Bhagavad Gita (Testo Sacro)

 

Induismo

Induismo

Bhagavad Gita

Il Canto del Beato

Indice Selezionabile:

Introduzione alla "Bhagavad Gita"

Significato dei Nomi usati nella Bhagavad Gita

CAPITOLO I – Il Dolore di Arjuna

CAPITOLO II – Sankhya Yoga

CAPITOLO III – Karma Yoga

CAPITOLO IV – Jnana Yoga

CAPITOLO V – Lo Yoga della Rinuncia

CAPITOLO VI – Lo Yoga della Meditazione

CAPITOLO VII – Conoscenza e Realizzazione

CAPITOLO VIII – L’Assoluto Imperituro

CAPITOLO IX – La Scienza e il Mistero Regale

CAPITOLO X – Le Manifestazioni Divine

CAPITOLO XI – La Visione della Forma Universale

CAPITOLO XII – Bhakti Yoga

CAPITOLO XIII – Il Campo e il Conoscitore del Campo

CAPITOLO XIV – I Tre Guna

CAPITOLO XV – Purushottama – L’Essere Supremo

CAPITOLO XVI – Il Divino e il Demoniaco

CAPITOLO XVII – I Tre Tipi di Fede

CAPITOLO XVIII – La Liberazione attraverso La Rinuncia

INTRODUZIONE ALLA "BHAGAVAD GITA"

di Guido Da Todi

Il "Canto del Beato" rappresenta – senza ombra di dubbio – uno dei testi più sacri e sbalorditivi dell’intera umanità storica. Intanto, perchè esso offre non già un’indicazione di Dio, ma la Sua visione completa, a chi sappia abbandonarsi completamente ai fremiti di rivelazione che vengono, ivi, esposti.

Codesta, è una distinzione che è necessario approfondire. Ogni religione, evidentemente, scaturisce dalle più alte necessità spirituali dell’uomo. Ognuna d’esse – a prescindere dalla latitudine in cui nasce – indica Dio; e lo fa, cercandoLo oltre il vasto mondo della forma, mentre Lo considera – in un certo senso – avulso da questa.
La Bhagavad Gita – capovolgendo i termini del rapporto – mostra Dio, strettamente identificato con la natura universale, e colma, così, ogni vuoto tra l’uomo e Lui.

Il Poema sacro è uno dei capitoli della Mahabharata, e ci riporta l’insegnamento, il Vangelo di Sri Krishna. È stato composto 300 anni circa avanti la nascita di Cristo; tuttavia, gli avvenimenti storici con i quali si confronta si situano in epoca più antica; la grande guerra descritta dalla Bhagavad Gita avvenne in una data che la critica moderna fissa a 1.000 anni prima di Cristo.

Tuttavia, forse, non importa molto cercare dei riferimenti realmente accaduti, in rapporto al senso che pervade il simbolismo del Testo. È comune abitudine considerare ogni sutra dell’Opera come una corrispondenza della vita di tutti gli individui.

La Bhagavad rappresenta indiscutibilmente una totale immersione nei concetti e nei principi del "karma yoga": ossia, lo yoga dell’azione. La guerra di cui tratta (il campo di Kurukshetra) s’identifica con il forte impatto che l’animo di ognuno di noi risente, quando s’immerge nel livello reincarnativo quotidiano.

Non esiste un solo versetto che non possa e debba essere applicato a ciascuna delle contingenze che incontriamo nella vita.

Nel Vangelo hindù vengono bilanciati e fusi i due poli della ricerca soggettiva umana: il monismo e il dualismo. Krishna – uno dei più amati Avatar dell’India – appare il protagonista della compiuta lezione di vita che – lungo l’intero arco dell’Opera – egli soffonde ad Arjuna, il suo discepolo.

Tuttavia, è abitudine acquisita dallo spiritualismo storico d’ogni tempo, identificare l’Incarnazione divina con il più prezioso vertice di coscienza di qualunque essere, che si avvicini allo studio e alla lettura dei Sutra di cui parliamo.

Krishna, il protagonista della Bhagavad Gita, l’Incarnazione medesima di Dio è identificabile con il nostro "Io" più profondo ed immortale, che si rivolge alla propria ombra – la personalita’ – immersa nelle fumose volute dei livelli incarnativi.

Va, ancora, sostenuto che la sintesi vivente dell’intero insegnamento che Krishna propone al suo discepolo s’identifica in un totale colpo di scure che s’abbatte su qualsiasi valore superfluo, che appesantisce e anchilosa la coscienza relativa di quest’ultimo: assetato di verità e liberta’.

Sepolta nel medesimo seno di quel sovrumano edificio al Pensiero Puro ed al più astratto spiritualismo, che sono i Veda, l’Opera di cui trattiamo ne costituisce – per certi versi – una natura anomala; pur rappresentandone, forse, la sostanza più mistica e la sintesi vivente e definita. I mille e mille versi cantati dei Veda, qui, si collegano in una nota sfolgorante finale, in cui il Verbo Medesimo della Vita Universale, si fa Logos e si propone come Nucleo e Coscienza Cosmica d’ogni cosa relativa.

Che importa – quando Vita e Forma sono totalmente trascese – privilegiare un qualsivoglia angolo della manifestazione eterna, e desiderare manifestarsi come ragion pura, oppure come amore? Che importa insistere su migliori ed ancora migliori espressioni aristocratiche dell’Essere, se – di già – "l’assoluto è manifesto, dai tempi dei tempi"?

Come il nostro organismo fisico è composto da miliardi di vite infinitesimali – le cellule – cosi’ ogni individuo è onda di un Infinito Mare Universale, della cui ampia Coscienza è parte intrinseca e vitale. Questa Coscienza parla nella Bhagavad Gita, ed attrae nel suo vortice di infuocato amore il proprio minore riflesso esistenziale: Arjuna.

"Il vero yoghi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità, l’anima realizzata Mi vede ovunque."

"Lo yoghi, sapendo che Io e l’Anima Suprema, situata in tutte le creature, siamo Uno, Mi adora e dimora sempre in Me."

Oltre, quindi, a rivelare il "supremo segreto", sepolto sotto la coltre degli irriducibili veli di maya, Krishna – la Vita Universale, fatta Verbo – indica ad Arjuna, nei 18 capitoli della Bhagavad Gita, le tecniche mistiche per liberarsi definitivamente dal vincolo delle reincarnazioni.

Sta di fatto che molti tra coloro che giungono sulle incantevoli sponde del sacro Testo vengono benedetti dalla rivelazione che tal episodio della loro vita fa proprio parte di quell’azione incessante che l’Anima delle cose rivolge agli infiniti aspetti del suo cosmico organismo, per riassorbirli a Sè.

Chi è predestinato riconosce, senza ombra di dubbi, la Voce del Silenzio, nel suo cuore, mentre promana dai sutra del Vangelo Hindù.

È nell’intensa speranza che tutti voi possiate ritrovarvi in Seno al Padre Originario, mentre v’inebrierete con la musica dell’insegnamento di Krishna – proprio come lo scrivente ha terminato il suo lunghissimo viaggio reincarnativo, ritrovando le radici da cui era nato, e dissolvendosi in esse – che vi si augura si’ immensa gioia e beatitudine!

* * *

Significato dei Nomi usati nella Bhagavad Gita

Per designare Sri Krishna:

Achyuta: Immutabile; Immacolato. Bhagavan: Beato Signore.
Deva: Dio; Signore. Govinda: Capo Mandriano, che governa e controlla le ‘mucche’ dei sensi.
Hari: Colui che ruba i cuori
Hrishikesha: Signore dei sensi.
Janardana: Colui che esaudisce tutti i desideri e le preghiere dell’uomo. Datore di Salvezza.
Keshava: Uccisore del demone Keshi; Distruttore del male.
Madhava: Dio della Fortuna.
Vishnu, di cui Krishna è un’incarnazione, è lo sposo di Lakshmi, la dea della bellezza, della prosperità e della fortuna.
Madhusudana: Uccisore del demone Madhu; Uccisore dell’ignoranza.
Mahatma: Grande Anima.
Prabhu: Signore o Maestro.
Prajapati: Padre Divino degli innumerevoli esseri.
Purushottama: Spirito o Essere Supremo. La Suprema Persona
Varshneya: Discendente della dinastia dei Vrishni.
Vasudeva: Signore dell’Universo. Discendente di Vasudeva.
Vishnu: Dio Onnipotente, Colui che sostiene il mondo. La seconda Persona della Trinità Indù.
Yadava: Discendente di Yadu.
Yogeshwara: Signore dello Yoga.

Per designare Arjuna:

Bharata: Discendente di Re Bharata.
Dhananjaya: Conquistatore di ricchezza.
Gudakesha: Conquistatore del sonno.
Kaunteya: Figlio di Kunti.
Mahabaho: Eroe dal Braccio Possente.
Pandava: Figlio di Pandu.
Parantapa: Terrore dei nemici. Uccisore dei nemici.
Partha: Figlio di Pritha (altro nome di Kunti, la madre di Arjuna).

* * *

CAPITOLO I – Il Dolore di Arjuna

Il re cieco Dhritarashtra (la mente cieca) disse o chiese a Sanjaya (l’introspezione imparziale):

1. "Che cosa fecero i miei figli, le cattive, seducenti tendenze mentali e dei sensi, opposti alle pure tendenze mentali discriminative, radunatisi sulla sacra pianura del campo di battaglia della Vita (dharmakshetra) desiderosi di darsi battaglia psicologica e morale".

Sanjaya disse:

2. Allora Re Duryodhana, dopo aver visto le armate dei Pandava schierate in ordine di battaglia, si rifugiò dal suo precettore Drona, e così gli parlò:

3. "O Maestro, guarda il grande esercito dei figli di Pandu, schierato in ordine di battaglia dal figlio di Drupada, tuo discepolo di grande talento.

4. "In esso vi sono potenti eroi, grandi arcieri abili in battaglia come Bhima e Arjuna; i guerrieri veterani Yuyiidhana, Virata e Drupada;

5. "I potenti Dhristaketu, Cekitana e il re di Kashi; il fiore degli uomini, Purujit; e Kuntibhoja e Shaibya;

6. "Il forte Yudhamanyu e il prode Uttamauja; il figlio di Subhadra e i figli di Draupadi – tutti signori di grandi carri.

7. "Ascolta anche, o Fiore dei Brahmini due-volte-nati, chi sono i generali del nostro esercito che si distinguono tra noi; te li nominerò per tua conoscenza.

8. "Tu stesso e Bhishma, Karna e Kripa – i vittoriosi nelle battaglie. Aswatthama, Vikarna, il figlio di Somadatta, e Jayadratha sono tutti dalla nostra parte.

9. "E numerosi altri guerrieri, anche loro ben esperti nelle battaglie e muniti di diversi tipi di armi, sono qui presenti, pronti a sacrificare le loro vite per me.

10. "Le nostre forze protette da Bhishma sono difficili da contare, mentre il loro esercito, difeso da Bhima, è facile da contare".

Duryodhana (Re Desiderio Materiale) disse al suo precettore Drona (Abitudine Passata):

11. "Perciò tutti voi, rimanendo nei vostri rispettivi posti nei reparti dell’esercito, proteggete Bhishma".

12. Allora Bhishma, il Grande Avo, il più forte e il più anziano dei Kaurava, allo scopo di rincuorare Duryodhana suonò la sua conchiglia ruggendo forte come un leone.

13. Seguendo Bhishma, dal lato dei Kaurava ora suonarono conchiglie, grancasse, tamburi, corni e trombe, e il rumore fu tremendo.

14. Poi anche Madhava (Krishna) e il Pandava (Arjuna), stando sul loro grande carro tirato da cavalli bianchi, suonarono splendidamente le loro conchiglie celestiali.

15. Hrishikesha (Krishna) suonò il suo Panchajanya; Dhananjaya (Arjuna) il suo Devadatta; e Vrikodara (Bhima), dalle imprese terrificanti, suonò la sua grande conchiia Paundra.

16. Re Yudhisthira, il figlio di Kunti, suonò la sua conchiglia chiamata Anantavijaya. Nakula e Sahadeva suonarono rispettivamente le loro Sughosha e Manipushpaka.

17. Il re di Kashi, eccellente arciere; il grande guerriero Sikhandi; Dhristadyumna, Virata e l’invincibile Satyaki,

18. Drupada, i figli di Draupadi, e il potente figlio di Subhadra, tutti insieme – o Signore della Terra – fecero risuonare le loro conchiglie.

19. E quei suoni emanati dalle attività astrali dei centri di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, uditi dal devoto in meditazione, scoraggiarono i desideri mentali e materiali legati al corpo (il clan di Dhritarashtra).

20. Vedendo il clan di Dhritarashtra pronto a dare inizio alla battaglia, il Pandava – la cui bandiera ha per emblema la scimmia – sollevò l’arco e rivolse queste parole a Hrishikesha:

Arjuna disse con reverenza:

21 – 22. "O Immutabile Krishna, ti prego di portare il mio carro fra i due eserciti, affinché possa vedere coloro che sono pronti a darsi battaglia! Alla vigilia della guerra, fammi vedere con chi devo combattere.

23. "Desidero vedere tutti quelli che si sono radunati in questo campo (di Kurukshetra) pronti a combattere, schierati dalla parte del malvagio figlio di Dhritarashtra (Durvodhana)".

Sanjaya disse:

24 – 25. O Discendente di Bharata, comandato così da Gudakesha, Hrishikesha condusse il migliore dei carri in un punto tra i due eserciti, di fronte a Bhishma, Drona e a tutti i regnanti della terra, e poi disse: "Guarda, o Partha, tutti i Kaurava radunati insieme".

26. Partha (Arjuna) vide là radunati in entrambi gli eserciti nonni, padri, suoceri, zii, fratelli e cugini, figli e nipoti, compagni, maestri e altri amici ancora.

27. Vedendo tutti quei parenti schierati in fila, il Figlio di Kunti fu preso da profonda compassione e così parlò tristemente:

Arjuna disse:

28. "Vedendo, o Krishna, questi miei parenti radunati qui desiderosi di combattere, le mie membra vengono meno e la mia bocca è secca.

29. "Tremo tutto e mi si rizzano i capelli. Il sacro arco Gandiva mi scivola dalla mano e la mia pelle brucia.

30. "Né riesco a rimanere in piedi. La mia mente erra di qua e di là, o Keshava, e vedo cattivi presagi.

31. "Né, o Krishna, percepisco alcun effetto salutare nell’uccidere i miei parenti in battaglia. Io non desidero né il trionfo né il regno, e neppure i piaceri dei sensi.

32 – 34. "A che ci serve il dominio, a che ci serve la felicità o perfino continuare a vivere, o Govinda? Gli stessi cari per amore dei quali desideriamo l’impero, la gioia e il piacere, sono qui schierati in battaglia, pronti ad abbandonare vita e ricchezze: precettori, padri, figli, nonni, zii, suoceri, nipoti, cognati e altri parenti.

35. "O Madhusudana, anche se questi guerrieri dovessero uccidermi, io non potrei mai desiderare di ucciderli, neanche se facendolo ottenessi il dominio sui tre mondi. E quanto meno potrei farlo per amore della terra!

36. "Invero quale felicità potremmo ottenere, o Janardana, uccidendo i figli di Dhritarashtra? L’uccisione di questi uomini malvagi ci getterebbe soltanto nelle grinfie del peccato.

37. "Perciò non siamo legittimati a uccidere i nostri parenti, i figli di Dhritarashtra. O Madhava, come potremmo ottenere la felicità uccidendo i nostri parenti?

38 – 39. "Sebbene costoro, con l’intelligenza offuscata dall’avidità, non vedano calamità nella rovina delle famiglie e non vedano il male nell’ostilità contro gli amici, perché – o Janardana – noi, che percepiamo distintamente il male dovuto alla distruzione delle famiglie, non dovremmo cercare di evitare questo peccato? 40. "Con la distruzione della famiglia, periscono gli antichissimi riti religiosi familiari. Quando viene distrutta la religione che ci sostiene, allora il peccato sopraffà l’intera famiglia.

41."O Krishna, per mancanza di religione (adharma) le donne della famiglia diventano cattive. E quando – o Varshneya – le donne sono corrotte, l’adulterio si diffonde tra le caste.

42. "L’adulterazione del sangue della famiglia manderà all’inferno i distruttori del clan, insieme alla famiglia stessa. E soccomberanno anche gli spiriti dei loro antenati, privati delle offerte di acqua e dolci di riso.

43. "Con le malefatte dei distruttori della famiglia, che producono la confusione delle caste, vengono distrutti gli antichissimi riti religiosi (dharma) di casta e di stirpe.

44. "E noi abbiamo appreso, o Janardana, che gli uomini privi di riti religiosi familiari vengono certamente condannati a dimorare all’inferno.

45. "Spinti dall’avidità del piacere di possedere un regno, siamo pronti ad uccidere i nostri parenti – un’azione che ci coinvolgerà in una grande iniquità.

46. "Se i figli di Dhritarashtra, con le armi in mano, mi uccidessero nella battaglia mentre io rimango disarmato e senza opporre resistenza, questo mi sarebbe più gradito e benefico".

Sanjaya disse:

47. Dopo aver così parlato sul campo di battaglia, con la mente angosciata dal dolore, gettando l’arco e le frecce, Arjuna sedette sul sedile del suo carro".

Qui finisce il primo capitolo chiamato "Arjuna vishada-Yoga" "Lo yoga del dolore di Arjuna"

* * *

CAPITOLO II – Sankhya Yoga

Sanjaya disse:

1. Madhusudana rivolse queste parole a colui che aveva gli occhi offuscati dalle lacrime ed era stato sopraffatto dalla pietà e dal dolore.

Il Signore Beato disse:

2. "In un tale momento, da dove ti viene – o Arjuna questo scoramento indegno di un ariano, ignobile e contrario all’ottenimento del cielo?

3. "Figlio di Pritha, non abbandonarti a questa debolezza, che non ti s’addice. O Terrore dei Nemici, abbandona questa meschina debolezza d’animo! Sorgi!".

Arjuna disse:

4. "O Distruttore dei Nemici, o Madhusudana, come posso combattere questa guerra scagliando frecce contro Bhishma e Drona, che sono degni di adorazione!

5. "Per me sarebbe perfino meglio vivere mendicando piuttosto che uccidere i miei venerandi maestri! Uccidendoli, anche in questa stessa esistenza terrena tutte le mie gioiose esperienze di ricchezze e piaceri dei sensi sarebbero macchiate dal sangue delle cattive vibrazioni.

6. "Difficilmente posso dire che cosa sarebbe meglio, che essi ci vincessero o che noi li conquistassimo. Di fronte a noi ci sono gli stessi figli di Dhritarashtra, uccidendo i quali non dovremmo più desiderare vivere.

7. "Con la mia natura interiore offuscata dalla debolezza della simpatia e della pietà, e con la mente confusa circa il dovere, T’imploro di dirmi qual è per me la via migliore da seguire. Io sono Tuo discepolo. Istruiscimi, perché ho preso rifugio in Te.

8. "Io non vedo nulla che possa rimuovere l’angoscia interiore che colpisce i miei sensi, neppure se ricevessi un regno prosperoso e senza pari sulla terra e diventassi signore e maestro delle divinità astrali".

Sanjaya disse a Dhritarashtra:

9. Dopo avere così parlato a Hrishikesha, Gudakesha-Parantapa (Arjuna) disse a Govinda (Krishna): "Io non combatterò", e rimase in silenzio.

10. O Bharata! A colui che si lamentava tra i due eserciti, il Signore dei Sensi (Krishna) parlò, sorridendo, in questo modo:

Il Signore Beato disse:

11. "Hai pianto per coloro che non sono degni del tuo dolore! Tuttavia hai pronunciato parole d’amore. I veri saggi però non s’affliggono né per i vivi né per i morti.

12. "Non è che Io non sia mai stato incarnato prima, né tu né questi altri principi! Né mai in futuro qualcuno di noi cesserà di esistere.

13. "Come l’anima incarnata nel corpo passa attraverso l’infanzia, la gioventù e la vecchiaia, allo stesso modo passa in un altro corpo. I saggi non sono turbati da questo.

14. "Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, piacere e dolore, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e una fine, e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o Discendente di Bharata.

15. "Fiore tra gli Uomini, colui che non può essere turbato da queste cose, chi rimane calmo ed equanie nel dolore e nel piacere, lui solo è degno d’ottenere l’immortalità.

16. "Dell’irreale non vi è esistenza. Dei reale non vi è non esistenza. Gli uomini pieni di saggezza conoscono la verità ultima sulla realtà.

17. "L’Uno che pervade tutte le cose è imperituro. Nessuno ha il potere di distruggere lo Spirito Immutabile.

18. "Il Sé che dimora dentro, eternamente immutabile, indeperibile e illimitato, considera questi abiti corporei come aventi un termine. Perciò combatti, o Discendente di Bharata.

19. "Chi considera il Sé come l’uccisore, e chi pensa che Esso possa venire ucciso, nessuno di questi conosce la verità. Perché il Sé non uccide né può essere ucciso.

20. "Questo Sé non è mai nato né perisce. Né essendo venuto in esistenza cesserà mai di essere. Esso è senza nascita, eterno, immutabile, sempre se stesso. E non viene ucciso con l’uccisione del corpo.

21. "Come potrebbe – o Partha – colui che conosce il Se come imperituro, eternamente permanente, senza nascita e immutabile, pensare che Esso possa uccidere qualcuno o causare la distruzione di un altro?

22. "Come un individuo getta degli abiti logori per indossare nuovi vestiti, così l’anima incarnata abbandona le dimore corporee rovinate per entrare in altre nuove.

23. "L’anima non può essere ferita dalle armi; non può essere bruciata dal fuoco; non può essere bagnata dall’acqua; non può essere seccata dal vento.

24. "L’anima non può essere tagliata né bruciata, né bagnata né seccata. L’anima é immortale, onnipervadente, sempre calma e immutabile, eternamente la stessa.

25. "L’anima è inconcepibile, non manifesta e immutabile. Perciò, conoscendola come tale, non devi affliggerti.

26. "Ma anche se pensassi che l’anima nasce e muore incessantemente, anche in questo caso – o Eroe dal Braccio Possente – non dovresti affliggerti.

27. "Perché ciò che nasce deve morire e ciò che muore deve nascere di nuovo. Allora perché affliggersi per qualcosa che è inevitabile?

28. "L’inizio di tutte le creature non è manifestato, solo la parte di mezzo è manifestata, e la fine è di nuovo non percettibile. Che motivo c’è di dolersi per questo?

29. "Alcuni guardano l’anima pieni di stupore. Altri la descrivono come meravigliosa. Altri ancora ne sentono parlare come di un’entità meravigliosa. E vi sono altri che dopo avere ascoltato tutto dell’anima, non la comprendono affatto.

30. "O Bharata, l’Uno che dimora nei corpi di tutti gli esseri è sempre indistruttibile. Perciò non devi dolerti per nessuna creatura.

31. "Anche dal punto di vista del tuo dharma (il giusto dovere), non devi esitare internamente, perché per uno kshatriya non c’è nulla di più fausto che una giusta battaglia (per difendere gli interessi dei suoi compagni e gli ideali della vita).

32. "Figlio di Pritha, beati e fortunati sono gli kshatriya (guerrieri) chiamati a combattere in una giusta battaglia che viene senza averla provocata, e che apre loro la porta del cielo.

33. "Ma nel caso rifiutassi d’impegnarti in questa giusta battaglia, abbandonando il tuo dharma (dovere) e il tuo onore specifico, faresti peccato.

34. "Gli uomini parlerebbero sempre della tua disonorevole azione. E per I’uomo d’onore, il disonore è davvero peggiore della morte.

35. "I grandi guerrieri penserebbero che ti sei ritirato dalla battaglia per paura. Così coloro che ti tenevano in grande considerazione ti stimerebbero da poco.

36. "Inoltre i tuoi nemici criticherebbero la tua attitudine indolente e proferirebbero contro di te parole insolenti. Cosa potrebbe esserci di più penoso?

37. "Se morirai (combattendo i tuoi nemici), guadagnerai il cielo; se vincerai, godrai la gloria terrena. Perciò, Figlio di Kunti, alzati, deciso a combattere!

38. "Rimanendo equanime nella felicità e nel dolore, nel guadagno e nella perdita, nella vittoria e nella sconfitta, affronta la battaglia della vita. Così non commetterai peccato.

39. "Ti ho spiegato la saggezza fondamentale del Sankhya. Adesso ascolta la saggezza dello Yoga, possedendo la quale – o Partha spezzerai le catene del karma.

40. "In questo sentiero d’azione (yoga) non c’è la perdita dello sforzo incompleto per la realizzazione, né si creano effetti contrari. Anche una minuscola parte di questo dharma (religione) protegge uno dalla grande paura (di essere prigioniero della ruota di nascita e morte).

41. "O Discendente di Kuru! In questo (karma yoga) vi è solo una risoluzione interiore unica e concentrata; mentre le argomentazioni della mente indecisa sono senza fine e variamente ramificate.

42 – 44. "O Partha, coloro che sono caparbiamente attaccati al potere e alle delizie dei sensi, e la cui intelligenza discriminativa è fuorviata dalle fiorite parole delle persone spiritualmente ignoranti, non possono conseguire l’equilibrio mentale della meditazione e dunque non possono ottenere l’unione con Dio nel samadhi (estasi). Sostenendo che non vi è altro che trovare diletto negli aforismi laudatori dei Veda, con la loro natura tormentata dalle inclinazioni terrene, considerando i piaceri celesti (del mondo astrale) la loro mèta suprema, compiendo numerosi riti sacrificali specifici per ottenere il potere terreno e i piaceri dei sensi – queste persone vanno invece incontro a nuove nascite, come conseguenza delle loro azioni (istigate dai desideri).

45. "I Veda parlano delle tre qualità universali o guna. O Arjuna, liberati dalle tre qualità e dalle coppie di opposti. Sempre bilanciato e libero dal pensiero di ricevere e mantenere, stabilisciti nel Sé.

46. "Per colui che conosce Brahman (lo Spirito) tutti i Veda (le sacre scritture) non gli sono di maggiore utilità di quanto non lo sia una riserva d’acqua quando c’è un’alluvione.

47. "Tu hai diritto soltanto all’azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni. Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d’essere attaccato all’inattività.

48. "O Dhananjaya, rimanendo immerso nello yoga (unione con lo Spirito attraverso la meditazione), compi tutte le azioni abbandonando l’attaccamento (ai loro frutti). Rimani indifferente al successo e al fallimento (mentre agisci). L’equanimità mentale (riguardo il successo e il fallimento) è chiamata yoga.

49. "Tutte le azioni (fatte con desiderio) sono di molto inferiori a quelle fatte sotto la guida della saggezza; perciò – o Dhananjaya – prendi rifugio nella saggezza che ti guida sempre. Miserabili sono coloro che compiono le azioni solo per i loro frutti.

50. "Chi è unito alla saggezza cosmica va oltre gli effetti di virtù e vizio, anche in questa stessa vita. Dedicati dunque all’arte dell’unione divina o yoga. Lo yoga è l’arte della giusta azione. 51. "Coloro che hanno controllato le loro menti vengono assorbiti nella saggezza infinita; e non hanno più interesse ai frutti delle azioni. Liberati dal ciclo delle rinascite, raggiungono lo stato al di là del male, che è la causa del dolore.

52. "Quando il tuo intelletto andrà oltre l’oscurità dell’illusione, allora realizzerai lo stato d’indifferenza riguardo le cose udite in passato e le cose da udire in futuro.

53. "Quando il tuo intelletto, agitato dalla varietà di opinioni differenti, rimarrà immoto, fermamente ancorato nell’estasi della beatitudine dell’anima, allora otterrai l’unione finale (yoga)".

Arjuna disse:

54. "Quali sono, o Keshava, le caratteristiche dell’uomo saldamente stabilito nella saggezza e immerso nel samadhi? Come si comporta l’uomo di saggezza stabile quando parla, siede o cammina?".

Il Signore Beato disse:

55. "O Partha, quando un uomo abbandona completamente tutti i desideri della mente, del tutto soddisfatto nel Sé soltanto dal Sé, allora viene considerato stabilito nella saggezza.

56. "Colui la cui mente non è turbata dall’ansietà durante il dolore né dall’attaccamento alla felicità; che è libero – da affetti mondani, paure e collera – è davvero un muni che ha una saggezza stabile.

57. "Colui che in tutte le circostanze è senza attaccamento – non felicemente eccitato quando riceve il bene né disturbato quando sperimenta il male – ha una saggezza saldamente stabilita.

58. "Quando lo yogi può ritirare completamente i sensi dai loro oggetti di percezione, come la tartaruga ritira i suoi arti, allora la sua saggezza è saldamente stabilita.

59. "L’uomo che s’astiene fisicamente dagli oggetti dei sensi vede che per un po’ questi si ritraggono, lasciandosi dietro solo il desiderio. Ma colui che contempla il Supremo è liberato anche dal desiderio.

60. "O Figlio di Kunti, gli avidi ed eccitabili sensi afferrano violentemente anche la coscienza di un saggio che lotta per la liberazione.

61. "Chi unisce il suo spirito a Me, avendo soggiogato tutti i sensi, rimane concentrato su di Me come il Supremamente Desiderabile. La saggezza intuitiva diventa ferma e stabile, in colui che ha i sensi sotto controllo.

62. "Pensare agli oggetti dei sensi causa attaccamento ad essi. Dall’attaccamento nasce il desiderio, e dal desiderio scaturisce la collera.

63. "Dalla collera nasce l’illusione; l’illusione genera perdita di memoria (del Sé). Dalla distruzione della memoria deriva la rovina della facoltà discriminativa. Dalla rovina della discriminazione segue l’annientamento (della vita spirituale).

64. "L’uomo autocontrollato, muovendosi in mezzo agli oggetti materiali con i sensi soggiogati, privo d’attrazione e repulsione, perviene ad una imperturbabile calma interiore.

65. "Nella beatitudine dell’anima scompare ogni dolore. E l’intelletto di chi è calmo diventa presto saldamente stabilito nel Sé.

66. "Chi è disunito (perché non stabilito nel Sé) non ha saggezza né meditazione. Per chi non medita non vi è tranquillità. E a chi è senza pace com’è (possibile) la felicità?

67. "Come una nave sulle acque viene portata fuori rotta da una tempesta di vento, così la discriminazione umana è allontanata dalla via che intende seguire quando la mente soccombe alle tempeste dei sensi vagabondi.

68. "Mahabaho! La saggezza è saldamente stabilita in quell’uomo i cui sensi sono completamente controllati riguardo gli oggetti.

69. "Ciò che è notte (di sonno) per tutte le creature è veglia (luminosa) per l’uomo d’autocontrollo. Ciò che è veglia per tutti gli esseri è notte (un momento di sonno) per il muni che percepisce il Sé.

70. "Come l’oceano calmo e traboccante non viene cambiato dalle acque che vi affluiscono – è pieno di pace chi assorbe dentro tutti i desideri, non chi è avido di desideri.

71. "La persona che, avendo rinunciato a tutti i desideri, vive senza brame e non s’identifica con l’ego mortale, e il suo senso di ‘mio’ realizza la pace.

72. "Questo, o Partha, è lo stato di chi è ‘stabilito in Brahman’. Chi vi entra non cade più nell’illusione. Anche se uno vi si stabilisce nel momento stesso della transizione (dal fisico all’astrale), ottiene lo stato finale di comunione con lo Spirito".

Qui finisce il secondo capitolo chiamato "Sankhya (*) Yoga" "Lo Yoga del Sankhya"

*Il Sankhya è un sistema filosofico indiano che sostiene che l’uomo cerca Dio per il bisogno di vincere e distruggere il dolore.

* * *

CAPITOLO III – Karma Yoga

Arjuna disse:

1. "O Janardana, se Tu consideri la conoscenza superiore all’azione, allora perché – o Keshava vuoi che m’impegni in questa terribile azione?

2. "Con queste parole apparentemente contraddittorie Tu stai, per così dire, confondendo il mio intelletto. Ti prego, fammi conoscere con certezza l’unica cosa mediante la quale potrò raggiungere il bene supremo". Il Signore Cosmico disse:

3. "O Senza Peccato, all’inizio della creazione Io diedi al mondo la duplice via della salvezza. Il sentiero dell’unione divina attraverso la saggezza Jnana-yoga), per i saggi (i seguaci del Sankhya); il sentiero dell’unione divina attraverso la meditazione attiva (karma-yoga), per gli yogi.

4. "Nessuno raggiunge lo stato dell’inazione evitando di compiere azioni. Nessuno raggiunge la perfezione rinunciando semplicemente all’azione.

5. "In verità nessuno può rimanere neppure un momento senza agire; perché invero tutti sono ineluttabilmente costretti all’azione dalle qualità (guna) nate dalla Natura (Prakriti).

6. "L’individuo che controlla con la forza gli organi dell’azione, ma la cui mente ruota intorno ai pensieri degli oggetti dei sensi, viene chiamato ipocrita, uno che inganna se stesso.

7. "Mentre l’uomo che disciplina i sensi con la mente, senza attaccamento, mantenendo saldamente i suoi organi d’azione sul sentiero del karma yoga, questi – o Arjuna – ha grande successo.

8. "Compi le azioni che costituiscono il tuo sacro dovere, perché l’azione è migliore dell’inattività. Anche il semplice mantenimento del corpo sarebbe impossibile senza attività.

9. "Le persone del mondo sono legate karmicamente da attività diverse da quelle fatte come yajna (riti religiosi). O Figlio di Kunti, agisci perciò senza attaccamento, nello spirito dello yajna, offrendo le azioni come oblazioni.

10. "All’inizio Prajapati (il Creatore degli esseri umani), creando l’umanità insieme allo yajna (il fuoco della saggezza cosmica), disse: "Con questo vi propagherete; questo sarà la vacca dell’abbondanza che esaudirà i vostri desideri".

11. "Con questo yajna meditate sui deva (angeli luminosi), e possano gli angeli astrali pensare a voi. Comunicando in tal modo gli uni con gli altri, riceverete il Bene Supremo".

12. "Gli angeli astrali con cui entrerete in comunione attraverso il fuoco (della meditazione, yajna) vi concederanno i doni della vita desiderati". Chi gode dei doni gratuiti delle divinità universali senza far loro le dovute offerte (di devozione) è davvero un ladro.

13. "I santi – quelli che mangiano ciò che rimane del cibo dopo aver fatto le debite offerte al fuoco (yajna) – sono liberati dal peccato. Ma i peccatori – quelli che prendono il cibo (solo) per loro stessi – si nutrono di peccato.

14. "Dal cibo nascono le creature; dalla pioggia è generato il cibo. Dallo yajna (il fuoco cosmico sacrificale) viene fuori la pioggia; il fuoco cosmico yajna) nasce dal karma (l’azione vibratoria divina).

15. "Sappi che il karma (l’attività vibratoria divina) trae la sua esistenza da Brahma (la Coscienza Creativa di Dio); e la Coscienza Creativa (Brahma) proviene dall’Imperituro (la Coscienza Cosmica al di là della creazione). Perciò Brahma, la Coscienza Creativa onnipervadente, è presente in maniera inestricabile nello yajna (la luce o il fuoco cosmico che è l’essenza di tutti gli atomi della creazione vibratoria).

16. "Colui che non segue la ruota così messa in movimento e vive nell’iniquità, appagato nei sensi, costui -Figlio di Pritha – vive invano!

17. "Ma per colui che ama veramente l’anima, che è soddisfatto pienamente dall’anima e trova appagamento solo nell’anima, non esiste dovere.

18. "Costui non ha scopi di guadagno nel mondo facendo un azione né perde qualcosa non compiendo azioni. Egli non dipende da alcuno per nessuna cosa.

19. "Compi dunque sempre le buone azioni materiali (karyam) e le azioni spirituali (karman) senza attaccamento. Facendo tutte le azioni senza attaccamento, si ottiene il Supremo.

20. "Invero Janaka e altri (santi come lui) raggiunsero la perfezione solo seguendo il sentiero delle giuste azioni. Inoltre devi impegnarti nell’azione allo scopo di guidare i mortali.

21. "Tutto ciò che fa un individuo superiore viene imitato dalle persone di livello inferiore. Le sue azioni sono d’esempio per la gente del mondo.

22. "Io non ho alcun dovere (obbligatorio) da compiere – o Figlio di Pritha. Non v’è nulla che Io non abbia acquisito né vi è qualcosa che debba guadagnare nei tre mondi! Eppure sono coscientemente impegnato a compiere tutte le azioni.

23. "O Partha, se Io non fossi continuamente impegnato a compiere azioni, senza pausa, gli uomini seguirebbero in tutti i modi le Mie orme.

24. "Se Io non agissi, tutti gli universi perirebbero. Diventerei causa di ogni confusione (dell’impropria mescolanza delle razze). In tal modo diventerei lo strumento della rovina degli uomini.

25. "O Discendente di Bharata, come l’ignorante agisce con attaccamento e speranza di ricompensa, così il saggio deve agire senza attaccamento, e servire felice come guida della gente del mondo.

26. "In nessuna circostanza il saggio deve turbare le menti delle persone ignoranti attaccate alle azioni. Agendo invece con coscienza, l’essere illuminato deve ispirare nell’ignorante il desiderio per le giuste azioni.

27. "Gli attributi (guna) della Natura primordiale (Prakriti) compiono tutte le azioni. L’uomo il cui Sé è ingannato dall’egoismo pensa: ‘Sono io l’autore delle mie azioni’.

28. "Chi conosce la verità sulle divisioni dei guna e le loro azioni (karma) – realizzando che sono i guna come attributi dei sensi che si attaccano ai guna come oggetti dei sensi – si mantiene distaccato da essi.

29. "Gli uomini di perfetta conoscenza non devono turbare le menti delle persone che hanno una conoscenza imperfetta. Ingannato dagli attributi della Natura primordiale, l’ignorante si attacca alle attività generate dai guna.

30. "(Abbandona a Me tutte le azioni! Privo di egoismo ed aspettative, con l’attenzione concentrata sull’anima e libero da questa febbrile preoccupazione, combatti la battaglia (dell’attività)!

31. "Anche gli uomini che praticano costantemente i Miei precetti, pieni di devozione e senza criticismo, sono liberati da ogni karma.

32. "Ma coloro che rifiutano il Mio insegnamento e non vivono in conformità ad esso, totalmente illusi riguardo la vera saggezza e privi di discriminazione, sappi che sono condannati alla distruzione.

33. "Anche il saggio agisce seguendo le tendenze della propria natura. Tutte le creature viventi vanno secondo Natura; a che serve la repressione (superficiale)?

34. "L’attaccamento e l’avversione dei sensi per i loro rispettivi oggetti sono stabiliti dalla Natura. Che nessuno cada sotto l’influenza della dualità. Invero queste due (qualità psicologiche) sono i propri nemici.

35. "È meglio fare il proprio dovere (dharma), anche se in maniera imperfetta, che compiere bene il dovere di un altro. È meglio morire adempiendo i propri doveri; perché i doveri altrui sono pieni di paura e pericolo".

Arjuna disse:

36. "O Varshneya, da che cosa è spinto un uomo, anche contro la sua volontà, a fare il male – costretto, sembrerebbe, con la forza?".

Il Signore Beato disse:

37. "È il desiderio (kama), è la collera, (la forza costrittiva) che nasce dalla qualità attivante della Natura (rajo-guna) – piena di desideri inappagabili e di grande male. Sappi che questa è la peggiore nemica sulla terra.

38. "Come il fuoco è coperto dal fumo, come uno specchio dalla polvere, come un embrione è avvolto dall’utero, così (la saggezza) è ricoperta dal desiderio (kama).

39. "O Figliò di Kunti, il nemico costante dei saggi è il fuoco inestinguibile del desiderio, che nasconde la saggezza.

40. "I sensi, la mente e l’intelletto sono considerati la roccaforte del desiderio. Tramite questi tre esso illude l’anima incarnata, oscurando la sua saggezza.

41. "Perciò, o Migliore dei Bharata, disciplina per prima i sensi e poi uccidi il desiderio – il peccaminoso distruttore della saggezza e della realizzazione.

42. "I sensi, dicono, sono superiori (al corpo fisico); la mente è superiore alle facoltà dei sensi; l’intelligenza è superiore alla mente; ma il Sé (Atman) è superiore all’intelligenza.

43. "O Eroe dal Braccio Possente, conoscendo che il Sé è superiore all’intelligenza e disciplinando il sé (l’ego) con il Sé (l’anima), uccidi questo nemico, difficile da vincere, che ha la forma del desiderio".

Qui finisce il terzo capitolo chiamato "Karma Yoga" "Lo Yoga dell’Azione"

* * *

CAPITOLO IV – Jnana Yoga

Il Signore Supremo disse ad Arjuna:

1 – 2. "Io esposi questo yoga imperituro a Vivasvat (il dio sole); Vivasvat passò la conoscenza a Manu (il legislatore indù); Manu lo insegnò a Ikshvaku (il fondatore della dinastia solare). In questo modo è stato trasmesso in regolare successione, finché lo conobbero i rajarishi (saggi reali). Ma durante il lungo scorrere del tempo, o Arjuna, la conoscenza dello yoga è andata perduta nel mondo.

3. "Quest’oggi ti ho parlato di quello stesso antico yoga, perché tu sei Mio devoto e amico. Invero il sacro mistero (dello yoga) dà il sommo bene (all’umanità)". Arjuna disse:

4. "Vivasvat è nato prima, e la Tua nascita è avvenuta dopo. Come posso dunque comprendere che Tu abbia insegnato questo yoga all’inizio (prima della Tua nascita)?".

Il Signore Beato disse:

5. "Molte nascite sono state sperimentate da Me e da te, Arjuna. Io le conosco tutte, mentre tu non le ricordi.

6. "Malgrado Io sia senza nascita e d’essenza immutabile, tuttavia diventando il Signore della creazione, entrando nella Mia Natura Cosmica (Prakriti), Mi rivesto degli abiti cosmici della Mia maya (potere illusorio).

7. "o Bharata, ogni volta che la virtù (dharma) declina e il vizio (adharma) predomina, Io M’incarno come un Avatar.

8. "Di era in era Io appaio in forma visibile per proteggere i virtuosi, distruggere chi fa il male e ristabilire la giustizia.

9. "Colui che intuisce nella loro vera luce le Mie manifestazioni divine e azioni vibratorie, dopo aver lasciato il corpo non rinasce; egli viene a Me, o Arjuna:

10. "Santificati dall’ascetismo della saggezza, liberati da attaccamento, paura e collera – con le menti assorte e ancorate in Me – molti hanno realizzato il Mio Essere.

11. "O Figlio di Pritha, nello stesso modo in cui gli uomini Mi sono devoti, così Mi manifesto loro. Perciò in tutti i modi (di cercarMi) gli uomini seguono il sentiero che porta a Me.

12. "Desiderando il successo delle loro azioni sulla terra, gli uomini adorano gli dèi (diversi ideali) perché i frutti derivati dalle azioni si ottengono rapidamente nel mondo umano.

13. "Io ho creato le quattro caste, secondo le diversità di attributi (guna) e azioni (karma). Sebbene ne sia l’Autore, sappi però che Io non agisco e sono al di là di ogni mutamento.

14. "Le azioni non causano attaccamento in Me, né Io ho desiderio per i loro frutti. Chi s’identifica con Me, chi conosce la Mia natura, è anche libero dalle catene karmiche delle azioni.

15. "Sapendo questo, i saggi che hanno cercato la liberazione sin dai tempi antichi hanno compiuto le azioni dovute. Perciò agisci anche tu responsabilmente, come fecero gli antichi dei tempi passati.

16. "Anche i saggi sono confusi riguardo l’azione e l’inazione. Perciò ti spiegherò che cosa costituisce la vera azione, conoscendo la quale sarai liberato dal male.

17. "La natura del karma (azione) è molto difficile da comprendere. Per capire davvero la natura della giusta azione, bisogna comprendere anche la natura dell’azione proibita (sbagliata) e quella dell’inazione.

18. "Chi vede l’inazione nell’azione e l’azione nell’inazione è dotato di discriminazione ed è uno yogi. Egli ha realizzato lo scopo di tutte le azioni (ed è libero).

19. "I sapienti chiamano saggio l’uomo che agisce senza piani egoistici e senza desideri per i risultati, e le cui azioni sono purificate (bruciate) dal fuoco della saggezza.

20. "Abbandonando l’attaccamento ai frutti dell’azione, sempre contento, non dipendendo da nulla, pur impegnandosi nelle azioni il saggio non compie alcuna azione (che lo lega).

21. "Facendo semplici azioni fisiche, non ne subisce le cattive conseguenze il saggio che ha rinunciato a ogni senso di possesso, che è libero dalle speranze (umane illusorie) e la cui mente (e cuore, citta) è controllata dall’anima.

22. "Contento di ricevere quel che gli viene senza sforzo, stabilito al di sopra delle coppie di opposti, privo di gelosia, invidia e inimicizia, considerando in ugual misura il guadagno e la perdita, pur agendo egli non è legato dal karma.

23. "Tutto il karma (il risultato delle azioni) si dissolve completamente per l’essere liberato che, privo d’attaccamento, con la mente centrata nella saggezza, agisce solo per compiere la vera cerimonia spirituale del fuoco (yajna).

24. "Il processo di offrire e la stessa oblazione (ghi) sono Brahman (Spirito). Il fuoco e colui che fa l’oblazione in esso sono altre forme dello Spirito. Chi realizza questo, rimanendo assorto in Brahman durante tutte le attività, raggiunge soltanto Brahman.

25. "Invero alcuni yogi offrono sacrifici ai deva (divinità); mentre altri offrono il sé, come un sacrificio fatto dal Sé, nel fuoco dello Spirito soltanto.

26. "Alcuni devoti offrono, come oblazioni nel fuoco del controllo interiore, i poteri dell’udito e degli altri sensi. Altri ancora offrono come sacrificio, nel fuoco dei sensi, il suono e gli altri oggetti dei sensi.

27. "Alcuni (seguaci del sentiero del jnana-yoga) offrono tutte le attività dei sensi e le funzioni della loro forza vitale come oblazioni nel fuoco yoga del controllo interiore nel Sé, acceso dalla conoscenza.

28. "Altri devoti offrono come oblazioni ricchezza, autodisciplina e i metodi dello yoga; mentre altri, pieni d’autocontrollo e prendendo rigidi voti, offrono in sacrificio lo studio di sé e l’acquisizione della conoscenza delle sacre scritture.

29. "Altri devoti offrono il respiro inalante del prana nel respiro esalante dell’apana, e il respiro esalante dell’apana nel respiro inalante del prana, arrestando così la causa di inalazione ed esalazione (rendendo non necessario il respiro) attraverso la pratica costante del pranayama (la tecnica di controllo vitale del Kriya Yoga).

30. "Altri devoti, seguendo una dieta appropriata, offrono tutti i diversi tipi di prana – e le loro funzioni – come oblazioni nel fuoco dell’unico prana. Tutti questi devoti conoscono la vera cerimonia del fuoco (della saggezza) che estingue i loro peccati karmici.

31. "Mangiando il nettare che rimane da una qualunque di queste cerimonie del fuoco spirituale, essi (gli yogi) raggiungono lo Spirito Infinito (Brahman). Ma la realizzazione dello Spirito non è per gli uomini che non compiono i veri riti spirituali. Senza vero sacrificio, o Fiore dei Kuru, da dove può venire un mondo migliore (un’esistenza migliore o un più elevato stato di coscienza)?

32. "Diverse cerimonie spirituali (yajna fatti con la saggezza o con oggetti materiali) si trovano nel tempio dei Veda (lett. ‘bocca di Brahman’). Sapendo che nascono tutte dall’azione, e realizzandolo (e praticando queste azioni), troverai la salvezza.

33. "O Parantapa! La cerimonia del fuoco spirituale della saggezza è superiore a qualunque rituale fatto con oggetti materiali. O Partha, ogni azione nella sua globalità (l’atto, la causa, l’effetto karmico) raggiunge la sua consumazione nella saggezza.

34. "Comprendi questo! Abbandonandoti (al guru), ponendo domande (al guru e alla tua percezione interiore) e servendo (il guru), i saggi che hanno realizzato la Verità ti impartiranno la saggezza.

35. "Ricevendo questa conoscenza da un guru, o Pandava, non cadrai più nell’illusione come ora! Con quella saggezza vedrai l’intera creazione nel tuo Sé e poi in Me (Spirito).

36. "Anche se fossi il più grande dei peccatori, tuttavia con la sola zattera della saggezza attraverserai senza pericolo il mare del peccato.

37. "Come il fuoco ardente riduce la legna in cenere, allo stesso modo – o Arjuna – il fuoco della saggezza riduce tutto il karma in cenere.

38. "Invero non c’è nulla in questo mondo più santificante della saggezza. A suo tempo il devoto che avrà successo nello yoga realizzerà spontaneamente questa verità dentro il suo Sé.

39. "L’uomo di devozione che è assorto nell’Infinito, che ha controllato i sensi, ottiene la saggezza. La realizzazione della saggezza dona immediatamente la pace suprema.

40. "L’ignorante, l’uomo senza devozione e quello pieno di dubbi, alla fine periscono. L’individuo instabile non ha né questo mondo (la felicità terrena), né il prossimo (la felicità astrale), né la felicità suprema (Dio).

41. "O Dhananjaya, chi ha rinunciato all’azione mediante lo yoga ed ha dissipato i suoi dubbi con la saggezza, si stabilisce nel Sé; le azioni non lo legano.

42. "Perciò sorgi, o Bharata! Prendi rifugio nello yoga, recidendo con la spada della saggezza il dubbio – nato dall’ignoranza – che esiste nel tuo cuore circa il Sé".

Qui finisce il quarto capitolo chiamato "Jnana Yoga" "Lo Yoga della Saggezza Divina"

 

CAPITOLO V – Lo Yoga della Rinuncia

Arjuna disse:

1. "O Krishna, Tu parli di rinuncia alle azioni e nello stesso tempo ne raccomandi la pratica. Delle due, qual è la via migliore? Ti prego di dirmelo con chiarezza".

Il Signore Beato rispose:

2. "La libertà si ottiene sia con la rinuncia che con l’adempimento delle azioni. Delle due, la via dello yoga dell’azione è migliore della via della rinuncia all’azione.

3. "O Eroe dal Braccio Possente, si deve considerare un costante sannyasi (rinunciante), facilmente liberato da ogni schiavitù, chi non ha simpatie né antipatie perché libero dalle coppie di opposti.

4. "I bambini, non i saggi, parlano di differenze tra la via della saggezza (Sankhya) e la via dell’azione spirituale (Yoga). Chi è veramente stabilito in una delle due, riceve i frutti di entrambe.

5. "Lo stato ottenuto dai saggi (jnana-yogi) viene ottenuto anche dai karma-yogi. Percepisce la verità chi vede la conoscenza (Sankhya) e la pratica delle azioni (Yoga) come una cosa sola.

6. "O Eroe dal Braccio Possente, è difficile conseguire la rinuncia all’azione senza compiere le azioni che uniscono a Dio. Con la pratica dello yoga, il devoto che ha la mente assorta in Dio giunge rapidamente all’Infinito.

7. "Nessuna macchia (coinvolgimento karmico) tocca l’uomo d’azione santificato che è impegnato nella comunione divina (yoga), che ha conquistato la sua coscienza egoistica (realizzando la percezione dell’anima), che è vittorioso sui sensi e percepisce il suo sé come il Sé esistente in tutti gli esseri.

8 – 9. "Chi conosce la verità, unito a Dio, pensa automaticamente: "Io non faccio assolutamente nulla" – anche quando vede, ascolta, tocca, odora, mangia, cammina, dorme, respira, parla, prende, lascia, apre e chiude gli occhi – realizzando che sono i sensi che operano tra gli oggetti dei sensi.

10. "Come la foglia del loto non viene contaminata dall’acqua (fangosa), così lo yogi che rinunciando all’attaccamento compie tutte le azioni offrendole all’Infinito, rimane libero, non intrappolato nei sensi.

11. "Gli yogi compiono tutte le azioni soltanto con il corpo, la mente, l’intelletto o semplicemente con gli organi dei sensi, rinunciando all’attaccamento, per la purificazione dell’ego.

12. "Abbandonando l’attaccamento ai frutti delle azioni, lo yogi unito a Dio ottiene la pace incrollabile (perché radicata nell’autodisciplina). L’uomo non unito a Dio è governato dai desideri; e per questo attaccamento rimane in schiavitù.

13. "Avendo rinunciato mentalmente a tutte le azioni, l’anima incarnata che ha controllato i sensi dimora felicemente nella città corporea dalle nove porte – senza agire lei stessa né causare l’agire di altri (i sensi).

14. "Il Signore Dio non crea negli uomini la coscienza di essere gli autori delle azioni, non impone le azioni su di loro né li irretisce con i frutti delle azioni. La Natura Cosmica Illusoria è all’origine di tutti questi (mali).

15. "L’Onnipresente non prende in considerazione le virtù o i peccati di alcuno. La saggezza è eclissata dall’illusione cosmica: per questo l’umanità è smarrita.

16. "Ma in quelli che hanno bandito l’ignoranza per mezzo della conoscenza, la loro saggezza, come il sole splendente, rende manifesto il Supremo (Brahman).

17. "Coi pensieri immersi in Quello (lo Spirito), con le anime unite a Quello, con la loro fedeltà e devozione consacrata a Quello, coi loro esseri purificati dalla velenosa illusione mediante l’antidoto della saggezza – questi uomini raggiungono lo. stato dal quale non vi è ritorno.

18. "I saggi autorealizzati guardano con occhio equanime un colto e umile brahmino, una mucca, un elefante, un cane e un fuoricasta.

19. "Le relatività dell’esistenza (nascita e morte, piacere e dolore) sono vinte, anche in questo mondo, da coloro che hanno la mente stabilita nell’equanimità. Perché invero essi dimorano in Brahman, lo Spirito immacolato e perfettamente equilibrato.

20. "Dimorando in Brahman, con ferma discriminazione, libero dall’illusione, chi conosce lo Spirito non gioisce nelle esperienze piacevoli né si fa abbattere dalle esperienze spiacevoli.

21. "Non attirato dal mondo dei sensi, lo yogi realizza la gioia sempre nuova che vi è nel Sé. Impegnato nell’unione divina dell’anima con lo Spirito, egli ottiene l’eterna beatitudine.

22. "O Figlio di Kunti, poiché i piaceri dei sensi nascono dai contatti esteriori e hanno un inizio e una fine (sono effimeri), generano soltanto dolore. Nessun saggio cerca la felicità in essi.

23. "È veramente uno yogi chi, su questa terra e fino al momento della morte, è in grado di dominare ogni impulso di desiderio e collera. Egli è un uomo felice!

24. "Soltanto lo yogi che possiede la Beatitudine interiore, che dimora sul Fondamento interiore, che è, uno con la Luce interiore, diventa una sola cosa con lo Spirito (dopo essersi affrancato dal karma relativo ai corpi fisico, astrale e causale). Egli ottiene la liberazione assoluta nello Spirito (anche mentre vive nel corpo).

25. "Con i peccati cancellati, i dubbi rimossi e i sensi soggiogati, contribuendo al benessere dell’umanità, i rishi (saggi) ottengono la libertà assoluta nello Spirito.

26. "I rinuncianti che si sono liberati dal desiderio e dalla collera, che hanno controllato la loro mente e hanno realizzato il Sé, sono completamente liberi sia in questo mondo che nell’aldilà.

27 – 28. "Un muni – chi pone la liberazione come mèta suprema della vita e dunque si libera da desideri, paure e collera – controlla i suoi sensi, la mente e l’intelletto, e rimuove i loro contatti esterni equilibrando (o ‘neutralizzando’ con una tecnica) le correnti di prana e apana (manifeste come inalazione ed esalazione) nelle narici. Egli fissa il suo sguardo nel mezzo delle due sopracciglia (convertendo la corrente duale della vista fisica nella corrente singola dell’onnisciente occhio spirituale). Tale muni ottiene la libertà assoluta.

29.. "Trova pace chi Mi conosce come Colui che gode dei sacri riti (yajna) e delle austerità (offerte dai devoti), come il Signore Infinito della creazione e l’Amico di tutte le creature".

Qui finisce il quinto capitolo chiamato "Karma-sannyasa-yoga"
"Lo Yoga della Rinuncia ai Frutti delle Azioni"

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