’azione, allora perché – o Keshava vuoi che m’impegni in questa terribile azione?

2. "Con queste parole apparentemente contraddittorie Tu stai, per così dire, confondendo il mio intelletto. Ti prego, fammi conoscere con certezza l’unica cosa mediante la quale potrò raggiungere il bene supremo". Il Signore Cosmico disse:

3. "O Senza Peccato, all’inizio della creazione Io diedi al mondo la duplice via della salvezza. Il sentiero dell’unione divina attraverso la saggezza Jnana-yoga), per i saggi (i seguaci del Sankhya); il sentiero dell’unione divina attraverso la meditazione attiva (karma-yoga), per gli yogi.

4. "Nessuno raggiunge lo stato dell’inazione evitando di compiere azioni. Nessuno raggiunge la perfezione rinunciando semplicemente all’azione.

5. "In verità nessuno può rimanere neppure un momento senza agire; perché invero tutti sono ineluttabilmente costretti all’azione dalle qualità (guna) nate dalla Natura (Prakriti).

6. "L’individuo che controlla con la forza gli organi dell’azione, ma la cui mente ruota intorno ai pensieri degli oggetti dei sensi, viene chiamato ipocrita, uno che inganna se stesso.

7. "Mentre l’uomo che disciplina i sensi con la mente, senza attaccamento, mantenendo saldamente i suoi organi d’azione sul sentiero del karma yoga, questi – o Arjuna – ha grande successo.

8. "Compi le azioni che costituiscono il tuo sacro dovere, perché l’azione è migliore dell’inattività. Anche il semplice mantenimento del corpo sarebbe impossibile senza attività.

9. "Le persone del mondo sono legate karmicamente da attività diverse da quelle fatte come yajna (riti religiosi). O Figlio di Kunti, agisci perciò senza attaccamento, nello spirito dello yajna, offrendo le azioni come oblazioni.

10. "All’inizio Prajapati (il Creatore degli esseri umani), creando l’umanità insieme allo yajna (il fuoco della saggezza cosmica), disse: "Con questo vi propagherete; questo sarà la vacca dell’abbondanza che esaudirà i vostri desideri".

11. "Con questo yajna meditate sui deva (angeli luminosi), e possano gli angeli astrali pensare a voi. Comunicando in tal modo gli uni con gli altri, riceverete il Bene Supremo".

12. "Gli angeli astrali con cui entrerete in comunione attraverso il fuoco (della meditazione, yajna) vi concederanno i doni della vita desiderati". Chi gode dei doni gratuiti delle divinità universali senza far loro le dovute offerte (di devozione) è davvero un ladro.

13. "I santi – quelli che mangiano ciò che rimane del cibo dopo aver fatto le debite offerte al fuoco (yajna) – sono liberati dal peccato. Ma i peccatori – quelli che prendono il cibo (solo) per loro stessi – si nutrono di peccato.

14. "Dal cibo nascono le creature; dalla pioggia è generato il cibo. Dallo yajna (il fuoco cosmico sacrificale) viene fuori la pioggia; il fuoco cosmico yajna) nasce dal karma (l’azione vibratoria divina).

15. "Sappi che il karma (l’attività vibratoria divina) trae la sua esistenza da Brahma (la Coscienza Creativa di Dio); e la Coscienza Creativa (Brahma) proviene dall’Imperituro (la Coscienza Cosmica al di là della creazione). Perciò Brahma, la Coscienza Creativa onnipervadente, è presente in maniera inestricabile nello yajna (la luce o il fuoco cosmico che è l’essenza di tutti gli atomi della creazione vibratoria).

16. "Colui che non segue la ruota così messa in movimento e vive nell’iniquità, appagato nei sensi, costui -Figlio di Pritha – vive invano!

17. "Ma per colui che ama veramente l’anima, che è soddisfatto pienamente dall’anima e trova appagamento solo nell’anima, non esiste dovere.

18. "Costui non ha scopi di guadagno nel mondo facendo un azione né perde qualcosa non compiendo azioni. Egli non dipende da alcuno per nessuna cosa.

19. "Compi dunque sempre le buone azioni materiali (karyam) e le azioni spirituali (karman) senza attaccamento. Facendo tutte le azioni senza attaccamento, si ottiene il Supremo.

20. "Invero Janaka e altri (santi come lui) raggiunsero la perfezione solo seguendo il sentiero delle giuste azioni. Inoltre devi impegnarti nell’azione allo scopo di guidare i mortali.

21. "Tutto ciò che fa un individuo superiore viene imitato dalle persone di livello inferiore. Le sue azioni sono d’esempio per la gente del mondo.

22. "Io non ho alcun dovere (obbligatorio) da compiere – o Figlio di Pritha. Non v’è nulla che Io non abbia acquisito né vi è qualcosa che debba guadagnare nei tre mondi! Eppure sono coscientemente impegnato a compiere tutte le azioni.

23. "O Partha, se Io non fossi continuamente impegnato a compiere azioni, senza pausa, gli uomini seguirebbero in tutti i modi le Mie orme.

24. "Se Io non agissi, tutti gli universi perirebbero. Diventerei causa di ogni confusione (dell’impropria mescolanza delle razze). In tal modo diventerei lo strumento della rovina degli uomini.

25. "O Discendente di Bharata, come l’ignorante agisce con attaccamento e speranza di ricompensa, così il saggio deve agire senza attaccamento, e servire felice come guida della gente del mondo.

26. "In nessuna circostanza il saggio deve turbare le menti delle persone ignoranti attaccate alle azioni. Agendo invece con coscienza, l’essere illuminato deve ispirare nell’ignorante il desiderio per le giuste azioni.

27. "Gli attributi (guna) della Natura primordiale (Prakriti) compiono tutte le azioni. L’uomo il cui Sé è ingannato dall’egoismo pensa: ‘Sono io l’autore delle mie azioni’.

28. "Chi conosce la verità sulle divisioni dei guna e le loro azioni (karma) – realizzando che sono i guna come attributi dei sensi che si attaccano ai guna come oggetti dei sensi – si mantiene distaccato da essi.

29. "Gli uomini di perfetta conoscenza non devono turbare le menti delle persone che hanno una conoscenza imperfetta. Ingannato dagli attributi della Natura primordiale, l’ignorante si attacca alle attività generate dai guna.

30. "(Abbandona a Me tutte le azioni! Privo di egoismo ed aspettative, con l’attenzione concentrata sull’anima e libero da questa febbrile preoccupazione, combatti la battaglia (dell’attività)!

31. "Anche gli uomini che praticano costantemente i Miei precetti, pieni di devozione e senza criticismo, sono liberati da ogni karma.

32. "Ma coloro che rifiutano il Mio insegnamento e non vivono in conformità ad esso, totalmente illusi riguardo la vera saggezza e privi di discriminazione, sappi che sono condannati alla distruzione.

33. "Anche il saggio agisce seguendo le tendenze della propria natura. Tutte le creature viventi vanno secondo Natura; a che serve la repressione (superficiale)?

34. "L’attaccamento e l’avversione dei sensi per i loro rispettivi oggetti sono stabiliti dalla Natura. Che nessuno cada sotto l’influenza della dualità. Invero queste due (qualità psicologiche) sono i propri nemici.

35. "È meglio fare il proprio dovere (dharma), anche se in maniera imperfetta, che compiere bene il dovere di un altro. È meglio morire adempiendo i propri doveri; perché i doveri altrui sono pieni di paura e pericolo".

Arjuna disse:

36. "O Varshneya, da che cosa è spinto un uomo, anche contro la sua volontà, a fare il male – costretto, sembrerebbe, con la forza?".

Il Signore Beato disse:

37. "È il desiderio (kama), è la collera, (la forza costrittiva) che nasce dalla qualità attivante della Natura (rajo-guna) – piena di desideri inappagabili e di grande male. Sappi che questa è la peggiore nemica sulla terra.

38. "Come il fuoco è coperto dal fumo, come uno specchio dalla polvere, come un embrione è avvolto dall’utero, così (la saggezza) è ricoperta dal desiderio (kama).

39. "O Figliò di Kunti, il nemico costante dei saggi è il fuoco inestinguibile del desiderio, che nasconde la saggezza.

40. "I sensi, la mente e l’intelletto sono considerati la roccaforte del desiderio. Tramite questi tre esso illude l’anima incarnata, oscurando la sua saggezza.

41. "Perciò, o Migliore dei Bharata, disciplina per prima i sensi e poi uccidi il desiderio – il peccaminoso distruttore della saggezza e della realizzazione.

42. "I sensi, dicono, sono superiori (al corpo fisico); la mente è superiore alle facoltà dei sensi; l’intelligenza è superiore alla mente; ma il Sé (Atman) è superiore all’intelligenza.

43. "O Eroe dal Braccio Possente, conoscendo che il Sé è superiore all’intelligenza e disciplinando il sé (l’ego) con il Sé (l’anima), uccidi questo nemico, difficile da vincere, che ha la forma del desiderio".

Qui finisce il terzo capitolo chiamato "Karma Yoga" "Lo Yoga dell’Azione"

* * *

CAPITOLO IV – Jnana Yoga

Il Signore Supremo disse ad Arjuna:

1 – 2. "Io esposi questo yoga imperituro a Vivasvat (il dio sole); Vivasvat passò la conoscenza a Manu (il legislatore indù); Manu lo insegnò a Ikshvaku (il fondatore della dinastia solare). In questo modo è stato trasmesso in regolare successione, finché lo conobbero i rajarishi (saggi reali). Ma durante il lungo scorrere del tempo, o Arjuna, la conoscenza dello yoga è andata perduta nel mondo.

3. "Quest’oggi ti ho parlato di quello stesso antico yoga, perché tu sei Mio devoto e amico. Invero il sacro mistero (dello yoga) dà il sommo bene (all’umanità)". Arjuna disse:

4. "Vivasvat è nato prima, e la Tua nascita è avvenuta dopo. Come posso dunque comprendere che Tu abbia insegnato questo yoga all’inizio (prima della Tua nascita)?".

Il Signore Beato disse:

5. "Molte nascite sono state sperimentate da Me e da te, Arjuna. Io le conosco tutte, mentre tu non le ricordi.

6. "Malgrado Io sia senza nascita e d’essenza immutabile, tuttavia diventando il Signore della creazione, entrando nella Mia Natura Cosmica (Prakriti), Mi rivesto degli abiti cosmici della Mia maya (potere illusorio).

7. "o Bharata, ogni volta che la virtù (dharma) declina e il vizio (adharma) predomina, Io M’incarno come un Avatar.

8. "Di era in era Io appaio in forma visibile per proteggere i virtuosi, distruggere chi fa il male e ristabilire la giustizia.

9. "Colui che intuisce nella loro vera luce le Mie manifestazioni divine e azioni vibratorie, dopo aver lasciato il corpo non rinasce; egli viene a Me, o Arjuna:

10. "Santificati dall’ascetismo della saggezza, liberati da attaccamento, paura e collera – con le menti assorte e ancorate in Me – molti hanno realizzato il Mio Essere.

11. "O Figlio di Pritha, nello stesso modo in cui gli uomini Mi sono devoti, così Mi manifesto loro. Perciò in tutti i modi (di cercarMi) gli uomini seguono il sentiero che porta a Me.

12. "Desiderando il successo delle loro azioni sulla terra, gli uomini adorano gli dèi (diversi ideali) perché i frutti derivati dalle azioni si ottengono rapidamente nel mondo umano.

13. "Io ho creato le quattro caste, secondo le diversità di attributi (guna) e azioni (karma). Sebbene ne sia l’Autore, sappi però che Io non agisco e sono al di là di ogni mutamento.

14. "Le azioni non causano attaccamento in Me, né Io ho desiderio per i loro frutti. Chi s’identifica con Me, chi conosce la Mia natura, è anche libero dalle catene karmiche delle azioni.

15. "Sapendo questo, i saggi che hanno cercato la liberazione sin dai tempi antichi hanno compiuto le azioni dovute. Perciò agisci anche tu responsabilmente, come fecero gli antichi dei tempi passati.

16. "Anche i saggi sono confusi riguardo l’azione e l’inazione. Perciò ti spiegherò che cosa costituisce la vera azione, conoscendo la quale sarai liberato dal male.

17. "La natura del karma (azione) è molto difficile da comprendere. Per capire davvero la natura della giusta azione, bisogna comprendere anche la natura dell’azione proibita (sbagliata) e quella dell’inazione.

18. "Chi vede l’inazione nell’azione e l’azione nell’inazione è dotato di discriminazione ed è uno yogi. Egli ha realizzato lo scopo di tutte le azioni (ed è libero).

19. "I sapienti chiamano saggio l’uomo che agisce senza piani egoistici e senza desideri per i risultati, e le cui azioni sono purificate (bruciate) dal fuoco della saggezza.

20. "Abbandonando l’attaccamento ai frutti dell’azione, sempre contento, non dipendendo da nulla, pur impegnandosi nelle azioni il saggio non compie alcuna azione (che lo lega).

21. "Facendo semplici azioni fisiche, non ne subisce le cattive conseguenze il saggio che ha rinunciato a ogni senso di possesso, che è libero dalle speranze (umane illusorie) e la cui mente (e cuore, citta) è controllata dall’anima.

22. "Contento di ricevere quel che gli viene senza sforzo, stabilito al di sopra delle coppie di opposti, privo di gelosia, invidia e inimicizia, considerando in ugual misura il guadagno e la perdita, pur agendo egli non è legato dal karma.

23. "Tutto il karma (il risultato delle azioni) si dissolve completamente per l’essere liberato che, privo d’attaccamento, con la mente centrata nella saggezza, agisce solo per compiere la vera cerimonia spirituale del fuoco (yajna).

24. "Il processo di offrire e la stessa oblazione (ghi) sono Brahman (Spirito). Il fuoco e colui che fa l’oblazione in esso sono altre forme dello Spirito. Chi realizza questo, rimanendo assorto in Brahman durante tutte le attività, raggiunge soltanto Brahman.

25. "Invero alcuni yogi offrono sacrifici ai deva (divinità); mentre altri offrono il sé, come un sacrificio fatto dal Sé, nel fuoco dello Spirito soltanto.

26. "Alcuni devoti offrono, come oblazioni nel fuoco del controllo interiore, i poteri dell’udito e degli altri sensi. Altri ancora offrono come sacrificio, nel fuoco dei sensi, il suono e gli altri oggetti dei sensi.

27. "Alcuni (seguaci del sentiero del jnana-yoga) offrono tutte le attività dei sensi e le funzioni della loro forza vitale come oblazioni nel fuoco yoga del controllo interiore nel Sé, acceso dalla conoscenza.

28. "Altri devoti offrono come oblazioni ricchezza, autodisciplina e i metodi dello yoga; mentre altri, pieni d’autocontrollo e prendendo rigidi voti, offrono in sacrificio lo studio di sé e l’acquisizione della conoscenza delle sacre scritture.

29. "Altri devoti offrono il respiro inalante del prana nel respiro esalante dell’apana, e il respiro esalante dell’apana nel respiro inalante del prana, arrestando così la causa di inalazione ed esalazione (rendendo non necessario il respiro) attraverso la pratica costante del pranayama (la tecnica di controllo vitale del Kriya Yoga).

30. "Altri devoti, seguendo una dieta appropriata, offrono tutti i diversi tipi di prana – e le loro funzioni – come oblazioni nel fuoco dell’unico prana. Tutti questi devoti conoscono la vera cerimonia del fuoco (della saggezza) che estingue i loro peccati karmici.

31. "Mangiando il nettare che rimane da una qualunque di queste cerimonie del fuoco spirituale, essi (gli yogi) raggiungono lo Spirito Infinito (Brahman). Ma la realizzazione dello Spirito non è per gli uomini che non compiono i veri riti spirituali. Senza vero sacrificio, o Fiore dei Kuru, da dove può venire un mondo migliore (un’esistenza migliore o un più elevato stato di coscienza)?

32. "Diverse cerimonie spirituali (yajna fatti con la saggezza o con oggetti materiali) si trovano nel tempio dei Veda (lett. ‘bocca di Brahman’). Sapendo che nascono tutte dall’azione, e realizzandolo (e praticando queste azioni), troverai la salvezza.

33. "O Parantapa! La cerimonia del fuoco spirituale della saggezza è superiore a qualunque rituale fatto con oggetti materiali. O Partha, ogni azione nella sua globalità (l’atto, la causa, l’effetto karmico) raggiunge la sua consumazione nella saggezza.

34. "Comprendi questo! Abbandonandoti (al guru), ponendo domande (al guru e alla tua percezione interiore) e servendo (il guru), i saggi che hanno realizzato la Verità ti impartiranno la saggezza.

35. "Ricevendo questa conoscenza da un guru, o Pandava, non cadrai più nell’illusione come ora! Con quella saggezza vedrai l’intera creazione nel tuo Sé e poi in Me (Spirito).

36. "Anche se fossi il più grande dei peccatori, tuttavia con la sola zattera della saggezza attraverserai senza pericolo il mare del peccato.

37. "Come il fuoco ardente riduce la legna in cenere, allo stesso modo – o Arjuna – il fuoco della saggezza riduce tutto il karma in cenere.

38. "Invero non c’è nulla in questo mondo più santificante della saggezza. A suo tempo il devoto che avrà successo nello yoga realizzerà spontaneamente questa verità dentro il suo Sé.

39. "L’uomo di devozione che è assorto nell’Infinito, che ha controllato i sensi, ottiene la saggezza. La realizzazione della saggezza dona immediatamente la pace suprema.

40. "L’ignorante, l’uomo senza devozione e quello pieno di dubbi, alla fine periscono. L’individuo instabile non ha né questo mondo (la felicità terrena), né il prossimo (la felicità astrale), né la felicità suprema (Dio).

41. "O Dhananjaya, chi ha rinunciato all’azione mediante lo yoga ed ha dissipato i suoi dubbi con la saggezza, si stabilisce nel Sé; le azioni non lo legano.

42. "Perciò sorgi, o Bharata! Prendi rifugio nello yoga, recidendo con la spada della saggezza il dubbio – nato dall’ignoranza – che esiste nel tuo cuore circa il Sé".

Qui finisce il quarto capitolo chiamato "Jnana Yoga" "Lo Yoga della Saggezza Divina"

 

CAPITOLO V – Lo Yoga della Rinuncia

Arjuna disse:

1. "O Krishna, Tu parli di rinuncia alle azioni e nello stesso tempo ne raccomandi la pratica. Delle due, qual è la via migliore? Ti prego di dirmelo con chiarezza".

Il Signore Beato rispose:

2. "La libertà si ottiene sia con la rinuncia che con l’adempimento delle azioni. Delle due, la via dello yoga dell’azione è migliore della via della rinuncia all’azione.

3. "O Eroe dal Braccio Possente, si deve considerare un costante sannyasi (rinunciante), facilmente liberato da ogni schiavitù, chi non ha simpatie né antipatie perché libero dalle coppie di opposti.

4. "I bambini, non i saggi, parlano di differenze tra la via della saggezza (Sankhya) e la via dell’azione spirituale (Yoga). Chi è veramente stabilito in una delle due, riceve i frutti di entrambe.

5. "Lo stato ottenuto dai saggi (jnana-yogi) viene ottenuto anche dai karma-yogi. Percepisce la verità chi vede la conoscenza (Sankhya) e la pratica delle azioni (Yoga) come una cosa sola.

6. "O Eroe dal Braccio Possente, è difficile conseguire la rinuncia all’azione senza compiere le azioni che uniscono a Dio. Con la pratica dello yoga, il devoto che ha la mente assorta in Dio giunge rapidamente all’Infinito.

7. "Nessuna macchia (coinvolgimento karmico) tocca l’uomo d’azione santificato che è impegnato nella comunione divina (yoga), che ha conquistato la sua coscienza egoistica (realizzando la percezione dell’anima), che è vittorioso sui sensi e percepisce il suo sé come il Sé esistente in tutti gli esseri.

8 – 9. "Chi conosce la verità, unito a Dio, pensa automaticamente: "Io non faccio assolutamente nulla" – anche quando vede, ascolta, tocca, odora, mangia, cammina, dorme, respira, parla, prende, lascia, apre e chiude gli occhi – realizzando che sono i sensi che operano tra gli oggetti dei sensi.

10. "Come la foglia del loto non viene contaminata dall’acqua (fangosa), così lo yogi che rinunciando all’attaccamento compie tutte le azioni offrendole all’Infinito, rimane libero, non intrappolato nei sensi.

11. "Gli yogi compiono tutte le azioni soltanto con il corpo, la mente, l’intelletto o semplicemente con gli organi dei sensi, rinunciando all’attaccamento, per la purificazione dell’ego.

12. "Abbandonando l’attaccamento ai frutti delle azioni, lo yogi unito a Dio ottiene la pace incrollabile (perché radicata nell’autodisciplina). L’uomo non unito a Dio è governato dai desideri; e per questo attaccamento rimane in schiavitù.

13. "Avendo rinunciato mentalmente a tutte le azioni, l’anima incarnata che ha controllato i sensi dimora felicemente nella città corporea dalle nove porte – senza agire lei stessa né causare l’agire di altri (i sensi).

14. "Il Signore Dio non crea negli uomini la coscienza di essere gli autori delle azioni, non impone le azioni su di loro né li irretisce con i frutti delle azioni. La Natura Cosmica Illusoria è all’origine di tutti questi (mali).

15. "L’Onnipresente non prende in considerazione le virtù o i peccati di alcuno. La saggezza è eclissata dall’illusione cosmica: per questo l’umanità è smarrita.

16. "Ma in quelli che hanno bandito l’ignoranza per mezzo della conoscenza, la loro saggezza, come il sole splendente, rende manifesto il Supremo (Brahman).

17. "Coi pensieri immersi in Quello (lo Spirito), con le anime unite a Quello, con la loro fedeltà e devozione consacrata a Quello, coi loro esseri purificati dalla velenosa illusione mediante l’antidoto della saggezza – questi uomini raggiungono lo. stato dal quale non vi è ritorno.

18. "I saggi autorealizzati guardano con occhio equanime un colto e umile brahmino, una mucca, un elefante, un cane e un fuoricasta.

19. "Le relatività dell’esistenza (nascita e morte, piacere e dolore) sono vinte, anche in questo mondo, da coloro che hanno la mente stabilita nell’equanimità. Perché invero essi dimorano in Brahman, lo Spirito immacolato e perfettamente equilibrato.

20. "Dimorando in Brahman, con ferma discriminazione, libero dall’illusione, chi conosce lo Spirito non gioisce nelle esperienze piacevoli né si fa abbattere dalle esperienze spiacevoli.

21. "Non attirato dal mondo dei sensi, lo yogi realizza la gioia sempre nuova che vi è nel Sé. Impegnato nell’unione divina dell’anima con lo Spirito, egli ottiene l’eterna beatitudine.

22. "O Figlio di Kunti, poiché i piaceri dei sensi nascono dai contatti esteriori e hanno un inizio e una fine (sono effimeri), generano soltanto dolore. Nessun saggio cerca la felicità in essi.

23. "È veramente uno yogi chi, su questa terra e fino al momento della morte, è in grado di dominare ogni impulso di desiderio e collera. Egli è un uomo felice!

24. "Soltanto lo yogi che possiede la Beatitudine interiore, che dimora sul Fondamento interiore, che è, uno con la Luce interiore, diventa una sola cosa con lo Spirito (dopo essersi affrancato dal karma relativo ai corpi fisico, astrale e causale). Egli ottiene la liberazione assoluta nello Spirito (anche mentre vive nel corpo).

25. "Con i peccati cancellati, i dubbi rimossi e i sensi soggiogati, contribuendo al benessere dell’umanità, i rishi (saggi) ottengono la libertà assoluta nello Spirito.

26. "I rinuncianti che si sono liberati dal desiderio e dalla collera, che hanno controllato la loro mente e hanno realizzato il Sé, sono completamente liberi sia in questo mondo che nell’aldilà.

27 – 28. "Un muni – chi pone la liberazione come mèta suprema della vita e dunque si libera da desideri, paure e collera – controlla i suoi sensi, la mente e l’intelletto, e rimuove i loro contatti esterni equilibrando (o ‘neutralizzando’ con una tecnica) le correnti di prana e apana (manifeste come inalazione ed esalazione) nelle narici. Egli fissa il suo sguardo nel mezzo delle due sopracciglia (convertendo la corrente duale della vista fisica nella corrente singola dell’onnisciente occhio spirituale). Tale muni ottiene la libertà assoluta.

29.. "Trova pace chi Mi conosce come Colui che gode dei sacri riti (yajna) e delle austerità (offerte dai devoti), come il Signore Infinito della creazione e l’Amico di tutte le creature".

Qui finisce il quinto capitolo chiamato "Karma-sannyasa-yoga"
"Lo Yoga della Rinuncia ai Frutti delle Azioni"

Vangelo di Tommaso (Apocrifi)

 

Il Quinto Vangelo

Fra i testi copti scoperti nel 1945 a Khenoboskion, si è subito rivelato di eccezionale interesse quello contenente il Vangelo di Tommaso, di cui comunque si conosceva l’esistenza attraverso allusioni e alcune citazioni nella letteratura patristica.
Da sempre tutti gli studiosi del settore bramavano a questo testo, sino a poco tempo fà ancora sconosciuto e poiché era viva l’impressione che doveva trattarsi di un documento importantissimo, immenso era quindi il rammarico di esserne all’oscuro.
La scoperta del Vangelo di Tommaso ha confermato le opinioni che si avevano al riguardo, tanto che non si è esitato a considerarlo come il «Quinto Vangelo» e a ritenerlo degno di essere incorporato ai sinottici.
Il manoscrittto copto appartiene all’inizio del sec. IV, ma l’originale in lingua greca risale senza dubbio fra la fine del I e gli inizi del II secolo (90 ÷ 120 d.C.).
Questo fatto colloca il Vangelo di Tommaso fra i primi documenti cristiani, praticamente in coincidenza con le date di composizione dei Vangeli Canonici, e solleva la questione delle reciproche influenze e dell’ambiente religioso di cui esso esprimeva il pensiero.
Il Vangelo di Tommaso infatti (il quale non ha nulla a che vedere con il Vangelo dell’infanzia dello Pseudo-Tommaso, con cui veniva confuso prima della scoperta di Khenoboskion) presenta una serie di oltre cento logia di Gesù, che hanno forma identica, o molto simile, a quella di versetti contenuti nei quattro Vengeli canonici (soprattutto Matteo e Luca) o che hanno uno stretto rapporto concettuale con passi neotestamentari. Ma molti di essi per la loro collocazione o per l’aggiunta di qualche particolare, risultano differenti nel significato. Altri hanno una struttura ed un significato che ben si accorda con lo spirito dei testi canonici, ma un contenuto assolutamente nuovo. Infine, un terzo circa dei paragrafi di cui è composto il Vangelo di Tommaso non ha alcuna corrispondenza, né come forma né come contenuto, con i testi canonici, e proprio questi paragrafi costituiscono l’aspetto più interessante di questo tesoro di spiritualità ed anzi danno la chiave per una interpretazione diversa, non solo delle parti che si differenziano dai testi noti, ma spesso anche di versetti formalmente identici; essi infatti, sono chiaramente ispirati alla dottrina gnostica.
Questa constatazione propone agli studiosi un grave quesito: ci troviamo di fronte alla rivelazione gnostica di una fonte comune, indipendente e contemporanea alla redazione dei Vangeli canonici?
Il Vangelo di Tommaso, come è indubitamente accertato, pur presentando notevoli legami con i canonici, non deriva da essi, si deve allora senz’altro supporre una fonte comune (o una collezione scritta di detti o una tradizione orale) da cui abbiano preso le mosse tanto i Vangeli canonici quanto il Vangelo di Tommaso (Didimo Thoma)
A scagionarlo dalla grave accusa di «eresia» dovrebbe bastare il fatto che molte affermazioni di esso, ispirate allo gnosticismo, trovano esatta rispondenza in passi di Giovanni e delle lettere paoline; la conclusione può essere che, al momento della primitiva stesura dei Vangeli di Tommaso, di Giovanni e delle lettere di Paolo, l’interpretazione gnostica era perfettamente legittima, però in Giovanni e Paolo è rimasta in parte soverchiata da oscuri motivi, mentre in Tommaso essa appare prevalente, anzi esclusiva.
Degno di nota è infine il fatto che la scoperta del Vangelo di Tommaso ha permesso, fra le altre cose, di risolvere il problema di buona parte dei Papiri di Ossirinco (scoperti tra il 1897 e il 1908) assai mutili e di dificile interpretazione.
Per finire, è vero che, per il suo carattere di collezione di logia, di parabole e, raramente di dialoghi tra Gesù e i discepoli, il Vangelo di Tommaso sembra avere un aspetto meno affascinante dei corrispettivi canonici (con la loro cornice narrativa), e sembra frammentario e quasi disordinato; ma in realtà, esso segue una chiara linea logica riunendo a gruppi esortazioni alla gnosi, parabole ed esposizioni dottrinali.

Queste sono le parole segrete che Gesù il Vivente ha detto e Didimo Giuda Tommaso ha trascritto.

 

1. Egli disse: "Chiunque trova la spiegazione di queste parole non gusterà la morte".

2. Gesù disse: "Coloro che cercano cerchino finché troveranno. Quando troveranno, resteranno commossi. Quando saranno turbati si stupiranno, e regneranno su tutto."

3. Gesù disse, "Se i vostri capi vi diranno, ‘Vedete, il Regno è nei cieli’, allora gli uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, ‘È nei mari’, allora i pesci vi precederanno. Invece, il Regno è dentro di voi e fuori di voi.

Quando vi conoscerete sarete riconosciuti, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora vivrete in miseria, e sarete la miseria stessa."

4. Gesù disse, "L’uomo di età avanzata non esiterà a chiedere a un bambino di sette giorni dov’è il luogo della vita, e quell’uomo vivrà.

Perché molti dei primi saranno ultimi, e diventeranno tutt’uno."

5. Gesù disse, "Sappiate cosa vi sta davanti agli occhi, e quello che vi è nascosto vi sarà rivelato.
Perché nulla di quanto è nascosto non sarà rivelato."

6. I suoi discepoli gli chiesero e dissero, "Vuoi che digiuniamo? Come dobbiamo pregare? Dobbiamo fare elemosine? Quale dieta dobbiamo osservare?"

7. Gesù disse, "Non mentite, e non fate ciò che odiate, perché ogni cosa è manifesta in cielo. Alla fine, nulla di quanto è nascosto non sarà rivelato, e nulla di quanto è celato resterà nascosto."

7. Gesù disse, "Fortunato è il leone che verrà mangiato dall’umano, perché il leone diventerà umano. E disgraziato è l’umano che verrà mangiato dal leone, poiché il leone diventerà comunque umano."

8. E disse, "L’uomo è come un pescatore saggio che gettò la rete in mare e la ritirò piena di piccoli pesci. Tra quelli il pescatore saggio scoprì un ottimo pesce grosso. Rigettò tutti gli altri pesci in mare, e poté scegliere il pesce grosso con facilità. Chiunque qui abbia due buone orecchie ascolti!"

9. Gesù disse, "Vedete, il seminatore uscì, prese una manciata e seminò. Alcuni semi caddero sulla strada, e gli uccelli vennero a raccoglierli. Altri caddero sulla pietra, e non misero radici e non produssero spighe. Altri caddero sulle spine, e i semi soffocarono e furono mangiati dai vermi. E altri caddero sulla terra buona, e produssero un buon raccolto, che diede il sessanta per uno e il centoventi per uno."

10. Gesù disse, "Ho appiccato fuoco al mondo, e guardate, lo curo finché attecchisce."

11. Gesù disse, "Questo cielo scomparirà, e quello sopra pure scomparirà.

I morti non sono vivi, e i vivi non morranno. Nei giorni in cui mangiaste ciò che era morto lo rendeste vivo. Quando sarete nella luce, cosa farete? Un giorno eravate uno, e diventaste due. Ma quando diventerete due, cosa farete?"

12. I discepoli dissero a Gesù, "Sappiamo che tu ci lascerai. Chi sarà la nostra guida?"

Gesù disse loro, "Dovunque siate dovete andare da Giacomo il Giusto, per amore del quale nacquero cielo e terra."

13. Gesù disse ai suoi discepoli, "Paragonatemi a qualcuno e ditemi come sono."

Simon Pietro gli disse, "Sei come un onesto messaggero."

Matteo gli disse, "Sei come un filosofo sapiente."

Tommaso gli disse, "Maestro, la mia bocca è totalmente incapace di esprimere a cosa somigli."

Gesù disse, "Non sono il tuo maestro. Hai bevuto, e ti sei ubriacato dell’acqua viva che ti ho offerto."

E lo prese con sé, e gli disse tre cose. Quando Tommaso tornò dai suoi amici questi gli chiesero, "Cosa ti ha detto Gesù?"

Tommaso disse loro, "Se vi dicessi una sola delle cose che mi ha detto voi raccogliereste delle pietre e mi lapidereste, e del fuoco verrebbe fuori dalle rocce e vi divorerebbe."

14. Gesù disse loro, "Se digiunate attirerete il peccato su di voi, se pregate sarete condannati, e se farete elemosine metterete in pericolo il vostro spirito.

Quando arrivate in una regione e vi aggirate per la campagna, se la gente vi accoglie mangiate quello che vi offrono e prendetevi cura dei loro ammalati.

Dopo tutto, quello che entra nella vostra bocca non può rendervi impuri, è quello che viene fuori dalla vostra bocca che può rendervi impuri."

15. Gesù disse, "Quando vedrete uno che non è nato da una donna, prostratevi e adoratelo. Quello è il vostro Padre."

16. Gesù disse, "Forse la gente pensa che io sia venuto a portare la pace nel mondo. Non sanno che sono venuto a portare il conflitto nel mondo: fuoco, ferro, guerra.

Perché saranno in cinque in una casa: ce ne saranno tre contro due e due contro tre, padre contro figlio e figlio contro padre, e saranno soli."

17. Gesù disse, "Vi offrirò quello che nessun occhio ha visto, nessun orecchio ha udito, nessuna mano ha toccato, quello che non è apparso nel cuore degli uomini."

18. I discepoli dissero a Gesù, "Dicci, come verrà la nostra fine?"

Gesù disse, "Avete dunque trovato il principio, che cercate la fine? Vedete, la fine sarà dove è il principio.

Beato colui che si situa al principio: perché conoscerà la fine e non sperimenterà la morte."

19. Gesù disse, "Beato colui che nacque prima di nascere.

Se diventate miei discepoli e prestate attenzione alle mie parole, queste pietre vi obbediranno.

Perché vi sono cinque alberi per voi in Paradiso: non mutano, inverno ed estate, e le loro foglie non cadono. Chiunque li conoscerà non sperimenterà la morte."

20. I discepoli dissero a Gesù, "Dicci com’è il Regno dei Cieli."

E lui disse loro, "È come un seme di mostarda, il più piccolo dei semi, ma quando cade sul terreno coltivato produce una grande pianta e diventa un riparo per gli uccelli del cielo."

 

21. Maria chiese a Gesù, "Come sono i tuoi discepoli?"

Lui disse, "Sono come bambini in un terreno che non gli appartiene. Quando i padroni del terreno arrivano, dicono, ‘Restituiteci il terreno.’ E quelli si spogliano dei loro abiti per renderglieli, e gli restituiscono il terreno.

Per questo motivo dico, se i proprietari di una casa sanno che sta arrivando un ladro staranno in guardia prima che quello arrivi e non gli permetteranno di entrare nella loro proprietà e rubargli i loro averi.

Anche voi, quindi, state in guardia nei confronti del mondo. Preparatevi con grande energia, così i ladri non avranno occasione di sopraffarvi, perché la disgrazia che attendete verrà.

Che fra voi ci sia qualcuno che comprenda.

Quando il raccolto fu maturo, lui arrivò subito con un sacco e lo mieté. Chiunque abbia due buone orecchie ascolti!"

22. Gesù vide alcuni neonati che poppavano. Disse ai suoi discepoli, "Questi neonati che poppano sono come quelli che entrano nel Regno."

E loro gli dissero, "Dunque entreremo nel regno come neonati?"

Gesù disse loro, "Quando farete dei due uno, e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno."

23. Gesù disse, "Sceglierò fra voi, uno fra mille e due fra diecimila, e quelli saranno come un uomo solo."

24. Dissero i suoi discepoli, "Mostraci il luogo dove sei, perché ci occorre cercarlo."

Lui disse loro, "Chiunque qui abbia orecchie ascolti! C’è luce in un uomo di luce, e risplende sul mondo intero. Se non risplende, è buio."

25. Gesù disse, "Amate il vostro amico come voi stessi, proteggetelo come la pupilla del vostro occhio."

26. Gesù disse, "Voi guardate alla pagliuzza nell’occhio del vostro amico, ma non vedete la trave nel vostro occhio. Quando rimuoverete la trave dal vostro occhio, allora ci vedrete abbastanza bene da rimuovere la pagliuzza dall’occhio dell’amico."

27. "Se non digiunate dal mondo, non troverete il Regno. Se non osservate il Sabato come Sabato non vedrete il Padre."

28. Gesù disse, "Ho preso il mio posto nel mondo, e sono apparso loro in carne ed ossa. Li ho trovati tutti ubriachi, e nessuno assetato. Il mio animo ha sofferto per i figli dell’umanità, perché sono ciechi di cuore e non vedono, poiché sono venuti al mondo vuoti, e cercano di andarsene dal mondo pure vuoti.

Ma nel frattempo sono ubriachi. Quando si libereranno dal vino, cambieranno condotta."

29. Gesù disse, "Se la carne fosse nata a causa dello spirito sarebbe una meraviglia, ma se lo spirito fosse nato a causa del corpo sarebbe una meraviglia delle meraviglie.

Eppure mi stupisco di come questa grande ricchezza si sia ridotta in tale miseria."

30. Gesù disse, "Dove ci sono tre divinità, esse sono divine. Dove ce ne sono due o una, io sono con lei."

 

31. Gesù disse, "Nessun profeta è benvenuto nel proprio circondario; i dottori non curano i loro conoscenti."

32. Gesù disse, "Una città costruita su un’alta collina e fortificata non può essere presa, né nascosta."

33. Gesù disse, "Quanto ascolterete con le vostre orecchie, proclamatelo dai vostri tetti ad altre orecchie.

Dopo tutto, nessuno accende una lampada per metterla in un baule, né per metterla in un posto nascosto. Piuttosto, la mette su un lampadario così che chiunque passi veda la sua luce."

34. Gesù disse, "Se un cieco guida un cieco, entrambi cadranno in un fosso."

35. Gesù disse, "Nessuno può entrare nella casa di un uomo robusto e prenderla con la forza se prima non gli lega le mani. A quel punto uno può sottrargli la casa."

36. Gesù disse, "Non vi tormentate, dalla mattina alla sera, al pensiero di cosa indossare."

37. I suoi discepoli dissero, "Quando ci apparirai, e quando tornerai a visitarci?"

Gesù disse, "Quando vi spoglierete senza vergognarvi, e metterete i vostri abiti sotto i piedi come bambini e li distruggerete, allora vedrete il figlio di colui che vive e non avrete timore."

38. Gesù disse, "Spesso avete desiderato ascoltare queste parole che vi dico, e non avevate nessuno da cui ascoltarle. Vi saranno giorni in cui mi cercherete e non mi troverete."

39. Gesù disse, "I Farisei e gli accademici hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Non sono entrati, e non hanno permesso a quelli che volevano entrare di farlo.

Quanto a voi, siate furbi come serpenti e semplici come colombe."

40. Gesù disse, "Una vite è stata piantata lontano dal Padre. Poiché non è robusta, sarà sradicata a morrà."

41. Gesù disse, "Chiunque ha qualcosa in mano riceverà di più, e chiunque non ha nulla sarà privato anche del poco che ha."

42. Gesù disse, "Siate come passanti."

43. I suoi discepoli gli dissero, "Chi sei tu per dirci queste cose?"

"Non comprendete chi sono da quello che dico.

Invece, siete diventati come i Giudei, che amano l’albero ma odiano i frutti, o amano i frutti ma odiano l’albero."

44. Gesù disse, "Chiunque bestemmia contro il Padre sarà perdonato, e chiunque bestemmia contro il figlio sarà perdonato, ma chiunque bestemmia contro lo spirito santo non sarà perdonato, né sulla terra né in cielo."

45. Gesù disse, "L’uva non si coglie dai rovi, né i fichi dai cardi, poiché essi non danno frutti.

I buoni producono bene da quanto hanno accumulato; i cattivi producono male dalla degenerazione che hanno accumulato nei loro cuori, e dicono cose malvagie. Poiché dal traboccare del cuore producono il male."

46. Gesù disse, "Da Adamo a Giovanni il Battista, fra quanti nacquero da donna nessuno è tanto più grande di Giovanni il Battista da non dover abbassare lo sguardo.

Ma vi dico che chiunque fra voi diventerà un bambino riconoscerà il regno e diventerà più grande di Giovanni."

47. Gesù disse, "Un uomo non può stare in sella a due cavalli o piegare due archi.

E uno schiavo non può servire due padroni, altrimenti lo schiavo onorerà l’uno e offenderà l’altro.

Nessuno beve vino stagionato e subito dopo vuole bere vino giovane. Il vino giovane non viene versato in otri nuovi, altrimenti si guasta.

Non si cuce un panno vecchio su un abito nuovo, perché si strapperebbe."

48. Gesù disse, "Se due persone fanno pace in una stessa casa diranno alla montagna ‘Spostati!’ e quella si sposterà."

49. Gesù disse, "Beati coloro che sono soli e scelti, perché troveranno il regno. Poiché da lì venite, e lì ritornerete."

50. Gesù disse, "Se vi diranno ‘Da dove venite?’ dite loro, ‘Veniamo dalla luce, dal luogo dove la luce è apparsa da sé, si è stabilita, ed è apparsa nella loro immagine.’

Se vi diranno, ‘Siete voi?’ dite, ‘Siamo i suoi figli, e siamo i prescelti del Padre vivente.’

Se vi chiederanno, ‘Qual è la prova che il Padre è in voi?’ dite loro, ‘È il movimento e la quiete.’ "

51. I suoi discepoli gli dissero, "Quando riposeranno i morti, e quando verrà il nuovo mondo?"

Lui disse loro, "Quello che aspettate è venuto, ma non lo sapete."

52. I discepoli gli dissero, "è utile o no la circoncisione?"

Lui disse loro, "Se fosse utile, il loro padre genererebbe figli già circoncisi dalla loro madre. Invece, la vera circoncisione nello spirito è diventata vantaggiosa da ogni punto di vista."

54. Gesù disse, "Beato il povero, perché suo è il regno dei cieli."

55. Gesù disse, "Chi non odierà suo padre e sua madre non potrà essere mio discepolo, e chi non odierà fratelli e sorelle, e porterà la croce come faccio io, non sarà degno di me."

56. Gesù disse, "Chi è arrivato a conoscere il mondo ha scoperto una carcassa, e di chiunque ha scoperto una carcassa il mondo non è degno."

57. Gesù disse, Il regno del Padre è come un uomo che ha dei semi. Il suo nemico di notte gli ha piantato erbacce fra i semi. L’uomo non ha voluto che i braccianti gli strappassero le erbacce, ma ha detto loro, ‘No, altrimenti per strappare le erbacce potreste finire per strappare anche il grano.’ Poiché il giorno del raccolto le erbacce saranno molte, e saranno strappate e bruciate."

58. Gesù disse, "Beato l’uomo che si è impegnato e ha trovato la vita."

 

59. Gesù disse, "Guardate colui che vive finché vivete, altrimenti potreste morire e poi cercare di scorgere colui che vive, e non ne sareste capaci."

60. Vide un samaritano che portava un capretto e andava in Giudea. Disse ai suoi discepoli, "Quell’uomo […] del capretto." Loro gli dissero, "Così che possa ucciderlo e mangiarlo." Lui disse loro, "Non lo mangerà finché è vivo, ma solo dopo averlo ucciso e ridotto a cadavere."

Loro risposero, "Non potrebbe fare altrimenti."

Lui disse loro, "E così pure voi, cercatevi un posto per riposare, o potreste diventare cadaveri e venire mangiati."

61. Gesù disse, "In due si adageranno su un divano; uno morirà, l’altro vivrà."

Disse Salomè, "Chi sei tu signore? Sei salito sul mio divano e hai mangiato dalla mia tavola come se qualcuno ti avesse inviato."

Gesù le disse, "Sono quello che viene da ciò che è integro. Mi sono state donate delle cose di mio Padre."

"Sono tua discepola."

"Per questa ragione io ti dico, se uno è integro verrà colmato di luce, ma se è diviso, sarà riempito di oscurità."

62. Gesù disse, "Io rivelo i miei misteri a coloro che ne sono degni.

Che la vostra mano sinistra non sappia cosa fa la destra."

63. Gesù disse, "C’era un ricco che aveva molto denaro. Disse, ‘Investirò questo denaro così che io possa seminare, mietere e riempire i miei magazzini con il raccolti, e che non mi manchi nulla.’ Queste erano le cose che pensava in cuor suo, ma quella stessa notte morì. Chi fra voi ha orecchie ascolti!"

64. Gesù disse, "Un uomo organizzò un ricevimento. Quando ebbe preparato la cena, mandò il suo servo a invitare gli ospiti. Il servo andò dal primo e gli disse, ‘Il padrone ti invita.’ E quegli disse, ‘Ci sono dei mercanti che mi devono dei soldi, e vengono da me stasera. Devo andare a dargli istruzioni. Lo prego di scusarmi ma non posso venire a cena.’ Il servo andò da un altro e disse, ‘Il padrone ti ha invitato.’ Quegli disse al servo, ‘Ho comprato una casa, e devo assentarmi per un giorno. Non avrò tempo per la cena.’ Il servo andò da un altro e gli disse, ‘Il padrone ti invita.’ Quegli disse al servo, ‘Un mio amico si sposa, e devo preparargli il banchetto. Non potrò venire. Lo prego di scusarmi se non posso venire.’ Il servo andò da un altro e gli disse, ‘Il padrone ti invita.’ Quegli disse al servo, ‘Ho comprato una proprietà, e sto andando a riscuotere l’affitto. Non potrò venire, Lo prego di scusarmi.’ Il servo ritornò e disse al padrone, ‘Quelli che avevi invitato a cena chiedono scusa ma non possono venire.’ Il padrone disse al servo, ‘Vai per la strada e porta a cena chiunque trovi.’

Acquirenti e mercanti non entreranno nei luoghi del Padre mio."

65. Lui disse, Un […] uomo possedeva una vigna e l’aveva affittata a dei contadini, così che la lavorassero e gli cedessero il raccolto. Mandò il suo servo dai contadini per farsi consegnare il raccolto. Quelli lo afferrarono, lo picchiarono, e quasi l’uccisero. Poi il servo ritornò dal padrone. Il padrone disse, ‘Forse non li conosceva.’ Mandò un altro servo, e i contadini picchiarono anche quello. Quindi il padrone mandò suo figlio e disse, ‘Forse verso mio figlio mostreranno un qualche rispetto.’ Poiché i contadini sapevano che lui era l’erede della vigna, lo afferrarono e lo uccisero. Chi ha orecchie ascolti!"

66. Gesù disse, "Mostratemi la pietra scartata dai costruttori; quella è la chiave di volta."

67. Gesù disse, "Quelli che sanno tutto, ma sono carenti dentro, mancano di tutto."

68. Gesù disse, "Beati voi, quando sarete odiati e perseguitati;

e non resterà alcun luogo, dove sarete stati perseguitati."

69. Gesù disse, "Beati quelli che sono stati perseguitati nei cuori: sono loro quelli che sono arrivati a conoscere veramente il Padre.

Beati coloro che sopportano la fame, così che lo stomaco del bisognoso possa essere riempito."

70. Gesù disse, "Se esprimerete quanto avete dentro di voi, quello che avete vi salverà. Se non lo avete dentro di voi, quello che non avete vi perderà."

71. Gesù disse, "Distruggerò questa casa, e nessuno sarà in grado di ricostruirla […]."

72. Un uomo gli disse, "Dì ai miei fratelli di dividere con me i loro averi."

Lui disse all’uomo, "Signore, e chi mi ha nominato spartitore?"

Si girò verso i discepoli e disse, "Non sono uno spartitore, vero?"

73. Gesù disse, "Il raccolto è enorme ma i braccianti sono pochi, perciò pregate il mietitore di mandare i braccianti nei campi."

74. Lui disse, "Signore, sono in molti attorno all’abbeveratoio, ma non c’è nulla nel pozzo."

75. Gesù disse, "In molti si affollano davanti alla porta, ma sarà il solitario ad entrare nella camera nuziale."

76. Gesù disse, "Il regno del Padre è come un mercante che ricevette un carico di mercanzia e vi trovò una perla. Il mercante fu accorto; vendette la mercanzia e si tenne solo la perla.

Così anche voi, cercate il tesoro che è eterno, che resta, dove nessuna tarma viene a rodere e nessun verme guasta."

77. Gesù disse, "Io sono la luce che è su tutte le cose. Io sono tutto: da me tutto proviene, e in me tutto si compie.

Tagliate un ciocco di legno; io sono lì.

Sollevate la pietra, e mi troverete."

78. Gesù disse, "Perché siete venuti nella campagna? Per vedere una canna scossa dal vento? E per vedere un uomo vestito in abiti raffinati, come i capi e i potenti? Quelli sono vestiti in panni raffinati, e non sanno cogliere la verità."

79. Una donna nella folla gli disse, "Fortunato il grembo che ti generò e il seno che ti nutrì."

Lui le disse, "Fortunati coloro che hanno ascoltato la parola del Padre e l’hanno veramente conservata. Poiché vi saranno giorni in cui direte, ‘Fortunato il grembo che non ha concepito, e il seno che non ha allattato. ‘ "

80. Gesù disse, "Chi è arrivato a conoscere il mondo ha scoperto un cadavere, e chi ha scoperto un cadavere è al di sopra del mondo."

81. Gesù disse, "Lasciate che chi è diventato ricco regni, e che chi ha il potere vi rinunci."

82. Gesù disse, "Chi è vicino a me è vicino al fuoco, e chi è lontano da me è lontano dal regno."

83. Gesù disse, "Le immagini sono visibili alla gente, ma la loro luce è nascosta nell’immagine della luce del Padre. Lui si rivelerà, ma la sua immagine è nascosta dalla sua luce."

84. Gesù disse, "Quando vedete ciò che vi somiglia siete contenti. Ma quando vedrete le immagini che nacquero prima di voi e che non muoiono né diventano visibili, quanto dovrete sopportare!"

85. Gesù disse, "Adamo è partito da un grande potere e una grande ricchezza, ma non era degno di voi. Perché se fosse stato degno, non avrebbe conosciuto la morte."

86. Gesù disse, "Le volpi hanno tane e gli uccelli hanno nidi, ma gli esseri umani non hanno un posto dove stendersi e riposare."

87. Gesù disse, "Quanto è misero il corpo che dipende da un corpo, e quanto è misera l’anima che dipende da entrambi."

88. Gesù disse, "I messaggeri e i profeti verranno da voi e vi daranno ciò che vi appartiene. Voi, da parte vostra, date loro quello che avete, e dite a voi stessi, ‘Quando verranno a prendere quello che gli appartiene?’"

89. Gesù disse, "Perché sciacquate l’esterno della coppa? Non capite che quello che ha creato l’interno è anche quello che ha creato l’esterno?"

90. Gesù disse, "Venite a me, perché il mio giogo è confortevole e il mio dominio è gentile, e troverete la vostra pace."

91. Gli dissero, "Dicci chi sei così che possiamo credere in te."

Lui disse loro, "Voi esaminate l’aspetto di cielo e terra, ma non siete arrivati a comprendere colui che è di fronte a voi, e non sapete come interpretare il momento attuale."

92. Gesù disse, "Cercate e troverete.

Nel passato, comunque, non vi ho rivelato le cose che allora mi chiedeste. Ora vorrei dirvele, ma voi non le chiedete più."

93. "Non date le cose sacre ai cani, perché potrebbero gettarle sullo sterco. Non gettate perle ai porci, o potrebbero […]."

94. Gesù disse, "Colui che cerca troverà, e chi bussa entrerà."

95. Gesù disse, "Se avete denaro, non prestatelo a interesse. Piuttosto, datelo a qualcuno da cui non lo riavrete."

96. Gesù disse, "Il regno del Padre è come una donna. Prese un po’ di lievito, lo nascose nell’impasto, e ne fece grandi forme di pane. Chi ha orecchie ascolti!"

97. Gesù disse, "Il regno è come una donna che portava una giara piena di farina. Mentre camminava per una lunga strada, il manico della giara si ruppe e la farina le si sparse dietro sulla strada. Lei non lo sapeva; non si era accorta di nulla. Quando raggiunse la sua casa, posò la giara e scoprì che era vuota."

98. Gesù disse, "Il regno del Padre è come una persona che voleva uccidere un potente. Prima di uscire di casa sfoderò la spada e la infilò nel muro per provare se il suo braccio riusciva a trapassarlo. Poi uccise il potente."

99. I discepoli gli dissero, "I tuoi fratelli e tua madre sono qui fuori."

Lui disse loro, "Quelli che fanno il volere del Padre mio sono i miei fratelli e mia madre. Sono quelli che entreranno nel regno di mio Padre."

100. Mostrarono a Gesù una moneta d’oro e gli dissero, "Gli uomini dell’imperatore romano ci chiedono le tasse."

Lui disse loro, "Date all’imperatore quello che è dell’imperatore, date a Dio quello che è di Dio, e date a me quel che è mio."

101. "Chiunque non odia padre e madre come me non può essere mio discepolo, e chiunque non ama padre e madre come me non può essere mio discepolo. Poiché mia madre […], ma la mia vera madre mi ha dato la vita."

102. Gesù disse, "Maledetti i Farisei! Sono come un cane che dorme nella mangiatoia: il cane non mangia, e non fa mangiare il bestiame."

103. Gesù disse, "Beati quelli che sanno da dove attaccheranno i ribelli. Possono organizzarsi, raccogliere le risorse imperiali, ed essere preparati prima che i ribelli arrivino."

104. Dissero a Gesù, "Vieni, oggi preghiamo, e digiuniamo."

Gesù disse, "Quale peccato ho commesso, o di quale impurità mi sono macchiato? Piuttosto, quando lo sposo lascia la camera nuziale, allora lasciate che la gente digiuni e preghi."

105. Gesù disse, "Quando farete dei due uno diventerete figli di Adamo, e quando direte ‘Montagna, spostati!’ si sposterà."

107. Gesù disse, "Il regno è come un pastore che aveva cento pecore. Una di loro, la più grande, si smarrì. Lui lasciò le altre novantanove e la cercò fino a trovarla. Dopo aver faticato tanto le disse, ‘Mi sei più cara tu di tutte le altre novantanove.’"

108. Gesù disse, "Chi berrà dalla mia bocca diventerà come me; io stesso diventerò quella persona, e tutte le cose nascoste gli si riveleranno."

109. Gesù disse, "Il regno del Padre è come una persona che aveva un tesoro nascosto nel suo campo ma non lo sapeva. E quando morì lo lasciò a suo figlio. Il figlio non ne sapeva nulla neanche lui. Diventò proprietario del campo e lo vendette. L’acquirente andò ad arare, scoprì il tesoro, e cominciò a prestare denaro a interesse a chi gli pareva."

110. Gesù disse, "Lasciate che chi ha trovato il mondo, ed è diventato ricco, rinunci al mondo."

111. Gesù disse, "I cieli e la terra si apriranno al vostro cospetto, e chiunque è vivo per colui che vive non vedrà la morte."

Non dice Gesù, "Di quelli che hanno trovato se stessi, il mondo non è degno?"

112. Gesù disse, "Maledetta la carne che dipende dall’anima. Maledetta l’anima che dipende dalla carne."

113. I suoi discepoli gli chiesero, "Quando verrà il regno?"

"Non verrà cercandolo. Non si dirà ‘Guarda, è qui!’, oppure ‘Guarda, è lì!’ Piuttosto, il regno del Padre è sulla terra, e nessuno lo vede."

Tao The Ching di Lao Tze

 
Il Tao The Ching

di Lao-Tze

Indice selezionabile:

1 – Delinea il Tao

2 – Nutrire la persona

3 – Tenere tranquillo il popolo

4 – Quel che non ha origine

5 – L’uso del vuoto

6 – Completa l’immagine

7 – Occultare la luce

8 – Tornare alle qualità naturali

9 – Tendere all’incolore

10 – Saper agire

11 – L’utilità del non-essere

12 – Reprimere le brame

13 – Respingere la vergogna

14 – Introduce al mistero

15 – Appalesa la virtù

16 – Volgersi alla radice

17 – La pura influenza

18 – Lo scadimento dei costumi

19 – Tornare alla purezza

20 – Differenziarsi dal volgo

21 – Svotare il cuore

22 – L’umiltà che eleva

23 – Il vuoto non-essere

24 – La penosa benignità

25 – Raffigura l’origine

26 – La virtù del grave

27 – L’uso dell’abilità

28 – Tornare alla semplicità

29 – Non agire

30 – Limitare le operazioni militari

31 – Desistere dalle operazioni militari

32 – La virtù del santo

33 – La virtù del discernimento

34 – Confidare nel perfetto

35 – La virtù della carità

36 – L’occulto e il palese

37 – Esercitare il governo

38 – Espone la virtù

39 – Uniformarsi al fondamento

40 – Dove andare e che adoperare

41 – Equipara le diversità

42 – Le trasformazioni del tao

43 – Lo strumento universale

44 – Il fermo ammonimento

45 – L’immensa virtù

46 – Esser parco nelle brame

47 – Scrutare ciò che è lontano

48 – Obliare la sapienza

49 – Confidare nella virtù

50 – Tenere in pregio lavita

51 – La virtù che nutre

52 – Volgersi all’origine

53 – Trarre profitto dalle prove

54 – Coltivare e contemplare

55 – Il simbolo del mistero

56 – La misteriosa virtù

57 – Rendere puri i costumi

58 – Adattarsi alle vicissitudini

59 – Mantenersi nel Tao

60 – Stare nella dignità regale

61 – La virtù dell’umiltà

62 – Praticare il Tao

63 – L’inizio favorevole

64 – Attenersi al piccolo

65 – La pura virtù

66 – Posporre sé stesso

67 – Le tre cose preziose

68 – Rendersi eguale al cielo

69 – L’uso del mistero

70 – La difficoltà di intendere

71 – Il difetto della sapienza

72 – Aver cura disé

73 – Quel che lascia agire

74 – Reprimere gli inganni

75 – I danni della cupidigia

76 – Guardarsi dalla forza

77 – La via del cielo

78 – Portare il fardello della sincerità

79 – Ottemperare ai patti

80 – Isolarsi

81 – L’emersione del naturale

 

1 – Delinea il Tao

Il Tao che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, quando ha nome è la madre delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l’arcano, chi sempre desidera ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione anche se diverso nome ed insieme sono detti mistero, mistero del mistero, porta di tutti gli arcani.

2 – Nutrire la persona

Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello, di quì il brutto, sanno che il bene è bene, di quì il male. È così che essere e non-essere si danno nascita fra loro, facile e difficile si danno compimento fra loro, lungo e corto si danno misura fra loro, alto e basso si fanno dislivello fra loro, tono e nota si danno armonia fra loro, prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo permane nel mestiere del non agire e attua l’insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono ed egli non le rifiuta le fa vivere ma non le considera come sue, opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l’opera egli non rimane e proprio perché non rimane non gli vien tolto.

3 – Tenere tranquillo il popolo

Non esaltare i più capaci fa sì che il popolo non contenda, non pregiare i beni che con difficoltà s’ottengono fa sì che il popolo non diventi ladro, non ostentare ciò che può desiderarsi fa sì che il cuore del popolo non si turbi.
Per questo il governo del santo svuota il cuore al popolo e ne riempie il ventre, ne infiacchisce il volere e ne rafforza le ossa sempre fa sì che non abbia scienza nè brama e che colui che sa non osi agire.
Poiché egli pratica il non agire nulla v’è che non sia governato.

4 – Quel che non ha origine

Il Tao viene usato perché è vuoto e non è mai pieno.Quale abisso! sembra il progenitore delle diecimila creature.
Smussa le sue punte, districa i suoi nodi, mitiga il suo splendore, si rende simile alla sua polvere.
Quale profondità! sembra che da sempre esista. Non so di chi sia figlio, pare anteriore all’Imperatore del Cielo.

5 – L’uso del vuoto

Il Cielo e la Terra non usano carità, tengono le diecimila creature per cani di paglia. Il santo non usa carità tiene i cento cognomi per cani di paglia.
Lo spazio tra Cielo e Terra come somiglia a un mantice! Si vuota ma non si esaurisce, si muove ed ancora più ne esce.
Parlar molto e scrutare razionalmente vale meno che mantenersi vuoto.

6 – Completa l’immagine

Lo spirito della valle non muore, è la misteriosa femmina. La porta della misteriosa femmina è la scaturigine del Cielo e della Terra.
Perennemente ininterrotto come se esistesse viene usato ma non si stanca.

7 – Occultare la luce

Il Cielo è perpetuo e la Terra perenne. La ragione per cui il Cielo può essere perpetuo e la Terra perenne è che non vivono per sé stessi: perciò possono vivere a lungo.
Per questo il santo pospone la sua persona e la sua persona viene premessa, apparta la sua persona e la sua persona perdura.
Non è perché è spoglio di interessi? Per questo può realizzare il suo interesse.

8 – Tornare alle qualità naturali

Il sommo bene è come l’acqua: l’acqua ben giova alle creature e non contende, resta nel posto che gli uomini disdegnano.
Per questo è quasi simile al Tao. Nel ristare si adatta al terreno, nel volere s’adatta all’abisso, nel donare s’adatta alla carità, nel dire s’adatta alla sincerità, nel correggere s’adatta all’ordine, nel servire s’adatta alla capacità, nel muoversi s’adatta alle stagioni.
Proprio perché non contende non viene trovata in colpa.

9 – Tendere all’incolore

Chi colma ciò che possiede meglio farebbe a desistere, chi batte a fino ciò che è appuntito non lo mantiene a lungo intatto.
Un palazzo colmo d’oro e di gemme non si può conservare, chi si fa arrogante perchè ricco e nobile procura da sé la sua rovina.
Ad opera compiuta ritrarsi è la Via del Cielo.

10 – Saper agire

Preserva l’Uno dimorando nelle due anime: sei capace di non farle separare?
Pervieni all’estrema mollezza conservando il ch’i: sei capace d’essere un pargolo?
Purificato e mondo abbi visione del mistero: sei capace d’esser senza pecca?
Governa il regno amando il popolo: sei capace di non aver sapienza?
All’aprirsi e al chiudersi della porta del Cielo sei capace d’esser femmina?
Luminoso e comprensivo penetra ovunque: sei capace di non agire?
Fa vivere le creature e nutrile, falle vivere e non tenerle come tue, opera e non aspettarti nulla, falle crescere e non governarle. Questa è la misteriosa virtù.

11 – L’utilità del non-essere

Trenta raggi si uniscono in un solo mozzo e nel suo non-essere si ha l’utilità del carro, s’impasta l’argilla per fare un vaso e nel suo non-essere si ha l’utilità del vaso, s’aprono porte e finestre per fare una casa e nel suo non-essere si ha l’utilità della casa.
Perciò l’essere costituisce l’oggetto e il non-essere costituisce l’utilità.

12 – Reprimere le brame

I cinque colori fan sì che s’acciechi l’occhio dell’uomo, le cinque note fan sì che s’assordi l’orecchio dell’uomo, i cinque sapori fan sì che falli la bocca dell’uomo, la corsa e la caccia fan sì che s’imbesti il cuore dell’uomo, i beni che con difficoltà si ottengono fan sì che sia dannosa la condotta dell’uomo.
Per questo il santo è per il ventre e non per l’occhio. Perciò respinge l’uno e preferisce l’altro.

13 – Respingere la vergogna

Favore e sfavore fanno paura, pregiar la propria persona è gran sventura.
Che significa favore e sfavore fan paura? Il favore è un abbassarsi: nell’ottenerlo s’ha paura, di perderlo s’ha paura. Questo significa favore e sfavore fan paura.
Che significa pregiar la propria persona è gran sventura? La ragione per cui ho gran sventura è che tengo alla mia persona, se non tenessi alla mia persona quale sventura avrei? Per questo a chi di sé fa pregio a pro del mondo si può affidare il mondo, a chi di sé ha cura a pro del mondo si può confidare il mondo.

14 – Introduce al mistero

A guardarlo non lo vedi, di nome è detto l’Incolore. Ad ascoltarlo non lo odi, di nome è detto l’Insonoro. Ad afferrarlo non lo prendi, di nome è detto l’Informe.
Questi tre non consentono di scrutarlo a fondo, ma uniti insieme formano l’Uno. Non è splendente in alto non è oscuro in basso, nel suo volversi incessante non gli puoi dar nome e di nuovo si riconduce all’immateriale. È la figura che non ha figura, l’immagine che non ha materia: è l’indistinto e l’indeterminato. Ad andargli incontro non ne vedi l’inizio, ad andargli appresso non ne vedi la fine.
Attieniti fermamente all’antico Tao per guidare gli esseri di oggi e potrai conoscere il principio antico. E’ questa l’orditura del Tao.

15 – Appalesa la virtù

Quelli che in antico eccellevano come adepti del Tao penetravano l’arcano e comunicavano col mistero, erano profondi da non poter essere compresi.
Proprio perché non possono essere compresi io mi sforzerò di darne i tratti. Irresoluti erano come chi d’inverno guada un fiume, guardinghi erano come chi teme i vicini ai quattro lati, rispettosi erano come chi è ospite, frammentati erano come ghiaccio che si va fondendo, schietti erano come legno non ancora sgrossato, vuoti erano come valli, torbidi erano come acqua motosa.
Chi è capace d’esser motoso per fare illimpidire piano piano riposando? Chi è capace d’esser placido per far vivere pian piano rimuovendo a lungo?
Chi s’attiene a questa Via non brama d’esser pieno, e proprio perché non si riempie può starsene nell’ombra senza innovar l’antico.

16 – Volgersi alla radice

Arrivare alla vacuità è il culmine, mantenere la quiete è schiettezza: le diecimila creature insieme sorgono ed io le vedo ritornare a quelle, quando le creature hanno avuto il lor rigoglio ciascuna fa ritorno alla sua radice. Tornare alla radice è quiete, il che vuol dire restituire il mandato, restituire il mandato è eternità.
Chi conosce l’eternità è illuminato, chi non la conosce insensatamente provoca sventure. Chi conosce l’eternità tutto abbraccia, tutto abbracciando è equanime, essendo equanime è sovrano, essendo sovrano è Cielo, essendo Cielo è Tao, essendo Tao a lungo dura e per tutta la vita non corre pericolo.

17 – La pura influenza

Dei grandi sovrani il popolo sapeva che esistevano, vennero poi quelli che amò ed esaltò, e poi quelli che temette, e poi quelli di cui si fece beffe: quando la sincerità venne meno s’ebbe l’insincerità. Com’erano pensosi i primi nel soppesar le loro parole! Ad opera compiuta e ad impresa riuscita dicevano i cento cognomi: siamo così da noi stessi.

18 – Lo scadimento dei costumi

Quando il gran Tao fu negletto s’ebbero carità e giustizia, quando apparvero intelligenza e sapienza s’ebbero le grandi imposture, quando i sei congiunti non furono in armonia s’ebbero pietà filiale e clemenza paterna, quando gli stati caddero nel disordine s’ebbero i ministri leali.

19 – Tornare alla purezza

Tralascia la santità e ripudia la sapienza e il popolo s’avvantaggerà di cento doppie, tralascia la carità e ripudia la giustizia ed esso tornerà alla pietà filiale e alla clemenza paterna, tralascia l’abilità e ripudia il lucro e più non vi saranno ladri e briganti. Quelle tre reputa formali e insufficienti, perciò insegna che v’è altro a cui attenersi: mostrati semplice e mantienti grezzo, abbi poco egoismo e scarse brame.

20 – Differenziarsi dal volgo

Tralascia lo studio e non avrai afflizioni. Tra un pronto e un tardo risponder sì quanto intercorre? Quel che gli altri temono non posso non temer io. Oh, quanto son distanti e ancor non s’arrestano!
Tutti gli uomini sono sfrenati come a una festa o un banchetto sacrificale, come se in primavera ascendessero ad una torre. Sol io quanto son placido! tuttora senza presagio come un pargolo che ancor non ha sorriso, quanto son dimesso! come chi non ha dove tornare.
Tutti gli uomini hanno d’avanzo sol io sono come chi tutto ha abbandonato. Oh, il mio cuore di stolto quanto è confuso! L’uomo comune è così brillante sol io sono tutto ottenebrato, l’uomo comune in tutto s’intromette, solo io di tutto mi disinteresso, agitato sono come il mare, sballottato sono come chi non ha punto fermo.
Tutti gli uomini sono affaccendati sol io sono ebete come villico. Sol io mi differenzio dagli altri e tengo in gran pregio la madre che nutre.

21 – Svotare il cuore

Il contenere di chi ha la virtù del vuoto solo al Tao s’adegua. Per le creature il Tao è indistinto e indeterminato. Oh, come indeterminato e indistinto nel suo seno racchiude le immagini! Oh, come indistinto e indeterminato nel suo seno racchiude gli archetipi! Oh, come profondo e misterioso nel suo seno racchiude l’essenza dell’essere! Questa essenza è assai genuina nel suo seno ne racchiude la conferma. Dai tempi antichi sino ad oggi il suo nome non passa e così acconsente a tutti gli inizi. Da che conosco il modo di tutti gli inizi? Da questo.

22 – L’umiltà che eleva

Se ti pieghi ti conservi, se ti curvi ti raddrizzi, se t’incavi ti riempi, se ti logori ti rinnovi, se miri al poco ottieni se miri al molto resti deluso. Per questo il santo preserva l’Uno e diviene modello al mondo. Non da sé vede perciò è illuminato, non da se s’approva perciò splende, non da sé si gloria perciò ha merito, non da sé s’esalta perciò a lungo dura. Proprio perché non contende nessuno al mondo può muovergli contesa. Quel che dicevano gli antichi: se ti pieghi ti conservi, erano forse parole vuote? In verità, integri tornavano.

23 – Il vuoto non-essere

Il parlar dell’Insonoro è spontaneità. Per questo un turbine di vento non dura una mattina, un rovescio di pioggia non dura una giornata. Chi opera queste cose? Il Cielo e la Terra. Se perfino il Cielo e la Terra non possono persistere tanto più lo potrà l’uomo? Perciò compi le tue imprese come il Tao. Chi si dà al Tao s’immedesima col Tao, chi si dà alla virtù s’immedesima con la virtù, chi si dà alla perdita s’immedesima con la perdita. Chi s’immedesima col Tao nel Tao si rallegra d’ottenere, chi s’immedesima con la virtù nella virtù si rallegra d’ottenere, chi s’immedesima con la perdita nella perdita si rallegra d’ottenere. Quando la sincerità vien meno si ha l’insincerità.

24 – La penosa benignità

Chi sta sulla punta dei piedi non si tiene ritto, chi sta a gambe larghe non cammina, chi da sé vede non è illuminato, chi da sé s’approva non splende, chi da sé si gloria non ha merito, chi da sé s’esalta non dura a lungo. Nel Tao queste cose sono avanzumi ed escrescenze, che le creature hanno sempre detestati. Per questo non rimane chi pratica il Tao.
25 – Raffigura l’origine

C’è un qualcosa che completa nel caos, il quale vive prima del Cielo e della Terra. Come è silente, come è vacuo! Se ne sta solingo senza mutare, ovunque s’aggira senza correr pericolo, si può dire la madre di ciò che è sotto il cielo. Io non ne conosco il nome e come appellativo lo dico Tao, sforzandomi a dargli un nome lo dico Grande. Grande ovvero errante, errante ovvero distante, distante ovvero tornante. Perciò il Tao è grande, il Cielo è grande, la Terra è grande ed anche il sovrano è grande. Nell’universo vi sono quattro grandezze ed il sovrano sta in una di esse. L’uomo si conforma alla Terra, la Terra si conforma al Cielo, il Cielo si conforma al Tao, il Tao si conforma alla spontaneità.

26 – La virtù del grave

Il grave è radice del leggero, il quieto è signore dell’irrequieto. Per questo il santo viaggia tutto il giorno senza discostarsi dal bagaglio, anche se possiede palazzi regali placidamente se ne sta distaccato. Che sarà se il signore di diecimila carri leggero si fa nel mondo? Se è leggero perde il fondamento, se è irrequieto perde la sua signoria.

27 – L’uso dell’abilità

Chi ben viaggia non lascia solchi né impronte, chi ben parla non ha pecche né biasimi, chi ben conta non adopra bastoncelli né listelle, chi ben chiude non usa sbarre né paletti eppure non si può aprire, chi ben lega non usa corde né vincoli eppure non si può sciogliere. Per questo il santo sempre ben soccorre gli uomini e perciò non vi sono uomini respinti, sempre bene soccorre le creature e perciò non vi sono creature respinte: ciò si chiama trasfondere l’illuminazione. Così l’uomo che è buono è maestro dell’uomo non buono, l’uomo che non è buono è profitto all’uomo buono. Chi non apprezza un tal maestro, chi non ha caro un tal profitto, anche se è sapiente cade in grave inganno: questo si chiama il mistero essenziale.

28 – Tornare alla semplicità

Chi sa d’esser maschio e si mantiene femmina è la forra del mondo, essendo la forra del mondo la virtù mai non si separa da lui ed ei ritorna ad essere un pargolo. Chi sa d’esser candido e si mantiene oscuro è il modello del mondo, essendo il modello del mondo la virtù mai non si scosta da lui ed ei ritorna all’infinito. Chi sa d’esser glorioso e si mantiene nell’ignominia è la valle del mondo, essendo la valle del mondo la virtù sempre si ferma in lui ed ei ritorna ad esser grezzo. Quando quel ch’è grezzo vien tagliato allora se ne fanno strumenti, quando l’uomo santo ne usa allora ne fa i primi tra i ministri. Per questo il gran governo non danneggia.

29 – Non agire

Quei che volendo tenere il mondo lo governa, a mio parere non vi riuscirà giammai. Il mondo è un vaso sovrannaturale che non si può governare: chi governa lo corrompe, chi dirige lo svia, poiché tra le creature taluna precede ed altra segue, taluna è calda ed altra è fredda, taluna è forte ed altra è debole, taluna è tranquilla ed altra è pericolosa. Per questo il santo rifugge dall’eccesso, rifugge dallo sperpero, rifugge dal fasto.

30 – Limitare le operazioni militari

Quei che col Tao assiste il sovrano non fa violenza al mondo con le armi, nelle sue imprese preferisce controbattere. Là dove stanziano le milizie nascono sterpi e rovi, al seguito dei grandi eserciti vengono certo annate di miseria. Chi ben li adopra soccorre e basta, non osa con essi acquistar potenza. Soccorre e non si esalta, soccorre e non si gloria, soccorre e non s’insuperbisce, soccorre quando non può farne a meno, soccorre ma non fa violenza. Quel che s’invigorisce allor decade: vuol dire che non è conforme al Tao. Ciò che non è conforme al Tao presto finisce.

31 – Desistere dalle operazioni militari

Ecco che son le belle armi: strumenti del malvagio che le creature han sempre detestati. Per questo non rimane chi pratica il Tao. Il saggio, che è pacifico, tiene in pregio la sinistra, chi adopra l’armi tiene in pregio la destra. Ecco che son l’armi: strumenti del malvagio non strumenti del saggio, il quale li adopra solo se non può farne a meno. Avendo per supreme pace e quiete, ei vince ma non se ne compiace, chi se ne compiace gioisce nell’uccidere gli uomini. Ora chi gioisce nell’uccidere gli uomini non può attuare i suoi intenti nel mondo. Nelle gesta fauste si tiene in onore la sinistra, nelle gesta infauste si tiene in onore la destra. Il luogotenente sta alla sinistra, il duce supremo sta alla destra: assume il posto del rito funebre. Quei che gli uomini ha ucciso in massa li piange con cordoglio e con tristezza: la vittoria in guerra gli assegna il posto del rito funebre.

32 – La virtù del santo

Il Tao in eterno è senza nome, è grezzo per quanto minimo sia, nessuno al mondo è capace di fargli da ministro. Se principi e sovrani fossero capaci di attenervisi, le diecimila crature da sé si sottometterebbero, il Cielo in mutuo accordo con la Terra farebbe discendere soave rugiada e il popolo, senza alcuno che lo comandi, da sé troverebbe il giusto assetto. Quando si cominciò ad intagliare si ebbero i nomi. Tutto quello che ha nome viene trattato come proprio, perciò sappi contenerti. Chi sa contenersi può non correre pericolo. Paragona la presenza del Tao nel mondo ai fiumi e ai mari cui accorrono rivi e valli.

33 – La virtù del discernimento

Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato. Chi vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte. Chi sa contentarsi è ricco, chi strenuamente opera attua i suoi intenti. A lungo dura chi non si diparte dal suo stato, ha vita perenne quello che muore ma non perisce.

34 – Confidare nel perfetto

Come è universale il gran Tao! può stare a sinistra come a destra. In esso fidando vengono alla vita le creature ed esso non le rifiuta, l’opera compiuta non chiama sua. Veste e nutre le creature ma non se ne fa signore, esso che sempre non ha brame può esser nominato Piccolo. Le creature ad esso si volgono ma esso non se ne fa signore, può esser nominato Grande. Poiché giammai si fa grande può realizzare la sua grandezza.

35 – La virtù della carità

Verso chi tiene in sé la grande immagine il mondo accorre, accorre e non riceve danno ma calma e pace grandi. Attratto da musiche e bevande prelibate si ferma il viator che passa, ma quel che al Tao esce di bocca com’è scipito! non ha sapore. A guardarlo non riesci a vederlo, ad ascoltarlo non riesci ad udirlo, ad usarlo non riesci ad esaurirlo.


36 – L’occulto e il palese

Quei che vuoi che si contragga devi farlo espandere, quei che vuoi che s’indebolisca devi farlo rafforzare, quei che vuoi che rovini devi farlo prosperare, a quei che vuoi che sia tolto devi dare. Questo è l’occulto e il palese. Mollezza e debolezza vincono durezza e forza. Al pesce non conviene abbandonar l’abisso, gli strumenti profittevoli al regno non conviene mostrarli al popolo.

37 – Esercitare il governo

Il Tao in eterno non agisce e nulla v’è che non sia fatto. Se principi e sovrani fossero capaci d’attenervisi, le creature da sé si trasformerebbero. Quelli che per trasformarle bramassero operare io li acquieterei con la semplicità di quel che non ha nome anch’esse non avrebbero brame, quando non han brame stanno quiete e il mondo da sé s’assesta.

38 – Espone la virtù

La virtù somma non si fa virtù per questo ha virtù, la virtù inferiore non manca di farsi virtù per questo non ha virtù. La virtù somma non agisce ma non ha necessità di agire, la virtù inferiore agisce ma ha necessità di agire. La somma carità agisce ma non ha necessità di agire, la somma giustizia agisce ma ha necessità di agire, il sommo rito agisce e se non viene corrisposto si denuda le braccia e trascina a forza. Fu così che perduto il Tao venne poi la virtù, perduta la virtù venne poi la carità, perduta la carità venne poi la giustizia, perduta la giustizia venne poi il rito: il rito è labilità della lealtà e della sincerità e foriero di disordine. Chi per primo conosce è fior nel Tao e principio di ignoranza. Per questo l’uomo grande resta in ciò che è solido e non si sofferma in ciò che è labile, resta nel frutto e non si sofferma nel fiore. Perciò respinge l’uno e preferisce l’altro.

39 – Uniformarsi al fondamento

In principio questi ottenner l’Uno: il Cielo l’ottenne e per esso fu puro, la Terra l’ottenne e per esso fu tranquilla, gli esseri sovrannaturali l’ottennero e per esso furono potenti, la valle l’ottenne e per esso fu ricolma, le creature l’ottennero e per esso vissero, principi e sovrani l’ottennero e per esso furon retti nel governare il mondo. Costoro ne furono resi perfetti. Se il Cielo non fosse puro per esso temerebbe di squarciarsi, se la Terra non fosse tranquilla per esso temerebbe di fendersi, se gli esseri sovrannaturali non fossero potenti per esso temerebbero d’annullarsi, se la valle non fosse ricolma per esso temerebbe d’inaridirsi, se le creature non vivessero per esso temerebbero di spegnersi, se principi e sovrani non fossero nobili e alti per esso temerebbero di cadere. Il nobile ha per fondamento il vile, l’alto ha per basamento il basso. Perciò quando principi e sovrani chiamano sé stessi l’orfano, lo scarso di virtù, l’incapace, non è perché considerano lor fondamento il vile? Ahimé, no! Quando hai finito d’enumerare le parti del carro ancor non hai il carro. Non voler essere pregiato come giada né spregiato come pietra.

40 – Dove andare e che adoperare

Il tornare è il movimento del Tao, la debolezza è quel che adopra il Tao. Le diecimila creature che sono sotto il cielo hanno vita dall’essere, l’essere ha vita dal non-essere.

41 – Equipara le diversità

Quando il gran dotto apprende il Tao lo pratica con tutte le sue forze, quando il medio dotto apprende il Tao or lo conserva ed or lo perde, quando l’infimo dotto apprende il Tao se ne fa grandi risate: se non fosse deriso non sarebbe degno d’essere il Tao. Perciò motti invalsi dicono: illuminarsi nel Tao è come ottenebrarsi, avanzare nel Tao è come regredire, spianarsi nel Tao è come incavarsi, la virtù somma è come valle, il gran candore è come ignominia, la virtù vasta è come insufficienza, la virtù salda è come esser volgo, la naturale genuinità è come sbiadimento, il gran quadrato non ha angoli, il gran vaso tardi si completa, il gran suono è una sonorità insonora, la grande immagine non ha forma. Il Tao è nascosto e senza nome, ma proprio perché è il Tao ben impresta e completa.

42 – Le trasformazioni del tao

Il Tao generò l’Uno, l’Uno generò il Due, il Due generò il Tre,, il Tre generò le diecimila creature. Le creature voltano le spalle allo yin e volgono il volto allo yang, il ch’i infuso le rende armoniose. Ciò che l’uomo detesta è d’essere orfano, scarso di virtù, incapace, eppur sovrani e duchi se ne fanno appellativi. Perciò tra le creature taluna diminuendosi s’accresce, taluna accrescendosi si diminuisce. Ciò che gli altri insegnano anch’io l’insegno: quelli che fan violenza non muoiono di morte naturale. Di questo farò l’avvio del mio insegnamento.

43 – Lo strumento universale

Ciò che v’è di più molle al mondo assoggetta ciò che v’è di più duro al mondo, quel che non ha esistenza penetra là dove non sono interstizi. Da questo so che v’è profitto nel non agire. All’insegnamento non detto, al profitto del non agire, pochi di quelli che sono sotto il cielo arrivano.

44 – Il fermo ammonimento

Tra fama e persona che è più caro? Tra persona e beni che è più importante? Tra acquistare e perdere che è più penoso? Per questo chi ardentemente brama certo assai sperpera, chi molto accumula certo assai perde. Chi sa accontentarsi non subisce oltraggio, chi sa contenersi non corre pericolo e può durare a lungo.

45 – L’immensa virtù

La grande completezza è come spezzettamento che nell’uso non si rompe, la grande pienezza è come vuotezza che nell’uso non si esaurisce, la grande dirittura è come sinuosità, la grande abilità è come inettitudine, la grande eloquenza è come balbettio. L’agitazione finisce nell’algore, la quiete finisce nel calore: la pura quiete è la regola del mondo.

46 – Esser parco nelle brame

Quando nel mondo vige il Tao i cavalli veloci sono mandati a concimare i campi, quando nel mondo non vige il Tao i cavalli da battaglia vivono ai confini. Colpa non v’è più grande che secondar le brame, sventura non v’è più grande che non saper accontentarsi, difetto non v’è più grande che bramar d’acquistare. Quei che conosce la contentezza dell’accontentarsi sempre è contento.

47 – Scrutare ciò che è lontano

Senza uscir dalla porta conosci il mondo, senza guardar dalla finestra scorgi la Via del Cielo. Più lungi te ne vai meno conosci. Per questo il santo non va dattorno eppur conosce, non vede e più discerne, non agisce eppur completa.

48 – Obliare la sapienza

Chi si dedica allo studio ogni dì aggiunge, chi pratica il Tao ogni dì toglie, toglie ed ancor toglie fino ad arrivare al non agire: quando non agisce nulla v’è che non sia fatto. Quei che regge il mondo sempre lo faccia senza imprendere, se poi imprende non è atto a reggere il mondo.

49 – Confidare nella virtù

Il santo non ha un cuore immutabile, ha per cuore il cuore dei cento cognomi. Per me è bene ciò che hanno di buono, ed è bene anche ciò che hanno di non buono, la virtù li rende buoni; per me è sincerità ciò che hanno di sincero, ed è sincerità anche ciò che hanno di non sin cero, la virtù li rende sinceri. Il santo sta nel mondo tutto timoroso e per il mondo rende promiscuo il suo cuore. I cento cognomi in lui affiggono occhi e orecchi e il santo li tratta come fanciulli.

50 – Tenere in pregio lavita

Uscire è vivere, entrare è morire. Seguaci della vita sono tre su dieci, seguaci della morte sono tre su dieci, gli uomini che la vita tramutano in disposizione alla morte son pur essi tre su dieci. Per qual motivo? Perchè vivono l’intensità della vita. Or io ho appreso che chi ben nutre la vita va per deserti senza incontrar rinoceronti e tigri, va tra gli eserciti senza indossar corazza e arme: il rinoceronte non ha dove infilzare il corno, la tigre non ha dove affondar l’artiglio, il guerriero non ha dove immergere la spada. Per qual motivo? Perchè costui non ha disposizione alla morte.
51 – La virtù che nutre

Il Tao le fa vivere, la virtù le alleva, con la materia dà loro la forma, con le vicende dà loro la completezza. Per questo le creature tutte venerano il Tao e onorano la virtù: venerare il Tao e onorare la virtù nessuno lo comanda ma viene ognor spontaneo. Quindi il Tao fa vivere, la virtù alleva, fa crescere, sviluppa, completa, matura, nutre, ripara. Le fa vivere ma non le tiene come sue opera ma nulla s’aspetta, le fa crescere ma non le governa. Questa è la misteriosa virtù.

52 – Volgersi all’origine

Il mondo ebbe un principio che fu la madre del mondo. Chi è pervenuto alla madre da essa conosce il figlio, chi conosce il figlio e torna a conservar la madre fino alla morte non corre pericolo. Chi ostruisce il suo varco e chiude la sua porta per tutta la vita non ha travaglio, chi spalanca il suo varco ed accresce le sue imprese per tutta la vita non ha scampo. Illuminazione è vedere il piccolo, forza è attenersi alla mollezza. Chi fa uso della vista e torna ad introvertere lo sguardo non abbandona la persona alla rovina. Questo dicesi praticar l’eterno.

53 – Trarre profitto dalle prove

Se avessimo grande sapienza cammineremmo nella gran Via e solo di agire temeremmo. La gran Via è assai piana, ma la gente preferisce i sentieri. Quando il palazzo reale è troppo ben tenuto i campi son del tutto incolti e i granai son del tutto vuoti. Indossar vesti eleganti e ricamate, portare alla cintura spade acuminate, rimpinzarsi di vivande e di bevande e ricchezze e beni aver d’avanzo, è sfarzo da ladrone. E’ contrario al Tao, ahimé!

54 – Coltivare e contemplare

Chi ben si fonda non vien divelto, a chi ben stringe non vien tolto: con questa Via figli e nipoti gli offriranno sacrifici ininterrotti. Se la coltiva nella persona la sua virtù è la genuinità, se la coltiva nella famiglia la sua virtù è la sovrabbondanza, se la coltiva nel villaggio la sua virtù è la reverenza, se la coltiva nel regno la sua virtù è la floridezza, se la coltiva nel mondo la sua virtù è l’universalità. Per questo contempla le persone dalla sua persona, contempla le famiglie dalla sua famiglia, contempla i villaggi dal suo villaggio, contempla i regni dal suo regno, contempla il mondo dal suo mondo. Come so che il mondo è così? Da questo.

55 – Il simbolo del mistero

Quei che racchiude in sé la pienezza della virtù è paragonabile ad un pargolo, che velenosi insetti e serpi non attoscano, belve feroci non artigliano, uccelli rapaci non adunghiano. Deboli ha l’ossa e molli i muscoli eppur la sua stretta è salda, ancor non sa dell’unione dei sessi eppur tutto si aderge: è la perfezione dell’essenza, tutto il giorno vagisce eppur non diviene fioco: è la perfezione dell’armonia. Conoscer l’armonia è eternità, conoscer l’eternità è illuminazione, vivere smodatamente la vita è prodromo di sventura, con la mente comandare al ch’i significa indu rirsi. Quel che s’invigorisce allor decade: questo vuol dire che non è conforme al Tao. Ciò che non è conforme al Tao presto finisce.

56 – La misteriosa virtù

Quei che sa non parla, quei che parla non sa. Chi ostruisce il suo varco, chiude la sua porta, smussa le sue punte, districa i suoi nodi, mitiga il suo splendore, si rende simile alla sua polvere, dicesi accomunato col mistero. Per questo costui non può essere attirato né può essere respinto, non può essere avvantaggiato né può essere danneggiato, non può essere nobilitato né può essere umiliato. Per questo è il più nobile del mondo.

57 – Rendere puri i costumi

Quando con la correzione si governa il mondo con la falsità s’adopran l’armi: il mondo si regge col non imprendere. Da che so che è così? Dal presente. Più numerosi ha il sovrano i giorni nefasti e le parole proibite più il popolo cade in miseria, più numerosi ha il popolo gli strumenti profittevoli più i regni cadono nel disordine, più numerosi hanno gli uomini gli artifizi e le abilità più appaiono cose rare, più si fa sfoggio di belle cose più numerosi si fanno ladri e briganti. Per questo il santo dice: io non agisco e il popolo da sé si trasforma, io amo la quiete e il popolo da sé si corregge, io non imprendo e il popolo da sé s’arricchisce, io non bramo e il popolo da sé si fa semplice.

58 – Adattarsi alle vicissitudini

Quando il governo di tutto si disinteressa il popolo è unito, quando il governo in tutto si intromette il popolo è frammentato. La fortuna si origina dalla sfortuna, la sfortuna si nasconde nella fortuna. Chi ne conosce il culmine? Quei che non corregge. La correzione si converte in falsità, il bene si converte in presagio di sventura e ogni dì lo sconcerto del popolo si fa più profondo e più durevole. Per questo il santo è quadrato ma non taglia, è incorrotto ma non ferisce, è diritto ma non ostenta, è luminoso ma non abbaglia.

59 – Mantenersi nel Tao

Nel governare gli uomini e nel servire il Cielo nulla è meglio della parsimonia, perchè solo la parsimonia antepone l’ottenere. Anteporre l’ottenere significa accumulare virtù. Chi accumula virtù tutto sottomette, quando tutto sottomette nessuno conosce il suo culmine, quando nessuno conosce il suo culmine ei può possedere il regno. Chi possiede la madre del regno può durare a lungo. Questo si chiama affondare le radici e rinsaldare il tronco, via della lunga vita e dell’eterna giovinezza.

60 – Stare nella dignità regale

Governare un gran regno è come friggere pesciolini minuti. Quando si sovrintende al mondo con il Tao i mani non mostrano la potenza loro. Non che i mani non abbiano potenza ma la potenza loro non nuoce agli uomini, non che la potenza loro non nuoccia agli uomini ma il santo non nuoce agli uomini. Questi due non si nuocciono fra loro, per questo le virtù loro insieme confluiscono

61 – La virtù dell’umiltà

Il gran regno che si tiene in basso è la confluenza del mondo, è la femmina del mondo. La femmina sempre vince il maschio con la quiete, poiché chetamente se ne stà sottomessa. Per questo il gran regno che si pone al disotto del piccolo regno attrae il piccolo regno, il piccolo regno che sta al disotto del gran regno attrae il gran regno: l’uno si abbassa per attrarre, l’altro attrae perchè sta in basso. Il gran regno non ecceda per la brama di pascere ed unire gli altri, il piccolo regno non ecceda per la brama d’essere accetto e servire gli altri. Affinchè ciascuno ottenga ciò che brama al grande conviene tenersi in basso.

62 – Praticare il Tao

Ecco che cosa è il Tao: il rifugio delle creature, tesoro per il buono, protezione per il malvagio. A parlarne con elogio si può tener mercato, a seguirlo con rispetto si può emergere sugli altri. Degli uomini malvagi quale può essere respinto? Per questo si pone sul trono il Figlio del Cielo e si nominano i tre gran ministri. Anche se costoro hanno il gran pi per ottenere precedenza alla loro quadriga, è meglio che se ne stiano seduti ad avanzare in questo Tao. Quale era la ragione per cui gli antichi apprezzavano questo Tao? Non dicevano forse: ottiene chi con esso cerca, con esso sfugge chi è in colpa? Per questo è ciò che v’è di più prezioso al mondo.

63 – L’inizio favorevole

Pratica il non agire, imprendi il non imprendere, assapora l’insapore, considera grande il piccolo e molto il poco, ripaga il torto con la virtù. Progetta il difficile nel suo facile, opera il grande nel suo piccolo: le imprese più difficili sotto il cielo certo cominciano nel facile, le imprese più grandi sotto il cielo certo cominciano nel piccolo. Per questo il santo non opera il grande e così può completare la sua grandezza. Chi promette alla leggera trova scarso credito, chi reputa tutto facile trova tutto difficile. Per questo al santo tutto pare difficile e così nulla gli è difficile.

64 – Attenersi al piccolo

Quello che è fermo con facilità si trattiene, quello che non è cominciato con facilità si divisa, quello che è fragile con facilità si spezza, quello che è minuto con facilità si disperde: opera quando ancora non è in essere, ordina quando ancora non è in disordine. Un albero che a braccia aperte si misura nasce da un minuscolo arboscello, una torre di nove piani comincia con un cumulo di terra, un viaggio di mille li principia da sotto il piede. Chi governa corrompe, chi dirige svia. Per questo il santo non governa e perciò non corrompe, non dirige e perciò non svia. La gente nel condurre le proprie imprese sul punto di compierle sempre le guasta, se curasse la fine come il principio allora non vi sarebbero imprese guaste. Per questo il santo brama quello che non è bramato e non pregia i beni che con difficoltà si ottengono, studia quello che non viene studiato e ritorna su quello che gli altri han travalicato. Per favorire la spontaneità delle creature non osa agire.

65 – La pura virtù

In antico chi ben praticava il Tao con esso non rendeva perspicace il popolo, ma con esso si sforzava di renderlo ottuso: il popolo con difficoltà si governa poiché la sua sapienza è troppa. Perciò governare il regno con la sapienza è la rovina del regno, governare il regno non con la sapienza è la prosperità del regno. Chi sa queste due cose diviene simile al modello, saper divenire simile al modello è la misteriosa virtù. Profonda e imperscrutabile è la misteriosa virtù e contrapposta alle creature, ma alla fine arriva alla grande conformità.

66 – Posporre sé stesso

La ragione per cui fiumi e mari possono essere sovrani di cento valli è che ben se ne tengono al disotto: perciò possono essere sovrani di cento valli. Così chi vuole stare disopra al popolo con i detti se ne pone al disotto, chi vuol stare davanti al popolo con la persona ad esso si pospone. Per questo il santo sta disopra ed il popolo non ne è gravato, sta davanti ed il popolo non ne è ostacolato. Così il mondo gioisce di sospingerlo innanzi e mai ne è sazio. Poiché ei non contende nessuno al mondo può muovergli contesa.

67 – Le tre cose preziose

Tutti al mondo dicono che il mio Tao è grande ma che sembra non esser simile a nulla. Proprio perché è grande sembra che non sia simile a nulla, se fosse simile a qualcosa l’impaccerebbe la sua piccolezza. Io ho tre cose preziose che mi tengo ben strette e custodisco: la prima è la misericordia, la seconda è la parsimonia, la terza è il non ardire d’esser primo nel mondo. Sono misericordioso e perciò posso essere intrepido, sono parsimonioso e perciò posso essere generoso, non ardisco d’esser primo nel mondo e perciò posso esser capo degli strumenti perfetti. Oggi si è intrepidi trascurando la misericordia, si è generosi trascurando la parsimonia, si è primi trascurando di posporsi. E’ la morte! Chi è misericordioso nel guerreggiare è vittorioso, nel difendere è saldo. Quei che il cielo vuol salvare facendolo misericordioso lo preserva.

68 – Rendersi eguale al cielo

Chi ben fa il capitano non è irruente, chi ben guerreggia non è impetuoso, chi ben vince il nemico non dà battaglia, chi bene adopera gli uomini se ne pone al di sotto: questa è la virtù del non contendere, questa è la forza dell’adoprar gli uomini, questo è rendersi eguale al Cielo, il culmine per gli antichi.

69 – L’uso del mistero

Sull’adoperar gli eserciti c’è un detto: non oso far da padrone e faccio l’ospite, non oso avanzar d’un pollice e indietreggio di un piede. Questo vuol dire che non vi sono truppe da schierare, che non vi sono braccia da denudare, che non vi sono armi da impugnare. Sventura non v’è maggiore che osteggiare alla leggera. Se osteggio alla leggera son vicino a perdere quel che m’è più prezioso. Perciò quando gli eserciti si mettono in campagna per scontrarsi, quello che è più pietoso vince.

70 – La difficoltà di intendere

Le mie parole facilmente si intendono e facilmente si attuano, ma nessuno al mondo sa intenderle, nessuno al mondo sa attuarle. Le mie parole hanno un progenitore, le mie imprese hanno un principe, ma appunto perchè non le intendono non intendono me. Poiché quelli che mi intendono sono rari quelli che mi imitano sono da tenere in pregio. Per questo il santo indossa rozze vesti e cela nel seno la giada.

71 – Il difetto della sapienza

Somma cosa è l’ignoranza del sapiente, insania è la sapienza dell’ignorante. Solo chi si affligge di questa insania non è insano. Il santo non è insano perchè si affligge di questa insania. Per questo non è insano.

72 – Aver cura di sé

Quando il popolo non teme la tua autorità allora sopravviene la grande autorità. Non trovare angusto ciò che ti dà pace, non disgustarti di ciò che ti fa vivere, poiché solo chi non se ne disgusta non disgusta. Per questo il santo di sé conosce ma di sé non fa mostra, di sé ha cura ma di sé non fa pregio. Perciò respinge l’uno e preferisce l’altro.

73 – Quel che lascia agire

Muore chi nell’osare pone il coraggio, vive chi nel non osare pone il coraggio: di questi due l’uno è profitto e l’altro è danno. Di quel che il cielo ha in odio chi conosce la ragione? Per questo il santo reputa difficile il primo. La Via del Cielo è di ben vincere senza contendere, è di ben suscitar risposta senza parlare, è di ben attrarre senza chiamare, è di ben divisare con ampiezza. La rete del Cielo tutto avvolge, ha maglie larghe ma nulla ne sfugge.

74 – Reprimere gli inganni

Quando il popolo non teme di morire a che vale impaurirlo con la morte? Se faccio si che il popolo sempre tema di morire e quei che induce in inganno io possa prenderlo e metterlo a morte, chi sarà tanto ardito? Sempre mandi a morte chi ne ha la potestà, mettere a morte in vece di chi ne ha la potestà significa maneggiar l’ascia in vece del gran mastro. Quelli che maneggian l’ascia in vece del gran mastro raramente non si feriscono le mani.

75 – I danni della cupidigia

Il popolo soffre la fame perché chi sta sopra divora troppe tasse: ecco perché soffre la fame. Il popolo con difficoltà si governa perché chi sta sopra s’affaccenda: ecco perché con difficoltà si governa. Il popolo dà poca importanza alla morte perché chi sta sopra cerca l’intensità della vita: ecco perché da poca importanza alla morte. Solo chi non si affaccenda per vivere è più saggio di chi la vita tiene in pregio.

76 – Guardarsi dalla forza

Alla nascita l’uomo è molle e debole, alla morte è duro e forte. Tutte le creature, l’erbe e le piante quando vivono son molli e tenere quando muoiono son aride e secche. Durezza e forza sono compagne della morte, mollezza e debolezza sono compagne della vita. Per questo chi si fa forte con le armi non vince, L’albero che è forte viene abbattuto. Quel che è forte e robusto sta in basso, quel che è molle e debole sta in alto.

77 – La via del cielo

La Via del Cielo come è simile all’armar l’arco! Quel ch’è alto viene abbassato, quel ch’è basso viene innalzato, quello che eccede viene ridotto, quel che difetta viene accresciuto. La Via del Cielo è di diminuire a chi ha in eccedenza e di aggiungere a chi non ha a sufficienza. Non è così la Via dell’uomo: ei diminuisce a chi non ha a sufficienza per donare a chi ha in eccedenza. Chi è capace di donare al mondo ciò che ha in eccedenza? Solo colui che pratica il Tao. Per questo il santo opera ma nulla s’aspetta compiuta l’opera non rimane, non vuole mostrare di eccellere.

78 – Portare il fardello della sincerità

Nulla al mondo è più molle e più debole dell’acqua eppur nell’abradere ciò che è duro e forte nessuno riesce a superarla, nell’uso nulla può cambiarla. La debolezza vince la forza, la mollezza vince la durezza: al mondo non v’è nessuno che non lo sappia, ma nessuno v’è che sia capace di attuarlo. Per questo il santo dice: chi prende su di sé le sozzure del regno è signore dell’altare della terra e dei grani, chi prende su di sé i mali del regno è sovrano del mondo. Un detto esatto che appare contraddittorio.

79 – Ottemperare ai patti

Se cancelli un’offesa, ma un po’ offeso rimani ancora, credi che sia un bene? Se, per contratto, il saggio è creditore, dal debitore non esige nulla. Adempie al proprio impegno chi è virtuoso; bada agli impegni altrui chi non è virtuoso. La Via del cielo non fa parentele, ma sta costantemente con il buono.

80 – Isolarsi

Piccoli regni con pochi abitanti: arnesi da lavoro in luogo d’uomini (sian dieci o cento) il popolo non usi. Tema la morte e fuori non emigri. Se anche vi son navigli e vi son carri, il popolo non tenti di salirvi; se anche vi son corrazze e vi son armi, mai e poi mai le tiri fuori il popolo. E ritorni ad usar nodi di corda; e trovi gusto in cibi e vesti suoi; ed ami la sua casa, i suoi costumi. Se stati vi vedessero vicini tanto che cani e galli se ne udissero, invecchino così, fino alla morte quei due popoli: senza alcun contatto.

81 – L’emersione del naturale

Parole autentiche non sono adorne; parole adorne autentiche non sono. Colui che è buono, non sfoggia parole, e chi sfoggia parole, non è buono. Chi sa di tutto, certo con è saggio; né chi è saggio, di certo, sa di tutto. Il vero saggio per sé non provvede: se si spende negli altri, per sé acquista; e, più dona, più ottiene per se stesso. La Via del cielo aiuta, non fa danni; la Via del saggio agisce senza lotta.

 
 
 

Rete di Hartmann e griglie terrestri (2 parte)

 

LEY LINES E LINEE SINCRONICHE

Le Ley Lines furono teorizzate nel 1921 da Alfred Watkins in base all’intuizione che gran parte dei siti preistorici composti da megaliti imponenti e altri antichi edifici di culto fossero stati costruiti sulle traiettorie di precise linee diritte. Larghe all’incirca due metri ed equidistanti tra loro, le Ley Line (linee di prateria) percorrerebbero l’intera superficie terrestre, incrociandosi tra loro. Su questi incroci sorgerebbero i templi e i luoghi sacri. Sotto di esse scorrerebbero fiumi sotterranei o sarebbero presenti filoni di minerali metallici.

Abitate da fate, streghe e altri esseri fantastici o porte d’accesso per luoghi di altre dimensioni, le Ley Lines non sono misurabili come le reti di Hartmann e Curry, ma pare che qualcuno abbia in dono la capacità di vederle.

Delle Linee Sincroniche ne parla invece la Comunità di Damanhur, in particolare nel libro di Oberto Airaudi editato nel 1998. Vengono considerate come grandi fiumi di energia che circondano il nostro pianeta e lo collegano all’Universo. Composte anch’esse da un complesso reticolo di 9 linee orizzontali (direzione Nord – Sud) e 9 verticali (direzione Est – Ovest) corrispondono alle linee che i cinesi chiamavano “Schiena del Drago”. Capaci di trasportare energia, queste linee ci consentono di collegarci a qualsiasi punto del pianeta e di trasportare attraverso di esse pensieri ed idee.

Anche queste sono “porte energetiche” per entrare in contatto con altre dimensioni o livelli evolutivi. Sono individuabili con la radiestesia, l’osservazione della morfologia e della storia del territorio ma anche mediante viaggi astrali e medianità.
Ley Lines e Linee Sincroniche si distinguono così dalle Reti Hartmann e Curry non avendo corrispondenze con le linee magnetiche terresti.

COME RILEVARLE: ESERCIZI PRATICI PER TUTTI

Per rilevare la Rete di Curry o di Hartmann in modo scientifico bisogna disporre di galvanometro (misura le correnti elettriche anche deboli) e di geomagnetometro (registra il magnetismo di origine terrestre). Questi strumenti misurano anche variazioni dei campi elettromagnetici dovuti ad altri fattori.

Senza questi strumenti ci si può affidare solo alle proprie percezioni, all’osservazione o ad una tecnica, scientificamente non riconosciuta ma che ha una sua grande attendibilità, che è la Radiestesia.
Con la Radiestesia è possibile individuare i nodi H, le falde acquifere o le sorgenti, le direzioni dell’energia del campo individuato ed anche la polarità (sinistrosa o destrosa – assorbente o radiante).
Non mi dilungo qui su questa antica tecnica, magari lo faremo in seguito, ma un semplice esercizio ci può far divertire e verificare le nostre qualità radiestesiche.

Eserciziodi rilevazione radiestesica di un campo elettromagnetico

Se avete un pendolino, usate quello. Altrimenti potete cercare un nocciolo e tagliare un ramo con una biforcazione a Y.
Il nocciolo è molto sensibile ed è sempre stato usato dai rabdomanti per le ricerche dell’acqua.
Posizionatevi in un punto della vostra stanza o del giardino, a seconda di dove volete rilevare dei nodi, tenete il pendolino ben saldo nella mano destra in tensione verso avanti oppure la bacchetta con la biforcazione tra le due mani leggermente divaricate (in tensione) in modo che la “gamba” della Y sia rivolta avanti a voi.
Non tendete troppo: diventereste rigidi e non passerebbe l’informazione!

Camminate ora molto lentamente in avanti, in linea retta, piede dopo piede mantenedo la giusta tensione con le mani nel tenere la bacchetta (o il pendolino). Sicuramente, dopo circa due metri, due metri e mezzo, la bacchetta improvvisamente si rovescerà verso l’alto in un movimento talmente istantaneo che se non avete le braccia sufficientemente distanti rischiate di darvela sul muso!

Per chi ha il pendolino, invece, deve prestare attenzione al punto in cui inizia a ruotare, in genere in senso antiorario. Lì fermatevi e segnate il punto: con molta probabilità è un nodo H (più facile da rilevare dei nodi C.).
Se rifate l’esercizio anche orizzontalmente e continuate a segnare i punti potrete individuare una griglia, più o meno regolare. Verificate poi come vi sentite su questi punti.

“Oddea! perdo le forze!”: esercizio di verifica della presenza di un nodo H

Disponetevi su un punto non H (quindi neutro) della vostra stanza, in piedi; stendete il braccio sinistro verso l’esterno parallelo al pavimento e chiedete a qualcuno di spingervelo verso il basso facendo forza.
Voi contrapponete a questa spinta la vostra forza per evitare che ve lo abbassino.
Ce la fate? Bravi!
Ora ripetete il giochino su un NODO H… ce la fate? Credo di no. Percepite subito una debolezza e l’impossibilità di reagire con la stessa forza di prima.
Questo semplice esercizio ci indica come i campi elettromagnetici interferiscano sul nostro campo (anche noi siamo fatti di elettricità in circolo!!!) deformandolo: potete provarlo per esempio senza e con il cellulare nella mano sinistra. Vi divertirete molto!


RILEVATORI NATURALI
Ovviamente la natura ha un suo linguaggio che basterebbe sforzarsi ad imparare per decodificare e capire molte cose in più. Animali e piante percepiscono i campi elettromagnetici e le variazioni energetiche (anche sottili) e basterebbe fare della sana osservazione per confermare la presenza di zone assorbenti o radianti e adibirle a scopi utili anziché “dormirci su”.

Il cane è un buon rivelatore siccome non tollera le zone che emettono vibrazioni e preferisce le aree neutre (in genere gli spazi dento una maglia della rete). Vicecersa i gatti adorano rilassarsi tra le emissioni energetiche ed elettromagnetiche, in particolare sui nodi di Hartmann, scegliendo luoghi dove l’irraggiamento del suolo è intenso.

Le api hanno un’attività frenetica e producono una quantità tripla di miele se sono su un nodo di Hartmann. Termiti e formiche, invece, costruiscono i loro nidi in zone ad intensa irradiazione. Soprattutto le formiche nere sono attratte dalle zone geopatogene e si possono osservare grossi formicai sui nodi della rete H. Le termiti si riproducono abbondantemente sui nodi geopatogeni in particolare se nel sottosuolo si trova una falda freatica o un corso d’acqua che rendono il nodo ancora più nocivo.

Conigli, galline, cavalli, mucche, etc. che vivono in cattività su zone geopatogene ne subiscono gli effetti negativi. Si pensa che i numerosi animali che sono in grado di sentire l’avvicinarsi di un sisma percepiscano in realtà le maglie della "rete H" che si allargano a seconda dell’intensità del terremoto, in un arco di tempo che va da qualche ora ad una settimana dall’evento.

Anche le piante sono ottimi segnalatori: gli alberi, in un luogo perturbato crescono male e poco, sul tronco si possono osservare tumori e rigonfiamenti chiamati “scope di strega”, il tronco è cavo, sdoppiato, i rami sono contorti, sono facilemente attaccabili dalle malattie. Inoltre il muschio, di colore verde brillante (che nelle zone sane si sviluppa solo sulla parte del tronco esposto a Nord), tende ad allrgarsi su tutta la circonferenza del tronco, fino ad alcuni metri d’altezza.

Gli alberi da frutta si contorcono e si sviluppano nella direzione opposta a quella della corrente d’acqua sotterranea. Inoltre sono più esposti ad attacchi di parassiti.

Molte piante, come le siepi, ingialliscono e perdono il loro vigore. Il capelvenere ed il prezzemolo in vaso se poste nel luogo sbagliato non si sviluppano, mentre il cocomero, il sedano e la cipolla non riescono a crescere in zone perturbate. Invece le resinose, l’ortica, la dieffenbachia e altre, crescono bene anche nei luoghi dove l’irraggiamento tellurico è intenso.

In città i segni delle anomalie del sottosuolo non sono quasi mai visibili: l’inquinamento elettromagnetico è amplificato dalle onde di forma provenienti dall’architettura e dall’arredamento, dai materiali conduttori, dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall’impianto elettrico non schermato e ad anello, dall’umidità fattori che coprono o deformano le onde elettromagnetiche naturali terrestri. E’ qui che si parla di “geopatie” ed è qui che le emanazioni diventano veramente pericolose.

Comunque è possibile verificare la presenza di crepe nei muri che partono dal basso, macchie di umidità a forma di campana provenienti dal basso e che si verificano dopo piogge e temporali, “pastiglie” nerastre sulle pareti, odore di muffa: tutti fattori che, in assenza di altri motivi, possono indicare la presenza di corsi d’acqua sotterranei, falde freatiche o faglie.
E poi è sempre possibile osservare il comportamento degli animali domestici e – perché no?- anche il nostro!

COSA FARE IN CASO DI NODI NOCIVI

Esistono circuiti oscillanti o placche metalliche trattate in modo radiestesico che azzerano l’eccesso creato dal campo elettromagnetico rendendo neutra la somma delle radiazioni emesse. Ma è meglio rivolgersi ad un Radiestesista esperto in geopatie per farsi consigliare dove e come isolare l’area che abbiamo a cuore.

Sicuramente se scopriamo di lavorare o dormire su un nodo H potremmo semplicemente spostare il letto o il computer e metterci la cuccia del gatto o qualche pianta come la dieffenbachia…
Possiamo staccare le spine dei computer o delle TV per diminuire i campi elettromagnetici inutilizzati. Spegnere il cellulare ogni tanto (quello è il nostro personal magnetic camp che ci teniamo stretto stretto tutto il giorno!!!).
Non comprare una casa sotto un traliccio Enel anche se il prezzo è interessante, osservare dove stanno posizionando i ripetitori della telefonia mobile… Insomma: osservare e provare a fare dei piccoli cambiamenti.

strie

Le energie di Madre Terra ci possono essere veramente utili se siamo in grado di utilizzarle al meglio.

Gli antichi costruivano un templi di guarigione laddove i punti sprigionavano energia radiante o assorbente: Dolmen o Menhir ne indicavano il tipo di energia.

Per curare la sterilità si andava probabilmente in un luogo radiante e per un tumore in un luogo assorbente.

Questi punti sono ancora oggi importanti perché – come i punti dell’agopuntura sull’organismo umano – possono essere usati oltre che per curare noi stessi anche e sopratutto per guarire la Terra, mettendoci in un nuova – o meglio: rinnovata – relazione con Lei.

per info info@strie.it
©2008 Testo e ricerca di Micaela Balìce per www.strie.it

Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.

Immagini
fotografie
– foto d’intestazione: catene, originale di Micaela Balice
stonehenge, tratta da www.friendshiptours.com/sample/europeanChurches.html
campi magnetici terrestri, tratta da: www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=23704
bacchetta rabdomanzia: tratta da www.webalice.it/cipidoc/studio4.htm
api: www.amailmiele.it/organizzazione-delle-api.php
dieffenbachia: www.greenstarfoliage.com/02DieffenbachiaSterling.htm
Bisceglie, Dolmen della Chianca: nuvolamigrante.wordpress.com/
disegni:
griglie energetiche: disegni originali di Micaela Balice o rielaborazioni personali da www.architetturaesostenibilita.it/geobiologia1.htm
The Lily Fairy, Luis Ricardo Falero, 1888

Bibliografia
O. AIRAUDI, Le linee sincroniche – Gli scorrimenti energetici del Pianeta, Comunità di Damanhur, Baldissero Canavese, Torino, 1998
F. BORTONE, La radiestesia applicata alla medicina,
1978
E. DE CARLINI, Le meraviglie della radiestesia,
Editrice Vannini, Brescia, 2000
G. QUADRELLI., L ‘energia di un Santuario, Macro Ed., Cesena, FC, 2000

P. ZAMPA, Elementi di radiestesia, Editrice Vannini, Brescia, 1999

Fonti Internet ed approfondimenti
http://www.architetturaesostenibilita.it/geobiologia1.htm
http://www.itria.it/laterra.htm

http://www.konogea.it/geopatie.htm
http://www.mednat.org/bioelettr/elettromagnetismo_vita.htm
http://www.ferrari-casaesalute.it/geo.asp
http://www.aamterranuova.it/article1604.htm
http://www.geobiologia-salute.com/QUANTE%20ZONE%20GEOPATOGENE.htm
http://www.isolachenonce-online.it/et/tabloid/misteridellaterra/sentieri_energia.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Ley_line
http://www.starstuffs.com/chakras/earthchakras.html
http://www.galileoparma.it/doc-paleo-ia-1.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Decumano


www.strie.it/spirit_fisiologia.html

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