Maca, Gingko Biloba, Mate

 
 
                     Maca

Incrementa le riserve energetiche, la resistenza e la forza fisica. La sua assunzione è consigliabile in caso di carenze alimentari, all’interno di un regime dietetico controllato

Il Maca è l’abbreviazione di "Lepidium Meyenii", una pianta perenne con una storia molto antica e interessante. Attualmente è apprezzata per la capacità di determinare uno stato di generale benessere psico-fisico, che la rende un integratore ideale nella moderna alimentazione, tanto da meritare il nome di Ginseng peruviano. Studi scientifici confermano che la Maca è veramente un alimento completo, ed essiccato è in grado di mantenere inalterate per anni le sue caratteristiche nutritive.

Ha origine in Perù, tra le alture selvagge ed inospitali delle Ande, dove vive spontaneamente in balia dell’escursione termica: sembra che si serva di un particolare meccanismo di autoprotezione, che ha sviluppato in molte migliaia di anni.
Di questa pianta si utilizza la radice, ricca di principi nutritivi e povera di grassi. Fornisce infatti un buon apporto di carboidrati e minerali, oltre ad avere un’importante contenuto di iodio, una presenza importante di vitamine (B1, B2, B12, C, E), fibre e amminoacidi essenziali.

La Maca stimola il sistema nervoso, aiuta nella concentrazione, eleva il livello d’energia e combatte forme croniche di stanchezza. È un valido rimedio contro ipotiroidismo e anche nella cura dell’impotenza sembra dare risultati positivi. Grandi riscontri sono stati ottenuti nel miglioramento di sintomi relativi alla sindrome premestruale e nei disturbi legati alla menopausa (regolarizza la gestione degli estrogeni, colmandone le carenze e abbattendone le eccedenze).

Può essere impiegata dagli sportivi, (ottima per chi compie sforzi fisici in montagna), contribuisce allo sviluppo della massa muscolare. Studenti e manager possono trarne giovamento per superare momenti di stress psico-fisico. La Maca, inoltre, rallenta i processi degenerativi dell’invecchiamento, previene la caduta dei capelli e mantiene il grado di idratazione della pelle e della tonicità dei tessuti.

Dosaggio: 3 volte al giorno 1-2 capsule da 500 mg.
La dose può essere modificata in base alla tollerabilità individuale. Si trova in commercio sotto forma di capsule, pastiglie, estratti fluidi/secchi.

Benché non siano stati riscontrati effetti tossici veri e propri, esiste sempre la possibilità di rare reazioni allergiche in individui ipersensibili. E’ invece sconsigliato, a causa dell’elevato contenuto di iodio, in caso di ipertiroidismo e anche durante la gravidanza e l’allattamento.

Sonia Tarantola

lifegate

pubblicato su LIFEGATE magazine n.32

 
 
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                                      Gingko Biloba
 
Elisir di lunga vita

Proprietà medicinali
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici – Leggi le avvertenze

Somministrare con cautela in pazienti che assumono anticoagulanti, acido acetilsalicilico, ticlopidina, diuretici tiazidici, pentossifillina, trombolitici, caffeina, ergotammina; non associare a prodotti a base di aglio o derivati dal salice per aumento dei rischi di gastrolesività.

Le foglie di Ginkgo biloba contengono terpeni, polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide), che avrebbero un’azione vasodilatatrice con attività sulle funzioni cerebrovascolari e vengono utilizzate per combattere la malattia di Alzheimer.[2]
Viene anche utilizzato per i disturbi di memoria, la difficiltà di concentrazione per migliorare la circolazione sanguigna, come antiossidante, è utile nella sordità, nei ronzii, vertigini, emicranie, cefalee, emorroidi.[3]
Il ginkolide B è ritenuto un antagonista del PAF (platelet activating factor), mediatore intracellulare implicato nei processi di aggregazione piastrinica, formazione del trombo, reazioni infiammatorie (iperattività bronchiale).[1]
Con le sue foglie è possibile cercare di migliorare la circolazione di sangue, sia a livello periferico sia celebrale, apportando quindi un certo beneficio alla fragilità capillare e contrastando le varici.[4]
Le foglie attuano un’azione di regolazione sulla circolazione e di opposizione ai radicali liberi rallentando i fenomeni di ossidazione, e proprio grazie a questa azione si contrastano gli effetti dello stress fisico e mentale.[5]
In cosmetica viene utilizzato topicamente per ripristinare il giusto equilibrio lipidico nelle pelli secche e screpolate.
È indicato nei casi di fragilità capillare a livello cutaneo, come nei vasi arteriosi delle gambe o della circolazione retinica, ma anche nei disturbi auricolari, nelle vertigini e nelle manifestazione allergiche cutanee e respiratorie.[1]

Curiosità
Un esemplare di Ginkgo, ancora esistente, è sopravvissuto alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica caduta sulla città di Hiroshima.[6]
Nell’ultimo film di Aldo, Giovanni & Giacomo, Il cosmo sul comò Ginkgo biloba viene citato ad inizio film.

Cenni storici
Nell’antichità, il Ginkgo, venne considerato nel primo importante erbario cinese, una sostanza benefica per il cuore e i polmoni;[1] i medici lo utilizzavano per curare l’asma, i geloni e le tumefazioni causate dal freddo; i monaci buddisti lo piantavano accanto al tè, gli antichi cinesi e giapponesi consumavano i semi tostati come rimedio digestivo; i guaritori indiani ayurvedici lo associavano alla longevità usandolo come ingrediante del "soma", l’elisir di lunga vita. L’albero è stato introdotto in Europa nel 1730.[1]

Note ^ a b c d e "Farmacia al naturale", di Roberta Pasero, pubbl. su "Sapere & Salute", anno 4, maggio 1999, num.20, pag.26-29
^ "L’energia che viene dalle erbe", di Maddalena Colombo, pubbl, su "Sapere&Salute speciale", suppl. num.27, luglio 2000, anno V, pag.24
^ "L’energia che viene dalle erbe", di Maddalena Colombo, pubbl, su "Sapere&Salute speciale", suppl. num.27, luglio 2000, anno V, pag.24
^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.37
^ "In linea con la fitoterapia", di Roberta Pasero, pubbl. su Sapere&Salute Folia, anno 2, marzo 2003, num.4, pag.10
^
www.xs4all.nl/~kwanten/hiroshima.htm (in inglese)

Bibliografia Sun, W. 1998. Ginkgo biloba. In: 2008 IUCN Red List of Threatened Species. IUCN 2008.
Gellini R., Grossoni P., 1996 – Botanica forestale. Volume 1. Gimnosperme CEDAM Editore ISBN 8813197853

it.wikipedia.org/wiki/Ginkgo_biloba


E’ un’erba molto popolare nel mondo, usata per migliorare l’afflusso di sangue al cervello, per migliorare la memoria e lo stato di coscienza nell’anziano e la circolazione del sangue in generale. Usata anche per rallentare la progressione della malattia di Alzhaimer.

Il ginkgo biloba avrebbe anche proprietà inibitrici sulla 5-alfa-reduttasi.

Il ginkgo biloba contiene terpeni, ginkgolide B con azione inibitrice del Paf-acether, mediatore fosfolipidico intercellulare implicato nell’aggregazione piastrinica, la tromboformazione, nell’ aterogenesi e l’iperpermeabilità capillare; polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide), con azione a tutti i livelli del sistema circolatorio : attività vasodilatatrice sulle arterie, aumento del tono venoso, aumento della circolazione cerebrale.

Il ginketolo, isiginketolo, bilabetolo agiscono sulle membrane cellulari, stabilizzandole.

Il ginkolide blocca la perossidazione lipidica e la formazione di radicali liberi, inibisce il fattore di attivazione delle piastrine (PAF).

In cosmetica il ginkgo biloba si usa per la regolarizzazione della secrezione sebacea, pelle secca e devitalizzata, etc.

Caratteristiche e proprietà:
Originario della Cina e del Giappone, è un albero leggendario vecchio di più di 250 milioni di anni e che ha resistito ai peggiori inquinamenti del ventesimo secolo ed in particolare ai residui della bomba atomica di Hiroshima.

E’ particolarmente conosciuto per la sua attività sulla circolazione venosa, arteriosa e soprattutto per quella cerebrale. Numerose prove cliniche sono state compiute dimostrando l’efficacia delle foglie di ginkgo a tutti i livelli della circolazione sanguigna.

* migliora la circolazione – aumentando l’afflusso di sangue al cervello migliora l’acuità mentale, la concentrazione, la memoria a breve termine, e l’abilità cognitiva. Utile perciò nelle perdite di memoria dovute a età avanzata, e nei problemi della memoria a breve termine. Aiuta anche in casi di tinnito (ronzio alle orecchie) e vertigini. Una migliore circolazione periferica aiuta a ridurre la sensazione di freddo alle estremità, i dolori intermittenti alle gambe e i crampi. Il gingko è utile anche nel trattamento per neuropatie diabetiche, degenerazione maculare, e altri problemi circolatori.

* antiossidante – è uno scavenger (spazzino) dei radicali liberi, inibendo la perossidazione lipidica delle membrane – protegge quindi il cervello e il sistema nervoso dai danni provocati dai radicali liberi, e ciò può aiutare a controllare gli effetti dell’invecchiamento

* protegge la barriera sangue-cervello (barriere anatomiche e sistemi di trasporto che controllano tipi di sostanze che entrano nello spazio extracellulare del cervello)

* diminuisce la viscosità del sangue inibendo il fattore attivante del PLATELET – platelet activating factor (PAF)

* diminuisce il danno ai tessuti durante stress circolatori e aumenta la circolazione alle estremità

* assiste nella distribuzione di ossigeno e glucosio al cervello

* protegge le arterie, le vene e i capillari dai danni, e aiuta a regolare il loro tono e la loro elasticità

* usato anche per rallentare la progressione della malattia di Alzhaimer

Raccomandazioni per l’uso
Alcuni pazienti con scarso afflusso di sangue al cervello possono andare incontro a un leggero e passeggero mal di testa per i primi due o tre giorni. E’ un segno che il gingko sta funzionando.

Storia e curiosità:
Il Ginkgo fu citato per la prima volta nel 2800 a.C. nella materia medica cinese, Pen T’Sao Ching. Il Gingko viene citato per l’uso nelle malattie respiratorie, così come per i benefici sulla funzione cerebrale. Tradizionalmente, è stato usato per le perdite di memoria.

E’ un’erba molto popolare nel mondo, usata per migliorare l’afflusso di sangue al cervello, per migliorare la memoria e lo stato di coscienza nell’anziano e la circolazione del sangue in generale.

Migliora le funzioni mentali. Migliora la potenza sessuale nell’uomo.

L’estratto di foglie di ginkgo ha mandato in coma una donna con malattia di Alzheimer, in trattamento con trazodone. Il flumazenil risolse il coma, indicando come responsabile l’eccesso di GABA. I flavonidi del gingko sembrano essere degli agonisti del GABA, in quanto si legano ai recettori per le benzodiazepine. Questo legame potrebbe indurre il CPY3A4 aumentando il metabolismo del trazodone, e quindi la formazione dei metaboliti GABA-ergici. Il gingko riduce l’aggregazione piastrinica ed è stato la causa di un’emorragia celebrale in un paziente in terapia cronica con warfarina da cinque anni. Gli estratti del gingko in commercio inibiscono il metabolismo microsomiale dell’S-Warfarina, per azione sull’isoenzima CPY2C9. Per di più, pazienti già in cura con aspirina od ergotamina che cominciarono ad assumere gingko, sono andati incontro ad episodi di ematoma subdurale, emorragia subaracnoidea ed emorragia spontanea dell’iride. La combinazione di gingko e farmaci anticoagulanti o farmaci che inibiscono l’aggregazione piastrinica deve essere pertanto evitata.

Referenze bibliografiche

Jellin JM, et al., eds. Pharmacist’s letter/prescriber’s letter natural medicines comprehensive database. www.naturaldatabase.com
Galluzzi S et al. Coma in a patient with Alzheimer’s disease taking low dose trazodone and Gingko biloba. J Neurol Neurosurg Psychiatry. 2000; 68:679-80.
Sasaki K et al. Effects of bilobalide on gamma-aminobutyric acid levels and glutamic acid decarboxylase in mouse brain. Eur J Pharmacol. 1999; 367:165-73.
Rotzinger S et al. Trazodone is metabolized to m-chlorophenylpiperazine by CYP3A4 from human sources. Drug Metab Dispos. 1998; 26:572-5.
Diamond BJ et al. Ginkgo biloba extract: mechanisms and clinical indications. Arch Phys Med Rehabil. 2000; 81:668-78.
Chung KF et al. Effect of a ginkgolide mixture (BN 52063) in antagonising skin and platelet responses to platelet activating factor in man. Lancet. 1987; 1:248-51.
Matthews MK Jr. Association of Ginkgo biloba with intracerebral hemorrhage. Neurology. 1998; 50:1933-4.
Mohutsky MA, Elmer GW. Inhibition of cytochrome P450 in vitro by the herbal product Ginkgo biloba. Paper presented at the 41st Annual Meeting of the American Society of Pharmacognosy. Seattle, WA; 2000 Jul.
Rowin J, Lewis SL. Spontaneous bilateral subdural hematomas associated with chronic Ginkgo biloba ingestion. Neurology. 1996; 46:1775-6.
Gilbert GJ. Ginkgo biloba. Neurology. 1997; 48:1137. Letter.
Vale S. Subarachnoid haemorrhage associated with Ginkgo biloba. Lancet. 1998; 352:36. Letter.
Rosenblatt M, Mindel J. Spontaneous hyphema associated with ingestion of Ginkgo biloba extract. N Engl J Med. 1997; 336:1108. Letter.
Benjamin J, Muir T, Briggs K et al. A case of cerebral haemorrhage — can Ginkgo biloba be implicated? Postgrad Med J. 2001; 77:112-3.

www.anagen.net/gink.htm

                            Il Mate
 

Il mate nasce dall’infusione di foglie, precedentemente seccate, tagliate e sminuzzate di una pianta della famiglia delle Acquifoliacee, la Ilex Paraguayensis, comunemente chiamata Yerba Mate. Questo arbusto verdissimo cresce spontaneamente in quasi tutto il Cono sud, quindi in Brasile, in Argentina, in Uruguay e in Paraguay. Venne scoperto dai Gesuiti, i quali intorno al XVI secolo sbarcarono su queste terre insieme ai coloni spagnoli e portoghesi. Furono proprio questi religiosi che iniziarono a coltivarla e commerciarla, esportandola nel nostro continente con il nome di Oro Verde o Tè dei Gesuiti.
Ma la preparazione di questa bevanda fu inventata dagli Indios Guaranì, i quali si tramandarono la tradizione di generazione in generazione, fino a farla conoscere agli stessi Gesuiti. Questo popolo, originario della regione amazzonica, era anticamente nomade. Si stabilì definitivamente in Argentina solamente a cavallo tra il XV e il XVI secolo. Narra una leggenda che fu un antico sciamano il quale insegnò ad un anziano indio come preparare la miracolosa bevanda. Stanco di seguire la sua tribù negli spossanti trasferimenti, l’anziano decise di fermarsi perché all’estremo delle forze. Gli apparve allora lo sciamano, il quale gli porse una pianta verde, la yerba mate appunto, istruendolo su come preparare l’infuso energetico. Narra ancora la leggenda che dopo aver bevuto considerevoli sorsi di infuso a base di mate, il vecchio indio riprese le forze e potette così raggiungere la sua tribù e proseguire il viaggio. Da allora bere compartendo il mate ha acquisito un valore sacro, di unione, di amore e rispetto per il prossimo.

Il mate, col tempo, è divenuta una bevanda molto amata dai suoi connazionali e anche molto ricercata in Europa, soprattutto per le sue molteplici proprietà terapeutiche. I suoi benefici furono attestati solamente nel 1964, quando un gruppo di studiosi dell’Istituto Pasteur e della Società Scientifica di Parigi affermarono che essa conteneva quasi tutte le vitamine necessarie per vivere!

E’ difatti un disintossicante metabolico, un potente antiossidante grazie all’azione di ben 11 polifenoli; previene l’invecchiamento delle cellule, è antidepressivo, energizzante ed è un tonico naturale.Grazie ad una sostanza simile alla caffeina, la mateina, favorisce la concentrazione e l’attività celebrale.

Può tranquillamente sostituire il caffé, eliminando gli effetti negativi di quest’ultimo. Sembra sia utile anche nella sindrome premestruale, attenuandone i dolori ed è usato nelle diete dimagranti, in quanto calma il senso di fame.

L’infusione, dal sapore amarognolo, si beve normalmente calda, ma specialmente in Paraguay può venir servita anche fredda, con aggiunta di ghiaccio e limone. Viene in questo caso chiamata tererè, parola di origine guaranì, che significa appunto mate freddo. Ciò che maggiormente affascina di questa bevanda è il rituale che ne accompagna la preparazione.

Preparare un vero mate di mate, nel sud America, significa ancora seguire le istruzioni che la tradizione impone. Le foglie vengono poste all’interno di un recipiente rotondo, a forma di zucca, chiamato mate stesso.

Vi si aggiunge l’acqua che dev’essere caliente e dopo qualche minuto di infusione lo si aspira tramite una cannuccia di metallo, chiamata bombilla, che trattiene le foglie. Si passa quindi da convitato a convitato, eseguendo un vero e proprio rito sociale e partecipativo. La particolarità che richiama immediatamente l’attenzione è il recipiente (il mate appunto).

Originariamente veniva costruito con la pianta stessa, usandone l’interno, che restituiva alla bevanda un sapore particolare. Successivamente furono impiegati altri materiali, come metalli e legni di vario tipo. Si possono trovare mates molto semplici fino ad esemplari rifinitissimi e preziosi. Il recipiente in molti casi rispecchia quindi il livello sociale delle famiglie. Le più ricche posseggono pezzi che tramandati di generazione in generazione; dei veri capolavori dell’argenteria coloniale sudamericana.

In Argentina il mate è andato col passare del tempo a simbolizzare il gaucho, il mandriano delle Pampas. In compagnia, dopo aver pascolato ore ed ore nelle sterminate radure, i gauchos si fermavano e si dedicavano del tempo, passandosi il mate tra un discorso ed un altro o anche rimanendo in silenzio.

Il suo uso è molto più che diffuso. Bere mate è divenuta una piacevole abitudine, senza la quale non si inizia e non si finisce una giornata. Nelle campagne, nei bar, nei negozi, negli uffici, nelle università, ogni luogo è buono per ritrovarsi e socializzare sorseggiando questa bevanda. E’ una splendida tradizione quella del mate, che rispecchia l’animo socievole, aperto dei sudamericani ed il loro stile di vita solare e tranquillo.

 
Come accade con tutte le tradizioni profondamente sentite, anche il mate ha assunto inoltre delle valenze simboliche. Difatti il modo di gustarlo è divenuto una simpatica forma di comunicazione. Eccone alcuni esempi:

– mate amargo (amaro) simbolizza la forza, il valore e la vita
– mate dulce (dolce) e con schiuma significa amicizia, affetto
– mate molto dolce, versato da una donna ad un uomo, è dimostrazione di amore ed interesse a sposarsi, differente dal mate dolce ma molto caldo, che significa amore ardente e passione
– mate con cannella è un messaggio di interesse affettivo
– mate con buccia d’arancia significa “ti aspetterò”
– mate largo, molto acquoso e con poca infusione, indica disinteresse verso la persona alla quale lo si versa.

In ogni modo, semplice o con varie aggiunte, il mate è desiderio di stare insieme. Se vi capitasse di passare per queste splendide terre e sentirvi dire no te vayas rengo , vi stanno consigliando di non limitarvi a bere un solo mate! E magari sotto le righe ve lo vogliono offrire loro, sicuramente non largo…

 
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