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I cinque tibetani (Raccolta)

                                         I Cinque Tibetani

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                                                        I Cinque Tibetani

Energia ed equilibrio in 5 semplici esercizi yoga

I 5 Tibetani sono semplici e potenti esercizi yoga che vivificano i plessi nervosi, gli organi e le ghiandole correlati, stimolando il flusso energetico attraverso i chakra (le confluenze nel sistema energetico, equivalenti ai plessi, le confluenze dei nervi nel corpo umano). Questi esercizi riescono a tonificare e rafforzare tutti i gruppi muscolari principali, ad aumentare notevolmente la forza fisica e la capacità di resistenza! L’effetto benefico dei 5 Tibetani è straordinario, e si rivelerà di grande valore per chiunque sia disposto a dedicargli qualche minuto della propria giornata.

Quello che c’è da sapere prima di cominciare…
Qual è il momento della giornata ideale per eseguire i Cinque Tibetani?
Potete eseguire gli esercizi in qualsiasi momento, tuttavia per ottenere migliori risultati sarebbe opportuno effettuarli al mattino prima di fare colazione, o la sera prima di andare a letto. Fate qualche prova per scoprire il momento più adatto a voi, e se volete eseguiteli anche 2 volte al giorno.

Quanto tempo si deve dedicare all’esecuzione dei Cinque Tibetani?
Quando sarete esperti, l’esecuzione corretta dei 5 Tibetani vi occuperà solo 15 minuti al giorno.
All’inizio calcolate di dedicare più tempo a questi esercizi, concentrandovi su quello che fate e particolarmente sulla respirazione.

È meglio eseguire i Cinque Tibetani a stomaco vuoto?
Assolutamente si, l’ideale è eseguirli almeno 3 ore dopo l’ultimo pasto. Infatti durante la digestione gran parte delle nostre energie è concentrata nell’apparato digerente e ciò può ostacolare lo scopo dei 5 Tibetani: attivare la circolazione in modo che il sangue fluisca liberamente e abbondantemente per tutto il corpo!

Quante volte bisogna ripetere i Cinque Tibetani?
Il numero di ripetizioni ideale per ciascun esercizio è di 21 volte: gli effetti desiderati in termini di energia saranno pienamente raggiunti con questa frequenza.
Tuttavia all’inizio è possibile che troviate difficoltà a raggiungere le 21 ripetizioni; normalmente in un mese si riesce ad eseguire correttamente il programma completo, ma ovviamente dipende molto dallo stato di forma iniziale.
Pertanto le prime volte potrete cominciare con 10-12 ripetizioni per poi procedere secondo il vostro ritmo ottimale.

Chi può eseguire i Cinque Tibetani?
I 5 Tibetani portano benessere e energia a tutti. Tuttavia se soffrite di particolari patologie di tipo muscolare, osseo o respiratorio è bene che il vostro medico curante approvi questo tipo di attività.

È necessario un abbigliamento particolare?
Per eseguire i Cinque Tibetani è importante disporre della massima libertà di movimento, quindi indossate abiti comodi, senza cinture o elastici stretti e preferibilmente di cotone.

Dove è opportuno eseguire gli esercizi?
L’ideale sarebbe adibire uno spazio in casa esclusivamente alle vostre sedute. Se non è possibile, fate in modo che lo spazio prescelto sia pulito e ordinato. Eseguite i 5 Tibetani su un tappetino o su un materassino, e comunque su una superficie non dura.

Di seguito troverete il link con le istruzioni per eseguire i 5 Tibetani; leggetele attentamente e possibilmente eseguite gli esercizi di fronte ad uno specchio, per verificare la correttezza delle posizioni.

Clicca qui per visualizzare lo schema con gli esercizi dei Cinque Tibetani

www.bellezza.it/uomini/viv/benesser/uvivt5tibeta.html

 

I Cinque Tibetani            
       
I Cinque Tibetani (primo esercizio)

Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. A In posizione eretta, stendete le braccia di lato. Tenete le dita delle mani unite, i palmi distesi e rivolti verso il basso. Tenendo le braccia in questa posizione, girate completamente su voi stessi in senso orario. Ripetete il movimento per 21 volte senza interruzioni.


Cinque Tibetani 5 Tibetani Esercizio per la respirazione
(da ripetere al termine di ogni tibetano!)
Al termine dell’esercizio, unite i piedi e appoggiate le mani sui fianchi. Respirate profondamente inspirando col naso. Espirate attraverso la bocca formando una O con le labbra. Respirate un’altra volta prima di passare all’esercizio successivo.

Avvertenze
Le prime volte potreste provare un senso di vertigine. Siate prudenti e non esagerate. Questo esercizio rafforza il vestibolo, il delicato meccanismo di equilibrio che si trova nell’orecchio interno. Col tempo le vertigini scompariranno e il movimento vi risulterà più facile e fluido, anche ad alta velocità.

I Cinque Tibetani (secondo esercizio)

Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. A Sdraiatevi sulla schiena su un tappetino. Le gambe sono completamente distese, le caviglie sono flesse e si toccano. Stendete le braccia lungo i fianchi con i palmi delle mani ben distesi a terra.


Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. B Inspirate attraverso il naso, sollevate le gambe, formando col torso un angolo di poco inferiore a 90°, e alzate la testa spingendo il mento verso il petto. Espirate attraverso in naso o la bocca, riportando gambe e testa nella posizione di partenza. Ripetete il movimento 21 volte, inspirando quando sollevate le gambe, espirando quando le riportate a terra.

Al termine dell’esercizio tornate in posizione eretta, a piedi uniti e con le mani sui fianchi. e ripetete l’esercizio per la respirazione.


I Cinque Tibetani (terzo esercizio)

Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. A Inginocchiatevi, con le gambe leggermente divaricate e con la punta dei piedi appoggiata a terra. Le mani sono dietro le cosce, appena sotto le natiche, la spina dorsale è dritta e il mento è spinto verso il petto.


Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. B Inspirate attraverso il naso e arcuate all’indietro la schiena. Spingete la schiena più dietro che potete.
Le mani vi sosterranno mentre vi tendete all’indietro. Espirate col naso o con la bocca mentre tornate alla posizione di partenza. Ripetete 21 volte con un ritmo abbastanza veloce e regolare.

Al termine dell’esercizio tornate in posizione eretta, a piedi uniti e con le mani sui fianchi. e ripetete l’esercizio per la respirazione.


I Cinque Tibetani (quarto esercizio)

Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. A Sedetevi con la schiena dritta e con le gambe ben distese. Appoggiate i palmi delle mani a terra ai lati delle anche. La posizione della mani è molto importante! Spingete il mento verso il petto.


Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. B Inspirando con naso, sollevate le anche e contemporaneamente piegate le ginocchia, appoggiando le piante a terra e portando indietro la testa. Vi troverete in una posizione in cui il tronco è parallelo al terreno e le braccia e le gambe sono perpendicolari. Espirate col naso o con la bocca mentre tornate alla posizione di partenza.
Ripetete l’esercizio 21 volte con un ritmo abbastanza veloce e regolare.

Avvertenze
Fate in modo che i piedi non scivolino, devono rimanere nella stessa posizione durante tutto l’esercizio. Inoltre attenzione a non piegare le braccia, il movimento deve fare perno sulle spalle!

Al termine dell’esercizio tornate in posizione eretta, a piedi uniti e con le mani sui fianchi e ripetete l’esercizio della respirazione.

I Cinque Tibetani (quinto esercizio)

Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. A Cominciate questo esercizio da terra, sollevandovi sui palmi delle mani e sulla punta dei piedi. Le braccia e le gambe sono leggermente divaricate. Spingete la testa in alto e all’indietro.


Cinque Tibetani 5 Tibetani FIG. B Tenendo gambe e braccia ben distese, inspirate attraverso il naso mentre sollevate il fondoschiena e spingete il mento verso il petto, formando col corpo un triangolo perfetto.

Al termine dell’esercizio tornate in posizione eretta, a piedi uniti e con le mani sui fianchi e ripetete l’esercizio della respirazione.


Riepilogando: assicuratevi sempre di eseguire correttamente gli esercizi, siate cauti in caso di vertigini o dolori e non abbiate fretta di raggiungere le posizioni, non fate gli esercizi di fretta e curate la respirazione.

Se desiderate approfondire l’argomento, in libreria potrete trovare diversi libri dedicati ai Cinque Tibetani e ai benefici del loro utilizzo.

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PRECISAZIONI IMPORTANTI

Respirazione
All’opposto di quanto si fa di solito nei movimenti di esercizio fisico intenso (tipico il lavoro con i pesi e le macchine, in palestra), nei Tibetani si inspira quando si fa l’azione di contrazione e si espira in distensione (es. nel n. 2 si inspira quando si portano le gambe in verticale e si espira quando le si riabbassa a terra).

Progressione e ripetizioni
La pratica dei Tibetani si inizia con 3 ripetizioni per ogni esercizio (cioè 3 rotazioni, 3 volte le gambe su e giù ecc.). Normalmente si può aggiungere 2 ripetizioni ad ogni esercizio ogni settimana, fino a un massimo di 21 ripetizioni.
L’esecuzione completa degli esercizi in 3 ripetizioni prende meno di 5 minuti. La durata sale a circa 15 quando se ne fanno 21 in tutta tranquillità.
Nulla vieta di rimanere anche più settimane con lo stesso numero di ripetizioni, finché non ci si sente perfettamente a proprio agio nell’incrementare il numero. E’ importante la regolarità, non la quantità.
Se si salta l’esecuzione per un giorno su tanti si può mantenere sempre lo stesso numero di ripetizioni. Se l’interruzione arriva a una settimana, diminuire di 2 o 4 le ripetizioni, come ci si sente.
In caso di interruzioni superiori al mese il buon senso impone di ricominciare da 3.

Come eseguirli
Le fotografie illustrano le posizioni di partenza e quelle "ideali" di arrivo. Se fisicamente non si riesce a raggiungere una o più posizioni, non è affatto tragico: l’importante è conservare l’attitudine mentale a raggiungere la posizione ed eseguire correttamente la respirazione. Anche se sono una splendida miscela di stretching e lavoro isometrico e isotonico, i Tibetani non vanno pensati come la nostra classica ginnastica: non è importante quello che si fa, ma l’attenzione e la presenza nell’esecuzione. Sono da considerare uno spazio che ci prendiamo per prestare attenzione a noi stessi.
Pensare "Inspiro energia e nutrimento, espiro tutto quello che non mi serve" aiuta a calmare la mente e a educarla a percepire la profonda saggezza ed efficacia di questi movimenti.

Quando eseguirli
I Tibetani sono da praticare tutti i giorni. Non ha importanza quando, ogni orario della giornata va bene, meglio a stomaco non troppo impegnato. Al mattino danno una bella carica per la giornata, alla sera predispongono a un buon sonno. Se non si ha dimestichezza con l’esercizio fisico intenso o ci si sente "anziani" e "acciaccati", se si avverte fatica o disagio o non si ha abbastanza tempo, si può spezzare l’esecuzione in più momenti della giornata (es. due esercizi al mattino e tre alla sera…).

www.spaziopmr.it/tibetani.htm

 
 
 
 

1° tibetano

1
Posizione: in piedi, a braccia larghe, palme rivolte verso il basso.
Azione: ruotare su se stessi in senso orario, vale a dire il braccio sinistro ruota verso destra.

Se c’è capogiro, eseguire le rotazioni molto lentamente. Si fa presto l’abitudine e si eseguiranno le rotazioni sempre più velocemente, con naturalezza. Fissare sempre la punta di una mano aiuta a non avere capogiri, sia durante il movimento sia nella fase di arresto.

Hata Yoga:
TADASANA
(posizione della montagna, variante)

inizio 2° tibetano

Hata Yoga:
SHAVASANA
(posizione del cadavere)

2
Posizione base: distesa a terra, supina. Braccia lungo i fianchi.
Azione: sollevare contemporaneamente le gambe fino alla verticale (piedi flessi a "martello") e la testa verso i petto. Spalle, schiena e bacino rimangono a contatto con il suolo. Inspirare durante la flessione ed espirare nella fase di distensione.

Se risulta difficile alzare e abbassare le gambe distese, si può piegare le ginocchia durante i movimenti, per impegnare meno i muscoli addominali.

fine 2° tibetano

Hata Yoga:
posizione del pilastro, variante

inizio 3° tibetano

 

3
Posizione base: in ginocchio, mani appoggiate all’apice delle cosce, piedi con le dita flesse e in contatto con il suolo, testa appoggiata al mento.
Azione: inarcare all’indietro testa, spalle e schiena. Inspirare quando si inarca ed espirare nel ritorno alla posizione base.
Aprire la bocca nell’inarcamento aiuta respirare e a distendere i muscoli anteriori del collo.

fine 3° tibetano

Hata Yoga:
USTRASANA
(posizione del cammello)

inizio 4° tibetano

4
Posizione base
: seduta, gambe distese e leggermente divaricate, tronco eretto e palmi appoggiati a terra.
Azione: piegare le ginocchia, sollevare il bacino e rovesciare indietro la testa (bocca aperta!), inspirando. Tornare in posizione base.

fine 4° tibetano

Hata Yoga:
PURVOTTANASANA
(posizione dell’Est o
dello stiramento anteriore)

inizio 5° tibetano

Hata Yoga:
URDHVA MUKHA SVANASANA
(posizione del cane
con la testa in su)

5
Posizione base:
prona, il contatto con il suolo è dato dai piedi a dita flesse (vedi esercizio 2) e dai palmi rivolti in avanti. Testa rivolta all’indietro. Il bacino gli arti inferiori sfiorano il suolo senza toccarlo.
Azione:
spingere il suolo con le mani e sollevare il bacino, flettendo l’addome, inspirando. Espirare tornando alla posizione base.

Conviene eseguire il movimento (ma vale anche per tutti gli altri!) a piedi scalzi e su superficie non sdrucciolevole.

Un ringraziamento a
Valentina,
modella paziente!

Consulente Yoga:
Maestro Donato Zizzi

fine 5° tibetano

Hata Yoga:
ADHO MUKHA SVANASANA (posizione del cane
con la testa in giù)

 

 

Alimenti ed Angstrom, la salute in tavola con le lunghezze d’onda

 
 

Alimenti ed Angstrom, la salute in tavola con le lunghezze d’onda

La ricerca dell’Ing. Andrè Simoneton (2)
L’ing. Simoneton, francese, ha speso ben 20 anni facendo ricerche sull’effetto che gli alimenti possono avere sul corpo umano. Poiché tutto ciò che vive, compreso il nostro organismo, emette radiazioni, egli si chiese quali radiazioni lo indeboliscono e quali lo fortificano.
Per portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson e il Biometro di Bovis, che è graduato in Angstrom e può misurare anche le onde che sono lunghe solo un decimilionesimo di millimetro.
Con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstrom (questa lunghezza d’onda corrisponde al colore rosso dello spettro solare). Constatò anche che al di sotto dei 6500 Angstrom l’organismo non può più mantenersi in buona salute e compare la malattia.


Colore Lunghezza d’onda in Angstrom (A°) Utilità delle radiazioni
Infrarosso 7601-9000 A° indispensabili per la vita
Rosso 6201-7600 indispensabili per la vita
Arancio 5901-6200 indispensabili per la vita
Giallo 5801-5900 indispensabili per la vita
Verde 5201-5800 insufficienti per la vita ma comunque utili
Blu 4501-5200 insufficienti per la vita ma comunque utili
Indaco 4301-4500 insufficienti per la vita ma comunque utili
Violetto 3901-4300 insufficienti per la vita ma comunque utili
Ultravioletto 3001-3900 insufficienti per la vita ma comunque utili
Raggi X 2600-3000 nocive per gli esseri umani

Per mantenersi con vibrazioni ad una lunghezza d’onda superiore ai 6500 Angstrom (verso l’infrarosso) il nostro organismo deve continuamente adattarsi all’influenza di ogni specie di radiazioni, siano esse dovute a: pensieri, emozioni, alimentazione, medicamenti, radiazioni cosmiche, solari, terrestri, ecc. Un ruolo assai importante, per il mantenimento della buona salute, viene pertanto rivestito dagli alimenti, dalle bevande, dal modo di vita e dall’ambiente in cui si vive.
Prove di laboratorio, effettuate su animali, hanno dimostrato che gli alimenti sintetici, pur fornendo un’alimentazione equilibrata dal punto di vista qualitativo e calorico, non è sufficiente per fornire uno sviluppo normale. Questo significa che oltre ai consueti elementi (proteine, carboidrati, ecc.) gli alimenti devono anche possedere delle "vibrazioni energetiche", capace di mantenere la vita. Una volta fatte queste considerazioni, l’Ing. Simoneton controllò un gran numero di alimenti che suddivise nelle 4 grandi categorie riportate qui sotto.

Le qualità vibrazionali e vitali dei cibi (3)

GLI ALIMENTI SUPERIORI, con vibrazioni sopra i 6500 Angstrom:
– tutta la frutta fresca ben matura e relativi succhi (fatti in casa e subito ingeriti),

– quasi tutti gli ortaggi ed i legumi crudi o cotti con temperatura non superiore ai 70 gradi. Il grano, i farinacei, la farina ed il pane integrale; i dolci fatti in casa,

– tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, le olive, le mandorle, i pinoli, le noci, i semi di girasole, le nocciole, la noce di cocco e la soia,

– il burro freschissimo di giornata, i formaggi NON fermentati, la crema del latte e le uova di giornata.

GLI ALIMENTI DI APPOGGIO, con vibrazioni da 6500 a 3000 Angstrom:
– il latte fresco appena munto, il burro normale, le uova non di giornata, il miele, lo zucchero di canna, il vino, l’olio di arachidi e le verdure scottate in acqua bollente.

GLI ALIMENTI INFERIORI, con vibrazioni dai 3000 Angstrom in giù:
– la carne cotta, i salumi, le uova dopo il 15 giorno, il latte bollito, il the, il caffè, le marmellate, il cioccola-to, il pane bianco, tutti i formaggi fermentati. Questi alimenti sono quasi tutti proteici, e basta una piccolissima deficienza del fegato o dell’apparato digerente, affinchè diven-tino intollerabili per l’organismo.

GLI ALIMENTI MORTI, senza alcuna vibrazione:
– le conserve alimentari, le margarine, tutte le pasticcerie ed i dolci fatti con farina raffinata e prodotti industriali, i liquori e gli alcoolici, lo zucchero raffinato (bianco).
Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietàGli alimenti conservati mediante la "pastorizzazione", NON contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti (per esempio la liofilizzazione) le conservano in gran parte.
Tutti i cibi che hanno un elevato potere vitaminico hanno pure ottime vibrazioni e possono essere classificati come "eccellenti". Questi alimenti potrebbero essere sufficienti al mantenimento della vita se assunti con un’alimentazione "vegetariana intelligente", cosa che non sempre accade tra i vegetariani che sovente presentano evidenti squilibri nutrizionali.


Fra gli alimenti superiori i frutti maturi hanno tutti una lunghezza d’onda tra gli 8000 ed i 10.000 Angstrom. Le loro vibrazioni vengono liberate nello stomaco, dando una sensazione di benessere. Affinché le mucose ne traggano il maggior profitto è opportuno mangiare la frutta a digiuno, cioè al mattino o nel tardo pomeriggio. Non mangiate la frutta non matura, come spesso viene venduta, le sue vibrazioni non sono valide per l’organismo; lo prova il fatto che sono di difficile digestione. Quanto detto per la frutta è valido anche per le verdure, per esempio la barbabietola, la carota e il ramolaccio quando sono maturi misurano dai 7000 agli 8000 Angstrom. La stessa rilevazione si ottiene dai legumi freschi e maturi (fagioli, fave, piselli, lenticchie). Questi, però, una volta essicati, già dopo qualche settimana presentano una debole radiazione che scompare nel giro di qualche mese; ecco perché spesso sono indigesti.
La possibilità vibratoria degli alimenti non resiste oltre i 70° Celsius, infatti qualsiasi cottura che superi questi valori rende il cibo povero di elementi vitali. L’unica eccezione è la patata, che una volta cotta al forno o nell’acqua presenta ancora circa 6500 Angstrom. Il miglior modo di mangiare le insalate è quello di prepararle con molte qualità di verdure, ad esempio lattuga, carciofi, asparagi, carote, olive, barbabietole, cipolle, ecc. Gli spinaci, i carciofi, le zucchine ed i funghi possono essere consumati anche crudi tagliati a fettine. Queste mescolanze, se condite con olio extra vergine di oliva, forniscono ottime vibrazioni che vanno da 8000 a 11.000 Angstrom. Anche i funghi sono molto importanti in quanto emettono onde di 8500 Angstrom.
Simoneton, ha rilevato che i prodotti vegetali venduti normalmente nelle città hanno già perduto da un terzo alla metà delle vibrazioni utili al corpo umano. Se a tutto ciò si aggiunge la cottura per bollitura, in essi NON rimane più NULLA di valido. Qualcuno ha osservato che le verdure gonfiano lo stomaco: ciò è vero solamente quando si mangiano quelle con vibrazioni inadeguate; di quelle cotte nell’acqua, ad esempio, rimane solo la cellulosa.
La base del nutrimento dell’uomo è il grano e questi occupa una posizione importante nella scala delle vibrazioni, cioè 8500 Angstrom. Alcuni osservano che il grano è difficoltoso da masticare, ma basta macinarlo a grana grossa ed ecco risolto il problema. Un piatto contenente grano (chicco o grano spezzato, non farina) ha una vibrazione di 9000 o 10.000 Angstrom. Il grano germogliato rappresenta un alimento perfetto con vibrazioni molto energetiche, tra gli 8000 ed i 10.000 Angstrom, ed è anche possibile mescolarlo con altri cereali (farro, miglio, avena, ecc) preparando piatti assai gustosi. La pasta fatta in casa, cioè fresca, ha una radiazione uguale a quella del grano, mentre in quella seccata venduta in commercio le radiazioni sono quasi nulle.
Gli oli hanno all’incirca le stesse vibrazioni del frutto da cui provengono e sono uno dei cibi che conserva più a lungo le vibrezioni iniziali. L’olio extravergine di oliva spremuto a freddo, ad esempio, misura mediamente 8500 Angstrom e, dopo 6 anni, arriva a circa 7500 Angstrom. Attenzione che quando l’olio di oliva è decolorato e deodorizzato con appositi carboni attivi il tasso vibratorio si abbassa a 4000 Angstrom circa, mentre gli oli estratti con solventi dalle sanse NON contengono più alcuna vibrazione. Sembra che nell’antichità il piatto principale fosse pane integrale o semintegrale di farro intriso nell’olio di oliva, il resto era companatico.

Gli studi del Simoneton hanno dimostrato che il latte vaccino NON è un alimento adatto per la salute dell’uomo. Alla mungitura presenta 6500 Angstrom; dopo 6 ore 6000; dopo 14 ore 5000; dopo 18 ore 4000; dopo 48 ore 2000; dopo 56 ore 1000 A e dopo la pastorizzazione quasi zero Angstrom. Il burro perde di giorno in giorno la sua vibrazione, e dopo 40 giorni non ne ha più del tutto, tuttavia la conservazione in frigorifero rallenta questo processo. Le uova appena deposte danno 6500 Angstrom, sono perciò identiche alle vibrazioni di una persona sana, la polvere d’uovo, invece, NON contiene più nulla ed è solo cenere morta!
Da ciò deriva il consiglio di utilizzare prodotti integrali non raffinati dall’industria, la quale toglie al prodotto appena colto la parte migliore, per poi elaborarlo e rivenderlo nelle farmacie a prezzi vertiginosi (vedi il germe di grano o la crusca!!). Tutto ciò potrà sembrare stupido ma sono cose che avvengono nella realtà. Ricordate che la Natura produce tutto ciò di cui avete bisogno. Un detto antico, trasformato, vi aiuterà a regolarvi: "Cibi e buoi dei paesi tuoi".
Limitate la carne (anche salumi, pollo e pesce sono carne), come facevano i nostri nonni che l’assumevano solo saltuariamente. Essere quasi vegetariani (non vegani) significa tenere sotto controllo ogni problema.
Infine in certi casi può essere benefica una punta di cucchiaino da the di Cloruro di Magnesio sciolto in mezzo bicchiere di acqua da bere al mattino a digiuno. Questo sale è contenuto in notevole quantità nel sale marino integrale, è un ottimo rinforzante del sistema immunitario e tonico del sistema nervoso e muscolare. E’ adatto in tutte le malattie cosiddette infettive in quanto aumenta notevolmente la potenza fagocitaria dei globuli bianchi.
I Vegetali Frondosi (1)
Fra le scoperte più importanti, emerse dalle ricerche del Dott. Wilson si pone la conoscenza dei grandi benefici ottenibili dalle fronde dei vegetali. Mentre è da sempre conosciuto che questi sono "cibi protettivi" (le ultimissime ricerche mediche lo hanno dimostrato in modo incontrovertibile), non si è mai considerato il loro apporto all’energia vitale dell’organismo. Tali vegetali, oltre a possedere un altissimo livello di energia, sono gli unici alimenti in grado di bilanciare in modo soddisfacente i pasti a base di proteine, facendo in modo che il corpo possa assimilare le medesime senza dover attingere alle energie di riserva. Le misurazioni fatte hanno mostrato come le foglie dei vegetali abbiano un valore energetico maggiore di quello dello stelo e delle radici e ciò è dovuto al fatto che le fronde sono più interessate dai raggi del sole. Siccome la cottura riduce la vitalità dei vegetali il Dr. Wilson consiglia di assumere almeno due vegetali crudi insieme ad uno cotto. Barbabietola rossa, sedano, senape, kale, lattuga, indivia, rapa, carota ed erba medica offrono le foglie più cariche di energia.

www.enotime.it/zoom/default_body.aspx?ID=1670

Simeoneton, Lkhovsky e Bovis affermarono che il corpo umano irradia mediamente a una frequenza di 6,500 angstrom. I microbi e gli altri microrganismi portatori di malattie irradiano la loro forza vitale a frequenze molto più basse delle nostre. Si ritiene che gli esseri umani possano essere coinvolti negativamente da queste forme di vita primitive solo e unicamente se le nostre energie vitali cadono a livelli molto bassi. In parole povere, se lasciamo che i nostri livelli cadano alla loro frequenza, invece di restarne al di sopra. Il nostro tasso vibrazionale scende a conseguenza dell’abuso di droghe o alcool, del fumo, della sedentarietà, del consumo regolare di cibi quasi morti o privi di minerali. Dovremmo invece cibarci di prodotti freschi, biologici, fatti crescere in terreni ricchi di minerali.
Bovis affermò che i pazienti malati di cancro irradiano a 1,875 angstrom, la stessa misurazione del pane bianco molto raffinato. Il segreto di un’alimentazione corretta sta nel mangiare cibi naturali, puliti che irradiano ad alte frequenze.

www.anagen.net/oxymune.htm

LE QUALITA’ VITALI E VIBRAZIONALI DEI CIBI (3)

GLI ALIMENTI SUPERIORI, con vibrazioni sopra i 6500 Angstrom:
– tutta la frutta fresca ben matura e relativi succhi (fatti in casa e subito ingeriti),
– quasi tutti gli ortaggi ed i legumi crudi o cotti con temperatura non superiore ai 70 gradi. Il grano, i farinacei, la farina ed il pane integrale; i dolci fatti in casa,
– tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, le olive, le mandorle, i pinoli, le noci, i semi di girasole, le nocciole, la noce di cocco e la soia,
– il burro freschissimo di giornata, i formaggi NON fermentati, la crema del latte e le uova di giornata
.
GLI ALIMENTI DI APPOGGIO, con vibrazioni da 6500 a 3000 Angstrom:
– il latte fresco appena munto, il burro normale, le uova non di giornata, il miele, lo zucchero di canna, il vino, l’olio di arachidi e le verdure scottate in acqua bollente
.
GLI ALIMENTI INFERIORI, con vibrazioni dai 3000 Angstrom in giù:
– la carne cotta, i salumi, le uova dopo il 15 giorno, il latte bollito, il the, il caffè, le marmellate, il cioccolato, il pane bianco, tutti i formaggi fermentati. Questi alimenti sono quasi tutti proteici, e basta una piccolissima deficienza del fegato o dell’apparato digerente, affinché diventino intollerabili per l’organismo.

GLI ALIMENTI MORTI, senza alcuna vibrazione:
– le conserve alimentari, le margarine, tutte le pasticcerie ed i dolci fatti con farina raffinata e prodotti industriali, i liquori e gli alcoolici, lo zucchero raffinato (bianco).
Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietà.

Gli alimenti conservati mediante la "pastorizzazione", NON contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti (per esempio la liofilizzazione) le conservano in gran parte. Tutti i cibi che hanno un elevato potere vitaminico hanno pure ottime vibrazioni e possono essere classificati come "eccellenti".

www.viveremeglio.org/0_tavola/30_calorie.htm


CIBI CRUDI (VIVI) E CIBI COTTI (MORTI)

I cibi crudi sono più vitali e nutrienti di quelli cotti.
Un bel boccone di pesce alla griglia, ben cotto, o una forchettata di spaghetti fumanti finisce fra le nostre "fauci" con immenso godimento. Il nostro corpo, però, a quanto pare non trae uguale piacere. Mentre mastichiamo soddisfatti, qualcosa si scatena nell’organismo: migliaia di globuli bianchi, i "soldatini" del sistema immunitario umano, accorrono in massa contro il "nemico".
Il nemico può essere anche un pezzo di pane, o una fetta di torta, un piatto di riso, o un hamburger, insomma un qualsiasi alimento che ha subito il processo di cottura.
Ma perché la nostra perfetta macchina di difesa si mette in moto?
Ad ogni ingestione di tali alimenti, il nostro organismo reagisce con un’iper-produzione di leucociti (detta "leucocitosi"), perché considera "innaturale" e "pericolosa" ogni materia vivente sottoposta a quella radicale trasformazione molecolare che avviene con la cottura.
Una mela, una carota o qualsiasi altro vegetale o frutto crudo sono invece accettati senza la reazione immunitaria dei globuli bianchi, che provocano ogni volta un enorme dispendio d’energie vitali.
A fare questa importantissima scoperta fu il Dottor Kouchakoff, medico di Losanna, che, dopo venticinque anni di sperimentazioni su migliaia di persone e su sè stesso, nel 1937 pubblicò il risultato delle sue ricerche nel saggio Nouvelles lois de alimentation humaine, basees sur la leucocytose digestive.
Parallelamente a Kouchakoff, il medico italiano C. Lusignani, dell’Università di Parma, nel 1924 aveva già pubblicato un prezioso lavoro sulla leucocitosi digestiva, arrivando a conclusioni simili.
In effetti, Lusignani si era occupato del meccanismo fisiologico che innesca o sospende la leucocitosi digestiva, dimostrando che le variazioni leucocitarie successive all’ingestione dell’alimento sono dovute a meccanismi nervosi centrali e periferici che, regolando il calibro vasale, determinano, attraverso fenomeni di vasocostrizione o di vasodilatazione, l’aumento o la diminuzione dei leucociti.
I globuli bianchi, in sostanza, "programmati" per difendere da corpi estranei a noi dannosi, aumentano di numero in caso d’ingestione di cibi cotti.
Al contrario, il nostro organismo reagisce con un rilassamento delle pareti vasali (e una conseguente diminuzione dei globuli bianchi, o leucopenia) in caso d’ingestione di cibo crudo, non considerato dannoso dall’"intelligenza del corpo".
Come dice il prof. Businco, dell’Università di Roma, "la vita è cruda, perché tutti i processi biologici si svolgono in ambiente naturale, nei limiti della temperatura alla quale le cellule e i tessuti svolgono le loro attività vitali".
Il corpo sa riconoscere ancora perfettamente, dopo alcuni millenni di "deviazione alimentare", i cibi "vivi" (quelli che gli consentono di mantenere integro il suo capitale di "vitalità") da quelli "morti".
"Vivi" sono gli alimenti crudi, che conservano intatto il loro corredo di "fattori vitali": vitamine, proteine, sali minerali, enzimi, ormoni, essenze volatili, antiossidanti naturali, biostimoline, complessi antibiotici, ecc. Alimenti "morti", invece, non sono solo i cadaveri di altri animali, ma anche le verdure, la frutta e i cereali cotti. Tutti i cibi (fatti di materia organica, come noi), se sottoposti ad elevate temperature (come quelle che usiamo per friggere, arrostire, bollire, ecc.) subiscono trasformazioni chimiche irreversibili.
Le proteine, ad esempio, hanno un decadimento del loro valore biologico, dovuto alla distruzione parziale (e a volte totale) degli aminoacidi essenziali. La bollitura, in particolare, provoca l’idrolizzazione dei composti proteici e la susseguente dispersione nel mezzo liquido. Se poi la cottura avviene mediante arrostimento o tostatura, le proteine si denaturano, producendo sostanze tossiche da piroscissione, alcune delle quali notoriamente cancerogene (il benzopirene, il benzoantracene, il perilene, ecc.). Attenti dunque al famigerato barbecue e al caffè (i cui grani, prima di essere macinati, sono tostati).
Altre "vittime eccellenti" della cottura-killer sono le vitamine, che ad alte temperature vengono per la maggior parte denaturate o distrutte irrimediabilmente.
La clorofilla, linfa vitale delle piante verdi, subisce invece la degradazione a feofitina, di colore bruniccio, assolutamente inutilizzabile dall’organismo.
Cuocere non significa quindi rendere più digeribile un alimento, perché, come abbiamo visto, durante questo processo i composti proteici iniziano a flocculare già a 60 gradi e finiscono per coagulare del tutto a temperature maggiori, essendo inattaccabili dai succhi gastrici.
Ma, allora, i presunti vantaggi della cottura? Ad un attento esame, non ce ne sono. È pur vero che gli alimenti cotti si prestano di più a manipolazioni e all’aggiunta di condimenti "ricchi" o speziati (proprio perché hanno perso il loro sapore iniziale), ma ciò travalica dalle giuste necessità nutrizionali e appartiene al campo di quelle "distorsioni del gusto", indotte dalla "civilizzazione".
Dopo aver rivelato cosa succede nel nostro organismo ogni qualvolta ingeriamo un cibo cotto (di qualsiasi natura, vegetale o animale) e perché gli alimenti crudi debbano considerarsi "vivi" (in altre parole depositari di tutto il corredo vitaminico, proteico, enzimatico, ecc.), mentre quelli sottoposti a cottura sono ritenuti "morti", siccome subiscono trasformazioni chimiche irreversibili che, oltre ad impoverirli sul piano bionutrizionale, in alcuni casi generano sostanze cancerogene, bisogna ora aggiungere un dato sicuramente rilevante, il fatto, in pratica, che l’uomo, sebbene faccia cuocere i suoi alimenti da alcune decine di migliaia d’anni (mentre per milioni d’anni è stato "crudista") non ha sviluppato altresì alcun adattamento anatomofisiologico all’alimento cotto, che continua ad essere rifiutato dall’organismo mediante l’azione di rigetto detta "leucocitosi digestiva" (cioè iper-produzione di globuli bianchi).
Ad oltre settanta anni da questa scoperta, fondamentale per capire come si comporta il nostro corpo in caso d’alimentazione innaturale, si continua a far di tutto per non divulgarla, con un silenzio che ha premiato i giganti multinazionali dell’alimentazione precotta, in scatola, "sofisticata" e colorata.
L’uomo è l’unico animale che sottopone a cottura i cibi, erodendo così il suo capitale energetico (poiché, la leucocitosi rappresenta un elevato dispendio di vitalità) e obbligando il proprio organismo ad un doppio sforzo per ritrasformare in materia vivente ciò che lui stesso ha distrutto con l’elevata temperatura.
È stato calcolato – dall’ingegnere francese Andrè Simoneton – che le radiazioni emesse dal corpo di una persona sana si aggirano, in media, sui 6.500 Angstrom, mentre in condizioni di malattia o di cattiva alimentazione scendono sicuramente di sotto a tale livello.
Gli alimenti possono pertanto dividersi in tre principali categorie: l) alimenti "morti" – cibi cotti o conservati, margarina, pasticceria industriale, alcool, liquori, zucchero – che hanno radiazioni nulle o pressoché nulle; 2) alimenti "inferiori" – carne, salumi, uova non fresche, latte bollito (quello "industriale" che beviamo oggi), caffè, tè, cioccolato, marmellate, formaggi, pane bianco – che hanno radiazioni inferiori a 3.000 Angstrom; 3) alimenti "superiori" o "sani" – frutta fresca, cruda e matura, e verdura cruda e fresca, che hanno radiazioni molto elevate, tra gli 8.000 e i 10.000 Angstrom.
L’alimento vegetale "vivo" (cioè crudo), fresco e maturato sotto l’azione dei raggi solari, è, infatti, il punto d’arrivo di una serie di processi di concentrazione di tutte quelle energie che lo hanno dapprima generato, poi fatto crescere e infine portato a maturazione. Tali energie, ovviamente, si liberano e vengono poi assimilate dal nostro organismo ogni qual volta mastichiamo e ingeriamo un frutto o un vegetale crudo: dall’energia alla materia e dalla materia all’energia, semplicemente.

Viene da chiedersi, ora, come mai l’uomo abbia abbandonato ad un certo punto della sua preistoria l’alimentazione a lui fisiologicamente adatto, quella vegetariana e crudista, e si sia dato alla cottura indiscriminata dei cibi, iniziando con la carne e passando poi a tutti gli altri.
Ragioni di forza maggiore, pare, obbligarono i nostri progenitori a cambiare dieta.
I paleoantropologi concordano nel ritenere che la Terra, durante la preistoria dell’uomo, soffrì enormi sconvolgimenti climatici e geologici, i quali trasformarono profondamente gli ecosistemi del pianeta. Glaciazioni, interglaciazioni, periodi d’eccessivo inaridimento o d’insolita piovosità alterarono i biomi vegetali da cui l’uomo traeva il proprio nutrimento.
Durante l’ultima glaciazione, avvenuta tra i 200.000 e i 120.000 anni fa nel periodo dell’Era Quaternaria chiamato Pleistocene, i ghiacci avanzarono tanto che gran parte delle foreste eurasiatiche furono distrutte. L’Africa, nel frattempo, era flagellata da intensissime precipitazioni, seguite poi da un periodo d’eccessivo inaridimento del clima, che fece scomparire gran parte delle foreste.
La savana, gialla, assolata, semi arida, prese in molte zone il posto dell’intricato e ombroso ammasso vegetale che aveva fino allora ospitato e nutrito l’uomo.

Da "scimmia d’ombra" – come dice il prof. Marcello Comel, illustre clinico e scienziato dell’Università di Pisa – "vissuta per milioni d’anni sugli alberi … [l’uomo] vagò per altri milioni d’anni nella savana". E che nutrimento poteva trovare nella savana?
Da "scimmia d’ombra" – come dice il prof. Marcello Comel, illustre clinico e scienziato dell’università di Pisa – "vissuta per milioni d’anni sugli alberi…[l’uomo] vagò per altri milioni d’anni nella savana". E che nutrimento poteva trovare nella savana?
Prevalentemente i frutti secchi, piccoli e duri delle graminacee spontanee (soprattutto frumento e orzo), che crescono negli spazi aperti, e necessitano di luce solare diretta.
Alla dieta a base di graminacee, insufficiente dal punto di vista nutritivo, l’uomo aggiunse ciò che gli offriva il nuovo habitat, e cioè la carne degli animali della savana.
Non avendo le caratteristiche anatomofisiologiche del granivoro, né tantomeno del carnivoro, l’uomo, per rendere commestibile il cereale e il cadavere di altri animali, dovette ricorrere alla cottura, che in seguito fu estesa, inspiegabilmente, a tutti gli altri alimenti.
L’alimentazione granivora e carnivora rappresenta dunque una vera e propria "deviazione fagica" non dettata da una scelta, ma da uno stato di pura necessità che non offriva alternative.
Contravvenendo agli istinti alimentari biologicamente connaturati con la propria specie, l’uomo dette inizio alla sua degradazione e degenerazione fisiopsichica, i cui disastrosi effetti sono, oggi più che mai, evidenti. Contrariamente a quanto si pensa, infatti, l’uomo non è diventato "più sano, più alto, più forte" da quando (circa 10.000 anni fa) ha cominciato a dedicarsi all’agricoltura. Tutt’altro.
La paleopatologia, una disciplina relativamente nuova che studia le malattie di cui soffrivano i nostri antenati, sta sovvertendo molti luoghi comuni. Ad esempio quelli che riguardano la statura: gli scheletri degli uomini preistorici vissuti in Grecia e in Turchia verso la fine dell’era glaciale erano alti in media 175 centimetri, mentre 5.000 anni fa (dopo l’adozione dell’agricoltura) la statura era scesa a 160 cm.
E inoltre ogni cultura ricorda i propri "Matusalemme" e i propri "Noé", gli ultracentenari degli albori del mondo, cioè quando l’uomo era ancora "fruttariano" e "crudista".
Oggigiorno, non più la necessità di procacciarsi il cibo, ma errate abitudini, pregiudizi dietetici, e, soprattutto, la schiacciante pressione dell’industria alimentare – con tutti i suoi condizionamenti pubblicitari – fanno sì che l’uomo, non più guidato dall’istinto (ormai perduto), stenti a ritrovare razionalmente la strada della corretta alimentazione crudista.

René Andreani

http://www.vegetarian.it/index.php

I Sali di Shussler

 
Sali di Schussler

Furono ideati nel 1873 dal medico tedesco Wilhelm Schussler, il quale affermava che 12 sostanze inorganiche e fisiologiche funzionali dell’organismo potevano essere anche utilizzate per guarire, e che lo stato di malattia deriva da uno squilibrio tra ferro, calcio, potassio, sodio, silicio e magnesio, elementi minerali base delle nostre cellule.
Non si ha più il concetto omeopatico della similitudine, ma il processo di guarigione è basato sui processi chimico-fisiologici che avvengono nell’organismo umano. I dodici preparati di minerali dinamizzati, diluiti alla 6 D, ripristinano nella cellula quella quantità di ioni necessari per la sua normale funzionalità, stimolando l’organismo a difendersi.

Inoltre egli formulò l’ipotesi che dodici sostanze inorganiche e fisiologiche, funzionali dell’organismo, potevano anche essere utilizzate per guarire: tale ipotesi trova le sue origini da un’analisi, che egli stesso condusse, della cenere derivante dalla combustione di tessuto umano e dalla quale scoprì che i sali in esso presenti erano solo dodici e che solo una adeguata e corretta proporzione di minerali permetteva il perfetto funzionamento delle cellule.

Nacquero così i "Sali di Schussler", dodici preparati a base di minerali diluiti, oggi utilizzati a scopo terapeutiche da molti esperti di medicina naturale e complementare.

Essi hanno lo scopo di correggere lo squilibrio minerale ripristinando il funzionamento ed il ricambio cellulare. Essi sfruttano gli stessi principi dell’omeopatia utilizzando come rimedi gli elementi base del corpo umano.

I Sali di Shussler sono disponibili nelle farmacie in diverse preparazioni, dalle compresse alle gocce, dalla polvere alla pomata. Vendibili anche senza ricetta medica, privi di controindicazioni ed effetti collaterali, se ne consiglia tuttavia un uso controllato da un esperto medico omeopata; le dosi di assunzione devono essere molto piccole poiché solo in tal modo la cellula può ricevere il corretto stimolo: la quantità ottimale è ottenuta attraverso un processo di diluizione in sei o dodici parti sempre indicato sulla confezione e contraddistinto dalla lettera D.

naturafelicitas.it/index.php/prodotti/category/Sali%20di%20Schus…

 
Sali Schüssler – come si usa il sale di Schüssler
Legga che effetto hanno i sali di Schüssler e come dosarli correttamente
Dr. Wilhelm Schüssler
Il Dr. Schüssler (1821 – 1898) nel corso dei suoi studi ha scoperto che per un funzionamento perfetto devono esserci 12 sostanze minerali. La carenza o la distribuzione errata porta a disturbi funzionali che nuovamente sono la causa di malattie

Che cosa sono i sali di Schüssler ?
Nel caso dei sali di Schüssler si tratta di preparati omeopatici, acquistabili quali medicinali omeopatici presso la Sua farmacia.

I sali di Schüssler non sono sostanze minerali usuali, come quelle presenti negli alimenti e nelle sostanze alimentari aggiuntive. Non si tratta dunque di compensare delle carenze quantitative mediante il sale di Schüssler, ma di utilizzare le singole cellule di sostanze minerali presenti nel sangue. Con il dosaggio giusto con questi sali si puo` anche dimagrire. E . . . combattere le rughe !

I minerali recepiti dall`organismo mediante gli alimenti servono da elementi costitutivi e fungono da base minerale per la costruzione del corpo e i processi di metabolismo.

Le sostanze minerali del Dr. Schüssler si possono denominare „sostanze funzionali". I sali di Schüssler hanno effetto regolativo ed aiutano a rendere piu` preziosi gli elementi costruttivi per le cellule. Il potenziamento porta con se` che le sostanze minerali possano entrare meglio nel sangue mediante la mucosa della bocca. In questo modo esse sono disponibili piu` rapidamente e possono compensare i disturbi dell`armonia tra l`ambiente interno delle cellule e degli spazi tra le cellule.

I sali di Schüssler potenziati raggiungono molto bene la zona di effetto all`interno delle cellule, assumendo inoltre un ruolo di trasmettitore di energia e di informazione che nel corpo favoriscono una ricezione accelerata del sale minerale mancante.

La sostanza portante nel caso delle pasticche e` lo zucchero latteo, in cui il potenziamento comporta D6 e D12, livelli relativamente bassi.

Nel caso di sali Schüssler si tratta esclusivamente di sostanze presenti nell`organismo umano. Anche in forma di gocce in caso di intolleranza al lattosio.

La salute puo` essere solo mantenuta e le malattie solo curate in modo duraturo o migliorate, se l`organismo diventa capace di adattarsi alle condizioni diversificate e di reagire in modo adeguato ad esse.

Questa verita` sta alla base della medicina regolativa.

Il presupposto per poter reagire in modo adeguato risulta comunque una biochimica intatta delle cellule e delle sostanze intracellulari (interstitium). La caratteristica dell`interstitium risulta di determinante importanza per la funzionalita` delle cellule, degli organi e dell`organismo in generale. Le sostanze minerali secondo il Dr. Schüssler sviluppano il loro effetto in qualita` di sostanza funzionale agente sulle membrane delle cellule e all`interno delle cellule, ma anche all`interno dell`interstitium.

I sali minerali sono un tipo di therapeuticum basilare. Essi servono per migliorare la trasmissione di informazioni l`eliminazione di blocchi, il miglioramento del metabolismo delle cellule e l`incremento del potenziale, dell`effetto di prodotti omeopatici e allopatici, la regolazione della gestione degli acidi e delle base e la deacidificazione e l`attivazione del sistema immunitario.

I sali di Schüssler hanno 12 strumenti principali e 12 additivi.
Nel caso di malattie leggere e passeggere e disturbi Lei puo` assumere i sali di Schüssler per alleviare i sintomi e favorire la guarigione.

Informazione riguardante i sali di Schüssler

Il grande vantaggio della biochimica consiste nel fatto che il sale di Schüssler senza effetti collaterali puo` essere combinato con altri medicinali.

assunzione: come assumere i sali Schüssler in modo corretto, lo puo` leggere qui:

sali di Schüssler nel caso di malattie acute:
1 pasticca ogni 5 -15 minuti da diluire in bocca.

Sali di Schüssler nel caso di malattie croniche:
nel corso della giornata 6 -10 pasticche da diluire in bocca.

Le pasticche si possono diluire in acqua calda.

Consumi le pasticche sempre con acqua pura o acqua di rubinetto, non acqua minerale !

Per diluire e mescolare usi sempre un cucchiaio di plastica. I cucchiai in metallo diminuiscono o eliminano del tutto l`effetto dei sali di Schüssler.

Infine bere lentamente e a sorsi.

A che cosa deve fare attenzione in caso di diabete? Indicazioni per diabetici:
A causa dello zucchero latteo i diabetici devono calcolare le pasticche sulla base dei contenuti del pane. 50 pasticche corrispondono a un’unita` di pane.

Ci sono cose piacevoli da riportare: I pazienti con tolleranza di lattosio possono anche acquistare i sali di Schüssler in forma di gocce senza zucchero in farmacia.

Nel caso di malattie gravi e croniche non si devono usare i sali di Schüssler senza il consiglio del medico! Si metta assolutamente in contatto con il Suo medico o terapeuta per ottenere una consulenza competente.

Prima della teoria grigia delle 12 sostanze principali qui un racconto di un`esperienza con il sale di Schüssler:

Impiego: sostanze principali 1-12 die sali Schüssler e il suo „impiego”:

Fluoruro di calcio (Calcium Fluoratum) – mezzi per ossa del sale di Schüssler no.1 presente nelle cellule della cute superiore, nelle ossa, nello smalto dentale e nelle fibre elastiche. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Fosfato acido di calcio (Calcium Phosphoricum) – sostanza di rinforzo dei sali di Schüssler no. 2 contenuta in tutte le cellule del corpo, soprattutto nelle cellule delle ossa. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . . .

Fosfato di ferro (Ferrum Phosphoricum) – sostanza antifiammatoria del sale di Schüssler no. 3 Il ferro si trova nel sangue e nelle cellule dei muscoli. I globuli rossi contengono ferro e al momento dell`inspirazione di aria essi assumono ossigeno dall`aria. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Cloruro di potassio (Kalium Chloratum) – sostanza per la mucosa del sale di Schüssler no. 4 e` un componente di quasi tutte le cellule del corpo e sta in stretto legame con il tessuto connettivo. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui .

Fosfato di potassio (Kalium Phosphoricum) – sostanze per i nervi e i muscoli del sale di Schüssler no. 5 si trovano nelle cellule del cervello, dei nervi e dei muscoli. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Solfato di potassio (Kalium Sulfuricum) – mezzo per la cuta del sale di Schüssler no. 6. Il solfato di calio (sali di Schüssler no. 6) si trova nelle cellule superiori della cute e dei muscoli. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Fosfato acido di magnesio (Magnesium Phosphoricum) – sostanza per i nervi del sale di Schüssler no. 7. Si trova nei muscoli, nei globuli rossi e nei nervi, nel cervello, nelle ossa e nei denti. Il magnesium phosphoricum viene impiegato come asso. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Cloruro di sodio (Natrium Chloratum) – sostanza di irrigazione del sale di Schüssler no. 8. Clorurio di sodio, ovvero sale e` presente in tutti i liquidi del corpo e nei tessuti. Clorurio di sodio regola la ricezione di acqua e la emissione di acqua nelle cellulule. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Fosfato di sodio (Natrium Phosphoricum) – mezzo di deacidificazione del sale Schüssler no. 9. Componente presente nei globuli, nei muscoli, nelle cellule di nervi e cervello e anche nei liquidi dei tessuti. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Solfato di sodico (Natrium Sulfuricum) – sostanza per il metabolismo del sale Schüssler no. 10. Possiede la caratteristica di venir espulso rapidamente con il naturale metabolismo in forma di liquidi arricchiti presenti nei tessuti. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Acido di silicico (Silicea) – sostanza stabilizzatrice del sale di Schüssler no. 11 Il silicio e` un componente del tessuto connettivo, della cute superiore, della mucosa, dei capelli, delle unghie, delle ossa e dei nervi. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui . .

Solfato di calcio (Calcium Sulfuricum) – sostanza regenerativa del sale Schüssler no. 12 Il solfato di calcio e` presente nella bile e nel fegato. Che cosa succede con una carenza, come e dove si puo` utilizzare, legga qui.

Se Lei dovesse gia` conoscere queste 12 sostanze principali, allora queste 12 sostanze additive completano la terapia. Le trova qui: sostanze additive (Traduzione più successivamente!)

Ricette a base del sale Schüssler:

Ricette provate di sale Schüssler: come combinare e dosare in modo corretto i sali di Schüssler per curare i mali di tutti i giorni, lo puo` leggere nelle ricette (Traduzione più successivamente!)

Sali di Schüssler per l`anima:
Quello che molti non sanno : Non solo la terapia a base di fiori di Bach, ma anche i sali del Dr. Schüssler sono adatti per il trattamento dell`anima.

www.medicina-naturale-alternativa.com/sali-di-schuessler.html

Zenzero, proprietà ed usi

 
 

Zenzero

Zingiber officinalis
Famiglia: Zinziberacee
Sinonimo: Ginger
Parte usata: rizoma

Lo zenzero è una pianta erbacea perenne, con portamento eretto, che può raggiungere il metro e mezzo di altezza e ha una radice detta rizoma. Annualmente, lo zenzero emette, direttamente dalla radice, uno stelo simile alla canna da zucchero, con foglie strette a forma di lancia. La fioritura è formata da una infiorescenza con l’aspetto di una spiga, composta di fiori bianchi, verde pallido o giallini. Il rizoma viene estratto dopo la fioritura quando la pianta ingiallisce.

Le origini

Lo zenzero, parente stretto delle orchidee, è originario dell’Asia meridionale, ma è coltivato in tutte le aree equatoriali con clima monsonico. Alla stessa famiglia dello zenzero, e con proprietà simili, appartiene anche la galanga maggiore “alpinia officinalis”, conosciuta come “zenzero cinese”.

La tradizione

Lo zenzero viene utilizzato in Oriente da millenni, sia per aromatizzare e insaporire i cibi, sia come rimedio medicamentoso per svariati disturbi.
In Thailandia vengono applicate compresse e impacchi di radice di zenzero, pestata e mescolata con altre erbe, per gli stati dolorosi e le rigidità muscolari e per traumi, quali strappi e stiramenti, ematomi e contusioni, molto frequenti negli ambienti della MUAY THAI, l’arte della boxe tailandese. Lo zenzero è anche impiegato per i disturbi circolatori e per il suo potere dinamizzante ed energizzante, in tutte le condizioni di debolezza ed esaurimento fisico. In Cina lo zenzero fresco viene usato contro l’astenia e l’impotenza. E’ inoltre conosciuto per le sue proprietà stomachiche e quindi utilizzato nella digestione difficile ed in caso di aerofagia. Infine viene adoperato per la nausea e nella prevenzione delle chinetosi. Per le sue caratteristiche, nella Medicina Tradizionale Cinese e nell’Ayurveda, è collegato all’elemento Fuoco per rinforzare la Milza. Ancora oggi in molti paesi asiatici si usa il rizoma di zenzero negli stati di affaticamento, per alleviare il mal di denti, per i dolori reumatici, il raffreddore, la malaria e tutti quelli che sono definiti “stati umidi” quali la diarrea o l’eccesso di muco. In antichità, i Greci e i Romani importavano lo zenzero dalla zona del Mar Rosso e ne conoscevano le importanti proprietà medicinali, oltre ad usarlo come spezia. La leggendaria Santa Ildegarda badessa di Bingen, mistica ed erborista dell’XI secolo, consigliava di macerare lo zenzero nel vino, e farne impacchi per i disturbi agli occhi o di bere un bicchiere di vino allo zenzero addolcito con il miele, per favorire la vitalità nei convalescenti e negli anziani. In tutte le tradizioni è considerato un potente stimolante sessuale maschile. In Occidente è diffuso come rimedio digestivo già nel Medioevo, e nella Farmacopea Erboristica Britannica è segnalato particolarmente per le coliche intestinali.

Aromaterapia

L’olio essenziale di zenzero viene distillato per corrente di vapore, dalle radici sotterranee essiccate, senza toglierne la scorza. Quest’olio essenziale ha un colore ambrato che può virare verso tonalità più chiare o verdastre a seconda delle caratteristiche del terreno da cui viene estratto e della zona di provenienza. Ha un profumo caldo e speziato, legnoso e fresco allo stesso tempo. È usato per aromatizzare i generi alimentari, gli aperitivi alcolici e le bibite. Vi dice niente, il nome di un famoso aperitivo analcolico, molto diffuso in Italia, il “ginger-ino”? Trova altresì impiego come componente di cosmetici e profumi che hanno fragranze dal tono maschile o orientaleggiante.

L’effetto farmacologico

Principalmente ascrivibile allo gingerone e alla zingiberina, è palese nella stimolazione delle attività digestive. Lo zenzero è utilizzato come analgesico, aperitivo, antisettico, antispasmodico, carminativo e espettorante, febbrifugo, rubefacente, stimolante, tonico. Recentemente sono state studiate le proprietà della pianta; non è ancora possibile attribuire tale effetto ad una parte ben identificata di principi attivi, nello zenzero infatti sono presenti varie sostanze, resine, mucillagini. Le qualità specifiche dello zenzero aprono nuovi ambiti applicativi e ciò trova considerazione anche nella farmacologia contemporanea.

In cucina

L’aroma dello zenzero in generale, è molto gradito e rende particolarmente gustosi dolci e vivande. Il rizoma candito o sciroppato è un dolciume apprezzato sia in Oriente che Occidente. In Estremo Oriente, in particolare in India e nell’area del Sud-Est asiatico, è usato come condimento in molte ricette di curry. Nei paesi anglosassoni entra nella preparazione di birre o di altre bevande fermentate come ad esempio il ginger-ale o di dolci come il pain d’epice, il pane speziato dei paesi nord-europei. Sull’onda della New-Age e delle realtà culturali di comunità provenienti da altri paesi, la conoscenza e la cultura dei cibi etnici, si sta diffondendo anche in Italia. Accade così, che ingredienti "esotici" come lo zenzero, sono apprezzati e vengono adoperati per la preparazione di pietanze tradizionali.

Come conservare il rizoma di zenzero

La radice fresca è piuttosto costosa e purtroppo si conserva per poco tempo. Alcuni consigliano di conservare il rizoma, immerso in un barattolo pieno di sabbia. Funziona davvero?

L’uso dello Zenzero nel Massaggio Thailandese

In Thailandia, unitamente al massaggio, in alcuni casi, sono impiegati degli impacchi o delle compresse di erbe. Queste erbe medicinali, sono scelte in base alle loro proprietà, e sono usate prima, durante o dopo il massaggio, in base al disturbo. A Bangkok, in alcune zone vicino al tempio del Wat Po, dove ha sede la più famosa scuola di massaggio tradizionale thailandese della capitale, si possono acquistare i tamponi confezionati, già pronti per l’uso. Uno dei principali componenti di questi impacchi e compresse è lo Zenzero.

Gli IMPACCHI FREDDI:

Si usano appena possibile, nell’arco delle 24 ore dal trauma, dalla contusione, l’infortunio o l’incidente. Aiutano a fermare l’eventuale perdita di sangue; limitano l’estensione della tumefazione e la sensazione di dolore. Questi impacchi hanno una funzione calmante, astringente, antalgica e decongestionante.

Gli IMPACCHI CALDI:

Si usano in un secondo tempo, almeno ventiquattro ore dopo il trauma. Favoriscono lo scioglimento della tensione muscolare, migliorano la micro-circolazione superficiale nella zona contusa, accelerano il risolversi di ematomi e ecchimosi, stimolano il sistema nervoso. Questi impacchi o compresse sono antidolorifici, antinevralgici e tolgono il gonfiore.

Le erbe più usate insieme alla radice di zenzero sono: Aglio, Canfora bianca, Curcuma, Cardamomo, Menta piperita, Lemongrass , Kaffir Lime (scorza), Tamarindo, Eucalipto e Wild Ginger (asarum canadense). Queste piante, in Thailandia sono molto comuni; alcune hanno anche un ampio uso alimentare e si trovano comunemente al mercato della verdura. Lo Zenzero dal profumo fresco e piccante, di cui si adopera la radice pestata, è forse una delle piante più usate; è considerato “il RE delle compresse e degli impacchi caldi” per il suo potere tonificante, riscaldante e decongestionante degli stati infiammatori. In occidente, al contrario, queste erbe fresche non sono di facile reperibilità. Si possono sostituire con erbe e piante dalle proprietà simili, scegliendole secondo le indicazioni e l’applicazione. Se non siamo degli esperti, chiederemo sempre consiglio ad un bravo farmacista o erborista di nostra fiducia. Le erbe fresche in genere, sono preferibili alle erbe secche.

Come si prepara un impacco di erbe:

Mettere le erbe scelte in un pezzo di stoffa bianca pulita delle dimensioni di circa 25-30 cm. per lato. Raccogliere i quattro angoli della stoffa e formare un sacchetto o un involto. Aggiungere dell’acqua in una pentola per la cottura a vapore, e metterla a scaldare. Quando l’acqua ha raggiunto la temperatura desiderata, sistemare gli impacchi preparati sopra la griglia. Chiudere il coperchio e attendere per 10-15 minuti. Le erbe, con l’energia del vapore, rilasciano le loro essenze medicamentose. Non appena l’involto con le erbe avrà assorbito il vapore, e sarà ben impregnato e caldo, sarà pronto all’uso. Usare questo impacco per tamponare e massaggiare le zone doloranti o molto tese, prima o dopo il massaggio manuale, secondo l’occorrenza. Se non si conoscono le proprietà medicinali delle piante, chiedere sempre consiglio ad una persona più esperta in questo campo. Nel caso non fosse agevole la preparazione degli impacchi, in alternativa, è possibile usare degli Oli Essenziali specifici, relativi al disturbo, diluiti in un olio veicolante. Talvolta gli Oli Essenziali sono usati, miscelati, nella applicazioni di argilla verde o di sale marino grosso, che ne potenziano l’effetto. L’applicazione di questi preparati è simile alle precedenti indicazioni.

L’uso degli oli nel massaggio

L’uso degli oli non fa parte della tradizione del Massaggio Thailandese. In alcune circostanze però può tornare utile l’uso di un olio specifico, in quanto facilita lo scorrimento delle mani e la fluidità del movimento e, contemporaneamente, l’assorbimento e l’azione di alcune sostanze contenute in esso, attraverso la pelle. L’olio da usare nel massaggio viene scelto in base alle sue caratteristiche e proprietà curative, adatte a stimolare una risposta e una reazione di sollievo da parte dell’organismo.

In Thailandia, l’olio essenziale di zenzero è un componente molto frequente nei balsami e nelle pomate a base di oli aromatici, che si possono acquistare nelle farmacie e drogherie, così come nei supermercati e nei templi. Sono dei preparati usati in particolare per i dolori articolari, le congestioni dell’apparato respiratorio e digestivo, i disturbi da raffreddamento. Nell’ambiente della MUAY THAI: l’arte della boxe thailandese, disciplina particolarmente “dinamica”, è piuttosto diffusa l’applicazione degli impacchi e compresse con lo zenzero mescolato ad altre erbe medicinali, insieme agli oli e i balsami, per dare sollievo ad ematomi, ecchimosi, contusioni, stiramenti, indolenzimenti muscolari e dolori da trauma, in generale. A Bangkok, al tempio del WatPo, sede della Scuola di Massaggio Tradizionale Thailandese, non è raro, specie, all’indomani di qualche incontro di MuayThai, vedere dei giovani atleti sottoporsi ad un trattamento con gli impacchi di erbe officinali, per alleviare gli indolenzimenti e i colpi del combattimento, sostenuto il giorno prima. Il profumo della radice di zenzero, pestata nel mortaio di pietra, si spande nell’aria e permea gli ambienti, tonificando con il suo aroma caldo e piccante, non solo il corpo ma anche l’anima.
Autore: Cristina Radivo – Asokananda’s Authorized Teacher

Bibliografia.

$ Ellen Breindl – l’erborista di DIO, Santa Ildegarda mistica medievale. 1989 edizioni Paoline.

$ Fabrice Bandeau – Curarsi con i fiori. 1977 A.Mondadori ed.

$ Julia Lawless – Enciclopedia degli oli essenziali. 1997 Tecniche nuove.

$ S.Sala-M.Stenico-D.Spasiano-L.Miori – Manuale di Aromotecnica. 2000 Zuccari.

$ Lek Chaiya -“Nerve-Touch” massage Manual 1997 ChiangMai Thailand

www.waithai.it/files/pizzichi/pizzico_zenzero.htm

Il lavaggio del naso anche contro l’inquinamento

 
Difendiamoci dall’inquinamento anche imparando a lavarci il naso

Quando insegno ai miei allievi come recuperare una respirazione migliore, la prima cosa che raccomando loro è di utilizzare sempre il naso sia durante l’inspirazione, sia durante l’espirazione. La bocca, dico scherzando, serve per mangiare (solo in casi estremi ne ammetto l’utilizzo per respirare) mentre il naso è lo strumento più opportuno: grazie ai numerosi peli situati nel suo interno, fa giungere all’apparato respiratorio l’aria filtrata e purificata anche da eventuali “intrusioni” virali. Il passaggio più lento e tortuoso dell’aria nelle narici, inoltre, ne favorisce il preriscaldamento e ciò aiuta a prevenire i disturbi da “raffreddamento”.
Il naso è dunque di vitale importanza, per questo consiglio di averne cura, mantenendolo sempre pulito. Il grado di inquinamento atmosferico che tutti stiamo subendo, ha oggi raggiunto livelli insopportabili e, spesso, le impurità che vanno accumulandosi nelle narici impediscono il libero passaggio dell’aria.
Ecco perché in quest’articolo ho voluto presentarvi un’antica, tuttavia assai semplice pratica, chiamata Jala-neti o pulizia delle vie nasali con acqua e sale.
Nella Gheranda-samhita, un testo indiano databile intorno al XVII/XVIII secolo, ritenuto assieme allo Hathayoga-pradipika e alla Siva-samhita uno dei principali testi dello Hatha-yoga, si legge di una pratica denominata sit-krama che consisteva nell’aspirare acqua dalla bocca ed espellerla dal naso per ottenere la pulizia delle vie nasali ed i conseguenti benefici. Tale pratica più completa, la consiglierei naturalmente agli allievi con più esperienza, mentre la Jala-neti che consiste nell’utilizzo di uno strumento dotato di beccuccio come una teiera, comunemente chiamato Lota, è adatto a tutti. All’interno della Lota, dopo aver predisposto dell’acqua tiepida, si fa accuratamente sciogliere un mezzo cucchiaino di sale fine da cucina. Contrariamente a quanto il lettore tende a presumere, è proprio il sale (che tuttavia ha una funzione anche antisettica), ad evitare che il passaggio dell’acqua nelle narici dia luogo a bruciore.
Per una corretta esecuzione, consiglio di inclinare il busto in avanti fino a portarlo parallelo al pavimento, piegare la testa di lato, aprire leggermente la bocca per impedire all’acqua di passare nella gola, introdurre il beccuccio in una narice ed attendere che, per la legge dei vasi comunicanti, l’acqua dopo aver riempito il cavo sinoideo, fuoriesca dall’altra narice. Si ripete dalla parte opposta e si raccomanda, specialmente d’inverno, visto che qualche goccia d’acqua tende a fermarsi proprio nel cavo sinoideo, di soffiare bene il naso al termine della pratica.

I benefici che si ottengono, oltre alla normale pulizia, sono diversi: ad esempio si prevengono i disturbi delle cavità nasali come raffreddori, riniti ecc. si elimina l’eccessiva secrezione di muco, si stimolano i nervi del cranio e le funzioni dell’organo olfattivo; gli occhi e le orecchie, dato che sono in collegamento, ne ricevono di conseguenza giovamento.di Amadio Bianchi

Il Saluto Al Sole, lo yoga per il benessere

 
 
Asana e salute

Surya Namaskara

La parola sanscrita Surya significa sole e la parola Namaskara significa saluto o adorazione.
Quindi questa pratica è conosciuta come “Saluto al sole”.
Surya Namaskara è un esercizio dinamico. Non è un’asana ne una parte dello yoga tradizionale.
Viene raccomandato al praticante di includerlo come una parte essenziale e integrale del programma di yoga.
Esso rivitalizza l’intero corpo, rimuove il sonno ed è eccellente per preparare il corpo e la mente così che i massimi benefici possono essere derivati dalle pratiche successive di asana, pranayama, pratiche meditative e così via.
Slega tutte le giunture, rende flessibili tutti i muscoli del corpo, massaggia gli organi interni, attiva i sistemi circolatorio e respiratorio così aiuterà a tonificare tutti i sistemi del corpo.
In breve armonizza l’intero complesso di corpo e mente.
Può essere praticato in qualsiasi momento del giorno e in qualsiasi posto. Non è necessario una particolare preparazione. Se avete la sensazione di stanchezza durante la giornata, pochi cicli di surya namaskara ripristineranno velocemente la vitalità persa, sia fisica che mentale.
Se siete arrabbiati o depressi, surya namaskara è un eccellente antidoto, non è una panacea, ma un importante aiuto nel rimuovere i disturbi emozionali. Esso è un esercizio simmetrico, ritmico che è realmente un piacere da praticare. Quando è perfezionato, il corpo appare quasi fluire attraverso i differenti movimenti senza sforzo. Ogni parte del corpo sembra muoversi automaticamente nella giusta posizione, al giusto tempo e nella giusta sequenza senza sforzo.

Significato simbolico e spirituale

Il sole è stato adorato da tempo immemore. Le persone antiche adoravano il sole con soggezione, riconoscendo che il sole genera il caldo e la luce necessaria al sostentamento vitale. Se il sole cessasse di esistere allora la vita sarebbe spenta come la fiamma di una candela.
La maggior parte delle civiltà antiche svilupparono religioni che erano basate sull’adorazione del sole. Era personificata da varie deità: Mitra dai Persiani, Osiris dagli Egiziani, Baal Apollo dai Greci, Surya il signore del paradiso nel periodo vedico dell’India e così via.
Tutte queste deità rappresentano il ringiovanimento dell’esistenza del mondo. Vari luoghi e templi e una varietà di posti che sono consacrati per l’adorazione del sole: le piramidi d’Egitto, lo Yucatan in Messico, gli Zicurat della Babilonia.
E’ da questi culti antichi che molto dei retroterra, dei ritmi, e dei simbolismi delle religioni moderne sono venuti fuori, ma nascosti sotto differenti modi ed interpretazioni.


Considerete le trinità Hindu, Brama il creatore, Vishnu il sostenitore, Shiva il distruttore.
Questi simbolizzano tre aspetti della vita e sono direttamente collegati al movimento quotidiano del sole.
Il passaggio del sole può essere diviso in tre fasi, il sorgere, il mezzodì e il calare. Nel tempo questo viene rappresentato in tre aspetti della vita, la crescita o la creazione, sostentamento o maturità e morte, distruzione o decadimento.
Così si sviluppa Brama, Vishnu e Shiva.
Brama, il creatore è simbolizzato dall’alba, il tempo dove le cose nascono e il ciclo del giorno ricomincia.
Vishnu, il sostenitore, è simbolizzato dal sole di giorno che irradia energia nel mondo permettendo così di crescere e vivere.
Shiva, il distruttore, è simbolizzato dal sole calante, che prende con se le vibrazioni energetiche del sole.
Così questa sparizione del sole è solo il preludio alla sua resurrezione il giorno seguente. Il tramonto è necessario affinché il sole risorga ancora; decadere è necessario per crescere………

fonte

 


SuryaNamascara-Asana

E’ un’armoniosa sequenza di dodici posizioni che vengono eseguite come un solo esercizio. Ogni posizione si contrappone a quella precedente distendendo il corpo in modo sempre diverso e alternando l’espansione e la contrazione del petto per la regolazione del respiro.
Eseguita quotidianamente rende, molto flessibile la colonna vertebrale e le articolazioni e massaggia gli organi interni.
Quando la pratica delle singole posizioni è famigliare si coordina l’intera sequenza sincronizzandola al respiro, cioè nelle posizioni di apertura si inspira con l’espansione del torace e si espira nelle posizioni di chiusura con la compressione del torace e dell’addome.

PRANAMASANA

Eretti con i piedi uniti e con le mani in posizione di preghiera,verificate che il peso del corpo sia ben distribuito. Espirate.
Benefici: stabilisce un senso di calma e prepare al resto della pratica.

Mantra Solare: Om Mitraya Namaha
Bija Mantra: OM HRAAM
Respiro: normale
Anhata Chakra

1) Posizione della Preghiera

ASTA UTTHASANA
Inspirando distendete le braccia verso l’alto e piegatevi all’indietro spingendo le anche avanti, le gambe sono dritte,rilassate il collo.
Benefici: allunga gli organi addominali e migliorala digestione,tonifica i nervi spinali ed espande i polmoni.

Mantra Solare: Om Ravaye Namaha
Bija Mantra: OM HREEM
Respiro: isprirazione
Vishuddhi Chakra

2) Posizione allungamento
verso l’alto
DAHASTASANA
Espirando piegatevi in avanti e appoggiate le mani di

fianco ai piedi.

Benefici: elimina e previene i disturbi allo stomaco,migliora la digestione e la circolazione del sangue, rimuove la costipazione, rende la colonna vertebrale flessibile.
Mantra Solare: Om Suryaya NamahaNamaha
Bija Mantra: OM HROOM
Respiro: espirazione
Swadhisthana Chakra

3) Posizione mani piedi

ASWA SANCHALASANA
Inspirando portate la gamba destra allungata dietro appoggiando il ginocchio a terra. Piegatevi all’indietro e guardate in alto sollevando il mento.
Benefici: massaggia gli organi addominali,i muscoli delle gambe vengono allungati.

Mantra Solare: Om Bhanave Namaha
Bija Mantra: OM HRAIMM
Respiro: inspirazione
Ajana Chakra

4) Posizione equestre

PARVATASANA

Espirando portate l’altra gamba indietro, sollevate il bacino ed abbassate il capo in modo che si trovi tra le braccia, il corpo dovrebbe formare i lati di un triangolo.
Benefici: massaggia gli organi addominali,i muscoli delle gambe vengono allungati.

Mantra Solare: Om KhaganaNamaha
Bija Mantra: OM HRAUM
Respiro: espirazione
Vishuddhi Chakra

5) Posizione della montagna

ASHTANGA NAMASKARA

Trattenendo il respiro a polmoni vuoti,appoggiate al suolo le ginocchia,quindi il petto,tenendo il bacino sollevato e le dita dei piedi piegati. Nella posizione finale le dita dei piedi,le ginocchia,il torace,le mani ed il mento sono a contatto con il pavimento.
Benefici: rinforza i muscoli delle gambe , delle braccia e il torace.

Mantra Solare: Om Pushne Namaha
Bija Mantra: OM HRAH
Respiro: trattenere
Manipura Chakra

6) Posizione degli otto punti

BHUJANGASANA
Inspirando abbassate il bacino,allungate i piedi e piegatevi all’indietro,tenete le gambe unite e le spalle abbassate,guardate verso l’alto.
Benefici:aiuta ad espellere il sangue stagnante dagli organi addominali favorendo il flusso di sangue fresco

Mantra Solare: Om Hiranya Garbhaya Namaha

Bija Mantra: OM HRAAM
Respiro: inspirazione
Swadhisthana Chakra

7) Posizione del Cobra

PARVATASANA
Espirando,piegate i piedi in dietro,sollevate il bacino e assumete una posizione a "V’ capovolta. Spingete i talloni e la testa verso il basso e tenete indietro le spalle.

Mantra Solare: Om Marichaye Namaha
Bija Mantra: OM HREEM
Respiro: espirazione
Vishuddhi Chakra

8) Posizione della montagna

ASWA SANCHALASANA
Inspirando,portate il piede sinistro tra le mani,appoggiate l’altro ginocchio al suolo e guardate verso l’alto come nella posizione 4.

Mantra Solare: Om Adityaya Namaha
Bija Mantra: OM HRAUM
Respiro: inspirazione
Ajana Chakra

9) Posizione equestre

PADAHASTASANA

Espirando riportate in avanti l’altra gamba e piegatevi in avanti all’altezza della vita,appoggiando al suolo le mani come nella posizione 3.

Mantra Solare: Om Savitre Namaha
Bija Mantra: OM HRAIM
Respiro: espirazione
Swadhisthana Chakra

10) Posizione mani piedi

ASTA UTTHASANA

Inspirando,portate le braccia distese dietro alla testa piegandovi lentamente all’indietro come nella posizione 2.

Mantra Solare: Om Arkaya Namaha
Bija Mantra: OM HRAUM
Respiro: inspirazione
Vishuddhi Chakra

11) Posizione allungamento verso l’alto
PRANAMASANA
Espirando tornate nella posizione eretta come nella posizione I.

Mantra Solare: Om Bhaskaraya Namaha
Bija Mantra: OM HRAH
Respiro: espirazione
Anhata Chakra

12) Posizione della Preghiera

Questo costituisce mezzo ciclo di Surya Namaskara, per completare l’altra metà si eseguono gli stessi movimenti,la sola variazione è che la gamba sinistra viene portata indietro nella posizione n° 4, e la gamba destra viene portata in avanti nella posizione n°9. In questo modo un ciclo completo consiste in 24 posizioni,due serie di dodici.

Consapevolezza dei Chakra in Surya Namaskara

Mantra Solari
Benefici e controindicazioni nel surya namaskara

fonte

 
Con la recitazione dei mantra

Il Tarassaco

 
 
Il tarassaco comune (Taraxacum officinale, Weber ex F.H.Wigg. 1780) è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Asteracee.

L’epiteto specifico ne indica le virtù medicamentose, note fin dall’antichità e sfruttate con l’utilizzo delle sue radici e foglie.
È comunemente conosciuto anche come dente di leone e soffione.
Una curiosità: uno dei nomi comuni del tarassaco è anche "piscialetto" e ai bambini è solito raccontare che chi lo coglie, alla notte farà i suoi bisogni nel letto (da qui il nome piscialetto, appunto).

Morfologia

È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra i 3-9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei.

FogliaLe foglie sono semplici, oblunghe, lanceolate e lobate, con margine dentato (da qui il nome di dente di leone) e prive di stipole.

Il fusto, che si evolve in seguito dalle foglie, è uno scapo cavo, glabro e lattiginoso, portante all’ apice un’ infiorescenza giallo-dorata, detta capolino.
Il capolino è formato da due file di brattee membranose, piegate all’ indietro e con funzione di calice, racchiudenti il ricettacolo, sul quale sono inseriti centinaia di fiorellini, detti flosculi.
Ogni fiore è ermafrodita e di forma ligulata, cioè la corolla presenta una porzione inferiore tubolosa dalla quale si estende un prolungamento nastriforme (ligula) composto dai petali. L’ androceo è formato da 5 stami con antere saldate a tubo; il gineceo da un ovario infero, bi-carpellare ed uniloculare, ciascuno contenente un solo ovulo e collegato, tramite uno stilo emergente dal tubo, ad uno stimma bifido.

La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all’ autunno. L’ impollinazione è di norma entomogama, ossia tramite insetti pronubi, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama).
Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino.

Sostanze bioattive nel Taraxacum officinale

Sostanze bioattive nel tarassacoLa pianta fresca di Taraxacum officinale contiene oltre alla cellulosa una serie di sostanze bioattive. Forse per questo è un gradito mangime dei Mammiferi industriali.
La foglia contiene particolarmente:

derivati di acido taraxinico (sesquiterpenlactone)
triterpeni e steroidi
flavonoidi (glicosidi dell’ apigenina e luteolina)
vitamine (B1, B2, C, E)
La radice è particolarmente ricca di:

sesquiterpenlactoni
acido taraxinico e taraxacolide
triterpeni e steroidi
taraxacosidi
acido linolico e linoleico
L’efficacia delle sostanze contenute nel tarassaco sulla stimolazione dell’apparato digestivo umano è noto da secoli. L’investigazione scientifica su queste proprietà è un classico esempio di come il pregiudizio del metodo scientifico contro la tradizione può portare a risultati errati. Le ricerche per isolare un singolo principio attivo sono fallite per molti anni, portando alcuni ricercatori a negare il valore della tradizione, fino a quando non si è capito che questa ipotesi è riduttiva e si è rivalutata l’importanza della sinergia di piu’ principi attivi, che è una delle regole su cui si basa la fitoterapia.

Usi

Il tarassaco viene usato sia dalla cucina che dalla farmacia popolare e la terapia a base di tarassaco viene chiamata "tarassacoterapia".

Uso culinario

Nelle arti culinarie era (ed è) un’apprezzata insalata primaverile depurativa, sia da solo che in mescolanze varie.
Anche i petali dei fiori possono contribuire a dare sapore e colore ad insalate miste. I boccioli sono apprezzabili se preparati sott’olio. I fiori si possono preparare in pastella e quindi fritti. Le tenere rosette basali si possono consumare con soddisfazione sia lessate e quindi condite con olio extravergine di oliva, sia saltate in padella con aglio (o ancor meglio con aglio orsino).

In molte regioni medioeuropee veniva preparata la marmellata di fiori di tarassaco nel seguente modo:

Rp. Marmellata Denti di leone
Fl. Taraxaci 1 litro
Acqua 2 litri

bollire a pentola aperta per ca. 20 minuti; filtrare e mantenere il liquido; aggiungere 1 kg di zucchero
bollire a pentola aperta fino alla densità desiderata; versare (bollente) in vasi puliti e chiudere ermeticamente.
In orticoltura si coltivano diverse forme mutate come insalata e verdura.

Uso in medicina popolare

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici

Quando il tarassaco viene estirpato, la sua radice può rimanere nel terreno e così dar vita ad un nuovo individuo nella stagione più propizia.In medicina popolare il tarassaco viene usato per diverse indicazioni e composizioni con altri fitorimedi come:

epatico / biliare
antireumatico spasmolitico, anaflogistico, diuretico
antidiscratico
Rp. Epatico / biliare
Tinct. Taraxaci 15
Tinct. Cnicus Benedicti 35
Tinct. Cardui Mariae 25
Tinct. Cynarae 25
Aeth. Rosmarini gtt. 5

D.S. 3 ml / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista. (vedi anche Ricetta medica magistrale)
Rp. Antireumatico
Tinct. Taraxaci 150
Tinct. Urticae 150
Tinct. Betullae ad 500

D.S. 6 ml / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.
Rp. Antidiscratico

(p. e. dopo ectomia della cistifellea o debolezza digestiva in senescenza)
Taraxaci rad. ex liqu. 500

D.S. 2 cl / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.
Tra le sue molte azioni vi è anche quella di blando lassativo, collegata all’incremento della produzione di bile.[1]

Uso in fitoterapia
In fitoterapia si usa ancora la droga pura, in infusione o decotto, per disappetenza e disturbi dispeptici.

Rp. Dispeptico
Rad. cum Hb. Taraxaci 100

D.S.f. decoct. 3 gr. / tazza; 2 / dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.

Note

^ "Le piante della buona digestione", di Roberta Pasero, pubbl. su "Sapere&Salute" – Anno VI, N.34, sett. 2001, pag.17

Bibliografia
Della Loggia, R (cur) Piante officinali per infusi e tisane. Manuale per farmacisti e medici, OEMF 1993; ISBN 88-7076-132-0
(DE) Fintelman V. Weiss R. Lehrbuch der Phytotherapie, Hippokrates 2002 ISBN 3-8304-5243-8
(DE) Hiller K. Melzig M.F. Lexikon der Arzneipflanzen und Drogen, Spektrum akademischer Verlag 2003 ISBN 3-82174-1499-7

it.wikipedia.org/wiki/Taraxacum_officinale

taraxacum officinalis

utile nelle pleuriti, affezioni epatiche, nelle intossicazioni alimentari, gotta, reumatismi,
aiuta nelle diete dimagranti, è depurativa, aiuta ad eliminare le tossine

CONTIENE, Tarassaco

TARASSACO
Famiglia delle Asteracee Composite, parti usate radice, pianta intera, foglie, rizoma, pianta erbacea diffusa in quasi tutto il mondo, utile nelle pleuriti scioglie i grumi di sangue, è essenzialmente impiegata nella cura del fegato pigro, nella stitichezza, nella insufficienza epatica e biliare, nell’alcoolismo, nella intossicazione alimentare, nel colesterolo alto, è una pianta coleretica, diuretica, blandamente lassativa, previene la colecistopatia, si usa in caso di reumatismi, di gotta, di eczema cronico, nella obesità, nella ipoacidità, nella inappetenza, nelle turbe digestive, nell’ittero, nella litiasi biliare, è una pianta diuretica abbassa anche i trigliceridi, è antispasmodica, i principi amari della pianta attivano la contrazione della cistifellea, aumenta la secrezione biliare, è una pianta con potente attività depurativa e di drenaggio che permettono di eliminare le tossine dall’organismo attraverso gli emuntori naturali come il fegato, i reni, l’intestino e la pelle, da un blando aumento del transito intestinale, aumenta la secrezione delle ghiandole sudoripare, regola la secrezione sebacea, ed il corretto drenaggio delle tossine conferisce una azione di benessere accompagnata da una diminuzione del senso di fatica, decongestiona il fegato, aumenta la eliminazione delle scorie, utile nelle cure di primavera, in chi soffre di artrosi, utile nei disturbi digestivi e nella flautolenza, ha proprietà preventive ma non dissolve i calcoli già presenti, di aiuto anche nelle diete dimagranti, insieme all’Uva ursina è indicata nella ipertrofia prostatica.

PRINCIPI ATTIVI, alcoli triterpenici beta mirina, tarasserolo, tarassasterolo, beta-tarassasterolo, steroli beta-sitosterina, stigmasterina, cluitianolo, vitamine A,C, D, tiamina, acido nicotinico, inulina, acido palmitico, oleico, linoleico, levulosio, acido caffeico, flavonoidi, principi amari, tarassacina, triterpeni, pentaciclici, steroli, stigmasterolo, caroteni, xantofille, apigenina, 7-glucoside, zucchero, fruttosio

CONTROINDICAZIONI, non va usata in caso di occlusione delle vie biliari, in chi sia stata asportata la cistifellea, può causare problemi gastrici e di iperacidità, alle dosi indicate è una pianta sicura.Non somministrare in gravidanza e allattamento

www.erboristeriaedaltro.com/BORRI%20COMPRESSE%20TARASS…


Denominazione botanica: Taraxacum officinale Web., Taraxacum dens leonis Desf., Leontodon taraxacum L. –
Famiglia: Asteracee (Composite)
Parti usate: radice
Sinonimi: dente di leone, soffione, piscialetto, cicoria selvaggia, cicoria burda, bofarella, ingrassaporci
Nomi stranieri: ingl. – Dandelion, Lion’s tooth, Cankerwort; fr. – Pissenlit, Dent-de Lion; ted. – Lowenzahn, Kuhblume; sp – Diente deleon, Amargon, Taraxacon, Almiron

L’uso del tarassaco come depurativo risale alla medicina popolare ed è impiegato principalmente nelle "cure di primavera" per eliminare le sostanze tossiche accumulate aiutando così l’organismo nel periodo che comporta il maggiore sforzo di rinnovamento. A tale scopo la massima attività è posseduta dalla radice e dal fusto sotterraneo ma tradizionalmente vengono consumate anche le foglie in insalata.
Il tarassaco viene impiegato popolarmente poiché si ritiene svolga un’ azione drenante e depurativa che, secondo la bibliografia, si esplicherebbe attivando la secrezione biliare (azione coleretica) e aumentando la diuresi (azione diuretica).

Secondo la moderna bilbiografia infatti, L’AZIONE COLERETICA è dovuta principalmente agli alcoli triperpenici sinergizzati dai lattoni sesquiterpenici. Questi, oltre ad aumentare la secrezione biliare, stimolerebbero i processi di coniugazione delle sostanze tossiche facilitando così l’ eliminazione dei metaboliti dannosi per l’organismo e prevenendo anche la formazione dei calcoli biliari.
L’ AZIONE DIURETICA, di cui sarebbero responsabili i flavonoidi, gli eudesmanolidi e il potassio, faciliterebbe l’ eliminazione delle tossine responsabili di alcune forme infiammatorie e unitamente all’ azione coleretica. Per queste peculiarità il Tarassaco viene considerato dall’antica tradizione erboristica un interessante aiuto nel trattamento di problemi legati al peso corporeo e dei reumatismi. Secondo alcuni possiede pure proprietà ipocolesterolizzanti.
Il tarassaco non ha proprietà curative, ma un integrazione di tale elemento può risultare utile per favorire fisiologicamente le funzioni depurative dell’organismo.

www.rodiola.it/skart.php3?art_cod=TARAMS

Taraxacum officinale

Tarassaco, dente di leone Forme di preparazione

II tarassaco è il notissimo fiore giallo dei prati, i cui frutti formano il soffione con cui si divertono i bambini. I frutti sono dotati di una corona di peli (pappo), inserita su un lungo peduncolo, che poi diffonde i frutti con il vento come un paracadute. Come droga si impiega la radice contusa insieme con la pianta, Radix Taraxaci cum Herba. La radice è una tipica radice a fittone, che penetra profondamente nel terreno. Ogni giardiniere che tenti di estirparla deve ricorrere alla vanga o meglio ancora a un estirpatore di radici, altrimenti la parte inferiore della radice del tarassaco rimane nel terreno e riemette un nuovo germoglio.

Le foglie di tarassaco costituiscono una popolare insalata primaverile. Hanno un gradevolissimo sapore amaro aromatico e si mangiano sia da sole che insieme con crescione e altre erbe primaverili da tempi immemorabili. Fino a tempi recentissimi non si sapeva su che cosa si basasse il loro effetto e perciò si consideravano ormai obsolete. Poi, però, con l’introduzione della ricerca sulle vitamine, si sono trovate in queste piante primaverili abbondanti vitamine, in particolare vitamina C, e si è quindi ritenuta più fondata la loro azione terapeutica. Ultimamente poi si è scoperto che queste vitamine forniscono solo una parte degli effetti positivi. Proprio il tarassaco è un esempio tipico di come una pianta officinale non possa essere caratterizzata solo da un principio attivo,- solo la somma di un grande numero di principi diversi determina la vera e propria azione specifica. Così nel tarassaco si sono trovate, accanto alle già note sostanze amare e vitaminiche, anche delle sostanze ad azione enzimatica che stimolano l’attività delle grandi ghiandole, soprattutto fegato e reni. Ma la loro azione va ancora oltre: esse devono essere considerate capaci di stimolare il metabolismo cellulare complessivo. Questo naturalmente è osservabile con particolare intensità nelle grandi ghiandole corporee, tuttavia questo effetto è presente anche in altri distretti dell’organismo. Attualmente possiamo attribuire al tarassaco anche un tropismo connetti-vale,- su questo si fonda l’azione del tarassaco nelle artrosi, argomento sul quale dovremo ancora ritornare. Così, come favorisce la secrezione renale, quindi agisce come diuretico, il tarassaco incrementa anche la secrezione epatica, quindi agisce come colagogo. E così confermata l’esperienza del passato, che considerava il tarassaco un buon rimedio per i disturbi biliari.

Ma c’è anche un altro campo di impiego specifico che alla luce degli studi odierni si presenta come sufficientemente fondato, quello della tendenza alla formazione dei calcoli biliari. Il tarassaco è in grado di influire non sul calcolo già formato, bensì sulla predisposizione alla formazione di calcoli, quindi sulla diatesi. Di ciò è probabilmente responsabile in primo luogo la succitata azione sul metabolismo e sulla cellula. Non è difficile comprendere che un tale effetto si possa ottenere solo in periodi di tempo piuttosto prolungati. Si dovrà dunque somministrare il tarassaco come terapia in tutti quei casi, per almeno 4-8 settimane. E opportuno anche dare una cura di tarassaco in primavera ed eventualmente ancora in autunno.

E nella natura di queste patologie la difficoltà di riuscire a obiettivare l’azione di un simile trattamento, ma rimane il fatto che i malati, dopo una cura di tarassaco, si sentono più leggeri; i disturbi alla regione superiore destra dell’addome spariscono e la tendenza alle ricadute scompare o almeno diviene chiaramente più rara. Sembra dunque possibile arrivare in questo modo, meglio e più rapidamente, a una fase di latenza della patologia. Poiché finora si è riconosciuto nell’acido chenodesossi-colico un medicamento attivo solo nella disgregazione dei calcoli di colesterolo, ma non di calcoli di altra natura, si dovrebbe fare uso delle potenzialità del tarassaco in questo campo. E ciò tanto più in quanto il tarassaco è del tutto atossico, anche se somministrato a lungo, e inoltre presenta un’azione, come si è detto, positiva sui sintomi soggettivi e tonificante generale.

Forme di preparazione

Si impiega la tisana della droga, Radix Taraxaci cum Herba, 1-2 cucchiaini da tè in 1 tazza di acqua; si fa bollire brevemente e si lascia in infusione 15 minuti; se ne bevono 1 tazza al mattino e 1 alla sera per 4-6 settimane consecutive; altrimenti si da un succo pronto, tra cui sono assai indicati quelli delle ditte Schoenenberger e Kneipp, 1 cucchiaio da tavola colmo in 1/2 bicchiere di acqua, mattina e sera. Vi è anche in commercio un caffè di tarassaco, prodotto con le radici, già pronto per l’uso; anch’esso ha i suoi estimatori.

da Rudolf Fritz Weiss

Trattato di Fitoterapia

ed. APORIE

www.erboristeriadulcamara.com/tarassaco.htm

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la mia raccolta che è nel pc, ci saran ripetizioni, ma volevo tenere tutto assieme

"Le foglie di tarassaco costituiscono una popolare insalata primaverile. Hanno un gradevolissimo sapore amaro aromatico e si mangiano sia da sole che insieme con crescione e altre erbe primaverili da tempi immemorabili. Fino a tempi recentissimi non si sapeva su che cosa si basasse il loro effetto e perciò si consideravano ormai obsolete. Poi, però, con l’introduzione della ricerca sulle vitamine, si sono trovate in queste piante primaverili abbondanti vitamine, in particolare vitamina C, e si è quindi ritenuta più fondata la loro azione terapeutica. Ultimamente poi si è scoperto che queste vitamine forniscono solo una parte degli effetti positivi.
Così nel tarassaco si sono trovate, accanto alle già note sostanze amare e vitaminiche, anche delle sostanze ad azione enzimatica che stimolano l’attività delle grandi ghiandole, soprattutto fegato e reni. Ma la loro azione va ancora oltre: esse devono essere considerate capaci di stimolare il metabolismo cellulare complessivo. Questo naturalmente è osservabile con particolare intensità nelle grandi ghiandole corporee, tuttavia questo effetto è presente anche in altri distretti dell’organismo. Attualmente possiamo attribuire al tarassaco anche un tropismo connetti-vale,- su questo si fonda l’azione del tarassaco nelle artrosi, argomento sul quale dovremo ancora ritornare. Così, come favorisce la secrezione renale, quindi agisce come diuretico, il tarassaco incrementa anche la secrezione epatica, quindi agisce come colagogo. E così confermata l’esperienza del passato, che considerava il tarassaco un buon rimedio per i disturbi biliari.
Ma c’è anche un altro campo di impiego specifico che alla luce degli studi odierni si presenta come sufficientemente fondato, quello della tendenza alla formazione dei calcoli biliari. Il tarassaco è in grado di influire non sul calcolo già formato, bensì sulla predisposizione alla formazione di calcoli, quindi sulla diatesi.

Il tarassaco

Il tarassaco, soprannominato dente di leone per la forma delle foglie, è una pianta amara da cui si ricava un’ottima insalata.
Dalle radici del tarassaco gli erboristi ricavano un prodotto con spiccate proprietà diuretiche e disintossicanti che ne giustificano l’impiego terapeutico.
Il tarassaco risulta, pertanto, un ottimo coadiuvante nella cura delle intossicazioni alimentari, dell’insufficienza epatica, dell’insufficienza biliare, dell’alcolismo, degli eccessi di colesterolo e trigliceridi nel sangue e della cellulite. Ma c’è anche un altro campo di impiego specifico che alla luce degli studi odierni si presenta come sufficientemente fondato, quello della tendenza alla formazione dei calcoli biliari. Il tarassaco è in grado di influire non sul calcolo già formato, bensì sulla predisposizione alla formazione di calcoli, quindi sulla diatesi.

Indicazioni: lassativo, tonico, diuretico, depurativo…
Le foglie di tarassaco costituiscono una popolare insalata primaverile. Hanno un gradevolissimo sapore amaro aromatico e si mangiano sia da sole che insieme con crescione e altre erbe primaverili da tempi immemorabili. Se le sue foglie sono tenere, dopo averle lavate per bene, si possono consumare crude, in insalata. Normalmente si fanno pero’ bollire. Una volta lessate si consumano calde, condendole con olio, oppure in insalata dopo averle fatte raffreddare. Si abbinano egregiamente, in questo caso, con le uova sode. Si possono anche far friggere in padella, con olio o burro e anche un poco di aglio. L’acqua della bollitura del tarassaco si puo’ riutilizzare per far bollire la pasta.
Zuppa di Tarassaco (Ing.per 4 persone)
400 g di foglie fresche di T, 6 porri, olio extra verg doì’oliva, gomasio, tamari.
Lavate con cura le foglie di T e i porri. Affettate questi ultimi a rondelle sottili. Ponete le verdure in un tegame e copritele con circa 2 litri d’acqua. Portatele ad ebollizione e lasciate cuocere per circa !/4 d’ora a fuoco basso con coperchio. Frullate metà delle verdure, insaporite a piacimento con tamari e gomasio e servite in tavola.

Forme di preparazione
Si impiega la tisana della droga, Radix Taraxaci cum Herba, 1-2 cucchiaini da tè in 1 tazza di acqua; si fa bollire brevemente e si lascia in infusione 15 minuti; se ne bevono 1 tazza al mattino e 1 alla sera per 4-6 settimane consecutive; altrimenti si da un succo pronto, tra cui sono assai indicati quelli delle ditte Schoenenberger e Kneipp, 1 cucchiaio da tavola colmo in 1/2 bicchiere di acqua, mattina e sera. Vi è anche in commercio un caffè di tarassaco, prodotto con le radici, già pronto per l’uso; anch’esso ha i suoi estimatori.
Tarassaco

Nome: Taraxacum officinale Weber.
Raccolta: I fiori in primavera, le altri parti tra maggio e settembre.

Proprietà: Tonico, lassativo, diuretico, coleretico.
Famiglia: Composite.
Nomi comuni: Cicoria selvatica, barba du Signu, landar domestic, piumin, maccalume.
Habitat: Si può trovare ai bordi delle strade fino ai 200 metri di altezza.
Parti usate: Le foglie, i fiori e la radice.

Conservazione: I frutti devono essere consumati freschi; i fiori si utilizzano freschi o essiccati all’ombra e quindi conservati in vasi di vetro; la radice si essicca invece al sole una volta tagliata in sottili strati e quindi si conserva in sacchi di tela.
Uso: Uso interno: Succo e decotto delle foglie e delle radici; uso esterno: applicazione del succo fresco per combattere le verruche.

Note: Il tarassaco è ricco di vitamina C, B e A, glucidi, sali minerali e tannino. Grazie a queste sue proprietà è sempre stato considerato è utilizzato nella farmacopea popolare.

La pianta ha foglie a rosetta, tutte radicali, lunghe incise. Ha radice fittonante, di colore bruno nerastra, che all’interno e’ biancastra e contiene un lattice bianco. I suoi fiori sono di un giallo vivo, si aprono di giorno e si chiudono di nottetempo. Si trasformano poi in globi biancastri, formati da sottilissimi achemi. Il tarassaco cresce fino a 2000 metri: lo si raccoglie in marzo-aprile nei prati del fondo valle, mentre sui pascoli alpini, dove cresce soprattutto intorno alle baite in quanto qui il terreno e’ soffice e concimato. fino a maggio-giugno. Ha molte qualita’ curative: e’ lassativo, tonico, diuretico, depurativo… Se le sue foglie sono tenere, dopo averle lavate per bene, si possono consumare crude, in insalata. Normalmente si fanno pero’ bollire. Una volta lessate si consumano calde, condendole con olio, oppure in insalata dopo averle fatte raffreddare. Si abbinano egregiamente, in questo caso, con le uova sode. Si possono anche far friggere in padella, con olio o burro e anche un poco di aglio. L’acqua della bollitura del tarassaco si puo’ riutilizzare per far bollire la pasta.

Zuppa di Tarassaco
Ing.per 4 persone
400 g di foglie fresche di T, 6 porri, olio extra verg doì’oliva, gomasio, tamari.
Lavate con cura le foglie di T e i porri. Affettate questi ultimi a rondelle sottili. Ponete le verdure in un tegame e copritele con circa 2 litri d’acqua. Portatele ad ebollizione e lasciate cuocere per circa !/4 d’ora a fuoco basso con coperchio. Frullate metà delle verdure, insaporite a piacimento con tamari e gomasio e servite in tavola."

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