La Luce sul Sentiero

 
 

"Prima che gli occhi possano vedere,
essi devono essere incapaci di lacrimare.
Prima che l’orecchio possa udire,
esso deve aver perduto la sua sensibilità.
Prima che la voce possa parlare in presenza dei Maestri,
essa deve aver perduto il potere di ferire.
Prima che l’anima possa stare alla presenza dei Maestri,
i suoi piedi devono essere lavati
nel sangue del cuore."

 
 

 

Non conosciamo guida migliore per la vita interiore, dei precetti contenuti nel piccolo manuale « La Luce sul Sentiero » ispirato a Mabel Collins da qualche Mente superiore (incarnata o disincar­nata).

Giova dichiarare che « La Luce sul Sen­tiero » è effettivamente uno scritto ispirato in cui ogni parola è scelta così accuratamente da pre­starsi a varie interpretazioni, recando quel mes­saggio adatto alle necessità di ciascun lettore a se­conda del suo stadio di sviluppo, ciò che rende que­sto piccolo libro diverso dalle opere usuali. Il let­tore deve, per così dire, lasciare che le parole si impadroniscano di lui prima di poterne ritrarre i desiderati vantaggi ed effetti.

L ‘ « Illumined Way », ha in parte interpretata la « Luce sul, Sentiero » in riferimento al piano psi­chico o astrale; la nostra interpretazione tende a riferirsi alla vita di colui che si va incamminando sul Sentiero, cioè a dire il principiante sulla via spirituale.

Si tratta di un manoscritto di foglie di palma, incalcolabilmente antico, tanto antico che prima del tempo di Cristo gli uomini ne avevano già di­menticata la data e il nome dell’autore, e ritene­vano che la sua origine si perdesse nell’antichità preistorica. Il manoscritto consta di dieci foglie e su ciascuna foglia sono scritte solo tre righe, poiché in un manoscritto di foglie di palma i caratteri sono scritti per il lungo e non per il largo, come nelle nostre pagine. Ogni riga è completa in sé, cioè consiste di un breve aforisma. Per distin­guerle, queste trenta linee sono stampate in carattere corsivo. La lingua in cui questi aforismi sono scritti è una forma arcaica di sanscrito.

Il Maestro Veneziano tradusse questi aforismi dal sanscrito in greco per uso dei suoi discepoli Alessandrini, uno dei quali era il Maestro Hilarion nella incarnazione in cui è conosciuto sotto il nome di Giamblico. Oltre a tradurre tali aforismi, il Mae­stro vi aggiunse certe spiegazioni che è bene pren­dere insieme alle sentenze originali. Per esempio, esaminando i primi tre aforismi, si vede subito che il paragrafo segnato 4, che immediatamente li segue, è un commento di essi; onde dovremmo leggere:

«Uccidi l’ambizione, ma lavora come lavorano quelli che sono ambiziosi».

«Uccidi il desiderio di vivere, ma rispetta la vita come quelli che la desiderano».

«Uccidi il desiderio del benessere, ma sii felice come colui che vive per la felicità».

Tutte queste spiegazioni ed amplificazioni del Maestro Veneziano sono stampate in un diverso carattere e, con gli aforismi originali, formano il libro quale fu pubblicato nel 1889, poiché il Maestro Hila­rion lo tradusse dal greco in inglese e lo dette in quella forma. Quasi immediatamente dopo che fu stampato, egli vi aggiunse di suo una quantità di note preziose. Per quella prima edizione queste note furono stampate su pagine a parte, onde poterle aggiungere al principio o alla fine del piccolo volu­me che era già stampato. Nella presente edizione queste note sono ciascuna al suo posto, ma sono stampate in carattere piccolo, ed ognuna è prece­duta dalla parola «Nota».

—–

I
Queste regole sono scritte per tutti i discepoli. Attieniti ad esse.

Prima che gli occhi possano vedere, devono essere incapaci di lagrime. Prima che l’orecchio possa udire, deve aver perduto la sua sensibilità. Prima che la voce possa parlare in presenza dei Maestri, deve aver perduto il potere di ferire. Pri­ma che l’anima possa stare alla presenza dei Mae­stri, i suoi piedi devono essere lavati nel sangue del cuore.

1 • Uccidi l’ambizione

2 • Uccidi il desiderio di vivere

3 • Uccidi il desiderio di benessere

4. – Lavora come lavorano gli ambiziosi. Rispet­ta la vita come coloro che la desiderano. Sii felice come chi vive per la felicità.

Ricerca nel tuo cuore la radice del male ed estirpala. Essa vive fruttifera nel cuore del disce­polo devoto, come nel cuore dell’uomo passionale. Solo i forti possono distruggerla. I deboli devono aspettare lo sviluppo, il frutto e la morte. Ed è una pianta che vive e cresce attraverso l’età. Essa fiorisce quando l’uomo ha accumulato esistenze innumerevoli. Colui che vuole incamminarsi sul sentiero del potere deve strappare tal cosa dal suo cuore. Ed allora il cuore sanguinerà e l’intera vita dell’ uomo sembrerà totalmente dissolta. Questa prova dev’essere sopportata; può presentarsi al pri­mo gradino della scala perigliosa che conduce al sentiero di vita; può tardare forse fino all’ultimo. Ma, o discepolo, rammenta che dev’essere soppor­tata e raccogli le energie della tua anima per tale compito. Non vivere nel presente o nel futuro, ma nell’eterno. Quella malerba gigantesca non può ivi fiorire; questa macchia dell’esistenza è cancellata dall’atmosfera stessa del pensiero eterno.

Nota

L’ambizione è la prima maledizione: la grande tentatrice dell’uomo che s’innalza sopra i suoi simili. E’ la più sempli­ce forma dell’aspettare una ricompensa. Continuamente essa distoglie uomini d’intelligenza e di potere delle loro più alte possibilità. Pure è un maestro necessario. I suoi risultati di­vengono polvere e cenere al palato; come la morte e l’alie­nazione, essa dimostra all’uomo finalmente che lavorare per sé è lavorare per il disinganno.

Benché questa prima regola sembri così semplice e faci­le, non scorrerla rapidamente. Questi vizi dell’uomo subi­scono una sottile trasformazione e riappaiono sotto altra forma nel cuore del discepolo. E’ facile dire: «Non voglio essere ambizioso». Non è altrettanto facile dire: «Quando il Maestro leggerà nel mio cuore lo troverà del tutto puro». L’artista sincero che lavora per amore dell’arte sua è tal­volta piantato sulla vera via più fermamente dell’occultista che immagina aver ingrandito i limiti dell’esperienza e del desiderio e trasferito il suo interesse alle cose concernenti la sua più larga estensione di vita.

Lo stesso principio si applica alle altre due regole, in apparenza altrettanto semplici. Soffermati su di esse e non lasciarti facilmente ingannare dal tuo cuore. Perché ora, sulla soglia, un errore può essere corretto; ma se lo porti innanzi con te, crescerà e farà frutto, e tu dovrai amara­mente soffrire per distruggerlo.

5. • Uccidi ogni senso di separatività

Nota

Non immaginare di poterti appartare dagli uomini malvagi o dagli stolti. Essi sono te stesso, benché in minor grado del tuo amico o del tuo Maestro. Ma se tu lasci che l’idea di separazione di ogni malvagia cosa o persona cresca in te, in ciò facendo crei Karma che ti legherà a quella cosa o persona fino a che l’anima tua riconosca che non può essere isolata. Ricordati che il peccato e l’onta del mondo so­no il tuo peccato e la tua onta, perché tu sei parte del mondo. Il tuo Karma è inestricabilmente intessuto col grande Karma. E prima di poter raggiungere la conoscenza devi esser passato attraverso tutti i luoghi, immondi e mondi, ugualmente. Perciò ricordati che la veste macchiata che tu rifuggi dal toccare, può essere stata tua ieri, potrà esser tua domani. E se ti ritrai con orrore quando ti vien gettata sulle spalle, essa si attaccherà a te ancor più tenacemente. L’uo­mo che si stima giusto prepara a sé stesso un letto di fango. Astieniti perché l’astenerti è giusto non perché tu ti serbi puro.

6 • Uccidi il desiderio della sensazione

7 • Uccidi la sete di crescere

8. • Tuttavia rimani solo ed isolato, poiché nulla di ciò che ha corpo, nulla di ciò che è conscio di separazione, nulla di ciò che non è Eterno può darti aiuto. Impara dalla sensazione ed osservala, perché solo così puoi cominciare la scienza del conoscere se stesso, e porre il piede sul primo gra­dino della scala. Cresci come cresce il fiore, incon­sciamente, ma ardentemente ansioso di aprire all’aria l’anima sua. Così devi tu anelare ed aprir l’anima tua all’Eterno. Ma dev’essere l’Eterno che trae fuori la tua forza e la tua bellezza, non il desiderio di crescere. Perché nell’un caso ti svi­luppi nel rigoglio della purezza, nell’altro l’inevi­tabile passione per l’elevatezza personale, t’indu­risce.

9 • Desidera solo ciò che è dentro di te

10 • Desidera solo ciò che è al sopra di te

11 • Desidera solo ciò che è irraggiungibile

12 • Poiché dentro di te è la luce del mondo, l’unica luce che può illuminare il sentiero. Se tu sei incapace di discernerla entro di te, è inutile cercarla altrove. E’ al di là di te, perché quando la raggiungi hai perduto te stesso. E’ irraggiungibile, perché continuamente recede. Tu entrerai nella luce, ma non toccherai mai la fiamma.

13 • Desidera il potere con ardore

14 • Desidera la pace con fervore

15 • Desidera il possesso sopra ogni cosa

16 • Ma questo possesso deve appartenere solo all’anima pura e perciò essere di tutte le anime pure in egual modo, e così divenire proprietà spe­ciale dell’intero sol quando è unito.

Anela a quelle possessioni che solo dall’anima pura possono essere ritenute, affinché tu possa accumulare ricchezza per quello unito spirito di vita che è l’unico tuo vero Sé. La pace che desidererai è quella pace sacra che nulla può turbare e nella quale l’anima cresce come il fiore santo sulle placide lagune. Ed il potere che il discepolo agognerà è quello che lo farà apparire come niente agli occhi degli uomini.

—-

17 • Cerca la via

Nota

Queste tre parole sembrano forse troppo esigue per stare da sole. Il discepolo dirà: «Studierei io questi pensieri se non cercassi la via?» Pure, non passare innanzi con fretta. Fermati e rifletti un poco. E’ la via che desideri o c’è in te la visione di una vaga prospettiva di grandi altezze che po­trai scalare, di un avvenire grandioso che potrai conseguire? Sta in guardia. La via deve essere cercata per sé stessa, non per riguardo ai tuoi piedi che devono calcarla.

Vi è relazione tra questa regola e la diciassettesima del­la seconda serie. Quando, dopo secoli di lotte e numerose vittorie, avrai vinto la battaglia finale e domandato il se­greto finale, tu sarai pronto ad andare più oltre. Quando il segreto finale di questa grande lezione è rivelato, in esso si apre il mistero della nuova via — sentiero che conduce al di fuori di ogni umana esperienza e che è assolutamente oltre ogni umana percezione o immaginazione. Ad ognuno di questi stadi bisogna fermarsi a lungo e riflettere bene. Ad ognuna di queste tappe è necessario assicurarsi che la via fu scelta per sé stessa. La via e la verità che vengono in prima — indi segue la vita.

18 • Cerca la via ritirandoti al di dentro

19 • Cerca la via avanzando coraggiosamente al di fuori

20 • Non cercarla per una sola via. Per ogni temperamento vi è una via che appare la più desi­derabile. Ma la via non si trova con la devozione soltanto, con la sola contemplazione religiosa, con l’ardente progresso, con opere d’abnegazione, con la studiosa osservazione della vita. Nessuna di queste vie può, da sola, condurre il discepolo più di un passo avanti. Tutti i gradini sono necessari a formare la scala. I vizi degli uomini divengono gradini della scala, a misura che sono sormontati.

Le virtù dell’uomo sono gradini invero neces­sari e di cui non si può in alcun modo fare a meno. Pure, benché generino un’atmosfera favorevole ed un avvenire felice, sono inutili se rimangono da sole.

L’intera natura dell’uomo dev’essere saggiamente utilizzata da colui che desidera entrare nella via. Ogni uomo è assolutamente a sé stesso la via, la verità e la vita. Ma egli è ciò sol quando afferra con fermezza la propria individualità e, in forza della sua volontà spirituale risvegliata, riconosce che questa individualità non è lui stesso, ma quella cosa ch’egli ha con fatica creata per proprio uso e per mezzo della quale egli si propone — man mano che il suo progresso sviluppa la sua intelligenza — di raggiungere la vita che trascende l’individua­lità. Quando egli sa che la sua vita separata, così meravigliosamente complessa, per questo solo esiste, allora veramente e allora soltanto egli è sulla via. Ricercala immergendoti nei misteriosi e gloriosi abissi del tuo più profondo essere. Ricercala provan­do ogni esperienza, utilizzando i sensi al fine di com­prendere lo sviluppo ed il significato dell’indivi­dualità e la bellezza e l’oscurità degli altri fram­menti divini che lottano al tuo fianco e compongono la razza alla quale appartieni.

Ricercala per mezzo dello studio delle leggi dell’essere, delle leggi della natura, delle leggi del soprannaturale; e ricercala facendo la profonda sommissione dell’anima alla stella velata che arde dentro a te. Grado a grado, mentre vigili e adori, la sua luce si farà più forte. Allora saprai d’aver trovato il principio della via. E quando ne avrai raggiunto il termine, la sua luce diverrà ad un trat­to la luce infinita.

Nota

Ricercala provando ogni esperienza, e ricordati che con questo io non voglio dire: «Cedi alle seduzioni dei sensi alfine di conoscerle». Prima di essere divenuto un occultista puoi far ciò, ma non dopo. Quando hai scelto il sentiero e vi sei entrato, non puoi cedere a queste seduzioni senza vergogna. Pure puoi esperimentarle senza orrore; puoi pe­sarle, osservarle, provarle e aspettare con pazienza e fiducia l’ora in cui esse non ti toccheranno più. Ma non condannare l’uomo che cede; stendigli la mano come a un pellegrino confratello i cui piedi son divenuti pesanti dal fango. Ricordati, o discepolo, che per quanto grande sia l’abisso che separa l’uomo buono dal peccatore, ben più grande è quel­lo che separa l’uomo buono da colui che ha conseguito la conoscenza, e addirittura incommensurabile tra l’uomo e colui che è sulla soglia della Divinità. Perciò sii cauto per timore di considerarti cosa diversa dalla massa. Quando hai trovato il principio della via, la stella dell’anima tua mo­strerà la sua luce: e per mezzo di quella luce vedrai quanto grande è l’oscurità in cui essa arde. Mente, cuore, cervello son tutti oscuri e tenebrosi fino a che la prima battaglia non sia stata vinta. Non essere sbigottito e atterrito da tale vista; tieni gli occhi fissi sulla piccola luce ed essa cresce­rà. Ma fa che l’oscurità interna ti aiuti a capire l’impotenza di coloro che non han visto luce alcuna, le cui anime so­no immerse in una caligine profonda. Non biasimarli, non ritirarti da essi, ma prova a sollevare un poco del pesante Karma del mondo; porgi aiuto alle poche mani forti che im­pediscono alle potenze delle tenebre di ottenere completa vittoria. Allora entri a far parte di un’associazione di gioia che porta invero terribile fatica e profonda tristezza, ma anche grande e sempre crescente gaudio.

21 • Aspetta che il fiore sbocci nel silenzio che segue la tempesta: non prima

Esso crescerà, getterà i suoi germogli, produrrà rami e foglie, formerà bocciuoli mentre la tempesta continua, mentre la battaglia dura. Ma finché l’in­tera personalità dell’uomo non è dissolta e distrut­ta, finché non è tenuta dal divino frammento, che l’ha creata, come semplice soggetto di grave espe­rimento ed esperienza; finché l’intera natura non ha ceduto e non è divenuta soggetta al suo più alto Sé, il fiore non può aprirsi. Allora sopravverrà una calma simile a quella che nei paesi tropicali segue la pioggia torrenziale, quando la natura lavora così rapidamente, che si può vederne l’azio­ne. Tal calma verrà allo spirito travagliato. E nel silenzio profondo accadrà l’evento misterioso, che prova che la via è stata trovata. Chiamalo col no­me che vuoi: è una voce che parla dove non è voce alcuna; — è un messaggero che arriva, un messag­gero senza forma né sostanza; oppure è il fiore dell’anima che si è aperto. Non può essere descritto da metafora alcuna. Ma può esser cercato, atteso e desiderato anche fra l’infuriare della tempesta. Il silenzio può durare un momento di tempo e può durare mille anni. Ma finirà. Pure ne porterai teco la forza. Ripetutamente la battaglia dev’essere combattuta e vinta. Solo per un intervallo la natu­ra può far sosta.

Nota

L’aprirsi del fiore è il momento glorioso dello svegliarsi della percezione, con essa vengono la fiducia, la sapienza, la certezza. La pausa dell’anima è un istante di meraviglia e il susseguente momento di soddisfazione, quello è il silen­zio. Sappi, o discepolo, che coloro i quali passarono attra­verso il silenzio, che ne hanno provata la pace e ritenuta la forza, desiderano ardentemente che tu pure Io attraversi. Perciò, nell’Atrio della Sapienza, quand’egli è capace d’en­trarvi, il discepolo trova sempre il suo Maestro.

—–

Queste sono le prime fra le regole che stanno sulle pareti dell’Atrio della Sapienza. Coloro che chiedono avranno. Coloro che desiderano leggere, leggeranno. Coloro che desiderano imparare impa­reranno.

Nota

Coloro che chiedono, riceveranno. Ma benché l’uomo or­dinario chieda continuamente, la sua voce non è udita. Ciò perché egli chiede soltanto con la mente, e la voce della mente è intesa solo su quel piano in cui la mente agisce. Perciò non prima che le prime 21 regole siano passate dico che coloro che richiedono riceveranno.

Legger, nel senso occulto, è leggere con gli occhi dello spirito. Chiedere è sentire la fame interna — la bramosia delle aspirazioni spirituali. Esser capace di leggere significa aver ottenuto il potere, in piccola parte, di appagare quella fame. Quando il discepolo è pronto per imparare allora è accettato, confermato, riconosciuto. Così deve essere, perché egli ha accesa la sua lampada ed essa non può rimanere na-scosta. Ma è impossibile imparare finché la prima grande battaglia non sia stata vinta. La mente può riconoscere la verità, ma lo spirito non è capace di riceverla. Traversata una volta la tempesta e ottenuta la pace, è sempre possibile imparare, anche se il discepolo vacilla, esita e si disvia. La voce del silenzio rimane seco e quand’anche egli abbando­nasse del tutto il sentiero, la voce un giorno risuonerà e lo dilanierà separando le sue passioni dalle sue possibilità di­vine. Allora, con dolore e disperate grida dei suo sé inferio­re abbandonato, egli ritornerà.

Perciò dico: La pace sia con voi. «Io vi do la mia pace» può solo essere detto dal Maestro ai discepoli diletti che sono come lui stesso. Vi sono taluni, anche fra coloro che ignorano la sapienza orientale, ai quali ciò può esser detto di giorno in giorno più completamente.

LA PACE SIA CON VOI

II

Considera le tre verità. Esse sono uguali (1)

Nota

(1) Le tre verità menzionate nell’ottavo capitolo di: «The Idyll of thè white Lotus» (L’Idillio del Loto Bianco). Eccone la traduzione:

«L’anima dell’uomo è immortale ed il suo avvenire è quello di una cosa il cui sviluppo e splendore non hanno limiti»

«Il principio di vita dimora in noi e fuori di noi; non muore mai ed è eternamente benefico; non può esser visto, udito o sentito, ma può essere percepito dall’uomo che desi­dera la percezione»

«Ogni uomo è assolutamente a sé stesso il proprio legi­slatore; il dispensatore della propria gloria ed oscurità; l’ar­bitro della propria vita, della propria ricompensa e del pro­prio castigo»

Queste tre verità, grandi come la vita stessa; sono sem­plici come la più semplice mente umana. «Nutrisci con esse gli affamati».

Fuor del silenzio, che è pace, sorgerà una voce sonora. E questa voce dirà: «Bene non è; tu hai rac­colto, devi ora seminare». E sapendo che questa voce è il silenzio stesso, obbedirai.

Tu che ora sei un discepolo capace di stare in piedi, capace di udire, capace di vedere, capace di parlare; tu che hai domato il desiderio e sei giunto alla conoscenza di te stesso; che hai visto l’anima tua in fiore e l’hai riconosciuta, e che hai udito la voce del silenzio — va all’Atrio della Sapienza e leggi ciò che ivi è scritto per te.

Nota

Esser capace di stare in piedi significa aver fiducia; es­ser capace di udire è l’aver aperto le porte dell’anima; esser capace di vedere è l’aver raggiunto la percezione; esser ca­pace di parlare è l’aver conseguito il potere di aiutare altri; aver vinto il desiderio è l’aver imparato come usare e do­minare la propria personalità; aver conseguito la conoscen­za di sé medesimo è l’essersi ritirato nell’interna fortezza dalla quale la personalità può essere contemplata con im­parzialità; l’aver veduto l’anima in fiore è l’aver ottenuto in te stesso un momentaneo lampo della trasformazione che eventualmente ti farà più che uomo; riconoscere è l’effet­tuare il grande compito di fissare la luce abbagliante senza abbassare gli occhi e senza arrestarsi con terrore come di­nanzi ad un orrido fantasma. Ciò accade ad alcuni, e così la battaglia, pressoché vinta, è perduta. Udire la voce del silenzio è capire che dal di dentro viene l’unica vera guida; andare all’Atrio della Sapienza è l’entrare in quello stato in cui l’imparare diventa possibile. Ivi troverai molte parole scritte per te, e scritte in lettere fiammeggianti che tu facilmente leggerai. Poiché quando è pronto il discepolo è pronto anche il Maestro.

1 • Sta in disparte nella veniente battaglia e benché tu combatta non esser tu il guerriero

2 • Cerca il guerriero e lascia che egli combatta in te

3 • Prendi i suoi ordini per la battaglia e obbediscigli

4 • Obbediscigli, non come s’ei fosse un gene­rale, ma come s’egli fosse te stesso, e le sue parole fossero l’espressione dei tuoi segreti desideri; poi­ché egli è te stesso, eppure infinitamente più sag­gio e più forte di te. Ricercalo, altrimenti nella febbre e nella fretta della battaglia tu puoi oltre­passarlo, ed egli non ti conoscerà, a meno che tu non lo conosca. Se il tuo grido giunge al suo orec­chio intento, allora combatterà egli in te e colmerà l’opprimente vuoto interno. E se così è, tu puoi nel combattimento rimaner calmo e riposato, tenendoti in disparte e lasciando che egli si batta per te. Allora ti sarà impossibile menare un colpo invano.

Ma se tu non lo ricerchi, se lo oltrepassi inavvertitamente, non vi è salvaguardia per te. Il tuo cervello turbinerà, il cuore diverrà incerto, e nella polvere del campo di battaglia la vista e i sensi ti falliranno e non distinguerai i tuoi amici dai tuoi nemici.

Egli è te stesso, eppure tu sei finito e soggetto ad errare; egli è eterno e sicuro. Egli è la verità eterna. Una volta che egli è entrato in te ed è dive­nuto il tuo campione, non ti lascerà mai completa­mente e nel giorno della grande prova diverrà uno con te.

5 • Ascolta il canto della vita

Nota

Ricercalo e ascoltalo in prima nel tuo proprio cuore. Co­mincerai forse per dire: «Non c’è; quando cerco non trovo che dissonanza». Cerca più profondamente. Se di nuovo sei deluso fa sosta, poi cerca di nuovo più profondamente an­cora. Vi è una melodia naturale, una sorgente oscura in ogni cuore umano. Può essere soffocata, totalmente celata e ridotta al silenzio; — ma vi è. Alla base stessa della tua natura troverai fede, speranza e amore. Colui che sceglie il male rifiuta di guardare dentro sé stesso e chiude gli orec­chi alla melodia del suo cuore, nella stessa maniera che ren­de gli occhi ciechi alla luce della sua anima. Egli fa ciò perché trova più facile vivere secondo i suoi desideri ma ad ogni vita sottostà la forte corrente che non può essere arrestata; le grandi acque sono ivi realmente. Tro­vale e vedrai che tutto ne fa parte, anche la più abbietta delle creature, per quanto ella volontariamente si renda cieca al fato e fabbrichi per sé stessa una larvale forma esterna d’orrore. E’ in questo senso che ti dico: tutti gli esseri fra i quali ti avanzi lottando sono frammenti del divino. E così ingannatrice è l’illusione in cui vivi, che è difficile indovinare dove prima scoprirai la dolce voce nei cuori altrui. Ma sappi che per certo essa è dentro di te. Ri­cercala quivi e una volta udita, più prontamente la ricono­scerai intorno a te

—-

6 • Serba nella memoria la melodia che odi

7 • Impara da essa la lezione d’armonia

8 • Tu puoi star ritto ora, fermo come scoglio fra il tumulto, obbedendo al guerriero che è te stesso ed il tuo re. La battaglia non ti concerne che per far ciò ch’ei comanda, non avendo più preoccupazione alcuna per il risultato della batta­glia, poiché una sola cosa importa, ed è che il campione vinca; tu sai ch’egli non è soggetto a sconfitta. Rimanendo così calmo e svegliato, usa l’udito che acquistasti per mezzo del dolore e per mezzo della distruzione del dolore. Solo frammenti del canto grandioso giungono al tuo orecchio men­tre ancor non sei che uomo. Ma se lo ascolti ricor­dalo fedelmente, affinché nulla dì ciò che ti è giunto sia perduto, e sforzati di imparare da esso il signifi-cato del mistero che ti circonda. Col tempo non avrai bisogno di maestro alcuno.

Perché come l’individuo ha voce, così ha voce ciò in cui l’individuo esiste. La vita stessa ha la facoltà della parola e mai non tace. E la sua voce non è, come nella tua sordità puoi supporre, un grido: è un canto.

Impara da esso che tu sei parte dell’armonia: impara da esso ad obbedire alle leggi dell’armonia.

9 • Considera intensamente tutta la vita che ti cir­conda

10 • Impara a guardare intelligentemente nei cuori degli uomini

Nota

Da un punto di vista assolutamente impersonale, altri­menti la tua vista sarebbe oscurata. Perciò l’impersonalità deve prima essere capita.

L’intelligenza è imparziale; nessun uomo è tuo nemico: nessun uomo è tuo amico; tutti egualmente sono tuoi mae­stri. Il tuo nemico diviene per te un mistero da risolvere, quand’anche ciò possa richiedere dei secoli perché l’uomo dev’essere capito. Il tuo amico diviene parte di te, un’esten­sione di te stesso, un enigma difficile a decifrare. Una co­sa sola è ancora più difficile a conoscersi: il tuo proprio cuore. Fino a che i legami della personalità non sono sciol­ti, non potrai cominciare a vedere quel profondo mistero del Sé. Fino a che non ne stai in disparte, essa in nessun modo si rivelerà al tuo intelletto. Allora, e non prima, puoi adoperare tutti i suoi poteri e dedicarli a degno servizio.

11 • Considera con somma attenzione soprattutto il tuo cuore

12 • Perché attraverso il tuo cuore viene l’uni­ca luce che può illuminare la vita e renderla chia­ra agli occhi tuoi.

Studia i cuori degli uomini, affinché tu possa conoscere che cos’è quel mondo nel quale vivi e di cui sei una parte. Considera la vita costante­mente mobile e mutevole che ti circonda, perché essa è formata dai cuori degli uomini: e come im­pari a intendere la loro costituzione e il loro signifi­cato, sarai capace di leggere grado a grado la più ampia parola di vita.

13 • Solo con la conoscenza viene la facoltà della parola. Consegui la sapienza e possederai la facoltà della parola.
—-

Nota

E’ impossibile aiutare gli altri fino a che tu stesso non hai ottenuto una qualche certezza personale. Quando avrai imparato le prime ventuno regole e sarai entrato nell’Atrio della Sapienza, con le tue potenzialità sviluppate e il senso liberato dalle catene, troverai allora che dentro di te vi è una sorgente dalla quale sgorgherà la parola.

Dopo la regola tredicesima non posso aggiungere altro a quello che già è scritto.

Queste note sono scritte unicamente per coloro ai quali io do la mia pace; per coloro che possono leggere quel che ho scritto con l’interno come con l’esterno senso.

14 • Ottenuto l’uso dei sensi interni, conquistati i desideri dei sensi esterni, conquistati i desideri dell’anima individuale e ottenuta conoscenza, pre­parati ora, o discepolo, ad entrare realmente su la via. Il sentiero è trovato; preparati a calcarlo.

15 • Domanda alla terra, all’aria, all’acqua i segreti che racchiudono per te

Lo sviluppo dei tuoi sensi interni ti permetterà di far ciò.

16 • Domanda ai santi della terra i segreti che serbano per te

La conquista dei desideri dei sensi esterni ti darà il diritto di fare ciò.

17 • Domanda al tuo più profondo essere, all’Unico, il segreto finale che conserva per te attraverso le età

La grande e difficile vittoria, il soggiogare i desideri dell’anima individuale, è un lavoro di se­coli; perciò non aspettarti di ottenere ricompensa fino a che secoli di esperienza non siano stati accu­mulati. Quando è giunto il tempo d’imparare la di­ciassettesima regola, l’uomo è sulla soglia di divenire più che uomo.

18 • La conoscenza che ora possiedi è tua uni­-camente perché l’anima tua è divenuta uno con
tutte le anime pure e col tuo più profondo essere.
E’ un pegno affidato a te dall’Altissimo. Tradiscilo,
abusa della tua conoscenza o trascurala, e ti è ancor
possibile di cadere dall’alto stato che hai raggiunto.
Grandi esseri ricadono indietro anche sulla soglia,
incapaci di sostenere il peso della loro responsa­bilità, incapaci di passare innanzi. Perciò anticipa
con timore e tremore questo momento e sii prepa­rato per la battaglia.

19 • E’ scritto che per colui che è sulla soglia
della divinità, nessuna legge può essere formulata,
nessuna guida può esistere. Pure, per illuminare il
discepolo, la lotta finale può così essere espressa.

Attieniti fermamente a ciò che non ha né sostan­za, né esistenza

20 • Ascolta solo la voce che non ha suono

21 • Fissa il tuo sguardo solo su ciò che è invisibile tanto all’interno che all’esterno senso


LA PACE SIA CON VOI

Box piccolo
 

 

Enya
 


 


 


 

 

 

 

 

  

H.P. Blavatsky – La Luce Sul Sentiero

 

 

 

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