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Lo sguardo interno – meditazione

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Questa è una delle meditazioni più semplici e nello stesso tempo più efficaci che abbia mai sperimentato.

E’ solo una parte di un processo meditativo e di risveglio. Ma già sufficiente per coglierne i frutti di Pace e Amore
 
 
 
                    Lo Sguardo interno

Per poter meglio amplificare questa meditazione e riceverne i suoi frutti, dovrai prima seguire dei principi che sono le basi per fare un salto vibrazionale interiore.
I principi li andrò poi a descrivere, ma gustiamo intanto il piacere di questa esperienza.

                  Primo Passo

1. Rilassa completamente il corpo ed acquieta la mente. Quindi immagina una sfera trasparente e luminosa che scende verso di te e si ferma nel tuo cuore. Allora riconoscerai che la sfera cessa di apparire come un’immagine e che si trasforma in una sensazione all’interno del tuo petto.
2. Osserva la sensazione della sfera che si espande lentamente dal tuo cuore verso l’esterno del corpo, mentre la tua respirazione si fa più ampia e profonda. Quando la sensazione è arrivata ai limiti del corpo, puoi porre termine all’operazione e registrare l’esperienza di pace interiore.
3. In essa puoi rimanere il tempo che ti sembra opportuno. Quindi fai retrocedere la espansione precedente (arrivando, come all’inizio, al cuore), e separati dalla tua ; concludi all’ora l’esercizio calmo e riconfortato.
Questo lavoro si chiama “esperienza di pace”.

(Lo sguado interno, Silo. 1980)
 

 

Il Sacro Lupo – Animale di Potere

 

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Il seguente articolo mi è stato dato dalla mia sorellina spirituale Rosy
 
                                LUPO
"I lupi sono probabilmente i più incompresi tra tutti i mammiferi selvatici, circondati da storie sul terrore che ispirano e sulla loro indole feroce. Sebbene molti racconti dicano il contrario, non si ha conferma di alcun attacco e uccisione di un essere umano da parte di un lupo sano. Il lupo è quasi l’esatto contrario di come viene descritto. E’ amichevole, socievole e straordinariamente intelligente. Il suo senso della famiglia è forte e leale, e vive secondo regole e rituali attentamente definiti.
Il lupo sintetizza bene lo spirito selvaggio. Le sue caratteristiche positive sono tanto numerose che non sorprende constatare come i nativi americani e altri popoli lo abbiano praticamente deificato.
Il lupo rappresenta l’autentico spirito della vita selvatica libera e inviolata.
In Nord America esistono diverse specie di lupi. Il lupo rosso è il più piccolo, forse persino estinto allo stato selvatico, sebbene si stia tentando di reintrodurlo. Il suo territorio era costituito dagli Stati Uniti del sud. Il lupo messicano rappresenta una sottospecie del più comune lupo grigio, e si trova nella parte sud-orientale del Paese e in Messico. E’ stato cacciato fino quasi all’estinzione, e ora fa parte di un piano di recupero e di allevamento in cattività. Il lupo artico è con tutta probabilità la razza più pura, ed è riuscito a sopravvivere perché vive in una zona isolata intorno al circolo polare.
Forse il malinteso più grande riguardo ai lupi concerne le loro dimensioni. Non sono grandi come la gente di solito emmagina. La spessa pelliccia li rende più imponenti, ma normalmente non sono più alti di un pastore tedesco di grossa taglia.
I lupi sono molto abitudinari, in un certo senso come gli esseri umani. Vivono secondo regole ben definite, in territori specifici, con u n comportamento sociale basato su una struttura gerarchica. Ognuno ha il proprio posto e la propria funzione all’interno della gerarchia, che prevede sempre un maschio “alfa” e una femmina “alfa”.
Essi non combattono senza necessità,e per evitarlo sono anche disposti a uscire dal sentiero. Pur essendo estremamente forti e potenti, un disaccordo finisce assai di rado in una vera e propria lotta. Spesso uno sguardo, una postura, un ringhio rappresentano tutto ciò che è necessario per decidere chi è l’animale dominante. Non hanno bisogno di dimostrarlo, ma all’occorrenza possono benissimo farlo. Ciò è parte di quanto la medicina del lupo insegna: sapere chi siete e sviluppare forza, fiducia e sicurezza in modo da non doverlo dimostrare e darne continuamente prova a tutti.
Il lupi hanno un complesso sistema di comunicazione che utilizza il linguaggio corporeo. Il movimento della testa, la coda eretta, un contatto visivo diretto: tutto possiede grande significato. Le posture sono spesso sottili, ma ogni lupo impara fin da piccolo a capirle e a rispondere. Le espressioni facciali del lupo sono varie e servono a comunicare stati d’animo agli altri componenti del branco. E’ il centro più importante della comunicazione visiva, che fa uso anche della posizione della coda per trasmettere messaggi con altrettanta efficacia. Di solito, le persono con questo totem si esprimono molto bene con le mani, le posture, l’espressione del viso o in qualche altra maniera. Se avete difficotà a comunicare stati d’animo e idee agli altri, meditate sul lupo e studiatelo. Vi insegnerà a rafforzare le comunicazioni verbali con idoneo linguaggio del corpo.
I lupi hanno anche un complesso sistema di comunicazioni vocali: ululano, mugolano, uggiolano, ringhiano e addirittura abbaiano. Perfino gli ululati per cui sono famosi possiedono una varietà di significati: possono servire come segnale per chiamare altri del branco o per localizzarli, possono essere un’espressione sociale oppure vengono usati per salutarsi reciprocamente e per definire certi territori. A volte ululano perfino per il semplice gusto di farlo.
Ogni componente del branco conosce la sua posizione in rapporto a tutti gli altri. I comportamenti rituali che stabiliscono il rango del lupo fanno parte della sua magia. I branchi non sono interamente autocratici e sottoposti alla legge suprema del lupo alfa, ma non sono nemmeno democratici: a volte si verificano entrambe le situazioni, ed è questa flessibilità che aumenta ancora di più il successo del tipo di struttura sociale dei lupi. Esi possono impartire lezioni di buon gverno, un equilibrio tra autorità e democrazia. Vi insegneranno a usare i rituali per stabilire ordine e armonia all’interno della vostra vita. Il lupo ci aiuta a comprendere la vera libertà esige disciplina.
Il maschio e la femmina alfa spesso restano insieme per tutta la vita. La stagione degli amori cade di solito alla fine dell’inverno,e la femmina partorisce circa due mesi dopo. Tutti i componenti del branco mostrano grande cura e affetto verso i piccoli sempre in vena di giochi,e si dimostrano estremamente tolleranti. Se la madre o il padre sono nell’impossibilità di badare ai piccoli, questi ultimi verrano adottati da un altro membro del branco. Non di rado, alcuni lupi hanno funzione di babysitter. Gli adulti si dimostrano affettuosi e disponibili verso i piccoli, e la medicina del lupo insegna il rispetto e l’onore per la famiglia e per i figli.
I lupi diventano sessualmente maturi all’età di 22-24 mesi. Chi ha un lupo come totem, deve fare in modo che le relative energie e influssi seguano gli schemi di questo animale.
Naturalmente, i lupi sono predatori e cacciano prevalentemete animali malati, giovani e vecchi. Il cervo è la loro preda preferita: nn perdono molto tempo con gli adulti sani di alce siberiano, che non cedono terreno. Per cacciare, essi percorrono grandi distanze, con una resistenza e una forza che consente loro di correre lontano e per lunghi periodi di tempo:sono stati cronometrati a 38-44 km/h.
Di solito, divorano tutto ciò che catturano, mangiando fino a sazietà. Per chi ha un lupo come totem, ciò indica l’esigenza di far uso di tutto ciò che è disponibile. Talvolta il lupo si mostra per ricordarci di non sprecare e di mantenere il nostro spirito vivo.
Il lupo possiede un’intelligenza eccezionale. Qualcuno crede perfino che esso utilizzo il corvo come ricognitore aereo di possibili fonti di cibo. I corvi seguono spesso i lupi, volando avanti posandosi su un albro in attesa che questi passino e poi riprendendo in volo. L’esperto David Mech riferisce che lupi e corvi mostrano talvolta tra loro un rapporto comportamentale di gioco. Pertanto, chi ha un lupo totem dovrebbe studiare anche il corvo.
Il lupo possiede sensi estremamente acuti, soprattutto quello dell’olfatto, che si vuole sia cento volte più sviluppato che negli esseri umani. L’olfatto gli conferisce grande potere discriminante, e nei circoli metafisici è stato spesso associato all’idealismo spirituale.
Il lupo è dotato anche di un’eccellente capacità uditiva. Il suo successo nella caccia dipende strettamente dai sensi dell’olfatto e dell’udito, e ciò dovrebbe ricordare a quanti hanno questo totem di ascoltare i propri pensieri e parole interiori, affidandosi alla propria forte intuizione. Questa idea viene ulteriormente enfatizzata dalla folta pelliccia. Peli e pelliccia hanno rappresentato sempre simboli di abilità psichiche. Il lupo ha una protezione sia interna che esterna, che gli assicura la capacità di riflettere le forze archetipiche associate con la percezione psichica.
Questo animale può rendere intensi e saldi gliattaccamenti psichici. Imparare ad affidarvi alle vostre intuizioni e ad assicurare di conseguenza i vostri attaccamenti è parte di quanto la medicina del lupo insegna: esso può aiutarvi ad ascoltare le voci dentro voi stessi, evitando aioni poco appropriate. Vi proteggerà impartendovi insegnamenti,a volte con forza, a volte con delicatezza, ma sempre con amore. Quando un lupo si mostra, è ora di respirare nuova vita nei vostri rituali. Trovate una nuova via, cominciate un nuovo viaggio, assumete il controllo della vostra vita: siete voi a guidrla, crearla e dirigerla. Fatelo con armonia e disciplina, e allora conoscerete il vero spirito della libertà".
Ted Andrew
 
 

 

Io vedo…

 
Io non sono il vostro capo, ma il vostro servo.
Sono come la polvere ai vostri piedi. Io vedo Iddio rappresentato in voi,
e m’inchino a voi tutti.
Voglio soltanto dirvi della grande gioia che sento in Lui.
Non ho ambizioni personali, ma ho la più grande ambizione di condividere la mia gioia sprituale
con tutti i popoli della terra.
P. Yogananda
 
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Io Sento

 
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Io non cerco qualcosa..
io so che c’è qualcosa..
lo sento..
lo sento intorno a me..
 nel vento.. nella pioggia..
in tutto ciò che guardo..
tutto mi parla..
li sento vivi..
(Kuno Ichi)

La Luce sul Sentiero

 
 

"Prima che gli occhi possano vedere,
essi devono essere incapaci di lacrimare.
Prima che l’orecchio possa udire,
esso deve aver perduto la sua sensibilità.
Prima che la voce possa parlare in presenza dei Maestri,
essa deve aver perduto il potere di ferire.
Prima che l’anima possa stare alla presenza dei Maestri,
i suoi piedi devono essere lavati
nel sangue del cuore."

 
 

 

Non conosciamo guida migliore per la vita interiore, dei precetti contenuti nel piccolo manuale « La Luce sul Sentiero » ispirato a Mabel Collins da qualche Mente superiore (incarnata o disincar­nata).

Giova dichiarare che « La Luce sul Sen­tiero » è effettivamente uno scritto ispirato in cui ogni parola è scelta così accuratamente da pre­starsi a varie interpretazioni, recando quel mes­saggio adatto alle necessità di ciascun lettore a se­conda del suo stadio di sviluppo, ciò che rende que­sto piccolo libro diverso dalle opere usuali. Il let­tore deve, per così dire, lasciare che le parole si impadroniscano di lui prima di poterne ritrarre i desiderati vantaggi ed effetti.

L ‘ « Illumined Way », ha in parte interpretata la « Luce sul, Sentiero » in riferimento al piano psi­chico o astrale; la nostra interpretazione tende a riferirsi alla vita di colui che si va incamminando sul Sentiero, cioè a dire il principiante sulla via spirituale.

Si tratta di un manoscritto di foglie di palma, incalcolabilmente antico, tanto antico che prima del tempo di Cristo gli uomini ne avevano già di­menticata la data e il nome dell’autore, e ritene­vano che la sua origine si perdesse nell’antichità preistorica. Il manoscritto consta di dieci foglie e su ciascuna foglia sono scritte solo tre righe, poiché in un manoscritto di foglie di palma i caratteri sono scritti per il lungo e non per il largo, come nelle nostre pagine. Ogni riga è completa in sé, cioè consiste di un breve aforisma. Per distin­guerle, queste trenta linee sono stampate in carattere corsivo. La lingua in cui questi aforismi sono scritti è una forma arcaica di sanscrito.

Il Maestro Veneziano tradusse questi aforismi dal sanscrito in greco per uso dei suoi discepoli Alessandrini, uno dei quali era il Maestro Hilarion nella incarnazione in cui è conosciuto sotto il nome di Giamblico. Oltre a tradurre tali aforismi, il Mae­stro vi aggiunse certe spiegazioni che è bene pren­dere insieme alle sentenze originali. Per esempio, esaminando i primi tre aforismi, si vede subito che il paragrafo segnato 4, che immediatamente li segue, è un commento di essi; onde dovremmo leggere:

«Uccidi l’ambizione, ma lavora come lavorano quelli che sono ambiziosi».

«Uccidi il desiderio di vivere, ma rispetta la vita come quelli che la desiderano».

«Uccidi il desiderio del benessere, ma sii felice come colui che vive per la felicità».

Tutte queste spiegazioni ed amplificazioni del Maestro Veneziano sono stampate in un diverso carattere e, con gli aforismi originali, formano il libro quale fu pubblicato nel 1889, poiché il Maestro Hila­rion lo tradusse dal greco in inglese e lo dette in quella forma. Quasi immediatamente dopo che fu stampato, egli vi aggiunse di suo una quantità di note preziose. Per quella prima edizione queste note furono stampate su pagine a parte, onde poterle aggiungere al principio o alla fine del piccolo volu­me che era già stampato. Nella presente edizione queste note sono ciascuna al suo posto, ma sono stampate in carattere piccolo, ed ognuna è prece­duta dalla parola «Nota».

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Queste regole sono scritte per tutti i discepoli. Attieniti ad esse.

Prima che gli occhi possano vedere, devono essere incapaci di lagrime. Prima che l’orecchio possa udire, deve aver perduto la sua sensibilità. Prima che la voce possa parlare in presenza dei Maestri, deve aver perduto il potere di ferire. Pri­ma che l’anima possa stare alla presenza dei Mae­stri, i suoi piedi devono essere lavati nel sangue del cuore.

1 • Uccidi l’ambizione

2 • Uccidi il desiderio di vivere

3 • Uccidi il desiderio di benessere

4. – Lavora come lavorano gli ambiziosi. Rispet­ta la vita come coloro che la desiderano. Sii felice come chi vive per la felicità.

Ricerca nel tuo cuore la radice del male ed estirpala. Essa vive fruttifera nel cuore del disce­polo devoto, come nel cuore dell’uomo passionale. Solo i forti possono distruggerla. I deboli devono aspettare lo sviluppo, il frutto e la morte. Ed è una pianta che vive e cresce attraverso l’età. Essa fiorisce quando l’uomo ha accumulato esistenze innumerevoli. Colui che vuole incamminarsi sul sentiero del potere deve strappare tal cosa dal suo cuore. Ed allora il cuore sanguinerà e l’intera vita dell’ uomo sembrerà totalmente dissolta. Questa prova dev’essere sopportata; può presentarsi al pri­mo gradino della scala perigliosa che conduce al sentiero di vita; può tardare forse fino all’ultimo. Ma, o discepolo, rammenta che dev’essere soppor­tata e raccogli le energie della tua anima per tale compito. Non vivere nel presente o nel futuro, ma nell’eterno. Quella malerba gigantesca non può ivi fiorire; questa macchia dell’esistenza è cancellata dall’atmosfera stessa del pensiero eterno.

Nota

L’ambizione è la prima maledizione: la grande tentatrice dell’uomo che s’innalza sopra i suoi simili. E’ la più sempli­ce forma dell’aspettare una ricompensa. Continuamente essa distoglie uomini d’intelligenza e di potere delle loro più alte possibilità. Pure è un maestro necessario. I suoi risultati di­vengono polvere e cenere al palato; come la morte e l’alie­nazione, essa dimostra all’uomo finalmente che lavorare per sé è lavorare per il disinganno.

Benché questa prima regola sembri così semplice e faci­le, non scorrerla rapidamente. Questi vizi dell’uomo subi­scono una sottile trasformazione e riappaiono sotto altra forma nel cuore del discepolo. E’ facile dire: «Non voglio essere ambizioso». Non è altrettanto facile dire: «Quando il Maestro leggerà nel mio cuore lo troverà del tutto puro». L’artista sincero che lavora per amore dell’arte sua è tal­volta piantato sulla vera via più fermamente dell’occultista che immagina aver ingrandito i limiti dell’esperienza e del desiderio e trasferito il suo interesse alle cose concernenti la sua più larga estensione di vita.

Lo stesso principio si applica alle altre due regole, in apparenza altrettanto semplici. Soffermati su di esse e non lasciarti facilmente ingannare dal tuo cuore. Perché ora, sulla soglia, un errore può essere corretto; ma se lo porti innanzi con te, crescerà e farà frutto, e tu dovrai amara­mente soffrire per distruggerlo.

5. • Uccidi ogni senso di separatività

Nota

Non immaginare di poterti appartare dagli uomini malvagi o dagli stolti. Essi sono te stesso, benché in minor grado del tuo amico o del tuo Maestro. Ma se tu lasci che l’idea di separazione di ogni malvagia cosa o persona cresca in te, in ciò facendo crei Karma che ti legherà a quella cosa o persona fino a che l’anima tua riconosca che non può essere isolata. Ricordati che il peccato e l’onta del mondo so­no il tuo peccato e la tua onta, perché tu sei parte del mondo. Il tuo Karma è inestricabilmente intessuto col grande Karma. E prima di poter raggiungere la conoscenza devi esser passato attraverso tutti i luoghi, immondi e mondi, ugualmente. Perciò ricordati che la veste macchiata che tu rifuggi dal toccare, può essere stata tua ieri, potrà esser tua domani. E se ti ritrai con orrore quando ti vien gettata sulle spalle, essa si attaccherà a te ancor più tenacemente. L’uo­mo che si stima giusto prepara a sé stesso un letto di fango. Astieniti perché l’astenerti è giusto non perché tu ti serbi puro.

6 • Uccidi il desiderio della sensazione

7 • Uccidi la sete di crescere

8. • Tuttavia rimani solo ed isolato, poiché nulla di ciò che ha corpo, nulla di ciò che è conscio di separazione, nulla di ciò che non è Eterno può darti aiuto. Impara dalla sensazione ed osservala, perché solo così puoi cominciare la scienza del conoscere se stesso, e porre il piede sul primo gra­dino della scala. Cresci come cresce il fiore, incon­sciamente, ma ardentemente ansioso di aprire all’aria l’anima sua. Così devi tu anelare ed aprir l’anima tua all’Eterno. Ma dev’essere l’Eterno che trae fuori la tua forza e la tua bellezza, non il desiderio di crescere. Perché nell’un caso ti svi­luppi nel rigoglio della purezza, nell’altro l’inevi­tabile passione per l’elevatezza personale, t’indu­risce.

9 • Desidera solo ciò che è dentro di te

10 • Desidera solo ciò che è al sopra di te

11 • Desidera solo ciò che è irraggiungibile

12 • Poiché dentro di te è la luce del mondo, l’unica luce che può illuminare il sentiero. Se tu sei incapace di discernerla entro di te, è inutile cercarla altrove. E’ al di là di te, perché quando la raggiungi hai perduto te stesso. E’ irraggiungibile, perché continuamente recede. Tu entrerai nella luce, ma non toccherai mai la fiamma.

13 • Desidera il potere con ardore

14 • Desidera la pace con fervore

15 • Desidera il possesso sopra ogni cosa

16 • Ma questo possesso deve appartenere solo all’anima pura e perciò essere di tutte le anime pure in egual modo, e così divenire proprietà spe­ciale dell’intero sol quando è unito.

Anela a quelle possessioni che solo dall’anima pura possono essere ritenute, affinché tu possa accumulare ricchezza per quello unito spirito di vita che è l’unico tuo vero Sé. La pace che desidererai è quella pace sacra che nulla può turbare e nella quale l’anima cresce come il fiore santo sulle placide lagune. Ed il potere che il discepolo agognerà è quello che lo farà apparire come niente agli occhi degli uomini.

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17 • Cerca la via

Nota

Queste tre parole sembrano forse troppo esigue per stare da sole. Il discepolo dirà: «Studierei io questi pensieri se non cercassi la via?» Pure, non passare innanzi con fretta. Fermati e rifletti un poco. E’ la via che desideri o c’è in te la visione di una vaga prospettiva di grandi altezze che po­trai scalare, di un avvenire grandioso che potrai conseguire? Sta in guardia. La via deve essere cercata per sé stessa, non per riguardo ai tuoi piedi che devono calcarla.

Vi è relazione tra questa regola e la diciassettesima del­la seconda serie. Quando, dopo secoli di lotte e numerose vittorie, avrai vinto la battaglia finale e domandato il se­greto finale, tu sarai pronto ad andare più oltre. Quando il segreto finale di questa grande lezione è rivelato, in esso si apre il mistero della nuova via — sentiero che conduce al di fuori di ogni umana esperienza e che è assolutamente oltre ogni umana percezione o immaginazione. Ad ognuno di questi stadi bisogna fermarsi a lungo e riflettere bene. Ad ognuna di queste tappe è necessario assicurarsi che la via fu scelta per sé stessa. La via e la verità che vengono in prima — indi segue la vita.

18 • Cerca la via ritirandoti al di dentro

19 • Cerca la via avanzando coraggiosamente al di fuori

20 • Non cercarla per una sola via. Per ogni temperamento vi è una via che appare la più desi­derabile. Ma la via non si trova con la devozione soltanto, con la sola contemplazione religiosa, con l’ardente progresso, con opere d’abnegazione, con la studiosa osservazione della vita. Nessuna di queste vie può, da sola, condurre il discepolo più di un passo avanti. Tutti i gradini sono necessari a formare la scala. I vizi degli uomini divengono gradini della scala, a misura che sono sormontati.

Le virtù dell’uomo sono gradini invero neces­sari e di cui non si può in alcun modo fare a meno. Pure, benché generino un’atmosfera favorevole ed un avvenire felice, sono inutili se rimangono da sole.

L’intera natura dell’uomo dev’essere saggiamente utilizzata da colui che desidera entrare nella via. Ogni uomo è assolutamente a sé stesso la via, la verità e la vita. Ma egli è ciò sol quando afferra con fermezza la propria individualità e, in forza della sua volontà spirituale risvegliata, riconosce che questa individualità non è lui stesso, ma quella cosa ch’egli ha con fatica creata per proprio uso e per mezzo della quale egli si propone — man mano che il suo progresso sviluppa la sua intelligenza — di raggiungere la vita che trascende l’individua­lità. Quando egli sa che la sua vita separata, così meravigliosamente complessa, per questo solo esiste, allora veramente e allora soltanto egli è sulla via. Ricercala immergendoti nei misteriosi e gloriosi abissi del tuo più profondo essere. Ricercala provan­do ogni esperienza, utilizzando i sensi al fine di com­prendere lo sviluppo ed il significato dell’indivi­dualità e la bellezza e l’oscurità degli altri fram­menti divini che lottano al tuo fianco e compongono la razza alla quale appartieni.

Ricercala per mezzo dello studio delle leggi dell’essere, delle leggi della natura, delle leggi del soprannaturale; e ricercala facendo la profonda sommissione dell’anima alla stella velata che arde dentro a te. Grado a grado, mentre vigili e adori, la sua luce si farà più forte. Allora saprai d’aver trovato il principio della via. E quando ne avrai raggiunto il termine, la sua luce diverrà ad un trat­to la luce infinita.

Nota

Ricercala provando ogni esperienza, e ricordati che con questo io non voglio dire: «Cedi alle seduzioni dei sensi alfine di conoscerle». Prima di essere divenuto un occultista puoi far ciò, ma non dopo. Quando hai scelto il sentiero e vi sei entrato, non puoi cedere a queste seduzioni senza vergogna. Pure puoi esperimentarle senza orrore; puoi pe­sarle, osservarle, provarle e aspettare con pazienza e fiducia l’ora in cui esse non ti toccheranno più. Ma non condannare l’uomo che cede; stendigli la mano come a un pellegrino confratello i cui piedi son divenuti pesanti dal fango. Ricordati, o discepolo, che per quanto grande sia l’abisso che separa l’uomo buono dal peccatore, ben più grande è quel­lo che separa l’uomo buono da colui che ha conseguito la conoscenza, e addirittura incommensurabile tra l’uomo e colui che è sulla soglia della Divinità. Perciò sii cauto per timore di considerarti cosa diversa dalla massa. Quando hai trovato il principio della via, la stella dell’anima tua mo­strerà la sua luce: e per mezzo di quella luce vedrai quanto grande è l’oscurità in cui essa arde. Mente, cuore, cervello son tutti oscuri e tenebrosi fino a che la prima battaglia non sia stata vinta. Non essere sbigottito e atterrito da tale vista; tieni gli occhi fissi sulla piccola luce ed essa cresce­rà. Ma fa che l’oscurità interna ti aiuti a capire l’impotenza di coloro che non han visto luce alcuna, le cui anime so­no immerse in una caligine profonda. Non biasimarli, non ritirarti da essi, ma prova a sollevare un poco del pesante Karma del mondo; porgi aiuto alle poche mani forti che im­pediscono alle potenze delle tenebre di ottenere completa vittoria. Allora entri a far parte di un’associazione di gioia che porta invero terribile fatica e profonda tristezza, ma anche grande e sempre crescente gaudio.

21 • Aspetta che il fiore sbocci nel silenzio che segue la tempesta: non prima

Esso crescerà, getterà i suoi germogli, produrrà rami e foglie, formerà bocciuoli mentre la tempesta continua, mentre la battaglia dura. Ma finché l’in­tera personalità dell’uomo non è dissolta e distrut­ta, finché non è tenuta dal divino frammento, che l’ha creata, come semplice soggetto di grave espe­rimento ed esperienza; finché l’intera natura non ha ceduto e non è divenuta soggetta al suo più alto Sé, il fiore non può aprirsi. Allora sopravverrà una calma simile a quella che nei paesi tropicali segue la pioggia torrenziale, quando la natura lavora così rapidamente, che si può vederne l’azio­ne. Tal calma verrà allo spirito travagliato. E nel silenzio profondo accadrà l’evento misterioso, che prova che la via è stata trovata. Chiamalo col no­me che vuoi: è una voce che parla dove non è voce alcuna; — è un messaggero che arriva, un messag­gero senza forma né sostanza; oppure è il fiore dell’anima che si è aperto. Non può essere descritto da metafora alcuna. Ma può esser cercato, atteso e desiderato anche fra l’infuriare della tempesta. Il silenzio può durare un momento di tempo e può durare mille anni. Ma finirà. Pure ne porterai teco la forza. Ripetutamente la battaglia dev’essere combattuta e vinta. Solo per un intervallo la natu­ra può far sosta.

Nota

L’aprirsi del fiore è il momento glorioso dello svegliarsi della percezione, con essa vengono la fiducia, la sapienza, la certezza. La pausa dell’anima è un istante di meraviglia e il susseguente momento di soddisfazione, quello è il silen­zio. Sappi, o discepolo, che coloro i quali passarono attra­verso il silenzio, che ne hanno provata la pace e ritenuta la forza, desiderano ardentemente che tu pure Io attraversi. Perciò, nell’Atrio della Sapienza, quand’egli è capace d’en­trarvi, il discepolo trova sempre il suo Maestro.

—–

Queste sono le prime fra le regole che stanno sulle pareti dell’Atrio della Sapienza. Coloro che chiedono avranno. Coloro che desiderano leggere, leggeranno. Coloro che desiderano imparare impa­reranno.

Nota

Coloro che chiedono, riceveranno. Ma benché l’uomo or­dinario chieda continuamente, la sua voce non è udita. Ciò perché egli chiede soltanto con la mente, e la voce della mente è intesa solo su quel piano in cui la mente agisce. Perciò non prima che le prime 21 regole siano passate dico che coloro che richiedono riceveranno.

Legger, nel senso occulto, è leggere con gli occhi dello spirito. Chiedere è sentire la fame interna — la bramosia delle aspirazioni spirituali. Esser capace di leggere significa aver ottenuto il potere, in piccola parte, di appagare quella fame. Quando il discepolo è pronto per imparare allora è accettato, confermato, riconosciuto. Così deve essere, perché egli ha accesa la sua lampada ed essa non può rimanere na-scosta. Ma è impossibile imparare finché la prima grande battaglia non sia stata vinta. La mente può riconoscere la verità, ma lo spirito non è capace di riceverla. Traversata una volta la tempesta e ottenuta la pace, è sempre possibile imparare, anche se il discepolo vacilla, esita e si disvia. La voce del silenzio rimane seco e quand’anche egli abbando­nasse del tutto il sentiero, la voce un giorno risuonerà e lo dilanierà separando le sue passioni dalle sue possibilità di­vine. Allora, con dolore e disperate grida dei suo sé inferio­re abbandonato, egli ritornerà.

Perciò dico: La pace sia con voi. «Io vi do la mia pace» può solo essere detto dal Maestro ai discepoli diletti che sono come lui stesso. Vi sono taluni, anche fra coloro che ignorano la sapienza orientale, ai quali ciò può esser detto di giorno in giorno più completamente.

LA PACE SIA CON VOI

II

Considera le tre verità. Esse sono uguali (1)

Nota

(1) Le tre verità menzionate nell’ottavo capitolo di: «The Idyll of thè white Lotus» (L’Idillio del Loto Bianco). Eccone la traduzione:

«L’anima dell’uomo è immortale ed il suo avvenire è quello di una cosa il cui sviluppo e splendore non hanno limiti»

«Il principio di vita dimora in noi e fuori di noi; non muore mai ed è eternamente benefico; non può esser visto, udito o sentito, ma può essere percepito dall’uomo che desi­dera la percezione»

«Ogni uomo è assolutamente a sé stesso il proprio legi­slatore; il dispensatore della propria gloria ed oscurità; l’ar­bitro della propria vita, della propria ricompensa e del pro­prio castigo»

Queste tre verità, grandi come la vita stessa; sono sem­plici come la più semplice mente umana. «Nutrisci con esse gli affamati».

Fuor del silenzio, che è pace, sorgerà una voce sonora. E questa voce dirà: «Bene non è; tu hai rac­colto, devi ora seminare». E sapendo che questa voce è il silenzio stesso, obbedirai.

Tu che ora sei un discepolo capace di stare in piedi, capace di udire, capace di vedere, capace di parlare; tu che hai domato il desiderio e sei giunto alla conoscenza di te stesso; che hai visto l’anima tua in fiore e l’hai riconosciuta, e che hai udito la voce del silenzio — va all’Atrio della Sapienza e leggi ciò che ivi è scritto per te.

Nota

Esser capace di stare in piedi significa aver fiducia; es­ser capace di udire è l’aver aperto le porte dell’anima; esser capace di vedere è l’aver raggiunto la percezione; esser ca­pace di parlare è l’aver conseguito il potere di aiutare altri; aver vinto il desiderio è l’aver imparato come usare e do­minare la propria personalità; aver conseguito la conoscen­za di sé medesimo è l’essersi ritirato nell’interna fortezza dalla quale la personalità può essere contemplata con im­parzialità; l’aver veduto l’anima in fiore è l’aver ottenuto in te stesso un momentaneo lampo della trasformazione che eventualmente ti farà più che uomo; riconoscere è l’effet­tuare il grande compito di fissare la luce abbagliante senza abbassare gli occhi e senza arrestarsi con terrore come di­nanzi ad un orrido fantasma. Ciò accade ad alcuni, e così la battaglia, pressoché vinta, è perduta. Udire la voce del silenzio è capire che dal di dentro viene l’unica vera guida; andare all’Atrio della Sapienza è l’entrare in quello stato in cui l’imparare diventa possibile. Ivi troverai molte parole scritte per te, e scritte in lettere fiammeggianti che tu facilmente leggerai. Poiché quando è pronto il discepolo è pronto anche il Maestro.

1 • Sta in disparte nella veniente battaglia e benché tu combatta non esser tu il guerriero

2 • Cerca il guerriero e lascia che egli combatta in te

3 • Prendi i suoi ordini per la battaglia e obbediscigli

4 • Obbediscigli, non come s’ei fosse un gene­rale, ma come s’egli fosse te stesso, e le sue parole fossero l’espressione dei tuoi segreti desideri; poi­ché egli è te stesso, eppure infinitamente più sag­gio e più forte di te. Ricercalo, altrimenti nella febbre e nella fretta della battaglia tu puoi oltre­passarlo, ed egli non ti conoscerà, a meno che tu non lo conosca. Se il tuo grido giunge al suo orec­chio intento, allora combatterà egli in te e colmerà l’opprimente vuoto interno. E se così è, tu puoi nel combattimento rimaner calmo e riposato, tenendoti in disparte e lasciando che egli si batta per te. Allora ti sarà impossibile menare un colpo invano.

Ma se tu non lo ricerchi, se lo oltrepassi inavvertitamente, non vi è salvaguardia per te. Il tuo cervello turbinerà, il cuore diverrà incerto, e nella polvere del campo di battaglia la vista e i sensi ti falliranno e non distinguerai i tuoi amici dai tuoi nemici.

Egli è te stesso, eppure tu sei finito e soggetto ad errare; egli è eterno e sicuro. Egli è la verità eterna. Una volta che egli è entrato in te ed è dive­nuto il tuo campione, non ti lascerà mai completa­mente e nel giorno della grande prova diverrà uno con te.

5 • Ascolta il canto della vita

Nota

Ricercalo e ascoltalo in prima nel tuo proprio cuore. Co­mincerai forse per dire: «Non c’è; quando cerco non trovo che dissonanza». Cerca più profondamente. Se di nuovo sei deluso fa sosta, poi cerca di nuovo più profondamente an­cora. Vi è una melodia naturale, una sorgente oscura in ogni cuore umano. Può essere soffocata, totalmente celata e ridotta al silenzio; — ma vi è. Alla base stessa della tua natura troverai fede, speranza e amore. Colui che sceglie il male rifiuta di guardare dentro sé stesso e chiude gli orec­chi alla melodia del suo cuore, nella stessa maniera che ren­de gli occhi ciechi alla luce della sua anima. Egli fa ciò perché trova più facile vivere secondo i suoi desideri ma ad ogni vita sottostà la forte corrente che non può essere arrestata; le grandi acque sono ivi realmente. Tro­vale e vedrai che tutto ne fa parte, anche la più abbietta delle creature, per quanto ella volontariamente si renda cieca al fato e fabbrichi per sé stessa una larvale forma esterna d’orrore. E’ in questo senso che ti dico: tutti gli esseri fra i quali ti avanzi lottando sono frammenti del divino. E così ingannatrice è l’illusione in cui vivi, che è difficile indovinare dove prima scoprirai la dolce voce nei cuori altrui. Ma sappi che per certo essa è dentro di te. Ri­cercala quivi e una volta udita, più prontamente la ricono­scerai intorno a te

—-

6 • Serba nella memoria la melodia che odi

7 • Impara da essa la lezione d’armonia

8 • Tu puoi star ritto ora, fermo come scoglio fra il tumulto, obbedendo al guerriero che è te stesso ed il tuo re. La battaglia non ti concerne che per far ciò ch’ei comanda, non avendo più preoccupazione alcuna per il risultato della batta­glia, poiché una sola cosa importa, ed è che il campione vinca; tu sai ch’egli non è soggetto a sconfitta. Rimanendo così calmo e svegliato, usa l’udito che acquistasti per mezzo del dolore e per mezzo della distruzione del dolore. Solo frammenti del canto grandioso giungono al tuo orecchio men­tre ancor non sei che uomo. Ma se lo ascolti ricor­dalo fedelmente, affinché nulla dì ciò che ti è giunto sia perduto, e sforzati di imparare da esso il signifi-cato del mistero che ti circonda. Col tempo non avrai bisogno di maestro alcuno.

Perché come l’individuo ha voce, così ha voce ciò in cui l’individuo esiste. La vita stessa ha la facoltà della parola e mai non tace. E la sua voce non è, come nella tua sordità puoi supporre, un grido: è un canto.

Impara da esso che tu sei parte dell’armonia: impara da esso ad obbedire alle leggi dell’armonia.

9 • Considera intensamente tutta la vita che ti cir­conda

10 • Impara a guardare intelligentemente nei cuori degli uomini

Nota

Da un punto di vista assolutamente impersonale, altri­menti la tua vista sarebbe oscurata. Perciò l’impersonalità deve prima essere capita.

L’intelligenza è imparziale; nessun uomo è tuo nemico: nessun uomo è tuo amico; tutti egualmente sono tuoi mae­stri. Il tuo nemico diviene per te un mistero da risolvere, quand’anche ciò possa richiedere dei secoli perché l’uomo dev’essere capito. Il tuo amico diviene parte di te, un’esten­sione di te stesso, un enigma difficile a decifrare. Una co­sa sola è ancora più difficile a conoscersi: il tuo proprio cuore. Fino a che i legami della personalità non sono sciol­ti, non potrai cominciare a vedere quel profondo mistero del Sé. Fino a che non ne stai in disparte, essa in nessun modo si rivelerà al tuo intelletto. Allora, e non prima, puoi adoperare tutti i suoi poteri e dedicarli a degno servizio.

11 • Considera con somma attenzione soprattutto il tuo cuore

12 • Perché attraverso il tuo cuore viene l’uni­ca luce che può illuminare la vita e renderla chia­ra agli occhi tuoi.

Studia i cuori degli uomini, affinché tu possa conoscere che cos’è quel mondo nel quale vivi e di cui sei una parte. Considera la vita costante­mente mobile e mutevole che ti circonda, perché essa è formata dai cuori degli uomini: e come im­pari a intendere la loro costituzione e il loro signifi­cato, sarai capace di leggere grado a grado la più ampia parola di vita.

13 • Solo con la conoscenza viene la facoltà della parola. Consegui la sapienza e possederai la facoltà della parola.
—-

Nota

E’ impossibile aiutare gli altri fino a che tu stesso non hai ottenuto una qualche certezza personale. Quando avrai imparato le prime ventuno regole e sarai entrato nell’Atrio della Sapienza, con le tue potenzialità sviluppate e il senso liberato dalle catene, troverai allora che dentro di te vi è una sorgente dalla quale sgorgherà la parola.

Dopo la regola tredicesima non posso aggiungere altro a quello che già è scritto.

Queste note sono scritte unicamente per coloro ai quali io do la mia pace; per coloro che possono leggere quel che ho scritto con l’interno come con l’esterno senso.

14 • Ottenuto l’uso dei sensi interni, conquistati i desideri dei sensi esterni, conquistati i desideri dell’anima individuale e ottenuta conoscenza, pre­parati ora, o discepolo, ad entrare realmente su la via. Il sentiero è trovato; preparati a calcarlo.

15 • Domanda alla terra, all’aria, all’acqua i segreti che racchiudono per te

Lo sviluppo dei tuoi sensi interni ti permetterà di far ciò.

16 • Domanda ai santi della terra i segreti che serbano per te

La conquista dei desideri dei sensi esterni ti darà il diritto di fare ciò.

17 • Domanda al tuo più profondo essere, all’Unico, il segreto finale che conserva per te attraverso le età

La grande e difficile vittoria, il soggiogare i desideri dell’anima individuale, è un lavoro di se­coli; perciò non aspettarti di ottenere ricompensa fino a che secoli di esperienza non siano stati accu­mulati. Quando è giunto il tempo d’imparare la di­ciassettesima regola, l’uomo è sulla soglia di divenire più che uomo.

18 • La conoscenza che ora possiedi è tua uni­-camente perché l’anima tua è divenuta uno con
tutte le anime pure e col tuo più profondo essere.
E’ un pegno affidato a te dall’Altissimo. Tradiscilo,
abusa della tua conoscenza o trascurala, e ti è ancor
possibile di cadere dall’alto stato che hai raggiunto.
Grandi esseri ricadono indietro anche sulla soglia,
incapaci di sostenere il peso della loro responsa­bilità, incapaci di passare innanzi. Perciò anticipa
con timore e tremore questo momento e sii prepa­rato per la battaglia.

19 • E’ scritto che per colui che è sulla soglia
della divinità, nessuna legge può essere formulata,
nessuna guida può esistere. Pure, per illuminare il
discepolo, la lotta finale può così essere espressa.

Attieniti fermamente a ciò che non ha né sostan­za, né esistenza

20 • Ascolta solo la voce che non ha suono

21 • Fissa il tuo sguardo solo su ciò che è invisibile tanto all’interno che all’esterno senso


LA PACE SIA CON VOI

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Enya
 


 


 


 

 

 

 

 

  

H.P. Blavatsky – La Luce Sul Sentiero

 

 

 

Uno – R.Bach

Intramontabile questo libro di  R.Bach, Uno (del 1988) dal quale ho tratto alcuni pezzi dal profondo significato
 

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“Fiamme di un bianco giallastro guizzavano e danzavano sulle pareti dei massi dietro a lui…

era una colonnina quella che splendeva con il colore del sole e pulsava sul terreno a meno di un metro dal vecchio.

 

“E al mondo dovrai dare, così come hai ricevuto” si alzò una dolce voce dalle tenebre.

“Dà a tutti coloro che bramano conoscere la verità rigurdo al luogo da cui veniamo la ragione della nostra esistenza,

e il cammino che si stende davantia noi per raggiungere la nostra magione eterna”

 

Ci fermammo dietro di lui a qualche metro di distanza, paralizzati da quello spettacolo.

 Io avevo visto quello splendore solo un’altra volta nella mia vita, anni prima:

 ero rimasto stordito da un improvviso bagliore di quello che da allora continuavo a chiamare Amore:

 La luce che vedevamo in quel momento era la stessa, così radiosa che rendeva il mondo un semplice accessorio, un confuso asterisco.

Poi l’istante dopo, la luce era svanita. Sul luogo in cui c’era stato quel fulgore, giaceva ora un fascio di fogli dorati, una scrittura a grandi lettere.

…Leslie avanzò, raggiunse lo splendente manoscritto, lo raccolse. In quel luogo mistico, la sua mano passò attraverso la pergamena.

Mentre ci aspettavamo caratteri runici o geroglifici, trovammo parole in inglese. Naturalmente, pensai.

Il vecchio li avrebbe letti in francese, un persiano in parsi. Quindi questo ci apparve come una rivelazione: non è la lingua che importa, ma la comunicazione delle idee.

 

"Voi siete creature della luce",

leggemmo.

 "Dalla luce siete venuti, alla luce andrete,

ed è la luce della vostra essenza infinita che vi circonda a ogni passo".

Leslie girò una pagina

"Per tua scelta abiterai ora nel mondo che hai creato.

Ciò che terrai nel cuore dovrà essere la verità,

e ciò che più desideri, dovrai diventarlo".

Altra pagina

"Non aver paura, non sbigottirti davanti all’apparirti di colui che è tenebra,

al travestimento di colui che è il demonio,

a quel mantello vuoto che è la morte, poiché tu li hai scelti come oggetti delle tue sfide.

Essi sono le pietre sui cui hai stabilito di affilare il bordo aguzzo del tuo spirito.

Sai ciò che ti mostra la realtà dell’amore,

 e in ogni momento hai il potere di trasformare il tuo mondo

 servendoti di ciò che hai imparato.

Tu sei vita che inventa la forma:

non puoi perire né di spada nè di anni più di quanto

 tu non possa morire sulle soglie che attraversi, una stanza dopo l’altra.

 Ogni stanza offre la sua parola affinchè tu parli,

ogni passaggio il suo canto affinchè tu canti."

..

Era scrittura vergata per creature profondmente amorose, e solo per quelle creature.

 

Libera queste idee nel nostro secolo, pensai, e avrai una chiave per riconoscere il nostro potere sopra ogni immaginazione,

 il potere dell’amore, e il terrore svanirà….

Queste parole sono la chiave per giungere alla verità per chiunque voglia leggerle,

sono la vita per coloro che le ascolteranno…

 

“Ho viaggiato in luoghi lontani”, spiegò il vecchio, “ho studiato le scritture di un centinio di fedi, dal Catai alla Scndinavia”.

 I suoi occhi scintillarono. “ E nonostante i miei studi, ho imparato.

 

 Ogni grande religione comincia nella luce. E solo i cuori conservano la luce. Le pagine non possono.”

 

… “Dà queste parole al mondo, ed esse saranno amate e comprese da coloro che già conoscono la loro verità.

Io do queste pagine ricevute direttamente dalla Luce d’Amore a te…”


(Uno, R. Bach)

 

 

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Nessun luogo è lontano (R. Bach)

 
 

 

 

RICHARD BACH – "NESSUN LUOGO E’ LONTANO"

Rae, cara!
Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno!
La tua casa è distante mille miglia dalla mia, e io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena.
Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa.
Non vedo l’ora di essere da te!
 
 

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Il mio viaggio è cominciato dentro il cuore di un piccolo uccello, un colibrì che conoscemmo insieme, io e te, tanto tempo fa.
Lo trovai cordiale come sempre, anche stavolta.
E tuttavia – quando gli dissi che la piccola Rae stava crescendo e che io stavo andando alla festa per il suo compleanno con un regalo lui rimase perplesso.
Per un pezzo badammo a volare in silenzio, e alla fine lui mi disse:
"Ci capisco ben poco, in quel che dici, ma men che mai capisco come mai tu ci vada, a questa festa".
"Ma sicuro che vado, alla festa" dissi io.
"Cos’è che ti riesce tanto difficile da capire?"
Lui non rispose niente, lì per lì, ma quando arrivammo alla casa del gufo, mi disse: può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici? Se tu desideri essere da Rae, non ci sei forse già?".
 

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"La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" dissi al gufo.
Mi parve strano di re vado, è vero, dopo quanto mi aveva detto il colibrì, ma lo stesso mi espressi in quel modo, perché Gufo mi capisse.
Lui pure restò zitto per un pezzo, seguitando a volare.Un silenzio tutt’altro che ostile.Ma quando mi ebbe condotto sano e salvo a casa dell’aquila, così mi parlò:
"Ci capisco ben poco in quel che dici, ma men che mai capisco perché chiami piccola, la tua amica".
"Ma sicuro che è piccola" dissi "dal momento che non è ancora grande.
Cos’è che ti riesce tanto duro da capire?"
Gufo allora mi guardò, coi suoi occhi profondi color ambra, mi sorrise e mi disse:
"Pensaci su".
 

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"La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" dissi all’aquila.
Mi faceva un po’ specie, veramente, dire vado e dire piccola, dopo quanto mi avevano detto Colibrì e Gufo, ma lo stesso mi espressi a quel modo, affinché Aquila potesse capirmi.
Insieme volammo, al di sopra delle vette, a gara con i venti di montagna.
Alla fine lei mi disse:
"Ci capisco ben poco in quel che dici, ma men che mai capisco la parola compleanno".
"Ma sicuro: compleanno" dissi io.
"S’intende festeggiare il giorno in cui ebbe inizio la vita di Rae, e prima del quale lei non c’era. Cosa c’è di tanto difficile da capire, in questo?"
Aquila allora incurvò le ali e dopo una picchiata rapidissima, atterrò con dolcezza, su una roccia, nel deserto.
"Ci sarebbe stato un tempo anteriore alla nascita di Rae? Non pensi piuttosto che la vita di Rae sia cominciata prima ancora che il tempo esistesse?"
 

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"La piccola Rae sta crescendo, e io vado alla festa per il suo compleanno con un regalo" così dissi anche a Falco.
Mi suonava un po’ strano tuttavia dire vado, dire piccola e compleanno, dopo quanto avevo udito da Colibrì, da Gufo e Aquila, tuttavia così mi espressi perché Falco mi capisse.
Sorvolammo veloci il deserto, e alla fine lui mi disse:
"Sai capisco ben poco di ciò che mi dici, ma meno di tutto mi spiego quel tuo sta crescendo".
"Ma sicuro che Rae sta crescendo" dissi io "Adesso è più vicina all’età adulta, e un anno più lontana dall’infanzia.
Cosa c’è di tanto arduo da capire, quanto a questo?
Falco alfine atterrò su una spiaggia solitaria.
"Un anno più lontana dall’infanzia? Non mi sembra che questo sia crescere!"
Si sollevò di nuovo in volo e, di lì a poco, scomparve.
 

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Il gabbiano, lo so, era molto saggio.
Volando insieme a lui, riflettei bene prima di parlare e scelsi con cura le parole, dimodoché capisse che qualcosa pur avevo imparato.
"Gabbiano" gli dissi alla fine "perché mi porti in volo da Rae, quando sai che in realtà io già sono con lei?"
Di là dal mare, di là dai monti, finalmente il gabbiano calò e si posò sopra il tetto di casa tua.
"Perché l’importante mi disse che tu sappia la verità.
Finché non la sai – finché non la capisce veramente – puoi soltanto afferrarne qualche stralcio, o brandello, e non senza un aiuto dall’esterno: da macchine, uomini, uccelli.
Ma ricordati" disse "che l’essere ignota non impedisce alla verità d’essere vera".
Ciò detto disparve.
E’ venuto il momento di aprire il regalo.
I regali di latta e lustrini si sciupano subito, e via.
Io invece ho un regalo migliore, per te.
E’ un anello da mettere al dito.
E brilla di una luce tutta sua.
Nessuno può portartelo via; non può essere distrutto.
Tu sei l’unica al mondo che riesca a vedere l’anello che io ti dono, come io ero l’unico in grado di vederlo quand’era mio.
Questo anello ti dà un nuovo potere.
Messo al dito, potrai levarti in volo con tutti gli uccelli dell’aria – vedere attraverso i loro occhi dorati – palpare il vento che sfiora le loro vellutate piume – e potrai quindi conoscere la gioia di sollevarti lassù, in alto, al di sopra del mondo e di tutte le sue pene.
Potrai restarci quanto ti parrà, su nel cielo, al di là della notte, e oltre l’alba.
E quando avrai voglia di tornar giù di nuovo, vedrai, tutte le tue domande avranno risposta e tutte le tue ansie si saranno dileguate.
Al pari di ogni cosa che non può toccarsi con mano o vedersi con gli occhi, il tuo dono si fa più potente via via che lo usi.
Da principio l’impiegherai solo quando sei fuori di casa, all’aperto, guardando l’uccello insieme al quale voli.
Ma poi, più in là, se l’adoperi ben bene, funzionerà anche con quegli uccelli che non vedi; finché t’accorgerai che non ti occorre né l’anello né l’uccello per volare al di sopra delle nubi, nel sereno.
E quando arriverà per te quel giorno, tu dovrai a tua volta donare il tuo dono a qualcuno che sai ne farà buon uso; costui potrà apprendere, allora, che le uniche cose che contano sono quelle fatte di verità e di gioia, e non di latta e lustrini.
Rae questo è l’ultimo anniversario che festeggio con te in modo speciale.
Dai nostri amici uccelli ho imparato quanto segue.
Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.
Tu non sei piccola, perché già sei cresciuta: sei grande e giochi con il tempo e la vita – come tutti facciamo – per il gusto di vivere.
Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta; non sei mai nata, e mai morirai.
Non sei figlia di coloro che tu chiami papà e mamma, bensì loro compagna d’avventure, in viaggio alla scoperta delle cose del mondo, per capirle.
Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.
Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre.
Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.

 

(Nessun luogo è lontano. R. Bach)

(tratto da
 
 

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