Bhagavad Gita (2 parte)

 
 
CAPITOLO VI – Lo Yoga della Meditazione
Il Signore Beato disse:
1. "Vero rinunciante e vero yogi è chi compie le azioni spirituali (karma) e quelle che costituiscono il suo sacro dovere (karyam) senza desiderarne i frutti – non colui che non compie la cerimonia del fuoco (il sacrificio) né chi abbandona l’azione.
2. "Comprendi, o Pandava, che ciò che (nelle sacre scritture) viene chiamata rinuncia non è altro che lo yoga; perché chi non ha rinunciato alla motivazione egoistica (sankalpa) non può essere uno yogi.
3. "Per il muni che desidera ascendere, l’azione meditativa (karma) che porta all’unione divina (yoga) è detta la ‘sua via’. Quando ha raggiunto la perfezione nello yoga, l’inazione è detta la ‘sua via’.
4. "Chi ha vinto l’attaccamento agli oggetti dei sensi e alle azioni, chi è libero dalle fantasticherie istigate dall’ego – di costui si dice che ha realizzato la salda unione dell’anima con lo Spirito.
5. "Un uomo deve innalzare il sé (ego) con il sé; e non degradare il sé. Invero il sé è suo amico, e il sé è su nemico.
6. "Per colui il cui sé (ego) è stato conquistato dal Sé (l’anima), il Sé è l’amico del sé. Ma verso il sé che non è sotto controllo, il Sé si comporta in maniera ostile, come un nemico.
7. "Il saggio tranquillo e vittorioso sul sé (ego) è sempre pienamente stabilito nel Supremo Sé, sia che incontri caldo o freddo, piacere o dolore, lode o biasimo.
8. "Lo yogi beatamente assorto nella verità e nella realizzazione del Sé è indissolubilmente unito (allo Spirito). Imperturbabile, conquistatore dei suoi sensi, egli guarda con occhio equanime una zolla di terra, una pietra e l’oro.
9. "È uno yogi eccelso chi guarda con mente equanime tutti gli uomini: benefattori, amici, nemici, stranieri, mediatori, esseri odiosi, parenti, peccatori e santi.
10. "Libero dalle speranze dei desideri e dalle brame possesso, con il cuore e la mente controllati dall’anima (per mezzo della concentrazione yoga), ritirandosi da solo in un posto tranquillo, lo yogi deve cercare costantemente di unirsi all’anima.
11. "Il seggio dello yogi dev’essere fermo (non vacillante), posto in un luogo pulito, né troppo alto né troppo basso, e ricoperto prima d’erba kusha, poi da una pelle (di tigre o di daino) e infine da una stoffa.
12. "Seduto su questo seggio, concentrando la mente su un punto, e controllando le attività della facoltà immaginativa (citta, il potere di creare immagini mentali) e i sensi, che egli pratichi lo yoga per la purificazione del sé.
13. "Tenendo la schiena, il collo e la testa fermamente dritti e immobili, lo yogi concentri i suoi occhi sul punto d’origine del naso (tra le due sopracciglia); che egli non guardi intorno in varie direzioni.
14. "Sereno e impavido, fermo nel voto di brahmacharya (castità e autodisciplina), con la mente controllata e i pensieri rivolti a Me, lo yogi deve sedere meditando su di Me come Mèta Suprema.
15. "Lo yogi padrone di sé, la cui mente è totalmente sotto controllo, dedicandosi alla continua unione meditativa con lo Spirito, ottiene la pace del Mio essere: la liberazione (nirvana) finale.
16. "O Arjuna, la persona golosa e quella che mangia troppo poco, la persona che abitualmente dorme troppo e quella che dorme troppo poco nessuna di queste ottiene successo nello yoga.
17. "Colui che mangia, riposa, lavora, dorme e rimane sveglio con la giusta moderazione, scoprirà che lo yoga è il distruttore della sofferenza.
18. "Quando il citta (sentimento) è completamente sotto controllo e dimora serenamente nel Sé, si dice che lo yogi – libero dall’attaccamento ai desideri – è unito a Dio.
19. "Nel caso dello yogi che ha conquistato il suo citta (simpatie e antipatie emozionali) con la pratica della meditazione sul Sé, si può usare la similitudine di una fiammella di luce non tremolante posta in un luogo senza vento.
20. "Lo stato di completa tranquillità del citta (la mente emotiva), ottenuto con la meditazione yoga, in cui il sé (ego) si percepisce come Sé (anima) ed è appagato (stabilito) nel Sé;
21. "Lo stato in cui l’incommensurabile beatitudine che trascende i sensi viene percepita dall’intelligenza intuitiva risvegliata, e in cui lo yogi si stabilisce per non esserne più rimosso;
22. "Quello stato che, una volta realizzato, lo yogi considera come il tesoro più prezioso di tutti; e stabilito nel quale, egli è immune anche al più forte dolore;
23. "Quello stato libero da dolore è chiamato yoga. Perciò la pratica dello yoga dev’essere intrapresa con determinazione e con cuore impavido.
24. "Abbandonando senza riserva tutti i desideri nati dai sankalpa (pensieri+immaginazione) e controllando totalmente – solo con la mente – gli organi e i poteri dei sensi, e il loro contatto con gli oggetti materiali onnipresenti;
25. "Con la discriminazione intuitiva piena di pazienza, con la mente assorta nell’anima, liberando la mente da tutti i pensieri, lo yogi otterrà gradualmente la tranquillità.
26. "Ogni volta che per qualsiasi ragione la mente instabile e agitata esce fuori strada, che lo yogi la ritiri dalle distrazioni e la riporti sotto l’esclusivo controllo del Sé.
27. "Lo yogi che ha calmato del tutto la mente – che ha controllato le passioni liberandole da ogni impurità ed è diventato uno con lo Spirito – invero ha realizzato la beatitudine suprema.
28. "Liberato da tutte le impurità, impegnando senza tregua la mente nella pratica dello yoga, lo yogi ottiene facilmente la beatitudine dell’essere assorbito nello Spirito.
29. "Con l’anima unita allo Spirito dallo yoga, con visione equanime verso tutti gli esseri, lo yogi vede il suo Sé (unito allo Spirito) in tutte le creature e tutte le creature nello Spirito.
30. "Chi Mi percepisce ovunque e vede tutte le cose in Me non Mi perde mai di vista, né Io perdo mai di vista lui.
31. "Rimane per sempre in Me lo yogi che, ancorato nell’unità divina qualunque sia il suo modo di vita, Mi realizza presente in tutti gli esseri.
32. "O Arjuna, lo yogi migliore è colui che, sia nel dolore che nel piacere, sente per gli altri esattamente ciò che sente per se stesso".
Arjuna disse:
33. "O Madhusudana, a causa della mia agitazione non vedo l’effetto permanente e durevole dello yoga dell’equanimità che mi hai insegnato.
34. "Invero la mente è agitata, turbolenta, possente e ostinata! O Krishna, io considero la mente difficile da controllare come il vento!".
Il signore Beato disse:
35. "Eroe dal Braccio Possente! Senza dubbio la mente è agitata e difficile da controllare; ma con la pratica (dello yoga) e il non-attaccamento può essere controllata.
36. "Questo è il Mio credo: lo yoga è difficile da realizzare per l’uomo che non sa controllarsi; ma chi è controllato e fa lo sforzo con i metodi giusti, riuscirà a realizzarlo".
Arjunà disse:
37. "Che cosa accade, o Krishna, a chi non riesce nello yoga – a chi ha cercato devotamente di meditare, ma non è riuscito a controllarsi perché la sua mente s’è smarrita durante la pratica yoga?
38. "Forse lo yogi perisce come una nuvola lacerata se non trova la via a Brahman – non trovando rifugio in Lui e rimanendo immerso nell’illusione, uscito fuori strada da entrambe le vie (quella dell’unione Divina e delle giuste attività)?
39. "Rimuovi per sempre tutti i miei dubbi, Krishna, perché nessuno tranne Te può dissipare le mie incertezze".
Il Signore Beato disse:
40. "Arjuna, figlio Mio, per chi fa buone azioni non vi e mai distruzione. Sia in questo mondo che nell’aldilà, egli non cade in una brutta condizione!
41. "Avendo guadagnato l’ingresso al mondo dei giusti, uno yogi decaduto vi rimane per innumerevoli anni; quindi rinasce (sulla terra) in una casa pura e prospera.
42. "Oppure può reincarnarsi in una famiglia di yogi illuminati; ma una tale nascita è veramente difficile da ottenere in questo mondo!
43. "Là riacquista la discriminazione yoga ottenuta nell’esistenza precedente e si sforza ancora più strenuamente per il successo spirituale.
44. "Il potere della precedente pratica yoga è sufficiente a spingere lo yogi avanti sul sentiero. Un sincero studente della stessa teoria yoga è più avanzato di chi segue i riti esterni delle sacre scritture.
45. "Seguendo con diligenza la sua via, guadagnando la perfezione con gli sforzi di molte nascite, lo yogi viene purificato dal peccato e infine entra nella Beatitudine Suprema.
46. "Lo yogi è considerato più grande degli asceti che disciplinano il corpo; più grande anche di coloro che seguono il sentiero della saggezza (jnana yoga) e il sentiero dell’azione (karma yoga). Perciò sii uno yogi, o Arjuna!
47. "E di tutti gli yogi, colui che con devozione è assorto in Me, con l’anima immersa in Me, questi considero il più equilibrato".
Qui finisce il sesto capitolo chiamato "Dhyana Yoga" "Lo Yoga della Meditazione"
 
* * *
 
CAPITOLO VII – Conoscenza e Realizzazione
Il Signore Beato disse:
1. "Ascolta, Partha, come assorbendo la tua mente in Me, prendendo rifugio in Me e seguendo il sentiero dello yoga – tu Mi realizzerai al di là di ogni dubbio, completamente (conoscendoMi con tutti i Miei poteri e attributi).
2. "Ti parlerò senza omissioni sia della conoscenza teorica che della saggezza che si può avere solo con la realizzazione intuitiva e, conoscendo la quale, nulla in questo mondo ti rimarrà da conoscere.
3. "Tra migliaia di uomini, forse uno si sforza d’ottenere la perfezione spirituale; e tra i benedetti ricercatori che si sforzano assiduamente di raggiungerMi, forse uno Mi percepisce come sono.
4. "La Mia prakriti (natura manifesta) ha un’ottuplice divisione: terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente sensoriale (manas), intelligenza (buddhi) ed egoismo (ahamkara).
5. "Questa è la Mia natura inferiore (apara prakriti). Comprendi però – o Eroe dal Braccio Possente – che la Mia natura superiore (para Prakriti) è il jiva, il principio dell’autocoscienza e della vita che sostiene il cosmo.
6. "Sappi che le Mie due nature, la pura e l’impura prakriti, costituiscono la matrice di tutti gli esseri. Io sono l’origine e la dissoluzione dell’intero universo.
7. "O Dhananjaya, non v’è nulla superiore a Me o al di là di Me. Tutte le cose (creature e oggetti) sono legate a Me come le perle di una collana al loro filo.
8. "O Figlio di Kunti, Io sono la fluidità nelle acque; sono la luce nel sole e nella luna; sono l’Aum (pranava) nei Veda; il suono nell’etere e la virilità negli uomini.
9. "Io sono la dolce fragranza che emana dalla terra; sono la luminosità nel fuoco. Sono la vita in tutte le creature e l’autodisciplina negli asceti.
10. "Sappi, o Partha, che Io sono l’eterno seme di tutte le creature! Io sono l’intelletto dell’intelligente e lo splendore degli esseri vitali.
11. "Tra i possenti, o Migliore dei Bharata, sono il potere libero dal desiderio e dall’attaccamento. Negli uomini, sono il desiderio che è in armonia con il dharma (giustizia).
12. "Sappi che tutte le manifestazioni di sattva (bene), rajas (attività) e tamas (male) emanano da Me. Ma nonostante siano in Me, Io non sono in esse.
13. "Ingannate dai tre guna della Natura, le persone del mondo non percepiscono Me, che sono immutabile e al di là di tutte le qualità.
14. "È davvero difficile andare oltre l’influenza della Mia divina illusione cosmica, permeata dai tre guna. Solo quelli che prendono rifugio in Me (l’Ipnotizzatore Cosmico) diventano liberi dal potere dell’illusione.
15. "I più bassi tra gli uomini, i malfattori, gli sciocchi illusi, la cui discriminazione è stata rapita da maya (illusione), seguono il sentiero degli esseri demoniaci, non riuscendo a prendere rifugio in Me.
16. "O Arjuna, quattro tipi di uomini virtuosi Mi adorano, cioè: gli afflitti, coloro che cercano la saggezza, coloro che bramano la prosperità qui e nell’aldilà, e i saggi.
17. "Primo tra questi è il saggio, sempre fermo e costante nella sua devozione. Infatti Io sono estremamente caro al saggio, ed egli è estremamente caro a Me.
18. "Tutti questi (quattro tipi di) uomini sono nobili, ma considero il saggio come il Mio Stesso Sé. Perché con mente ferma egli è stabilito solo in Me come sua mèta suprema.
19. "Dopo molte incarnazioni, un saggio Mi raggiunge, realizzando che ‘tutto è Vasudeva’ (il Signore onnipervadente)! È difficile trovare una grande anima così illuminata.
20. "Guidati dalle proprie inclinazioni, con la discriminazione rubata da questo o quel desiderio, seguendo questo o quel rito, gli uomini cercano le divinità minori.
21. "Qualunque sia la forma (Dio-incarnato, un santo o una divinità) che un devoto si sforza d’adorare con fede, sono Io che rendo ferma la sua devozione.
22. "Assorto in quella devozione, impegnato ad adorare quella forma, il devoto ottiene i frutti dei suoi desideri. Ma in verità quelle realizzazioni sono concesse soltanto da Me.
23. "Gli uomini di poca conoscenza (che adorano divinità inferiori) ricevono risultati limitati. I devoti degli dèi vanno agli dèi; i Miei devoti vengono a Me.
24. "Non comprendendo il Mio stato supremo, la Mia natura immutabile e indescrivibile, gli uomini privi di saggezza pensano che Io, il Non Manifesto, assuma una manifestazione (come un mortale che prende una forma).
25. "Apparentemente eclissato dalla Mia yoga-maya (l’illusione nata dalle tre qualità presenti in Natura), non sono visto dagli uomini. Il mondo illuso e confuso non conosce Me, che sono Senza Nascita e Imperituro.
26. "O Arjuna, Io conosco tutte le creature del passato, del presente e del futuro; ma nessuno conosce Me.
27. "O Discendente di Bharata, al momento della nascita tutte le creature sono immerse nell’ignoranza illusoria (moha) dall’ingannevole apparenza delle coppie di opposti, che scaturiscono da desiderio e avversione.
28. "Ma gli uomini virtuosi, con i peccati rimossi, e non più soggetti alle illusioni delle coppie di opposti, Mi adorano con ferma determinazione.
29. "Coloro che cercano la liberazione dalla vecchiaia e dalla morte prendendo rifugio in Me conoscono Brahman (l’Assoluto), tutta la realtà dell’Adhyatma (l’anima) e tutti i segreti del karma.
30. "Coloro che Mi percepiscono nell’adhibhuta (il fisico), nell’adhidaiva (l’astrale) e nell’adhiyajna (lo spirituale) con il cuore unito all’anima, continueranno a percepirMi anche al momento della morte".
Qui finisce il settimo capitolo chiamato "Jnana-vijnana-yoga"
"Lo Yoga della Conoscenza e della Realizzazione"
 
* * *
CAPITOLO VIII – L’Assoluto Imperituro
Arjuna disse:
1. "O Purushottama! Ti prego di dirmi che cos’è Brahman (lo Spirito). Cos’è l’adhyatma (la coscienza creativa kutastha che sta alla base di tutte le manifestazioni e che esiste come le anime di tutti gli esseri dell’universo)? E cos’è il karma (le azioni cosmiche e meditative che nascono da Aum)? Cos’è l’adhibhuta (la coscienza immanente nelle creature e nell’universo fisico)? E cos’è l’adhidaiva (la coscienza manifestata nei corpi astrali e nell’universo astrale)?
2. "O Madhusudana! Che cos’è l’adhiyajna (lo Spirito Supremo che crea e conosce), e in che modo l’adhiyajna è presente (come anima) nel corpo? E come, al momento della morte, Tu devi essere conosciuto dall’auto-disciplinato?".
Il Signore Beato rispose:
3. "Lo Spirito Supremo e Imperituro è Brahman. La Sua manifestazione indifferenziata (come Kutastha Chaitanya e come anima individuale) è chiamata adhyatma. L’Aum (Vibrazione Cosmica o Visarga) che causa la nascita, la crescita e la dissoluzione di tutti gli esseri e delle loro varie nature, è chiamato karma (azione cosmica).
4. "O Migliore degli Incarnati! L’adhibhuta è la base dell’esistenza fisica; ì’adhidaiva è la base dell’esistenza astrale; ed Io, lo Spirito dentro il corpo e il cosmo, sono l’Adhiyajna (la Causa Prima, il Grande Sacrificatore, il Creatore e Conoscitore di tutto).
5. "Entra infine nel Mio Essere chi, al momento del trapasso, quando abbandona il corpo, pensa soltanto a Me. Questo è vero a’ di là di ogni dubbio.
6. "Figlio di Kunti! Il pensiero con il quale un morente lascia il corpo determina – per la sua lunga persistenza in esso – il suo prossimo stato d’esistenza.
7. "Perciò ricordaMi sempre e impegnati nella battaglia dell’attività! Abbandona a Me la tua mente e il tuo intelletto! Così verrai senza dubbio a Me.
8. "O Partha! Raggiunge il Supremo Signore Risplendente la persona la cui mente, resa stabile dalla pratica yoga, è fermamente concentrata sul pensiero di Lui.
9 – 10 "Al momento della morte uno yogi raggiunge il Supremo Signore Risplendente se, grazie al potere dello yoga, fa passare con amore la sua forza vitale fra le sopracciglia (la sede dell’occhio spirituale) e fissa con fermezza la sua mente sull’Essere che splende come il sole, oltre le illusioni delle tenebre – l’Uno la cui forma è inimmaginabile, più sottile dell’atomo più sottile, il Sostegno di tutto, il Grande Sovrano, eterno ed onnisciente.
11. "Ti dirò in breve qual è il metodo per ottenere Quello che i veggenti vedici chiamano l’Imperituro, Quello che è realizzato dai rinuncianti liberi da attaccamenti, Quello desiderando il quale essi conducono una vita di autodisciplina.
12 – 13. "Chi chiude le nove aperture del corpo, chi raccoglie la mente nel centro del cuore, chi concentra tutta la forza vitale nel cervello – chi è in tal modo impegnato nella pratica costante dello yoga, stabilendosi in Aum, il Verbo Santo di Brahman, e ricordando Me (lo Spirito) al momento della sua uscita finale dal corpo, raggiunge la Mèta Suprema.
14. "O Partha! Mi raggiunge facilmente lo yogi che con aspirazione sincera Mi ricorda costantemente tutti i giorni, con la mente focalizzata soltanto su di Me.
15. "Dopo avere realizzato Me (Spirito), i Miei nobili devoti raggiungono la perfezione suprema; essi non sono più soggetti ad ulteriori rinascite in questa dimora di dolore e transitorietà.
16. "Gli yogi non ancora liberi dal mondo tornano di nuovo (nel mondo) perfino dall’alta sfera di Brahma (dall’unione con Dio in samadhi). Ma entrando in Me, o Arjuna, non vi è più rinascita.
17. "Sono veri conoscitori del ‘giorno’ e della ‘notte’ coloro che comprendono il Giorno di Brahma, che dura mille cicli (yuga), e la Notte di Brahma, che dura pure mille cicli.
18. "All’alba del Giorno di Brahma tutta la creazione, rinata, emerge dallo stato di non manifestazione; al calare della Notte di Brahma tutta la creazione sprofonda nel sonno della non manifestazione.
19. "O Partha, la stessa moltitudine di uomini rinasce di continuo senza poter far nulla. La loro serie di incarnazioni cessa all’arrivo della Notte, e poi riappare al sorgere del Giorno.
20. "Ma trascendente questo stato di non manifestazione (dell’essere fenomenico) esiste il vero Non Manifesto, l’Immutabile, l’Assoluto, che non è toccato dai cicli della dissoluzione cosmica.
21. "Questo Assoluto Non Manifesto e Imperituro è stato chiamato la Mèta Suprema. Quelli che realizzano il Mio stato supremo non sono più soggetti alla rinascita.
22. "O Partha, l’Essere Supremo Non Manifesto è raggiungibile con una devozione sincera e totale. Lui solo, l’Onnipresente, è la Dimora di tutte le creature.
23. "Adesso, o Bharata, ti parlerò del sentiero attraversando il quale, al momento della morte, gli yogi ottengono la libertà; e anche del sentiero in cui vi è rinascita.
24. "Il fuoco, la luce, il giorno, la quindicina ascendente del mese lunare, i sei mesi in cui il corso del sole è al nord – seguendo questo sentiero al momento della morte, i conoscitori di Dio (Brahman) vanno a Dio.
25. "Il fumo, la notte, la quindicina discendente del mese lunare, i sei mesi in cui il corso del sole è al sud – chi segue questo sentiero ottiene solo la luce lunare e poi torna sulla terra.
26. "Queste due vie per uscire dal mondo sono considerate eterne. La via della luce porta alla liberazione, la via delle tenebre alla rinascita.
27. "Nessuno yogi che conosce le due vie cade mai nell’illusione (di seguire la via delle tenebre). Perciò, o Arjuna, mantieniti sempre fermo e costante nello yoga.
28. "Chi conosce la verità sulle due vie ottiene un merito infinitamente superiore a quello derivato dallo studio delle sacre scritture, dai sacrifici, dalle austerità e dall’offerta di doni. Quello yogi raggiunge la sua Origine Suprema".
Qui finisce l’ottavo capitolo chiamato "Akshara-brahma-yoga"
"Lo Yoga dell’Assoluto Imperituro"
 
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