Bhagavad Gita (4 parte)

 
CAPITOLO XIV – I Tre Guna
Il Signore Beato disse:
1. "Ti esporrò di nuovo la saggezza suprema che trascende ogni conoscenza. Con tale saggezza, al termine di questa vita, tutti i saggi hanno ottenuto la perfezione finale.
2. "Realizzando questa saggezza, stabiliti nel Mio Essere, i saggi non rinascono nemmeno all’inizio di un nuovo ciclo di creazione, né sono turbati al tempo della dissoluzione universale.
3. "La Grande Prakriti (Mahat-Brahma) è il Mio grembo, nel quale deposito il seme (della Mia Intelligenza): questa è la causa della nascita di tutti gli esseri.
4. "Figlio di Kunti! Di tutte le forme – prodotte da qualsiasi tipo di grembo – la Grande Prakriti è la matrice (Madre) originaria ed Io sono il Padre che fornisce il seme.
5. "O Eroe dal Braccio Possente! I guna che nascono da Prakriti – sattva, rajas e tamas – imprigionano saldamente nel corpo l’Incarnato Imperituro.
6. "O Senza-peccato! Dei tre guna, l’immacolato sattva dà illuminazione e salute. Tuttavia lega l’uomo con l’attaccamento alla felicità e l’attaccamento alla conoscenza.
7. "Sappi, Figlio di Kunti, che l’attivante rajas è permeato di passione e fa nascere il desiderio e l’attaccamento; esso lega saldamente l’anima incarnata mediante l’attaccamento alle azioni.
8. "O Bharata! Sappi che il tamas nasce dall’ignoranza, illudendo tutti gli esseri incarnati. Esso li incatena con il fraintendimento, l’indolenza ed il sonno.
9. "Il sattva fa attaccare alla felicità; il rajas all’attività; mentre il tamas, eclissando il potere della discriminazione, fa attaccare al fraintendimento.
10. "A volte predomina il sattva sopraffacendo il rajas e il tamas. A volte prevale il rajas, non il sattva o il tamas; mentre a volte il tamas oscura il sattva e il rajas.
11. "Si può sapere che predomina il sattva quando la luce della saggezza risplende attraverso tutte le porte dei sensi del corpo.
12. "La predominanza del rajas causa cupidigia, attività, bisogno di agire, agitazione e desiderio.
13. "Il tamas come guna dominante produce oscurità, indolenza, trascuratezza nei doveri e illusione.
14. "L’uomo che muore con le qualità sattviche predominanti raggiunge le regioni immacolate in cui dimorano i conoscitori del Supremo.
15. "Se al momento della morte prevale il rajas, l’individuo rinasce tra quelli attaccati all’attività. Chi muore permeato dal tamas entra nei grembi di coloro che sono profondamente immersi nell’illusione.
16. "(I saggi) dicono che il frutto delle azioni sattviche è armonia e purezza. Il frutto delle azioni rajasiche è il dolore. Il frutto delle azioni tamasiche è l’ignoranza.
17. "Dal sattva nasce la saggezza; dal rajas la cupidigia; dal tamas la negligenza, l’illusione e l’ignoranza.
18. "Coloro che sono stabiliti nel sattva vanno in alto; i rajasici dimorano nel mezzo; mentre i tamasici, che sono immersi nel guna più basso, scendono giù.
19. "Quando il veggente non percepisce (nella creazione) alcun agente eccetto i tre guna, e conosce Quello che è superiore ai guna, entra nel Mio Essere.
20. "Avendo trasceso le tre qualità della Natura che sono la causa dell’incarnazione fisica – un uomo è liberato dalle sofferenze di nascita, vecchiaia, dolore e morte; e ottiene l’immortalità".
Arjuna disse:
21. "O Signore, quali segni contraddistinguono colui che ha trasceso le tre qualità? Qual è il suo comportamento? Come fa ad andare oltre i tre guna?".
Il Signore Beato disse:
22. "O Pandava! Colui che non aborrisce la presenza dei guna – (e dei loro effetti): illuminazione, attività e ignoranza – né deplora la loro assenza;
23. "Che rimane indifferente e non turbato dalle tre qualità – realizzando che esse soltanto operano nella creazione; con la mente che non oscilla, ma sempre centrata nel Sé;
24. "Uguale nel piacere e nel dolore, nella lode e nel biasimo – ben saldo nella sua natura divina; guardando con occhio equanime un pezzo di terra, una pietra e l’oro; uguale nella sua attitudine verso (persone ed esperienze) piacevoli e spiacevoli; fermo di mente;
25. "Uguale nell’onore e nel disonore; trattando allo stesso modo l’amico e il nemico; abbandonata ogni illusione di essere la persona che agisce – questi è colui che ha trasceso le tre qualità!
26. "Chi Mi serve con ferma devozione trascende i guna ed è qualificato a diventare Brahman.
27. "Poiché Io sono la base dell’Infinito, Immortale e Immutabile; e dell’eterno Dharma e della Beatitudine Assoluta".
Qui finisce il quattordicesimo capitolo chiamato "Guna-traya-vibhaga-yoga"
"Lo Yoga della Distinzione fra i tre Guna"
 
CAPITOLO XV – Purushottama – L’Essere Supremo
Il Signore Beato disse:
1. "Essi (i saggi) parlano di un eterno albero ashvattha, con le radici in alto e i rami in basso, le cui foglie sono i Veda Chi conosce quest’albero della vita è un conoscitore dei Veda.
2. "I suoi rami, nutriti dai guna, si estendono in alto e in basso; i suoi germogli sono gli oggetti dei sensi; e sotto, nel mondo degli uomini, estende le radici che forzano l’uomo alle azioni.
3 – 4. "Le persone comuni non possono percepire la vera natura di quest’Albero, il suo principio, la sua fine e i suoi modi di continuità. I saggi dopo aver reciso l’Ashvattha saldamente radicato con la potente ascia del non attaccamento, pensando "lo prendo rifugio nel Primevo Purusha dal quale sono stati emanati gli eterni processi della creazione" – cercano la Mèta Suprema. E raggiuntala, non fanno più ritorno all’esistenza fenomenica.
5. "Senza brama di onore; libero dall’illusione e dal malevolo attaccamento; con i desideri banditi completamente; liberato dalle coppie di opposti, come piacere e dolore; sempre stabilito nel Sé, il saggio non più ingannato raggiunge lo stato immutabile.
6. "Laddove non splende il sole né la luna né il fuoco, quella è la Mia Dimora Suprema. Dopo averla raggiunta, gli uomini non rinascono mai più.
7. "Una parte eterna di Me Stesso, manifestata come anima vivente (jiva) nel mondo degli esseri, attira a sé i sei sensi – inclusa la mente che dimorano in Prakriti.
8. "Quando il Signore (come jiva) assume un corpo, porta con sé la mente e i sensi. Quando lascia quel corpo, li prende e se ne va, come il vento porta via i profumi dalle loro sedi (nei fiori).
9. "Governando la mente e i sensi dell’udito, della vista, del tatto, del gusto e dell’odorato, Egli gode del mondo dei sensi.
10. "Le persone immerse nell’illusione non Lo percepiscono mentre Egli rimane o diparte o fa esperienza del mondo dei guna. Ma Lo vedono quelli che hanno l’occhio della saggezza aperto.
11. "Gli yogi che si sforzano di ottenere la liberazione Lo vedono esistere in loro; ma le persone indisciplinate e non purificate non riescono a percepirLo, anche quando si sforzano di farlo.
12. "Sappi che la radiosità della luce del sole – che illumina il mondo intero – della luce che proviene dalla luna e della luce del fuoco, è la Mia.
13. "Permeando la terra con la Mia energia vitale (ojas), Io sostengo tutti gli esseri; e diventando la linfa lunare (soma), nutro tutte le forme vegetali.
14. "Diventato (il potente fuoco) Vaishvanara, sono presente nel corpo delle creature viventi; e, agendo attraverso il prana e l’apana, digerisco il cibo ingerito in quattro modi.
15. "Io dimoro nel cuore di tutti gli esseri. Da Me viene la memoria e la conoscenza, come pure la loro perdita. In verità Io sono Quello che dev’essere conosciuto attraverso i Veda, invero, Io sono il Conoscitore dei Veda e l’Autore del Vedanta.
16. "Nel cosmo vi sono due Esseri (Purusha), il perituro e l’imperituro. Tutte le creature costituiscono il perituro, mentre il Kutastha è l’Imperituro.
17. "Vi è però un altro, il Supremo Purusha, chiamato Spirito Supremo (Paramatma) – l’Eterno Signore che permea e sostiene i tre mondi.
18. "Io (il Signore) sono oltre il perituro (Prakriti) e sono anche superiore all’Imperituro (Kutastha). Per questo nei mondi e nei Veda (nella percezione intuitiva delle anime liberate) sono glorificato col nome di Purushottama, l’Essere Supremo.
19. "Discendente di Bharata! Colui che, liberato dall’illusione, Mi conosce come lo Spirito Supremo, conosce tutto. Egli Mi adora con tutto il suo essere.
20. "Così, o Senza-Peccato, ti ho impartito questa profondissima saggezza. Realizzandola, l’uomo diventa un saggio, uno che ha adempiuto con successo tutti i suoi doveri e tuttavia continua ad agire".
Qui finisce il quindicesimo capitolo chiamato "Purushottama-yoga"
"Lo Yoga del Supremo Purusha"
 
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CAPITOLO XVI – Il Divino e il Demoniaco
Il Signore Beato disse:
1. "Assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nell’acquisizione della saggezza e nella pratica yoga, carità, controllo dei sensi, compiere riti sacri (yajna), studio delle sacre scritture, austerità, rettitudine;
2. "Non violenza, verità, assenza di collera, rinuncia interiore, pace, avversione alla calunnia, compassione verso tutte le creature, assenza di cupidigia, gentilezza, modestia, tranquillità;
3. "Radiosità di carattere, clemenza, pazienza, purezza, mancanza di odio e assenza di orgoglio – queste qualità, o Bharata, sono la ricchezza di chi ha inclinazioni divine.
4. "O Partha, il vanitoso orgoglio, l’arroganza, l’eccessiva stima di sé, la collera, come pure l’asprezza e l’ignoranza, contraddistinguono l’uomo nato con una natura demoniaca (asurica).
5. "Le qualità divine donano la liberazione; le qualità demoniache portano alla schiavitù. Non temere, o Pandava! Tu sei dotato di caratteristiche divine.
6. "In questo mondo vi sono due tipi di uomini: il divino e il demoniaco. Ti ho già descritto ampiamente quali sono le qualità divine. Ascolta ora, o Partha, quali sono quelle demoniache.
7. "Le persone di natura demoniaca non conoscono il giusto sentiero dell’azione o quando astenersi dall’azione. Esse mancano di purezza, di verità e di buona condotta.
8. "Dicono: "Il mondo non ha un fondamento morale né una verità permanente, né un Dio o Signore. Tutte le cose traggono origine dalla mutua unione, causata dal desiderio lussurioso. Che altro?".
9. "Coi loro piccoli intelletti, questi esseri rovinati s’attaccano alle loro erronee convinzioni e commettono molte atrocità. Essi sono nemici del mondo, propensi alla sua distruzione. 10. "Dediti a insaziabili desideri, pieni d’ipocrisia, orgoglio e arroganza, nutrendo idee malvagie a causa dell’illusione, tutte le loro azioni sono impuramente motivate.
11. "Credendo che l’appagamento dei desideri lussuriosi del corpo sia lo scopo supremo della vita, sicuri che questo mondo sia ‘tutto’, questi uomini sono immersi fino al momento della morte nelle cure e nelle preoccupazioni terrene.
12. "Legati da centinaia di catene di speranze ed aspettative egoistiche, schiavi del desiderio e della collera, si sforzano di procurarsi i godimenti fisici accumulando ricchezze in maniera disonesta.
13. ""Oggi ho ottenuto questo, e presto appagherò un altro desiderio. Questa è la mia attuale ricchezza, ma in futuro molto di più sarà mio".
14. ""Ho ucciso questo nemico, e presto ne ucciderò anche altri. Sono un signore tra gli uomini; godo di tanti possessi; ho successo, sono potente e felice".
15. ""Sono ricco e di nobile famiglia. Chi altri può essere paragonato a me? Offrirò doni con ostentazione e farò sacrifici formali; sarò felice". Così parlano, fuorviati dall’ignoranza.
16. "Nutrendo pensieri confusi, presi nella rete dell’illusione, bramando solo la gratificazione dei piaceri dei sensi, essi sprofondano in un orribile inferno.
17. "Pieni d’arroganza, ostinati, inebriati dall’orgoglio della ricchezza, essi compiono ipocritamente sacrifici che sono tali solo di nome, senza seguire le ingiunzioni delle sacre scritture.
18. "Essendo pieni d’egoismo, di violenza, d’arroganza, di lussuria, e inclini all’ira – questi uomini malvagi disprezzano Me, che dimoro in loro e in tutti gli altri.
19. "Questi crudeli perpetratori del male che non sanno che odiare, i peggiori tra gli uomini, Io li getto ripetutamente nei grembi demoniaci del mondo delle rinascite.
20. "Entrando in grembi di asura, illusi nascita dopo nascita, non riuscendo ad ottenerMi, essi discendono in abissi sempre più profondi.
21. "Tre sono le porte dell’inferno che portano alla distruzione del bene dell’anima: lussuria, collera e cupidigia. Perciò, l’uomo deve abbandonare queste tre.
22. "Figlio di Kunti! Allontanandosi dalle tre porte del regno delle tenebre, l’uomo agisce per il bene della propria anima e quindi raggiunge la Mèta Suprema.
23. "Chi ignora i comandamenti delle sacre scritture e agisce seguendo i propri folli desideri, non ottiene la felicità né la perfezione né la Mèta Suprema.
24. "Prendi dunque le sacre scritture come guida per determinare ciò che dev’essere fatto e ciò che dev’essere evitato. Con la comprensione intuitiva degli insegnamenti esposti nei testi sacri, sii felice di compiere il tuo dovere qui (nel mondo)".
Qui finisce il sedicesimo capitolo chiamato "Daivasura-sampad-vibhaga-yoga"
"Lo Yoga della Distinzione fra le Qualità Divine e quelle Demoniache"
 
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CAPITOLO XVII – I Tre Tipi di Fede
Arjuna disse:
1. "Qual è, o Krìshna, lo stato di coloro che ignorano i comandamenti delle sacre scritture, ma compiono i sacrifici pieni di fede?. Sono di natura sattvca, rajasica o tamasica?".
Il Signore Beato disse:
2. "La fede insita nella natura degli esseri incarnati è triplice: sattvica, rajasica e tamasica. Ascolta ciò che ti dico.
3. "La fede di ciascuno è conforme alla propria natura innata, o Bharata. L’uomo è fatto dalla sua fede; com’è la sua fede, così invero egli è.
4. "Gli uomini sattvici rendono omaggio ai deva, i rajasici agli yaksha e ai rakshasa, e i tamasici ai preta e alla moltitudine di bhuta.
5 – 6. "Sappi che gli uomini che praticano terribili austerità non autorizzate dalle sacre scritture sono di natura asurica. Pieni d’ipocrisia ed egoismo – dominati dalla lussuria, dall’attaccamento e dalla follia violenta del potere – torturano in maniera insensata gli elementi del corpo e inoltre offendono Me, che sono Colui che vi dimora dentro.
7. "Ciascuno dei tre tipi di uomini ama uno dei tre tipi di cibo. Anche i sacrifici, le austerità e l’offerta di doni hanno una triplice natura. Ascolta adesso quali sono le loro distinzioni.
8. "I cibi che aumentano la vitalità, l’energia, la forza, la salute, la gioia e il buon appetito, e che sono dolci, soffici, sostanziosi e piacevoli, sono amati dalle persone pure (sattviche).
9. "I cibi amari, acidi, salati, eccessivamente caldi, piccanti, – aspri e che producono bruciore, sono preferiti dagli uomini rajasici; essi producono dolore, malessere e malattie.
10. "I cibi che non hanno alcun valore nutritivo, che sono insipidi, putridi, stantii, cucinati in precedenza, fatti di avanzi e impuri, sono graditi alle persone tamasiche.
11. "Lo yajna (sacrificio o dovere) offerto dagli uomini che non desiderano il frutto dell’azione, e fatto secondo le ingiunzioni delle sacre scritture, solo per amore della giustizia, è sattvico.
12. "O Migliore dei Bharata! Lo yajna fatto per amore della ricompensa e in uno spirito di vana- ostentazione è di natura rajasica.
13. "Lo yajna fatto senza alcun rispetto delle ingiunzioni delle sacre scritture, senza offerte di cibo e doni di apprezzamento, senza preghiere o canti sacri, e senza devozione (a Dio) – è tamasico.
14. "L’adorazione degli dèi, dei due-volte-nati, dei guru e dei saggi; la purezza, la rettitudine, la castità e la non violenza sono considerate le austerità del corpo.
15. "Lo studio regolare delle sacre scritture (la comunione interiore con il proprio Sé), e il proferire parole che non causano risentimento, ma che sono vere, piacevoli e benefiche – sono considerati austerità della parola.
16. "La serenità di mente, la dolcezza, il silenzio, l’autocontrollo e la purezza di carattere costituiscono le austerità della mente.
17. "Questa triplice austerità, praticata dagli uomini perseveranti che hanno una grande fede e non desiderano il frutto delle azioni, è considerata di natura sattvica.
18. "Le austerità sono considerate rajasiche, instabili e transitorie, quando sono praticate con ostentazione e per ottenere il rispetto, l’onore e la venerazione degli uomini.
19. "Le austerità tamasiche sono quelle che si basano sull’ignoranza o su una folle concezione, o che sono praticate per torturare se stessi o per fare del male agli altri.
20. "Il dono sattvico è quello che si fa per amore della giustizia, senza aspettarsi nulla in cambio; e donato nel momento e nel posto giusto ad una persona che ne è degna.
21. "Il dono offerto con riluttanza o nella speranza di ricevere qualcosa in cambio o di guadagnare del merito, è considerato rajasico.
22. "Il dono tamasico è quello dato nel momento e nel posto sbagliato, ad una persona che non ne è degna, senza rispetto o con disprezzo.
23. "’Aum Tat Sat’ sono state tramandate come le tre parole che designano Brahman (Dio). Da questo potere furono creati all’inizio i brahmana (i conoscitori di Brahman), i Veda e i riti sacrificali (yajna).
24. "Per questo tutti gli atti dei devoti di Brahman – sacrifici, offerte di doni e austerità, fatti secondo le ingiunzioni delle sacre scritture – cominciano sempre con il canto di "Aum".
25. "Coloro che cercano la liberazione compiono i diversi atti di sacrificio, offrono doni e fanno austerità mentre si concentrano su "Tat", senza alcun desiderio per il risultato.
26. "La parola "Sat" indica la Realtà Suprema (oltre la creazione) e il Bene (che da Essa emana in tutta la creazione). La parola "Sat" si riferisce anche alle più alte forme di azione spirituale.
27. "Lo stato di stabilità nei più alti riti sacrificali, nell’autodisciplina e nelle offerte devozionali viene chiamato "Sat" (comunione con Dio, la Coscienza Cosmica trascendente). Invero la stessa azione spirituale connessa a "Tat" (realizzazione di Dio immanente nella creazione) è ugualmente chiamata "Sat".
28. "O Partha! Ogni sacrificio, offerta di doni o austerità che venga praticato senza fede (o devozione) è chiamato "asat". Esso non ha alcun valore né qui né nell’aldilà".
Qui finisce il diciassettesimo capitolo chiamato "Shraddha-traya-vibhaga-yoga"
"Lo Yoga della Distinzione fra i tre Tipi di Fede"
 
CAPITOLO XVIII – La Liberazione attraverso La Rinuncia
Arjuna disse:
1. "O Hrishikesha! Guerriero dal Braccio Possente! Uccisore del demone Keshi! Desidero conoscere il vero significato di sannyasa (rinuncia) ed anche di tyaga (abbandono), e qual è la loro differenza".
Il Signore Beato disse:
2. "I saggi chiamano ‘sannyasa’ la rinuncia a tutte le azioni fatte con desiderio. I saggi dicono che ‘tyaga’ è la rinuncia ai frutti delle azioni.
3. "Alcuni filosofi dicono che bisogna rinunciare a tutte le azioni perché piene di male. Altri dichiarano che gli atti di sacrificio (yajna), di filantropia (dana, offerte di doni) e di autodisciplina (tapas) non devono essere abbandonati.
4. "Ascolta dunque da Me, o Migliore dei Bharata, la verità finale sulla rinuncia. Infatti, Tigre tra gli Uomini, è stato detto che la rinuncia è di tre tipi.
5. "Invero le azioni implicite nello yajna, nel dana e nel tapas devono essere compiute, e non devono essere abbandonate; poiché il sacro rito del fuoco, la filantropia e l’autodisciplina santificano il saggio.
6. "Ma anche queste azioni, o Partha, devono essere fatte abbandonando l’attacamento (ad esse) e il desiderio per i (loro) frutti. Questa è la Mia certa e suprema convinzione.
7. "La rinuncia all’azione prescritta non è giustificabile. La rinuncia a tale azione, fatta a causa dell’illusione, è considerata tamasica.
8. "Chi rinuncia all’azione realmente difficile per timore della sofferenza e dei problemi che potrebbe avere il corpo, compie una rinuncia ‘rajasica’; e non può ricevere il frutto di tale rinuncia (cioè, la salvezza).
9. "O Arjuna, quando l’azione prescritta viene fatta soltanto perché dev’essere fatta, abbandonando l’attaccamento ad essa e al suo frutto, questa rinuncia è considerata sattvica.
10. "Il rinunciante pervaso dal sattva, con l’intelletto calmo, libero dai dubbi, non aborrisce l’azione spiacevole né è felice di compiere quella piacevole.
11. "Per un essere identificato con il corpo è veramente impossibile abbandonare completamente le azioni, ma chi rinuncia al frutto delle azioni è chiamato tyagi (rinunciante).
12. "Il triplice frutto dell’azione – buono, cattivo e misto – si presenta ai non rinuncianti dopo la loro morte, ma mai ai rinuncianti.
13. "O Eroe dal Braccio Possente! Apprendi da Me quali sono le cinque cause che servono a compiere ogni azione, e che sono state esposte nella suprema saggezza (il Sankhya) in cui termina ogni azione.
14. "Il corpo umano; lo pseudo-agente; le molteplici facoltà dei sensi (la mente, l’intelligenza, i cinque strumenti d’azione e i cinque strumenti di conoscenza); le loro varie funzioni di diversa natura; e in ultimo, come quinta, la divinità che vi presiede.
15. "Queste cinque sono le cause di tutte le azioni -siano giuste o sbagliate – che un uomo compie attraverso il corpo, la parola e la mente.
16. "Stando così le cose, l’uomo di mente perversa che a causa dell’intelletto non purificato considera il suo Sé Assoluto come l’autore delle azioni, non vede (la Verità).
17. "Chi è andato oltre l’ossessione dell’egoismo ed ha un’intelligenza non offuscata (dall’idea di bene è male), anche se uccide queste persone (pronte per la battaglia di Kurukshetra), non uccide; né rimane legato (dall’atto di uccidere).
18. "Il conoscitore, la conoscenza e il conosciuto costituiscono le tre cause dell’azione. L’agente, lo strumento e l’attività sono la triplice base dell’azione.
19. "Conoscenza, azione ed agente sono descritti nella filosofia Sankhya di tre tipi soltanto, secondo la distinzione dei tre guna. Ti prego d’ascoltare attentamente riguardo ad essi.
20. "Sappi che quella conoscenza mediante la quale l’unico Spirito indistruttibile viene percepito in tutti gli esseri, indiviso nel diviso, è sattvica.
21. "Quella conoscenza che invece percepisce nel mondo degli esseri molteplici entità di diversa natura, distinte l’una dall’altra, sappi che è rajasica.
22. "Mentre la conoscenza che si concentra su un singolo effetto (il corpo) come fosse la totalità, irragionevole, non conforme ai principi della verità, banale e futile, è considerata tamasica.
23. "L’azione divinamente prescritta, che viene compiuta in uno stato di completo non attaccamento, senza attrazione o avversione, e senza desiderarne i frutti, è chiamata Sattvica.
24. "L’azione ispirata dalla brama per la soddisfazione dei desideri, o fatta con fini egoistici e con molto sforzo, e considerata rajasica.
25. "L’azione tamasica è quella che si fa sotto il dominio dell’illusione, senza tener conto delle proprie capacità, senza valutarne le conseguenze – perdita di salute, d’influenza e di ricchezza – e facendo violenza agli altri.
26. "Il soggetto-agente che è libero dall’attaccamento, senza egoismo, dotato di coraggio ed entusiasmo, che rimane impassibile nel successo o nell’insuccesso, è chiamato sattvico.
27. "Lo strumento d’azione, o agente, che è pieno d’attaccamento, pieno di desiderio per i frutti dell’azione, pieno di cupidigia, impurità e propensità alla violenza, che diventa facilmente giubilante o depresso, è chiamato rajasico.
28. "Il soggetto-agente che è instabile nel corpo e nella mente, volgare, arrogante, senza scrupoli, malevolo, pigro, che si scoraggia facilmente e rimanda tutto a dopo, è detto tamasico.
29. "O Dhananjaya, ora ti spiegherò in maniera esauriente e particolareggiata la triplice distinzione dell’intelletto (buddhi) e della risoluta forza d’animo (dhriti), in conformità ai guna. Ti prego d’ascoltare.
30. "O Partha, è sattvico l’intelletto che conosce perfettamente la via dell’azione piena di desideri e la via della rinuncia, ciò che si deve e non si deve fare, e (le cause che creano) paura e impavidità, schiavitù e liberazione.
31. "O Partha, è rajasico l’intelletto per mezzo del quale si percepisce in maniera tremendamente distorta il dharma (giustizia) e l’adharma (ingiustizia), l’azione che si deve fare e quella che non si deve fare.
32. "O Partha, è tamasico l’intelletto che, avvolto nelle tenebre, considera l’adharma come dharma e vede tutte le cose in maniera perversa.
33. "La risoluta costanza mediante la quale uno regola le funzioni della mente, del prana e dei sensi – controllandone l’oscillazione attraverso la pratica yoga – quella risoluta forza d’animo, o Partha, è sattvica
34. "O Partha, la risoluta pazienza interiore che fa sì che uno regoli la propria mente al dharma (dovere religioso), al desiderio e alle ricchezze – mentre ne brama i frutti, a causa dell’attaccamento – è chiamata dhritirajasica.
35. "Mentre è chiamata dhriti- tamasica (risoluzione interiore al male) quella per cui uno stupido non rinuncia all’eccessivo sonno, alla paura, al dolore, alla disperazione e all’arrogante presunzione.
36. "Ed ora – Toro dei Bharata – ascolta quali sono i tre tipi di felicità. La felicità trascendente che si ottiene con la concentrazione ripetuta della mente e nella quale si realizza l’estinzione di ogni dolore!
37. "La felicità che nasce dalla chiara discriminazione percettiva della realizzazione del Sé, è chiamata sattvica. In principio sembra veleno, ma alla fine è come nettare.
38. "La felicità che nasce dall’unione dei sensi con la materia è chiamata rajasica In principio sembra nettare, ma alla fine è come veleno.
39. "Quella vaga felicità che ha origine e termina nell’autoillusione, che scaturisce dal sonno eccessivo, dalla pigrizia e dall’errata comprensione, è chiamata tamasica.
40. "Non esiste essere sulla terra, o anche tra le divinità dei cieli astrali, che sia libero dai tre guna che nascono da Prakriti.
41. "O Terrore dei Nemici! I doveri dei brahmini, degli kshatriya, dei vaishya e anche dei sudra, sono assegnati a seconda dei guna manifestati dalla loro natura.
42. "Controllo della mente, controllo dei sensi, autodisciplina, purezza, clemenza, rettitudine, conoscenza, realizzazione del Sé e fede nell’aldilà costituiscono i doveri dei brahmini, nascendo dalla loro stessa natura.
43. "Prodezza, splendore, risoluta fermezza, abilità, non sfuggire alla battaglia, generosità e attitudine al comando sono i doveri naturali degli kshatriya.
44. "L’agricoltura, l’allevamento e il commercio sono i doveri naturali dei vaishya. Gli atti di servizio agli altri costituiscono i doveri naturali dei sudra.
45. "Ogni uomo devoto al proprio dovere raggiunge la più alta perfezione. Ascolta adesso come, dedicandosi al suo dovere innato, egli ottiene il successo.
46. "L’uomo ottiene la perfezione adorando, con le predisposizioni karmiche che gli sono naturali, Colui dal quale emanano tutti gli esseri e dal quale è pervaso l’intero universo.
47. "È meglio adempiere il proprio dharma anche se senza merito (e in maniera imperfetta), che fare bene il dharma di un altro. Chi compie il dovere prescritto dalla propria natura innata non commette peccato.
48. "Figlio di Kunti! Uno non deve abbandonare il dovere per il quale è nato, anche se ha qualche imperfezione; perché tutto ciò che si fa è avvolto dall’imperfezione, come il fuoco dal fumo.
49. "Colui che mantiene l’intelletto sempre distaccato dai legami e dalle passioni terrene, che è riuscito a ritrovare la sua anima ed è senza desiderio, ottiene la perfezione suprema: lo stato di realizzazione libero dalle azioni che si ottiene con la rinuncia.
50. "Ascolta in breve da Me – Figlio di Kunti – in che modo colui che ottiene questa perfezione realizza Brahman, il fine supremo della saggezza.
51. "Assorto nel puro intelletto, dominando il corpo e i sensi con risoluta pazienza, rinunciando (per quanto possibile) al suono e alle altre trappole dei sensi, abbandonando l’attaccamento e l’avversione;
52. "Vivendo in un luogo solitario, mangiando poco, controllando il corpo, la parola e la mente; continuamente assorto nella meditazione divina e nello yoga che unisce all’anima; in possesso di sereno distacco;
53. "Tranquillo, avendo abbandonato il senso dell’ego, il potere, l’orgoglio, la lussuria, la collera, i possessi e la coscienza di ‘me e mio’ – questi è qualificato a diventare uno con Brahman.
54. "Divenuto assorto in Brahman – sereno, senza lamentarsi né desiderare, vedendo la stessa cosa in tutti gli esseri – egli consegue la devozione suprema per Me.
55. "Con la devozione suprema egli realizza Me e la Mia natura: che cosa e chi sono Io. Dopo aver conosciuto queste verità, egli entra rapidamente in Me.
56. "Compiendo sempre fedelmente tutti i propri doveri, prendendo rifugio in Me, con la Mia grazia il devoto perviene allo stato eterno e immutabile.
57. "DedicandoMi mentalmente tutte le azioni, considerandoMì la Mèta Suprema, ricorrendo alla pratica del buddhi-yoga (unione mediante la saggezza discriminativa), assorbi continuamente il tuo cuore in Me.
58. "Con il cuore fermamente assorto in Me, e con la Mia grazia, supererai tutti gli ostacoli. Se invece, preso dal tuo ego, non Mi ascolterai, andrai incontro alla distruzione.
59. "Se, facendoti prendere dall’ego, pensassi: "Non combatterò", vana sarebbe la tua decisione! Perché Prakriti, la tua natura innata, ti costringerebbe a combattere.
60. "Figlio di Kunti! Legato dal karma, innato nella tua natura, saresti costretto a fare tuo malgrado ciò che a causa dell’illusione non vorresti fare.
61. "O Arjuna, il Signore dimora nei cuori di tutte le creature e mediante la Sua illusione cosmica (maya) costringe tutti gli esseri a ruotare come fossero montati su una macchina.
62. "Prendi rifugio in Lui con tutto l’ardore del tuo cuore, o Bharata. Con la Sua grazia otterrai la pace suprema e l’eterna dimora.
63. "Così ti ho rivelato la saggezza più segreta di tutti i segreti. Dopo averla ponderata a fondo, agisci come desideri.
64. "Ascolta ancora la Mia parola ~ la più segreta di tutte. Poiché ti amo intensamente, ti dirò quel che è bene per te.
65. "Assorbi la tua mente in Me, diventa Mio devoto, offri (sacrifica) a Me tutte le cose, inchinati a Me. Tu Mi sei molto caro, perciò in verità ti prometto che verrai a Me!
66. Abbandonando tutti gli altri dharma (doveri), prendi rifugio solo in Me. lo ti libererò da tutti i peccati (derivati dal mancato compimento di quei doveri minori). Non dolerti!
67. "Non dire mai queste verità a chi è privo d’auto-controllo o di devozione, né a chi non rende alcun servizio o non desidera ascoltare, né a chi parla male di Me.
68. "Chiunque impartirà ai Miei devoti la suprema conoscenza segreta, con la massima devozione a Me, verrà senza dubbio a Me.
69. "Nessuno tra gli uomini Mi rende un servizio più prezioso di costui; né in tutto il mondo vi sarà alcuno a Me più caro.
70. "Chi studia e conosce (percepisce intuitivamente) questo sacro dialogo tra noi, Mi adorerà con il sacrificio (yajna) della saggezza. Questa è la Mia sacra parola.
71. "Ed anche l’uomo pieno di fede e senza malizia che ascolterà semplicemente questo sacro dialogo, anche lui, liberato (dal karma terreno), dimorerà nei mondi beati dei virtuosi.
72. "O Partha, hai ascoltato questa saggezza con il cuore concentrato? O Dhananjaya, è stata distrutta l’ignoranza nata dalla tua illusione?".
Arjuna disse:
73. "La mia illusione è stata distrutta! O Achyuta! Attraverso la Tua grazia ho riguadagnato la memoria (della mia anima). Sono fermamente stabilito (nella conoscenza). La mia incertezza è svanita. Agirò secondo la Tua parola".
Sanjaya disse:
74. Così – con i peli del corpo dritti per l’immensa gioia – ho ascoltato questo meraviglioso dialogo tra Vasudeva e la grande anima di Partha.
75. Per grazia di Vyasa mi è stato rivelato questo supremo e segretissimo Yoga, manifestato direttamente alla mia coscienza dallo stesso Krishna, il Signore dello Yoga!
76. O Re (Dhritarashtra). Ricordando, ricordando di continuo lo straordinario e sacro dialogo tra Keshava e Arjuna, rabbrividisco continuamente di gioia.
77. Ricordando incessantemente l’infinita manifestazione di Hari, grande – o Re è la mia meraviglia, e la mia gioia si rinnova continuamente.
Sanjaya concluse:
78. Questa è la mia fede: ovunque sia manifesto Krishna, il Signore dello Yoga, ed ovunque sia presente Partha (un sincero devoto, come Arjuna), l’abile arciere dell’autocontrollo, là si trovano anche prosperità, vittoria, conseguimento dei poteri (spirituali) e l’infallibile legge dell’autodisciplina (che conduce alla liberazione).
Qui finisce il diciottesimo capitolo chiamato "Moksha-sannyasa-yoga"
"Lo Yoga della Liberazione attraverso la Rinuncia"
 
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